sabato, ottobre 13, 2012

Letture: Next American City

Grazie a questo articolo della mia ex collega Nancy Scola (per inciso, è bravissima), ho scoperto Next American City, magazine di un'organizzazione no-profit che si occupa di come si stanno sviluppando le città americane, con quali strumenti e dinamiche.

Una lettura specifica e non semplice (almeno per me), ma davvero affascinante e che penso possa dare parecchi spunti (il magazine ha anche una forma di abbonamento interessante - sono curiosa di vedere se funzionerà).

Questo il pezzo che sto affrontando stasera, "Mastering the metro":
The Great Recession was a wake-up call to American metro leadership. At its onset, many U.S. cities and metropolitan areas found themselves engaged in low-road economic growth, pursuing mall developers and condo builders, as if housing and retail were drivers of the economy rather than derivative of the sectors that truly generate wealth: Manufacturing, innovation and the tradeable export industries. 
This consumption economy was mostly zero-sum. A dollar spent (and taxed) or a house built (and taxed), or a business located (and taxed) in one jurisdiction was lost to any other. So, in metropolis after metropolis, jurisdictions competed against each other for sources of tax revenue — usually commercial development and big employers — wasting scarce dollars on enticing businesses to move literally a few miles across artificial political borders. The result: Metros prioritized short-term speculation over long-term growth and sustainable development. They did this until the bubble popped. 
The collapse of the consumption-driven, domestic-focused growth model is giving rise to new thinking about a next economy that is fuelled by innovation, powered by low-carbon processes and products, driven by exports and rich with opportunity. 
These aspects of the next economy — particularly innovation — are the opposite of zero-sum. More innovation in one corner or sector of a metropolitan economy tends to yield more innovation, entrepreneurship and job creation throughout the metro. Metropolitan areas bring together people whose ideas intermix, recombine and explode in new directions. So metropolitan areas do not just produce more patents; the patents within metros tend to be cited and built on disproportionately by others in the same area.

L'articolo completo è qui.

giovedì, settembre 20, 2012

Ascoltare e rilanciare

Bologna si muove, eccome se si muove.

Del weekend scorso restano molte cose: conversazioni interessanti con gente in gamba, progetti e sguardo in avanti. E della bella musica.

A Bologna ho anche avuto il piacere di dividere il palco con un gruppo di persone che stimo davvero, alla Festa dell'Unità.
Oltre a parlare di digitale e dei prossimi impegni di Bologna in questa direzione (menzione speciale per Matteo Lepore, perché gli amministratori in gamba meritano che si parli di loro), alcuni dei presenti hanno presentato un progetto che si chiama Il PD che vorrei, uno spazio di confronto e di ascolto.
Ce ne sono già molti di questi tempi? Certamente.
Lidia, Michele, Fabio e Luca vogliono idee, però, non nomi, vogliono dare qualcosa al PD, non prenderla. E dato che sono parte di quel gruppo di persona in gamba di cui dicevo, vale la pena tenerli d'occhio.

giovedì, settembre 13, 2012

[aggiornato] Questo weekend a Bologna

Questo weekend ritorno a Bologna per un paio di impegni di cui sono molto contenta:

- sabato 15 settembre alle 17 presenterò "LinkedIn" alla Feltrinelli International (via Zamboni 7/b) in compagnia di Linda Serra. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti mensili dedicati ai Geek books che si preannuncia molto interessante

- domenica 16 settembre parteciperò a un incontro della Festa dell'Unità di Bologna: verrà presentata l'attività sull'agenda digitale cittadina, si parlerà di innovazione, partecipazione e buone pratiche politiche con Michele d’Alena, Luca Cominassi, Fabio Malagnino, Laura Sartori, Dimitri Tartari, Augusto Valeriani, Fosca Nomis e Lidia Marongiu.

Ci vediamo a Bologna!

Aggiornamento 20.09
Qui l'intervista con Piero Ingrosso per Corriere Bologna.

domenica, luglio 29, 2012

domenica, luglio 22, 2012

Pirati in Germania

Due o tre cose sul Partito Pirata in Germania in un pezzo di Ronny Mazzocchi:
Sarebbe tuttavia un errore credere che la proposta politica dei pirati comunque si fermi alle tematiche che riguardano l’utilizzo di Internet o la tutela dei dati personali. Il loro programma politico mischia elementi tipici della cultura libertaria – legalizzazione delle droghe leggere e scardinamento del diritto d’autore – e di quella più tradizionalmente progressista ed ecologista. Finora a farne le spese elettoralmente sono stati sia i Liberali che i Verdi, anche se per ragioni diverse. I primi, impegnati dal 2009 nella coalizione di governo con la CDU/CSU, hanno finito per concentrati quasi esclusivamente – ma con scarso successo - sulle riforme economiche liberiste, lasciando campo libero ai pirati sui temi una volta a loro cari come quello dei diritti civili.

Utøya e il sogno dei giovani

Foto di Bente Kalsnes
Il massacro di Utøya è stato un attacco contro il sogno dei giovani di rendere il mondo un posto migliore.
 I vostri sogni sono stati interrotti bruscamente. 

Ma i vostri sogni possono realizzarsi. 
Potete tenere vivo lo spirito di questa sera. Voi potete fare la differenza.
 Fatelo!

Ho una semplice richiesta per voi.
 Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi.
 Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti.
 Andate a votare. 

Le elezioni libere sono il gioiello di quella corona che è la democrazia.
 Partecipando, voi state pronunciando un sì pieno alla democrazia.

Jens Stoltenberg, Primo Ministro di Norvegia, 26 luglio 2011

venerdì, luglio 20, 2012

Un anno di LinkedIn

Un anno fa, di questi tempi, stavo scrivendo "LinkedIn".
L'esperienza di scrivere un libro, un manuale, per spiegare il funzionamento di uno strumento e un modo consapevole di usarlo è stato molto interessante e completamente nuovo per me, e colgo l'occasione per ringraziare Apogeo e Federica Dardi, che è stata fantastica nel duro compito dell'editor.

Ancora più interessante, però, è stata la serie di incontri, email ricevute, presentazioni, chiacchierate che ancora continuano. Il lavoro, specie in questo periodo, è un argomento drammaticamente critico, un settore in cui molti si sentono spaesati, che vi siano appena arrivati, o che vi siano immersi da anni.
Non sono, ahimè, in grado di dare soluzioni e non sono esperta di politiche del lavoro. Spero però di aver fatto un buon lavoro nello spiegare come usare uno strumento in più. E mi auguro sinceramente che possa essere utile.

Ed è l'occasione per ringraziare tutte le persone che ho incontrato in questo anno e che di lavoro si occupano quotidianamente. Una per tutte, Cristina Maccarrone, che dirige Walk on Job.
Speriamo che i prossimi dodici mesi siano migliori per tutti.


N.B. Infine, grazie a chi ha scritto del libro, last but not least Barbara Sgarzi che mi ha intervistato per il blog di Vanity Fair e che ha pubblicato un piccolo decalogo che spero sia utile.

martedì, luglio 17, 2012

OpenCoesione: risorse, dati, cittadini

Oggi sono a Roma, tra poco più di un'ora parteciperò all'incontro di presentazione di OpenCoesione, il portale del Ministero della Coesione Territoriale, lanciato oggi. 

Sul sito si legge:
OpenCoesione è il primo portale sull'attuazione degli investimenti programmati nel ciclo 2007-2013 da Regioni e amministrazioni centrali dello Stato con le risorse per la coesione. I dati sono pubblicati perché i cittadini possano valutare se i progetti corrispondono ai loro bisogni e se le risorse vengono impegnate in modo efficace.
Ho stima del ministro per le cose fatte in questi mesi (e per come le sta facendo), nonché per tutte le cose che mi ha raccontato Alberto, durante il mio anno di lavoro per Kublai.

Io ho molte domande e curiosità su modi, obiettivi e soprattutto, sul modo che verrà scelto per comunicare un tema non certo semplice da capire per i cittadini - molti dei quali, probabilmente, non hanno le idee particolarmente chiare su cosa sia la coesione territoriale, in primo luogo.

Qui un primo commento di chi ha già guardato il portale con attenzione.
Se ne parlerà anche su Twitter usando l'hashtag #OpenCoesione. Si potranno inoltre porre domande sul sito del Ministero.

venerdì, giugno 29, 2012

Di donne e lavoro e del cambiare prospettiva

Non sono una fan delle quote rosa. Non mi considero una femminista, almeno per come spesso il femminismo è inteso in Italia.
Provo un notevole fastidio verso tutti i discorsi "a favore delle donne", spesso pieni di condiscendenza, molte parole su carta e in Rete e scarsissima disponibilità a farvi seguire i fatti.

Mi ritengo molto fortunata: da quando lavoro ho trovato quasi sempre persone disposte a insegnarmi quando dovevo imparare (e alcune, bontà loro, ancora lo fanno), a valutarmi per le mia capacità,  a riconoscere i miei meriti, se lo ritenevano. 
Penso che donne e uomini davvero capaci riescano a trovare la loro strada (pure quelli non capaci, ma è un'altra storia), ma so anche che non tutti sono stati fortunati quanto me. E che di porte in faccia, anche ingiustamente, ne abbiano viste molte di più, a volte in modo subdolo o molto squallido.

C'è il merito sì, le cose dovremmo essere tutti in grado di guadagnarcele. Ma non è un caso se ho scritto che mi ritengo "fortunata", pur sapendo di aver lavorato e fatto molta fatica.
Insomma, forse un cambiamento di prospettiva, a volte, non guasta. Ed è per questo che sono particolarmente orgogliosa di aver letto oggi su Techpresident questo editoriale a firma di Andrew Rasiej, uno dei fondatori di Personal Democracy Media.
Ora, si tratta del mio datore di lavoro, quindi non mi dilungherò sulla stima e sulle qualità di Andrew, il suo lavoro parla per lui e così molte altre persone. Ne riporto qui un brano:

You see, when women are minimized, our perspective is narrowed. I am not suggesting we should look to some formula of what constitutes diversity, rather, we should realize that when we minimize women, we then lose out on the priorities and unique approaches that women bring to solving problems throughout the world, digital or otherwise. 
My team and I pride ourselves on the fact that we go out of our way to achieve as much gender balance as possible at our Personal Democracy Forum conference which we produce every year. But now I realize that even by that measure, I am personally and professionally falling way short, if I am not seeing the imbalance naturally. This is not OK for me and not OK for our industry. And it is not OK for our now global connected society either.


Nota
Alcuni anni fa ho contribuito a fondare il gruppo delle Girl Geek Dinners a Bologna e sono molto contenta di aver dato e di dare il mio piccolo contributo, quando posso. 
Partendo dalla necessità di fare rete e conoscersi tra persone dello stesso settore, le GGD sono riuscite a diventare una realtà che lavora per diffondere la cultura digitale (in modo "sano" e non strumentale) e per creare valore per Bologna. Non potrei essere più fiera di loro.

giovedì, giugno 21, 2012

Personal Democracy Media a State of the Net: quali sono le sfide della trasparenza?

Da stasera a domenica mattina sarò a Trieste per la nuova edizione (finalmente!) di State of the Net, conferenza che farà il punto dello stato della Rete in Italia, in una prospettiva internazionale, con speaker italiani e stranieri di altissimo livello. Qui il programma.

Dopo aver partecipato all'edizione del 2008, sono contenta di esserci in "versione allargata": quest'anno, infatti, faccio parte del comitato promotore della conferenza e Personal Democracy Media collabora con State of the Net curando una sezione sulla trasparenza con due keynote e un panel. Come si legge sul sito di State of the Net:
Si tratta però di un concetto sfaccettato che porta domande cruciali e sfide che la società sta già affrontando: come conciliare la necessità della trasparenza con l’esigenza della privacy? Quali sono le sfide che governi e aziende devono affrontare nel conciliarle?
Gli speaker che ne discuteranno vengono da esperienze e contesti molto diversi: lo scrittore Andrew Keen, l'attivista croato Marko Rakar e Jan Hemme, del Partito Pirata di Berlino

La sezione si svolgerà sabato a partire dalle 15.30. Io modererò il panel - e so già che un'ora non basterà! Spero ci sarete, ma, in caso contrario, se ci sono spunti o domande scrivete qui o su Twitter. L'hashtag di State of the Net è #sotn12.

In bocca al lupo a Sergio, Paolo e Beniamino.
Ci vediamo a Trieste!

lunedì, giugno 11, 2012

Personal Democracy Forum 2012

Tra poco più di un'ora inizia la nona edizione del Personal Democracy Forum, la mia sesta.
Il tema di quest'anno è "The Internet's new political power", il programma è qui.

Gli speaker di quest'anno sono 135 e, come l'anno scorso, ho l'impressione che sentirò parlare di molti di loro nel corso dei prossimi 12 mesi (due nomi per l'anno scorso: Alaa Abd El Fattah e Mona Eltahawy).

L'hashtag è #pdf12. Tra oggi e domani ci sarà molto di cui parlare, dateci un'occhiata.

P.S. Qui lo streaming per seguire dal vivo.

giovedì, aprile 05, 2012

Agenda Digitale a Bologna: oggi incontro sugli open data

Oggi pomeriggio presso il Museo d’Arte Moderna di Bologna, il Comune organizza un incontro per parlare di open data.

L'incontro fa parte dell'insieme di incontri legati alla creazione e implementazione dell'Agenda Digitale Europea che il Comune sta portando avanti (faccio parte del comitato scientifico dell'iniziativa).
Durante l'incontro di oggi verrà presentato il portale e il percorso progettuale della città di Bologna - qui l'elenco degli speaker di oggi, provenienti dal settore pubblico, dal privato e dalla società civile. Il tag dell'evento e dell'intero progetto è #agendadigitalebo.

Attualmente il progetto si articola su 4 assi:
1. Internet come diritto
2. Coinvolgimento della cittadinanza
3. Innovazione tecnologica, smart cities e marketing territoriale
4. Open data

Tutte le informazioni sono sul sito di Iperbole2020, che dà anche possibilità di co-progettazione ai cittadini interessati.

martedì, marzo 20, 2012

Mona Eltahawy domani a Bologna

Domani sarò a Bologna per ascoltare Mona Eltahawy parlare di primavera araba e media americani.

Mona, giornalista e attivista egiziana, è editorialista per diverse testate americane ed è stata una delle voci che ha analizzato le questioni mediorientali su varie reti TV, tra cui la CNN.
A novembre, Mona è stata arrestata e aggredita dalla polizia egiziana durante una manifestazione al Cairo. Grazie a un messaggio su Twitter, la sua vicenda ha creato una mobilitazione su scala globale per il suo rilascio, avvenuto per fortuna poco dopo.

L'appuntamento è domani alle 17 nell'aula A del dipartimento di comunicazione, in via Azzogardino 23 (si proverà a scriverne su Twitter con l'hashtag #monabo).
Nella stessa aula, qualche mese fa, avevamo parlato anche di lei, appena liberata, nella nostra discussione su rete e politica. In qualche modo, è un cerchio che si chiude, e nel migliore dei modi.

Qui l'intervento di Mona al PdF 2011, quando l'ho sentita parlare per la prima volta.



venerdì, marzo 09, 2012

Jennifer Egan e il tempo continuo (che forse è un bastardo)

Stasera alle 18, al teatro Parenti di Milano, ci sarà un incontro con Jennifer Egan, autrice de "Il tempo è un bastardo", romanzo premio Pulitzer 2011 (in Italia è pubblicato da Minimum Fax).

In questi mesi, per una serie di circostanze, mi è capitato di parlare del libro ben oltre la lettura dello stesso, e di leggere della sua autrice ben più di quanto normalmente mi capita per romanzi contemporanei. Per questo sono particolarmente curiosa di sentire raccontare da lei di temi ed elementi che mi hanno colpito e mi hanno fatto fare un po' di conversazioni interessanti, saltellando tra scenari lavorativi e movimenti di altro genere e respiro più ampio - cosa che non capita spesso, per via della velocità (e del tempo, ci risiamo).

In più, oggi ho letto un densissimo saggio di Gianluca Didino (sì, è su un blog. sì, è meno lungo di un saggio. sì, sono distinzioni senza più senso) sul libro di Egan, sulla complessità e sul tempo. Uno di quegli scritti che ti fa venire voglia di prenderti del tempo per leggere di più (e magari leggere Faulkner e rileggere Bergson), studiare altro, elaborare - solo nella tua testa, per carità - riflessioni e spunti che vanno veloci e che affiorano e poi spariscono troppo in fretta, prima che li si possa acchiappare.

Non sono decisamente una critica letteraria, quindi lascio ad altri ben più competenti la lettura,  l'analisi ed eventuali risposte. Segno però qui due spunti, soprattutto per me:
[...] per Egan la maturità non è una meta, non è “tutto” (come scriveva appena prima di suicidarsi Cesare Pavese, altro ragazzo che non aveva voluto o non aveva potuto decidere di crescere, in una splendida commistione di disperazione e ironia). Per Egan la maturità è ciò che resta, l’unica strada possibile per non finire risucchiati in un vortice temporale privo di coordinate diretto a velocità folle verso l’infinito.
Infine, collegato, ma non solo, un appunto sul "linguaggio puro", di cui si parla nell'ultimo capitolo:
Il punto, semmai, è avanzare un’ipotesi interpretativa della realtà contemporanea che non ne appiattisca la complessità riducendola a un omogeneizzato di cultura pop e sappia al contempo guardare al futuro senza rimpianti: è questo forse il “linguaggio puro” evocato nell’ultimo capitolo, l’ammissione, terribilmente eversiva visti i tempi che corrono, che un futuro esiste e ha senso andargli incontro.

(che, beh, forse mi ha preso più per la quasi irragionevole e necessaria speranza che l'ultima frase trasmette)

martedì, marzo 06, 2012

LinkedIn e GGD Bologna

Per la rubrica Net and the city, Linda Serra delle GGD Bologna mi ha intervistato sull'utilizzo di LinkedIn e sui principali consigli per usarlo al meglio.

Ne parlerò in modo più approfondito il prossimo 12 marzo, ospite proprio delle GGD Bologna, per una lezione nell'ambito del corso di alfabetizzazione digitale da loro organizzato presso la Sala Cenerini, in via Pietralata 60.

martedì, febbraio 28, 2012

The Good Wife e il mondo che cambia

Parlare del mondo che cambia, anche attraverso la tecnologia, a volte impercettibilmente, a volte silenziosamente: non dico sia il compito di una serie TV, ma apprezzo particolarmente chi riesce a farlo senza la strizzata d'occhio per far capire "che si è al passo coi tempi".

The Good Wife (CBS) ci sta riuscendo, soprattutto nell'ultima serie. Ecco cosa ne dice Emily Nussbaum sul New Yorker:
What has received less notice than the show’s complexity and its bold female characters is its unprecedented emphasis on technology. This season alone, Lockhart Gardner took a case involving the online currency bitcoin; used Twitter to upend British libel laws; handled a military case involving drone warfare; litigated crimes featuring violent video games and a “date rape” app; and dealt with various leaked-image disasters (a corporation fighting a viral video, an Anthony Weiner-like dirty photograph) 
[...] In this quality, “The Good Wife” stands in contrast not merely to other legal shows, with their “The Internet killed him!” plots, but also to the reductive punditry of the mainstream media, so obsessed with whether Twitter is making us stupid. Put bluntly, “The Good Wife” is to the digital debate as “The Wire” is to the drug war.

lunedì, febbraio 20, 2012

Revolution 2.0: Wael Ghonim e l'attivismo in Egitto al tempo della Rete

Micah Sifry ha partecipato a un incontro di presentazione di "Revolution 2.0", il libro di Wael Ghonim, uno degli attivisti egiziani che hanno animato il movimento attraverso la Rete.
[...] how a new generation that is growing up networked keeps spawning "free radicals"--people who teach themselves how to use technology to build community, share powerful messages and then ultimately weave movements for social change. Ghonim is just the most famous of a list of net-native activists who have figured out how this Internet thing can tip the scales their way.
Su TechPresident Micah ha raccontato l'incontro e recensito il libro, una lettura obbligata.

Nel giugno 2010 Ghonim aveva creato la pagina Facebook "We are all Khaled Said", dopo aver visto le foto di un giovane egiziano picchiato a morte dalla polizia. Una pagina che protestava contro la sua morte era stata creata, ma usava un linguaggio forte, offensivo, e la parola "nizaam" (regime), che un egiziano medio non avrebbe usato, sostiene.

Ghonim aveva quindi deciso di creare un luogo che aggregasse e promuovesse dialogo, mettendo poi in atto delle strategie mirate a far partecipare le persone in modo attivo.
Ecco come Micah riporta la sua spiegazione, partendo dal momento in cui Ghonim entra in contatto con l'amministratore dell'altra pagina:
"The issue lies in the difference between activists and regular nonpoliticized young men and women," he told the other page admin. "Activists speak in rebellious language that is hard for those who have not gone through similar experiences to understand. The result is a gap between activists and their audience." Speaking at Harvard, Ghonim tried to make this distinction clear, declaring that he believed that "Engagism is more important than activism." That is, that it was more important to engage mainstream audiences rather than withdraw from them.
La sintesi di Ghonim è in una frase: "'Engagism' is More Valuable Than Activism".
Un'idea che sicuramente fa discutere, ma su cui riflettere.
A maggior ragione per una storia, quella dell'Egitto, ancora in pieno svolgimento.


venerdì, febbraio 17, 2012

"Geek democracy" - domani a Bologna

Domani pomeriggio sarò a Bologna, ospite delle GGD Bologna per un evento intitolato "Geek democracy": si parlerà di agenda digitale europea (su cui il Comune di Bologna sta facendo un lavoro importante e articolato), politica 2.0, progetti e aspettative.

I lavori saranno aperti dal Console Generale degli Stati Uniti Sarah Morrison e proseguiranno con molti interventi. Di Stati Uniti (e non solo) parlerò anche io - qui qualche nota sparsa in una mini-intervista che mi hanno fatto le GGD bolognesi.

A domani!

Un "diluvio" di dati per tracciare le migrazioni interne

Lo scorso settembre a Oslo ho conosciuto Even Westvang, sviluppatore e genio dei numeri con l'hobby della data visualization.
Even era uno degli speaker di una conferenza chiamata Nordic Techpolitics e presentava un lavoro che analizzava i dati delle scuole di tutta la Norvegia per poi creare una mappa comparativa, chiamata Skoleporten.

Chiacchierando, Even mi aveva mostrato un progetto a cui stava lavorando nel tempo libero: tracciare le gli spostamenti di residenza dei suoi connazionali per capire quali sono i flussi migratori interni: circa 300.000 persone fanno parte di questi flussi (su una popolazione di 4 milioni e mezzo di abitanti).

Il suo lavoro è ora completo ed è visibile in un video piuttosto suggestivo che sta girando in Rete, dal titolo Deluge:
  

Deluge from even westvang on Vimeo.

I dati usati sono quelli relativi a residenza, data di nascita, reddito, tutti dati che il governo norvegese rende pubblici.

venerdì, gennaio 06, 2012

In Bielorussia una nuova legge sull'accesso alla Rete: ma è davvero censura?

[aggiornamento 11 gennaio: A last word on Internet "blocking" in Belarus]

Red Church - photo by archer10
Oggi in Bielorussia entra in vigore una legge con alcune disposizioni sull'accesso al web.

Negli ultimi giorni questa legge ha suscitato commenti e interpretazioni contrastanti dai commentatori del settore, con un'interpretazione prevalente che vuole che questa legge - in teoria principalmente indirizzata alle imprese - contenga in realtà elementi che possono portare a chiudere o limitare fortemente l'accesso ai siti web stranieri.

Ma equivale davvero alla "chiusura del web straniero"?
La situazione è complicata, se si sfugge ai titoli ad effetto e così ho provato a spiegarlo su TechPresident, con le informazioni in mio possesso (anzi, rinnovo la richiesta di volontari in grado di leggere il russo per provare a capirne di più).
Al momento, infatti, il testo della legge è disponibile solo in russo e le interpretazioni di due madrelingua russi sono contrastanti: Peter Roudik, che scrive sul sito della Biblioteca del Congresso USA, è stato il primo a rilanciare la notizia con l'interpretazione negativa di cui sopra, rapidamente ripresa sul web da molti.
Per contro, il giornalista Cyrus Farivar ha intervistato Keir Giles, direttore del Conflict Studies Research Centre di Oxford, il quale sostiene che la legge contenga praticamente disposizioni che interessano solo le imprese, che non vi sia menzione di accesso ai siti stranieri e che la legge sia stata male interpretata.

Un tentativo di censura o un pregiudizio verso la Bielorussia?
Se pregiudizio c'è, non è solo americano: la legge, infatti, nasce dal decreto presidenziale n.60 che il presidente Lukashenko ha firmato addirittura nel febbraio 2010 e su cui l'OSCE e Freedom House hanno manifestato parecchi dubbi in alcuni report ufficiali.

La Bielorussia comunque nega interpretazioni di questo tipo: in Italia, anzi, invia una richiesta di rettifica al Sole24ore (la segnalazione mi è arrivata, tra l'altro, proprio dall'account Twitter dell'ambasciata bielorussa in Italia, che deve aver visto che ne avevo scritto).


Insomma, come si dice, to be continued...


giovedì, dicembre 29, 2011

Gladwell Vs. Shirky: un anno di dibattito alla prova dei fatti

 Tahrir Square, febbraio. By Ramy Raoof
Su Threat Level (un blog di Wired USA) Bill Wasik riprende il dibattito Gladwell-Shirky iniziato a fine 2010 su impatto ed effetti della tecnologia sull'azione politica e sociale.
Dopo un anno di primavera araba e Occupy Wall Street, chi aveva ragione?

Il dibattito
In un articolo del New Yorker di cui si è molto parlato (ottobre 2010), Gladwell parlava dell'evoluzione dell'attivismo degli anni '60 per confrontarlo con quello (presunto?) di questi anni di social network.
Nella sua analisi, Gladwell riprendeva anche la distinzione di Granovetter tra strong ties - i legami forti e costanti che manteniamo con le persone a noi vicine, famiglia e amici stretti, presumibilmente in contesti maggiormente omogenei  - e weak ties - quelli deboli che però ci consentono di avere contatti con reti più estese e varie (risultando, ad esempio, più utili nella ricerca di un lavoro, secondo il sociologo). Nelle rivoluzioni, nei momenti in cui è necessaria azione, sosteneva Gladwell, sono i legami forti che ti fanno agire, non certo i legami deboli, non certo i social network e le "amicizie" su Facebook, non i clic di sostegno a cause vicine e lontane.

Pessimismo o realismo?
Non è tutto qui, secondo Clay Shirky, docente a NYU e una delle voci più riconosciute e apprezzate per quanto riguarda le analisi dei movimenti sociali al tempo della Rete (sono considerati fondamentali i suoi saggi Here comes everybody e The cognitive surplus, entrambi tradotti in Italia da Codice Edizioni).
In un lungo articolo Shirky ha risposto così:
“the fact that barely committed actors cannot click their way to a better world does not mean that committed actors cannot use social media effectively.”
Cioè: certo, qualche clic qua e là non ha impatto sociale, ma questo non vuol dire che chi invece sta impegnandosi attivamente non usi invece i social media in modo efficace, persino inventando nuove modi di farlo.

In sintesi
La sintesi la fanno loro in uno scambio di lettere su Foreign Affairs:

Gladwell: [Shirky's] argument to be anything close to persuasive, he has to convince readers that in the absence of social media, those uprisings would not have been possible.

Shirky: I would break Gladwell’s question of whether social media solved a problem that actually needed solving into two parts: Do social media allow insurgents to adopt new strategies? And have those strategies ever been crucial? Here, the historical record of the last decade is unambiguous: yes, and yes.

Chi ha ragione?
Anche in Italia, il dibattito tende a polarizzarsi, perché è molto più semplice gestirlo così (e anche qui andrebbero fatte diverse riflessioni).
Per parte sua Wasik propone alcune interessanti riflessioni sulle posizioni di entrambi e conclude così:
As Shirky puts it, digital networks “do not allow otherwise uncommitted groups to take effective political action. They do, however, allow committed groups to play by new rules.”  
To this assessment, I’d add something else: They create new rules for how committed people get and stay connected with one another, and how those connections get classified, even in their own minds. After all, it’s not hard to imagine that, when faced with a questionnaire asking to list their closest friends or associates, these activists would list one another, rather than their family or the people they drink with in their own hometowns.  
Activists may need “strong ties” to risk their lives in the streets, but it’s clear those ties can stretch across continents, and can consist entirely of bits — right up until the moment when they come together.

Movement Times: Best of TechPresident

"During movement times, the people involved have the same problems and can go from one communication to the next, start a conversation in one place and finish it in another. Now we're in what I call an organizational period, which has limited objectives, doesn't spread very rapidly and has a lot of paid people and bureaucracy. It's completely different from what takes place when there is a social movement."
— Myles Horton, "The Long Haul"

 Tempo di movimento e movimenti: dall'Egitto a Occupy Wall Street, dalla trasparenza amministrativa a Wikileaks, ecco una raccolta dei migliori post di TechPresident nel 2011.
Grazie a Micah Sifry, Nick Judd e Nancy Scola.

lunedì, dicembre 12, 2011

Alaa Abdel Fattah e la rivoluzione egiziana [aggiornato]

Foto di Personal Democracy
Ho sentito parlare Alaa Abdel Fattah al Personal Democracy Forum dello scorso giugno di quello che è stata la rivoluzione egiziana, degli scontri, del movimento in costruzione da anni.

Come altri, Alaa è tornato in Egitto, sapendo che la rivoluzione non era finita e che la deposizione di Mubarak non era necessariamente un automatico nuovo inizio. E infatti Alaa è stato nuovamente arrestato, come già accaduto cinque anni fa.
Questa è la lettera che ha scritto lo scorso primo novembre da una cella delle prigioni egiziane.

Qualche giorno fa è nato Khaled, suo figlio.
Meet Khaled Alaa Abdel Fattah, born last Tuesday to two Egyptian cyber-activists: mother Manal Bahey al-Din Hassan and father Alaa Abd El-Fattah, who is currently in prison.
Khaled is named after Khaled Said, the young man whose violent death at the hands of police in 2010 became a symbol and rallying point for activism that brought down the Mubarak regime earlier this year.”  


[Aggiornamento: Alaa è stato liberato il giorno di Natale]

venerdì, dicembre 09, 2011

Cose da fare a Parigi (quando non hai niente da fare)


Mostre (fino a gennaio)



Mangiare

  • Pozada, 2 rue Guénot (metro Nation o Boulet): piatti prevalentemente a base di carne e verdure, menzione speciale per il dolce, una piramide di mousse di cioccolato e caramello. La carta dei vini sembrava ben fornita, ma non sono un'esperta.
  • La Gazzetta, 29 rue de Cotte (metro Ledru Rollin, zona Bastille): posto molto carino, a cena ha una specie di menu fisso, con 5 o 7 piatti (assaggi di piatti), tutti particolari e curati. Ottimo il merluzzo con mandorle e cavolfiori e il dolce di banane con gelato al caffè.

PdF France - recap

Un po' di cose scritte su PdF France:

giovedì, dicembre 08, 2011

PdF France: il racconto della giornata

Il primo PdF France è andato alla grande!
Ho colto l'occasione per iniziare a usare Storify, che mi piace un sacco. Ecco qui un racconto della giornata, in un misto di inglese e francese.

martedì, dicembre 06, 2011

PdF France - live

Sono a Parigi per PdF France.
Cronaca qui:  @pdf_europe
Hashtag #pdffrance
Spazio Centquatre, sede della conferenza

venerdì, dicembre 02, 2011

PdF France, martedì a Parigi

Da lunedì a giovedì sarò a Parigi per la prima edizione di Personal Democracy Forum France.
Il programma è davvero interessante e comprende politici, attivisti, giornalisti, esperti di dati e combinazioni dei sopracitati.

Argomenti: le prossime elezioni in Francia, il lancio del portale nazionale di dati aperti, cambiamenti del giornalismo al tempo della Rete (sì, anche loro stanno scoprendo Twitter in questi giorni) - e tra l'altro vanno segnalate anche un po' di startup giornalistiche che iniziano a riscuotere significativo successo.

Se siete da quelle parti o fate un giro a Parigi per il ponte, iscrivetevi (l'evento è gratuito e sarà in francese e in inglese).

martedì, novembre 29, 2011

Politica 2.0, reti e persone dal globale al locale: qualche spunto

Ieri ho avuto la possibilità di parlare di politica e Rete con un gruppo di persone molto in gamba e in un contesto che è tra i più stimolanti: l'università.

La Rete e i social media in questi ultimi anni sono diventati inneschi, catalizzatori, agenti di diffusione dell'informazione e della formazione di una nuova sfera pubblica, una sfera altamente interconnessa e in cui è possibile il dialogo e lo scambio di dati tra attori differenti e di diverso peso, dall'istituzione al cittadino.
Cambia la relazione e la qualità di questa relazione, ha detto il professor Roberto Grandi nell'introduzione all'incontro: un'ibridazione di modelli, di spazio sociale, di modi di azione.
Una relazione che salta le intermediazioni solite (i media tradizionali) e trova nuovi intermediari con nuove forme organizzative: discorso privato e discorso pubblico hanno confini sempre meno definiti.

La conversazione è stata lunga e articolata, provo a raccogliere qui qualche spunto.
  • Apertura Vs. Chiusura: Non tutto è aperto, non tutto è uguale quando si parla di social network. "Facebook è un sistema chiuso, Twitter è aperto" ha spiegato Nicola Bruno. Aprire il sistema con le API è la chiave di un modello che può essere metafora anche per il funzionamento dei movimenti degli ultimi anni, quelli senza leader, o "senza testa", come viene raccontato in un libro di qualche anno fa.
  • Movimenti senza testa: I movimenti che nascono al tempo della rete sociale, che siano di protesta o di rivoluzione, usano i social media e l'azione collettiva per ripensare i confini e attraversarli, con i social media a supporto della creazione di modelli di organizzazione, ma anche di un nuovo paradigma di espressione. E di racconto, reale e collettivo. Una strada tracciata che inventa e inventerà nuove forme che ancora non immaginiamo. Per sintetizzare, ho ripreso una frase di Douglas Rushkoff che recentemente ha detto: "Occupy Wall Street è, più ancora che una protesta, un prototipo".
  • Online/Offline: i nuovi movimenti usano i social media per agire e coordinarsi (Twitter è stato spesso usato come esempio, ma può essere affiancato da altri), ma il successo è determinato anche da una commistione di attività online e offline. Lo dimostrano i casi degli Indignados e di Occupy Wall Street: non sono i primi né gli unici movimenti di questo tipo, ma quelli che sono riusciti ad avere seguito, successo e copertura. Una chiave è anche la continua relazione "fisica", in piazza, in assemblea, a discutere e guardarsi in faccia. E parliamo ancora di virtuale?
  • Ripensare la leadership: Questa mutazione dei movimenti significa la fine della leadership? Niente affatto, precisa giustamente Augusto: la leadership va ripensata e - cosa ancora più importante - rinegoziata. Perdendo il controllo (lezione per giornalismo e diplomazia - ché tanto lo stanno già imparando sul campo).

C'è molto che non riesco a sintetizzare e rilanciare, spero che la conversazione continui e che anche gli altri aggiungano le loro riflessioni.


Altre frasi, altri spunti
  • "Se non c'è tensione sociale, non può esserci movimento" - Marco Trotta
  • "I movimenti non nascono per le arene elettorali, vanno giudicati per l'innovazione dei codici culturali" - Lorenzo Mosca
  • "La comunità è il messaggio" - Augusto Valeriani

Una specie di bibliografia
Si è scelto di usare l'hashtag #openpolitica quindi troverete lì alcuni dei nostri spunti di ieri, altri ne aggiungeremo. Qui la raccolta dei tweet di ieri chez Michele D'Alena.
Dato che di università si tratta, mi sembra appropriato mettere qui una mini-bibliografia dei libri di cui si è parlato:

Bonus Track

P.S. Per me è stata una piccola emozione in più parlare agli studenti nel "mio" dipartimento di comunicazione e nell'aula in cui mi sono laureata. E sì, lo è stata anche rispondere a una domanda con "Studiate, siate curiosi". Roba da vecchi?

lunedì, novembre 28, 2011

Politica 2.0 - oggi a Bologna

Oggi alle 17 sarò a Bologna per parlare dell'impatto della tecnologia sulla politica a vari livelli.
L'incontro si intitola "Politica 2.0? Sfide e opportunità dal locale al globale" e si svolgerà al Dipartimento di comunicazione dell'Università, in via Azzogardino.

Sarò in ottima compagnia:
Sono molto curiosa di vedere come si svilupperà la conversazione su livelli ed esperienze tanto diverse; io cercherò di portare un po' di esperienze dall'estero, in particolare su come cambiano i movimenti al tempo della Rete.

Ci vediamo lì.


martedì, novembre 22, 2011

Identità online: da Salman Rushdie all'uomo comune (forse)

Mini-seguito alla conversazione sull'identità online, dopo l'articolo su Salman Rushdie e l'identità persa (per un giorno) su Facebook.
M. sostiene che Rushdie dovrebbe limitarsi all'uso della pagina fan di Facebook (per intenderci: quella usata da aziende ed analoghe entità "non personali", ma poi anche da personaggi famosi)


Io ho qualche dubbio su questa posizione, e per due motivi:

1. In questo modo si verifica il paradosso per cui il personaggio famoso è scoraggiato all'uso personale del social network. Ora, certo, avere un profilo su Facebook non è certo un diritto costituzionale, è comunque gratuito e si potrebbe anche sostenere che questo è uno dei prezzi da pagare per la celebrità, alla pari di essere seguito da paparazzi o fermato per strada da sconosciuti. Diciamo che è un paradosso curioso, se non altro.

2. Ci sono sfumature tra individuo privato e personaggio pubblico, non dal punto di vista personale, quanto da quello economico: in assenza di una politica chiara e definita (Facebook ha avuto un occhio di riguardo per lo scrittore celebre?), ad esempio, quanto vi vuole perché qualcuno porti in tribunale Zuckerberg&co. affermando di aver avuto danno economico da un trattamento di questo tipo?

Insomma, questo caso può diventare un precedente?
I termini di servizio che accettiamo all'atto dell'iscrizione sono sufficienti a garantire la posizione dell'azienda in casi del genere? Anche in presenza di casi atipici?

Qualche altro spunto sul tema dell'identità online e sui social network come possibili sistemi di identificazione elettronica.

martedì, novembre 15, 2011

Le novità su LinkedIn

Pieno fermento per le attività su LinkedIn: a disposizione le statistiche per i gruppi (che sono più di un milione, ormai) e nuove possibilità di gestione per gli eventi.


Le regole dell'identità su Facebook - the Salman Rushdie edition

Forse, contrariamente a una frase latina, il nostro destino non è nel nome. Ma saranno i social network a deciderlo?
Lo strano caso di Salman Rushdie che per un giorno ha perso il nome (sul suo profilo Facebook).
Ne ho scritto su Apogeonline.

Conference experience

Caffè, wi-fi e spazio all'improvvisazione: dopo molta esperienza sul campo, Anna Ebbesen dà qualche suggerimento di Anna Ebbesen per una conferenza di successo.

giovedì, novembre 10, 2011

Sarah Lai Stirland a TechPresident

Da lunedì avrò una nuova collega a TechPresident: si tratta di Sarah Lai Stirland, già giornalista di Wired e Talking Points Memo.
Chi ha seguito la scorsa campagna presidenziale USA conosce bene il lavoro di Sarah, una delle teste più acute e originali del settore.
Da piccola fan nel 2007, sono molto contenta di averla come collega oggi.

Per leggere qualcuno dei suoi articoli qui c'è un archivio.
In bocca al lupo!

30 anni di hacking per il Chaos Computer Club

Foto dal sito di Owni.eu
A settembre il Chaos Computer Club, il più importante gruppo di hacker d'Europa, ha compiuto 30 anni.
Su Owni.eu un'intervista a Andy Müller-Maguhn, uno dei membri della prima ora (si è unito al gruppo nel 1985, a 14 anni), racconta la nascita ed evoluzione del CCC.
The CCC in Berlin was born from the merger of two computer clubs, one in Hamburg and one in East Berlin. I came from Hamburg in 1989 when the government of East Germany was falling apart. We came into contact with the young talent in East Berlin. 

They had different ways of handling things, they improvised a lot. They also brought their humor and the experience of having already toppled a government. That’s very important, you should never underestimate how they perceived the West German government. For them it was just an intermediate step – at some point we would have to overthrow this government. It was just a matter of time. The structural differences between what existed in the East and the system in the West are not that great. In Berlin we have a saying that in a socialist or communist system you have humans abusing humans. With capitalism it’s the other way around. 
They also had this anti-authoritarian side, and they had come into close contact with the secret services. In Berlin, their experience with the Stasi (the East German secret police) has greatly enriched the CCC. The Stasi are now one of the best documented secret intelligence services that has ever existed. We have all their training manuals and we know the techniques they used to destabilize groups and sow doubt. Their contribution was essential to understanding the modern world, and the mess in Berlin between East and West, with Russian and American influences.

Dai primi incontri tra professionisti dell'informatica ai convegni, dall'esperienza negli anni della Stasi all'affermarsi come voce politica di livello nel panorama dei media tedeschi, il percorso del CCC è affascinante e ricco di spunti di riflessione.
Un'intervista da leggere.

mercoledì, novembre 02, 2011

"LinkedIn is a happening place"


Tornare sul mercato del lavoro, ricredersi su LinkedIn, scrivere un elenco delle cose che un'azienda deve fare per usarlo al meglio.
L'infografica è interessante, anche se relativa a un periodo limitato.


(Ah, domani il librino arriva in libreria. Sì, in carta e ossa.)

mercoledì, ottobre 26, 2011

2 Legit 2 Quit: l'endorsement del web al ritmo di MC Hammer

Un gruppo di pezzi grossi del mondo tech (Marissa Mayer di Google, Biz Stone, co-fondatore di Twitter ecc) decide di sostenere pubblicamente la candidatura di Ed Lee a sindaco di San Francisco.
Attualmente Lee sta svolgendo funzione di sindaco ad interim.

 

Il video riprende una canzone di MC Hammer (del 1991!), "2 legit 2 quit": insomma, il messaggio è che Lee si sta meritando il ruolo di sindaco, perché lasciarlo?

Un tipo di spot di questo genere, con apparizioni di sportivi presenti e passati di fama, mostra, oltre al livello di cura e professionalità in questo genere di cose (citazioni, celebrity, musica, coreografia - la stessa del 1991), anche un paio di cose sul rapporto tra i neonati ma già influenti imprenditori del web.
La prima è che non hanno paura di metterci la faccia quando si tratta di politica, anche in gare apparentemente locali - San Francisco non è una città come le altre quando si parla di tecnologia (e i detrattori fanno notare che queste persone non votano nemmeno a San Francisco).
La seconda è che in qualche modo queste persone stanno diventando sufficientemente rilevanti da poter essere usati - e da voler essere presenti - in uno spot elettorale (almeno in un certo ambito).

Una nuova consapevolezza e una dichiarazione d'intenti.
What's next?

p.s. il video è co-finanziato da Ron Conway, un grosso nome tra gli investitori della Silicon Valley, e da un certo Sean Parker...

lunedì, ottobre 17, 2011

Ushahidi contro la corruzione in Bulgaria

Domenica prossima ci saranno le elezioni nazionali in Bulgaria, uno stato che negli ultimi anni sta facendo sforzi significativi nella lotta contro la corruzione.
Due anni fa una ricerca di Transparency International mostrava come il 97% dei cittadini bulgari lo ritenesse tra i principali problemi del Paese: nelle passate elezioni sono stati registrati tentativi (più o meno riusciti) di corruzione, compravendita di voti, minacce di licenziamento.

In questa tornata elettorale i cittadini potranno però segnalare ed evidenziare pubblicamente irregolarità del genere, grazie al sito "For Fair Elections", costruito su piattaforma Ushahidi.
Ne ho scritto su Apogeonline:
Un gruppo di ONG ha deciso di usare Ushahidi per creare un sito chiamato For fair elections che aggregherà i contributi dei cittadini: video, foto e racconti verranno inviati tramite email, Facebook e Twitter da chi sarà testimone di scontri, tentativi di corruzione e voti contraffatti. I racconti verranno verificati e poi inseriti in una mappa interattiva che mostrerà il tipo di violazione e i materiali correlati. Il sito (disponibile in bulgaro e inglese) non agirà direttamente per inviare le informazioni alle autorità, ma solleciterà i cittadini a farlo offrendo contesto e consigli.

In un recente sondaggio quasi la metà degli intervistati ha detto di aspettarsi brogli (magari non in misura decisiva). Riuscirà For Fair Elections ad arginare questo tipo di episodi?

Quello che gli indignados possono dire alla Spagna a un mese dalle elezioni

"The disgust became a network" ha scritto il sociologo catalano Manuel Castells a proposito degli indignados spagnoli. Ma quanto efficace è questa rete "senza testa" che non si lega alla politica ma che vuole fare politica, che non vuole associarsi ai politici ma dovrà andare a votare tra poco più di un mese?

Sul Guardian Diego Beas, giornalista spagnolo ed esperto di politica in USA e Sudamerica, racconta il movimento nato in Spagna il 15 maggio scorso e illustra quanto fatto in questi mesi nel Paese:
The movement has studiously avoided engaging with ideological agendas, unions and, most importantly, professional politicians. It has filled city squares, co-ordinated online actions and targeted specific topics like banking and electoral reform. It has experimented with bottom-up networked approaches to challenge the rigid, top-down, party driven system that has dominated Spanish political life since 1978. City square by city square, individual meeting by individual meeting, thousands of citizens have come together in a networked approach to politics that is fresh and engaging because it defies, above anything else, the hierarchical approach favoured by vested interests.
Cosa stanno facendo gli indignados per ridefinire la politica spagnola?
The movement's strategy is based on assembling ad hoc citizen coalitions to help push back and challenge specific government actions; trying to figure out how to affect policy by exerting force on specific choke points in the system that badly needs reform. Politicians worried about intra-party politics, re-election or special interests can't see the importance of this. It's about using the power of the network to break entrenched silos and find ways to make the political process more responsive to the needs of everyday citizens.
La distanza con la politica tradizionale non potrebbe essere maggiore e non ha alcun senso usarne approcci e paradigmi, spiega Beas. Il movimento non cambierà i risultati delle elezioni, né dovrebbe avere questa aspirazione.
Ma, a un mese dalle elezioni, e con un nuovo senso di partecipazione nato nella popolazione c'è ancora qualcosa che il movimento può fare per sperare di avere un impatto.

lunedì, ottobre 10, 2011

Nella redazione del Guardian

Perché al Guardian sono i più bravi di tutti: perché un giorno hanno un'idea e dicono "perché non proviamo a vedere come va?", perché la mettono in atto nel modo più semplice possibile.
From today, you will be able to see below a live account of our plans in the form of the daily newslist kept by our editors. It provides a glimpse into the scheduled announcements, events and speeches that make up the news day. You will also be able to view what our editors think about the stories by reading their updates on Twitter in the panel opposite. We will include conversations we have about the day's news, story ideas we get from our correspondents and the latest information on stories that we get during the day.
Perché ti spiegano come funziona la cosa, senza proclami di sorta, perché loro sono i giornalisti, ma sono interessati al tuo contributo (e c'è da crederci, perché sono *già* i migliori), che può essere rilevante.
We won't quite show you everything. We can't tell you about stories that are under embargo or, sometimes, exclusives that we want to keep from our competitors, but most of our plans will be there for all to see, from the parliamentary debates we plan to cover to the theatre we plan to review. We reserve the right to stick to our guns, but would love to know what you think.
Perché sperimentano e ti invitano alla loro riunione di redazione. E, si dice, le riunioni di redazione le fanno sui divani.
 

Arguably

I try not to dwell on it, except that once in a while I say, O.K., I'm not going to make that joke, I'm not going to go for that chortle. Or if I have to choose between two subjects, I won't choose the boring one.
Christopher Hitchens

venerdì, ottobre 07, 2011

Aggiornamenti LinkedIn: status su pagine aziendali

LinkedIn potenzia le pagine aziendali aggiungendo la possibilità di pubblicare status su prodotti, offerte di lavoro e aggiornamenti vari.


(via Business blog)

[Lo dicevamo con Federica: probabilmente è la condanna di chiunque scriva un manuale su cose ancora in evoluzione]

martedì, settembre 27, 2011

Wonkette is back (ed è tempo di elezioni)!

Ana Marie Cox aka Wonkette (una delle prime e più importanti blogger politiche americane) torna a scrivere: è tempo di pensare alle elezioni presidenziali 2012.
Ecco il suo blog sul Guardian.

lunedì, settembre 26, 2011

LinkedIn - Un manuale

Nella frenesia della scorsa settimana ho dimenticato di scriverlo qui: giovedì scorso è uscito un manuale che ho scritto per Apogeo.
Si intitola LinkedIn e prova a spiegare come usare al meglio questo social network nel mondo del lavoro.

Grazie a Federica Dardi, a Sergio Maistrello (che ha scritto la prefazione, cosa di cui sono davvero onorata), a chi è stato così gentile da rispondere alle mie domande.

Spero sia un libro utile.

p.s. Al momento è disponibile solo l'ebook.
Il libro "di carta" sarà nelle librerie il 3 novembre.

giovedì, settembre 22, 2011

I'm not scared, I'm outta here

Avete ragione voi a salutare e andar via quando volete.
Avete ragione a farlo prima che siano i fan a pensarlo - loro, non quelli che alzano mezzo sopracciglio e dicono "ah, non si erano ancora sciolti?" (a loro al massimo sarà piaciuta qualche vostra canzone, saranno dispiaciuti un altro giorno, per altri gruppi e altri cantanti).
Avete ragione a volere altro, ad avere altri interessi, a pensare che sono trent'anni e inserire aggettivi a scelta.

Siete stati cassette, cd, mp3, dai quindici anni ai trenta, per una che non ricorda mai i nomi dei cantanti.
Siete stati colonna sonora come solo da adolescenti, ricordi dolorosi, tentativi di riappacificazione, persino.
Siete stati un concerto indimenticabile in un'estate da dimenticare, un'estate in cui sono cambiate tante cose, ma io più di tutto.
Ed ecco, un altro vostro concerto lo avrei voluto, per avere un ricordo di voi e non di me. Ma in fondo i fan non pensano a se stessi quando vi ascoltano, quando sembra che stiate parlando proprio a loro con le vostre canzoni?

Domani pesterò un po' i piedi e farò finta di essere seccata con gli altri.
Ascolterò alcune canzoni e per un giorno ricorderò molto, forse troppo.
Penserò delle cose e una sarà "grazie".

Beh, ciao.


Twentieth century go to sleep
Really deep
We won't blink

Your eyes are burning holes through me
I'm not scared
I'm outta here
I'm not scared
I'm outta here

mercoledì, settembre 21, 2011

Facebook e la privacy in Germania: un caso politico o uno scontro di culture?

Facebook e la privacy: in Germania è un caso politico. O, forse, l'incontro-scontro tra due visioni del mondo.
In Rete e non solo.
«Smettere di usare Facebook è essenziale per il diritto alla privacy dei cittadini». L’ultimo atto del controverso rapporto tra Facebook e il governo tedesco è arrivato lo scorso 12 settembre quando Ilse Aigner, ministro per la tutela dei consumatori, ha inviato una lettera ufficiale ai suoi colleghi invitandoli a smettere di usare Facebook come strumento di comunicazione con i cittadini. Si tratta di un atto dovuto per dare il buon esempio, sostiene il ministro (che ha cancellato il suo account lo scorso anno in segno di protesta): Facebook non rispetterebbe, infatti, le rigide leggi sulla privacy dello stato tedesco.
Ne ho scritto oggi su Apogeonline.

Bill, Barry e le donne

Il fascino ormai dissolto del presidente in carica e quello mai svanito del suo predecessore - secondo Maureen Dowd. Tempi duri.
Now the president is trapped in two damaging story lines. Is he too weak and immature to do the job? Or is he too cool and distant to do the job?


The Aloof One has to convince voters that he can connect emotionally. In a way, his relationship with Americans now is analogous to a marriage that’s not working. He’s the detached husband; we’re the neglected wife.


Is he paying attention? Does he understand our needs? Or is he just pretending to listen while he watches SportsCenter?

martedì, settembre 20, 2011

Occupy Wall Street

Occupy Wall Street: foto e parole di Paola Bonini sull'Unità.
Tuta da lavoro e caffè nel bicchiere di carta d’ordinanza, su un marciapiedi della Broadway un paio di operai studia con aria sarcastica il flusso che sfila compatto da Bowling Green Park all’imbocco transennato di Wall Street, poche centinaia di metri più avanti “Lo sai, vero, che fra dieci anni questi figli di papà avranno il culo al caldo in qualche banca e noi invece saremo sempre qui?” commenta uno dei due quando gli chiedo il motivo del suo scetticismo.
I figli di papà in questione sono un migliaio e aderiscono a un ventaglio piuttosto ampio di organizzazioni - prima fra tutte la canadese Adbusters, seguita da molte associazioni per la lotta alla povertà e all’emarginazione, a partiti di minoranza e agli hacker di Anonymous, che spiccano nella folla con le maschere rubate a V per Vendetta. Si muovono – senza sosta, perché fermarsi significherebbe, per quanto buffo, trasformare la presenza in occupazione abusiva di suolo pubblico, passibile d’arresto - per bloccare, dal 17 settembre a Natale, il Financial District di New York. Wall Street. L’ombelico della crisi finanziaria mondiale.

Altro materiale:

Oslo, rivoluzione e trasparenza

Foto di Alessio Baù
L’auspicio che ho sentito ripetere da chiunque abbia nominato quel categorico “after July 22” e abbia cercato di raccontare com’è la Norvegia dopo lo shock, è stato che la strage possa per contrasto spingere le vele della democrazia a soffiare più forte e in modo più trasparente. Lo aveva detto esattamente il primo ministro Jens Stoltenberg, dopo quelle ore orrende: “More openness, more democracy”. I cittadini sono con lui e si sente. “Ognuno di noi può costruire una democrazia più forte”, aveva detto. E il suono di quelle parole, a Oslo, echeggia.

Alessio Baù racconta Nordic Techpolitics.

mercoledì, settembre 14, 2011

Viaggio in Portogallo

Decisamente uno dei posti più belli che abbia mai visto.
Un viaggio che mi ha riconciliato con molte cose e che non consiglierò mai abbastanza.

New York 2011

Il consueto album delle vacanze da New York: anche stavolta un po' di foto all'High Line che cresce e continua ad essere uno dei miei posti preferiti.

Elezioni in Danimarca: Facebook, nuovi numeri e vecchi media

Grafica realizzata da Jon Worth
Domani si svolgeranno le elezioni nazionali in Danimarca.

Su TechPresident Anna Ebbesen racconta come le campagne elettorali e i media siano cambiati rispetto alle elezioni del 2007, di come vengano usati dai cittadini e di come Facebook stia giocando un ruolo rilevante.
Sullo stesso tema, ecco una sintesi dell'intervento di Anna a Nordic Techpolitics (con relative slide).

sabato, settembre 10, 2011

"You know, being neighborly"

When the towers fell, I found myself talking to more neighbors in the days after 9/11 than ever before. People said hello to neighbors (next-door and across the city) who they'd normally ignore. People were looking after each other, helping each other, and meeting up with each other. You know, being neighborly.


A lot of people were thinking that maybe 9/11 could bring people together in a lasting way. So the idea for Meetup was born: Could we use the internet to get off the internet -- and grow local communities?

Forse non tutti sanno che i Meetup sono nati proprio in seguito all'11 settembre.
Lo racconta il fondatore Scott Heiferman in una email inviata a tutti i membri.

sabato, settembre 03, 2011

Impressioni (norvegesi) di settembre

Parliamo molto di politica, con i norvegesi. Ascolto le loro inevitabili, perplesse domande su quello che succede da noi.
Ne faccio molte anche io, curiosa di capire come possa funzionare un contesto politico che sembra tutto meno che conflittuale: una cosa a cui noi italiani non siamo proprio abituati, spiego loro. 
"Consensus", usano molto questa parola. Qualcuno quasi si scusa nel dirlo. Tipo: "Sì, forse non è bello e non è sempre giusto cercare l'accordo, il consenso generale. Ma siamo quattro milioni e mezzo di abitanti, pochi, dobbiamo farlo per forza se vogliamo davvero ottenere risultati".
A un certo punto mi chiedo se "consensus" non abbia un altro significato, per quanto forte è l'associazione di idee con il nostro concetto di consenso elettorale, per quanto lontano mi sembra. 
Mi riprometto di controllare una volta a casa, quasi sicura che - in ogni caso - avrò torto comunque.

Cantiere di ricostruzione

Non me ne accorgo giovedì pomeriggio, presa dalla fretta di arrivare all'albergo, cambiarmi e raggiungere gli amici per cena.
Non me ne accorgo al ritorno, dopo una sguardo all'Opera di Oslo e una lunga passeggiata in centro.
Non me ne accorgo nemmeno ieri, quando ci passo davanti per andare verso la Litteraturhuset, dove si svolge la conferenza. O meglio, noto una cosa che mi sembra un cantiere, intravedo dei poliziotti, ma non ci faccio caso.
Me ne rendo conto solo stamattina, quando vedo i fiori infilati in una grata, in quello che è effettivamente un cantiere, un cantiere che non serve a costruire, ma a ricostruire.
Sto ferma un po', cammino, mi volto, cammino ancora un po', mi volto a guardare ancora. I due poliziotti biondi, giovanissimi, mi seguono con lo sguardo, forse mi trovano strana. Mi sento un po' strana anch'io nel rendermi conto del più classico dei "guardare senza vedere".