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mercoledì, giugno 01, 2011

On hiatus


BB's spiderweb, inserito originariamente da farenheit_81.

mercoledì, maggio 13, 2009

Quando la frase più frequente è "in questo periodo la mia vita è complicata"

Uno dice Che succede?
Un altro aggiunge Ma dove vivi esattamente, mi son perso dei passaggi?
Un terzo rimprovera Possibile che le cose io le dabba sapere da Facebook?
Poi c'è chi scrive e non riceve risposta, chi mi chiede le cose e io le dimentico eccetera.

Per la serie "aggiornamenti esistenziali" (o anche: un pugnetto di fatti miei, ma senza esagerare): ho un nuovo lavoro, molto bello, vario e impegnativo. A Roma (sì, vivo sempre a Roma).
Sì, ancora per un mese faccio lezione una volta a settimana ai bambini di scuola elementare. Ad Andria.
Sono due luoghi diversi e vagamente distanti? Esatto, è il motivo per cui ogni settimana viaggio tra le due città, per la gioia di Trenitalia - e un po' anche dei miei genitori, che mi vedono più spesso, sebbene in modalità rimbambita, alle volte.
Per non farci mancare nulla traslocherò all'inizio del mese prossimo e - ho dimenticato qualcosa? - ah, dovrei andare una manciata di giorni a New York per il Personal Democracy Forum (anyone?).

Che altro in più? Ho una camera piena di vestiti che non sarà mai in ordine per i prossimi quindici giorni, scadenze, alimentazione disordinata, articoli scritti a metà, letture che meriterebbero maggior riflessione, email a cui prima o poi risponderò, amici che non curo come dovrei ma di cui non potrei fare a meno (e lo sanno, certo che sì).


Nel frattempo matrimoni, trasferimenti e gravidanze altrui.
Nel frattempo un weekend a Milano di quelli che ci voleva.
Nel frattempo sono sempre di fretta, con la valigia sempre aperta, in debito di tempo e di sonno, con la memoria che fa strani scherzi, ma ci sono, da qualche parte.
Raccontatemi le cose che non vi chiedo, chiedetemi quelle che non vi racconto.
Gestire spazio e tempo è complicato per me, ultimamente (e non è detto che non sia una vendetta storica), ma ci sono e sto bene.

venerdì, febbraio 20, 2009

Gioia, speranza e separazione dei poteri - ci vediamo alla manifestazione per il testamento biologico

È di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori.

La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.
La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo.

e poi:

[...] ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro .



Queste parole risalgono al 1965 (si sa, la separazione dei poteri è un tema che non passa mai di moda). Certo, saranno mica delle strane pretese, quelle di questo tal Paolo VI?
[il testo fa parte dell' enciclica Gaudium et spes, paragrafi 76 e 36]


Io domani pomeriggio alle 15 sarò alla manifestazione per il testamento biologico in piazza Farnese. Sarò con i ragazzi di Fammi scegliere. Ci vediamo lì, spero.

N. B. A me piace molto anche

martedì, febbraio 10, 2009

Reality check: un po' di opinioni di buon senso

Ieri Sergio ha scritto un post molto bello in cui spiegava il concetto di reality check e faceva una serie di considerazioni che vale la pena leggere e di cui riporto un pezzetto:

Viviamo una realtà spesso costruita su certezze di terza o quarta mano, abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà. Non saltuarie, ma costanti e distribuite. A cui ciascuno di noi è chiamato contribuire secondo le proprie competenze. Oggi abbiamo la voce pubblica per farlo, abbiamo il canale per mettere a disposizione quanto sappiamo. E penso che il prossimo ciclo politico sarà gestito dalla prima coalizione di volonterosi in grado di raccogliere competenze ed esercitarle in modo rigoroso per allontanarsi dall’attuale arena di eccessi e menzogne.


In tutto questo rumore - rumore, perché spesso fatto a sproposito - segnalo allora alcune cose interessanti che ho letto in questi giorni:

"...la nostra legge garantisce la possibilità di rifiutare ogni trattamento, anche di semplice sostegno, come le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale; abolire questo dritto sarebbe un atto molto grave, che minaccia alle radici il principio di libertà individuale, base irrinunciabile delle democrazie moderne. Voglio pertanto fare un appello alla ragione e alla coscienza di tutti noi e di tutti voi, in quanti membri del Senato, vale a dire di questa Camera alta, di questa istituzione a cui la gente guarda come un punto fermo nella confusione dei momenti di crisi: il nostro ruolo è di analizzare le situazioni più difficili con lucidità e saggezza e dare pareri obiettivi e lungimiranti. Ecco, credo sia nostro dovere, come senatori, guardare più in là dell’oggi e anche del domani e pensare anche alle conseguenze future delle nostre decisioni."


Secondo il mio modestissimo parere, mi pare siano contributi utili per "tornare alla realtà".

domenica, febbraio 08, 2009

Girl Geek Dinner a Bologna!




Ecco, dato il mio noto tempismo non dovrebbe essere del tutto stupefacente che io stia collaborando all'organizzazione della prima Girl Geek Dinner Bologna proprio ora che non ci vivo più! :D

Ebbene sì, la GGD arriva anche a Bologna e io sono contenta di farne parte e di avere incontrato un gruppo molto attivo ed entusiasta - dato che quando vivevo lì spesso lamentavo la mancanza di persone così.

Ah, la cosa più importante: la data è fissata al 21 marzo. Venite, vero?


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sabato, febbraio 07, 2009

Stasera, davanti a Palazzo Chigi

Ho deciso che scrivo adesso, ché la serata non è ancora finita e in circolo ho ancora un po' dell'incazzatura di oggi. Altrimenti magari adesso vado a dormire, mi rigiro nel letto per un paio d'ore e domani sarò più tranquilla e forse meno arrabbiata (ma su questo non ci giurerei).

C'è che io non ho parole, solo rabbia, nel vedere che stanno calpestando tutto quello in cui credo o, alla meno peggio, non fanno assolutamente niente per difenderlo.

C'è che oggi hanno fatto uno, due, tre passi ancora, a gamba tesa per distruggere le istituzioni, strumentalizzare la sofferenza delle persone, sfruttare, sfruttare, sfruttare per scopi che nemmeno capisco più nel dettaglio, che sembrano quasi non avere logica se non nel delirio di onnipotenza e nella progettata (pianificata?) demolizione di Costituzione, prassi istituzionali, senso civico, democrazia.


C'è che tra ieri e oggi si sono sentite tante di quelle bestialità che persino a me è venuta voglia di prendere a schiaffi Berlusconi, Binetti, Movimento per la Vita e via dicendo, una lista lunga quanto il Parlamento e oltre, anzi quanti sono i giorni di sofferenza di una ragazza (e della sua famiglia) che è diventata un simbolo di troppe cose suo malgrado.

C'è che oggi quando alle cinque del pomeriggio ho sentito che qualcuno si riuniva davanti a palazzo Chigi è stato quasi un istinto: ho comunicato la cosa a tutte le persone possibili, mi son messa le scarpe e sono andata a prendere la metro. Non perché pensassi di fare chissà cosa, e, per una volta, senza preoccuparmi di come un gruppo che protesta potesse essere strumentalizzato (stasera non guarderò Matrix né Porta a Porta ad ogni buon conto).

C'è che mentre ero in metro quasi tremavo e a un certo punto ho seriamente temuto di mettermi a piangere. No, non è emozione del momento, l'ho detto. È che – l'ho già detto – da tanto, troppo tempo mi stanno calpestando, rovinando, stracciando in mille pezzi quello in cui credo. Lo stato, la democrazia, quelle cose per cui i miei nonni non hanno avuto una giovinezza, per cui mio nonno ha passato gli anni di ventenne lontano da casa sua, in guerra, e mia nonna ha visto morire le amiche sotto i bombardamenti (retorica is the new black, passatemi le ultime tre righe).

E poi la fede, che è una cosa che fa parte della mia vita, che qui diventa religione che diventa Chiesa cattolica che diventa semplicemente un altro governo, un'altra gerarchia che dice di parlare di fede e invece proprio di fede non parla da troppo tempo per interferire con un altro governo, per perseguire un fine che è semplicemente quello di tutte le organizzazioni, perpetuarsi.

C'è che un po' mi sono rincuorata a vedere chi, per venire davanti a Palazzo Chigi, si è infilato la prima cosa che aveva a portata di mano, chi ha mollato una riunione importante, chi è arrivato trascinandosi tutti i colleghi, chi era sceso in piazza solo per gli scudetti della Roma, chi ha detto “non potevo essere altrove”.

C'è che è stato bello vedere lì i miei amici e sentirmi meno sola nell'essere incazzata (“indignata” si dice ancora? È già così fuori moda?”).


Stasera a cena una persona che stimo molto diceva una cosa tipo che nei regimi, prima che si instaurino, la vita era normale, poi c'è stato un cambiamento progressivo, graduale, crescente (sintetizzo in modo becero, sia chiaro). Insomma, ci deve essere stato un momento in cui è scattato qualcosa. Io a questa cosa penso da un po' e non so dire quale possa essere il punto di svolta, in questi mesi in cui ogni giorno viene manifestato disprezzo per le istituzioni e per i diritti dei cittadini in mille modi diversi, nel silenzio generale, nel timore di prendere una posizione. Cosa sarà questa volta? La schedatura dei clochard? La possibilità per i medici di denunciare i clandestini? La legalizzazione delle cosiddette “ronde padane”? Dire che Eluana Englaro può fare figli? Dribblare le istituzioni per fare un atto puramente rappresentativo e di facciata (perché a rigor di legge non c'è modo di fare una legge in tempi tanto brevi)?


C'è che oggi, davanti a Palazzo Chigi ho passato tre ore. Nel momento di maggiore calca saremo stati forse 300 (ma non sono molto brava con queste stime), all'inizio solo radicali e UAAR, poi varie forme di partiti di sinistra, poi persino qualche bandiera del PD. Cori, molte chiacchierate, fotografi e telecamere, sarei curiosa di sapere cosa è stato raccontato, e come.

Eravamo pochi, era una manifestazione improvvisata – e non programmata con mesi di anticipo – e non si è chiesto né ottenuto niente ma sono stata contenta, in qualche modo.

Ecco, c'è che io non so se ho fatto qualcosa di buono o di utile oggi ma sentivo di non poter fare altro, di non poter essere altrove.


lunedì, febbraio 02, 2009

La mia foto più vista su Flickr


Luca, Mucio e Gioxx, originally uploaded by farenheit_81.

Con un po' di tempo libero in questa tarda serata stavo guardando qualche foto su Flickr e l'occhio mi è caduto sulla pagina delle statistiche.
Premessa, non sono certo una brava fotografa. Ma dopo aver girato un po' di Stati Uniti ed Europa tutto mi aspettavo tranne che la foto più vista (1853 volte!) fosse quella qui sopra! :D
La foto ritrae Luca, Mucio e Gioxx ed è stata scattata a Bologna, nel marzo di due anni fa, alla prima TwitterBeer, giusto qualche giorno dopo il CitizenCamp, durante il quale avevo conosciuto i loschi figuri di cui sopra - e molte altre persone ancora.
Mi ha fatto ricordare un bel po' di cose, bei momenti e tante cose successe da allora. E mi ha fatto sorridere e forse per questo, più di tutto, ho messo qui questa foto.
'notte.

lunedì, gennaio 26, 2009

L'energia del KublaiCamp (e tutte le parole che non riesco a trovare)

Sono passati un paio di giorni dal KublaiCamp e ancora ho difficoltà a mettere in fila i pensieri su tutto quello che è stata la giornata di sabato e su cosa ha rappresentato questo momento di incontro dopo un anno di Kublai, un progetto entusiasmante e difficile, pieno di sfide.




Ormai ho una certa esperienza di organizzazione di barcamp ma questo è stato in qualche modo diverso dagli altri: dopo molti mesi di gestione della community di Kublai, persone, storie, progetti, idee, è stato importante e molto bello vedere conoscersi di persona, chiacchierare, raccontare, mostrare pezzi del proprio progetto (il gruppo di Frame ha predisposto dei pannelli di grande impatto, Nino Galante ha portato le foto e le formine da pasticceria del Caffè Galante in Sicilia...e deliziosi dolci alla mandorla!).
Insomma è stato un incontro, una festa fatta da e con tutti i partecipanti, un modo per stare insieme e vedere come ripartire.



Cose da raccontare ce ne sarebbero, moltissime: dall'atmosfera, al bellissimo premio creato da Fabio, agli occhi curiosi di chi è arrivato da tutte le parti d'Italia e non sa cosa sia un barcamp, fino a Tito e Marco, che hanno vissuto questo anno di Kublai dal punto di vista del Ministero dello Sviluppo economico (loro sono economisti esperti di sviluppo locale) - e ora sono praticamente dei fan del progetto.

Su un aspetto in particolare però mi fermo. Il Kublai Award, il premio al miglior progetto creativo di Kublai, è stato assegnato a Critical City, scelto tra cinque finalisti. Io, devo dire, non sapevo come sarebbe stata presa la premiazione: in fin dei conti non è un premio in denaro ed è di qualità ma è un aiuto per crescere, se te lo sai giocare, non di quelli che ti risolve la vita (in pieno spirito di Kublai, devo dire).
E invece c'è stata partecipazione, attesa e anche emozione, da parte di tutti. Al momento della proclamazione, quando ho visto i tre ragazzi di CC saltare in piedi e abbracciarsi, sentito l'applauso sincero di tutti, con gli altri finalisti in prima fila...beh, ho pensato che persino all'ultimo momento sono riuscita a stupirmi e a imparare qualcosa in più. E a sentirmi davvero un bel po' fiera di aver fatto parte di tutto questo.

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E poi, ovvio o meno che sia, grazie a tutti i partecipanti e allo staff di Kublai.

giovedì, dicembre 11, 2008

PslA (dove P sta per Pazienza)

Il fatto è che voi non ve ne accorgete che il tempo passa, se qualcuno non ve lo dice. Tutti presi a creare prodotto interno lordo (facendovelo fumare da Lehman Brothers), sposarvi, condurre alla sconfitta la vostra squadra di ammogliati (chè, se siete scapoli, avete di meglio da fare – o almeno così credete, poveri illusi), crescere pargoli, creare immortali calembour che su FriendFeed moriranno entro le prossime ventiquattr’ore, sognare di fare sesso con Sarah Palin o, in alternativa, Maria Vittoria Brambilla. Fermatevi, dannazione. Se non ve ne siete accorti, Natale è arrivato, puntuale come l’influenza di ceppo asiatico, l’incremento della rata del mutuo, la lettera di un’adolescente morta tra atroci sofferenze inviata a Uolterveltroni. Come il Post sotto l’Albero.


Ieri sera gironzolavo nella posta alla ricerca di una cosa di un paio d'anni fa e mi è capitato di trovare le mail di sollecito del Post Sotto l'Albero del 2006. E ho pensato che da anni quest'uomo paziente si prende pazientemente la briga di darsi da fare, ricordare, scrivere, sollecitare, invitare, frantum...ops.

Ed è una cosa bella, una serie di cose belle. Il tempo di qualcuno, il tempo per scrivere, per chiederti di scrivere, di ricordarti di scrivere, di ri-ricordarti di scrivere, di trovarti nuovi modi per dirti che, ecco, potresti scrivere entro sto benedetto otto dicembre.

Insomma, eccola qui, la raccolta di post sul Natale scritta dai blogger (ecco, ora sì che suona inquietante)! Grazie.


...ah, vi dovevo dire di leggerlo, il PslA? E che altro pensavate di farci?
(uh, no, facciamo che non rispondete)

lunedì, ottobre 20, 2008

Equivalenze (o "dello stare al mondo")

"...sì, e insomma, ha una villa spettacolare. E pare abbia tipo dodici Ferrari. Mah, non so cosa me me ne dovrei fare, io, di dodici Ferrari."

"Tu non capisci: sai quante scarpe si comprano con una Ferrari?"

mercoledì, luglio 30, 2008

Vacaaaanza!

Allora, io domani levo le tende dall'Urbe e vado a sud.
Sarò un po' itinerante ed è probabile che io sia qui tra il 10 e il 12 agosto (e voi andateci, ché ne vale la pena).
Per buona parte delle ferie comunque dovrei essere sul Gargano, in un posto piccino picciò dove non esiste wi-fi e c'è il mare a duecento metri da casa mia - tanto per fare una distinzione tra priorità.
Quindi se passate, vi va di venire a trovarmi o di sentire la mia vocina simpatica e petulante ecc fatemi una telefonata, ché mi sa che il computer lo vedrò pochino. Anche, in caso contrario temo che mia madre mi cioncherebbe le mani di netto, quindi... ;-)

Buone vacanze!

O anche: la sindrome da prima della classe

“E’ pericoloso focalizzarsi semplicemente sul fare le cose al meglio, e’ più importante scegliere le cose giuste da fare e poi farle adeguatamente”


Randy Pausch (via la pupa)

lunedì, luglio 28, 2008

F-ego

Senza una particolare ragione.
Ma condividere un piccolo flash molto saggio di Feba vale sempre la pena (e chissà che a un certo punto non torni anche utile):

L’ego ha un funzionamento inversamente proporzionale rispetto a una bottiglia di vino, e’ praticamente sempre pieno. Ogni tanto pero’ bisogna allenarsi e svuotarlo un po’, perche’ questa sua pericolosa tendenza di farci vedere il mondo in maniera distorta ci impedisce di sforzarci ad essere diversi e a fare sul serio la differenza.

domenica, luglio 20, 2008

"Signori, Kublai!"

Siamo lontani, sparsi per l’Italia, facciamo cose diverse, abbiamo percorsi diversi e mentalità differenti. Non saremmo stati insieme se non fosse per Kublai. E’ una scommessa: crediamo che insieme possiamo fare qualcosa di meglio e divertirci facendolo.


Kublai sta riempiendo le mie giornate, non solo dal punto di vista lavorativo: è un progetto bello e vivo, me ne accorgo dalla frequenza con cui mi ritrovo a parlarne quando chiacchiero con amici e dall'entusiasmo che suscita anche solo il mio racconto, per forza di cose incompleto.

Da quando le attività sono iniziate abbiamo fatto strada, incontrato persone, parlato, conosciuto realtà nuove e imparato tutti, moltissimo: il gruppo di persone è cresciuto, le idee e il fermento creativo aumentati a dismisura, collaborazioni tra persone lontanissime sono nate quasi magicamente (e invece no, non è magia, ma è bello che sembri tale).
Quello che facciamo però è difficile da comunicare e anche da spiegare a chi non ci sia dentro, ci abbiamo provato qui. Questa, a dire il vero, è una delle sfide, a maggior ragione adesso che sono partite le attività di coaching, un supporto ai primi progetti proposti.

Recentemente Giuseppe ha scritto un bel post (da cui è tratta la frase all'inizio) che fa da "manuale del kublaiano consapevole", come lo definisce lui:
Ecco, il kublaiano sa questo. Sa che fare rete è importante quanto essere bravo. Il Kublaiano non è kublaiano perché è iscritto al ning e forse ha un’idea. E’ kublaiano perché sa che facendo rete: per definizione fa rete per sé e per gli altri, e gli altri fanno rete per lui. E si scoprono i campi dietro le colline. Il kublaiano è attento alle persone del network, ci parla anche se apparentemente lavorano in campi diversi (proprio perché senza i flussi di cassa nemmeno il fabbro sarebbe fabbro, se non per pura fortuna con la C maiuscola). Il kublaiano costruisce fiducia, per sè e per gli altri. Perché se funziona la rete, se siamo attenti, aumentano le opportunità per tutti.

Lo spirito è questo, insomma.
Vi va di fare un giro?

Ode al quartiere

Io ho questo problema qui, dell'innamoramento facile per i luoghi in cui vado e, soprattutto, per quelli in cui vivo. Mi ambiento in fretta e ho questa tendenza a mettere radici in qualche modo: anche se so che ci resto poco mi piace da matti capire come funziona il quartiere, conoscere la gente che ci vive, esplorare i luoghi più interessanti.

Ci sono quartieri che hanno un'anima visibile, molto più di altri, lo so bene. Altri, magari, mostrano l'anima solo a chi ci abita. Ma l'innamoramento è possibile, sempre e comunque, naturalmente, in quanto altamente soggettivo. Oggi mi ha fatto molto piacere leggere il post di Alberto sul quartiere di Milano in cui vive mi ha colpito e mi ha fatto sorridere e ripensare al quartiere Porto e a Morningside Heights.
Mi piacerebbe se ce ne fossero di più, di racconti, di momenti in cui ci si prende il tempo per mettere a fuoco il mondo che abbiamo intorno ogni giorno.

giovedì, luglio 17, 2008

Conversazioni su timide prove di pubblicazione

1.
Papà: Ma allora dove lo pubblichi l'articolo sulla conferenza di New York?
Io: Sul Manifesto.
Papà: Ah, l'altro giorno ho visto Sansonetti in tv...ma è lui il direttore del Manifesto?
Io: No, papà, lui è direttore di Liberazione

2.
Io: Zio, devi fare una cosa che non ti piacerà, devi comprare il Manifesto sabato, ci sarà un mio articolo! Ti tocca, ti tocca!
Zio (un bel po' di destra): Ma proprio lì? Ma mica posso fare queste cose, io!
Io: Ma dai, ziiiiiiiiooooooo, la tua unica nipoteeee...è un quotidiano nazionale, daiiii!!
Zio: Vabbè...mh, magari mando qualcuno a comprarlo

3.
Zio (a mia madre): E no, dai, quel giornale no. Portami una fotocopia, su.

4.
Io: Oggi è sabato, ti ricordi che esce il mio articolo?
Papà: Ah, già. Quante copie compro? Tuo zio di sicuro non ne vuole una...
Io: Boh, vedi tu, dai
Papà: Ok, allora adesso esco e vado a comprare Liberazione
Io: Papà!! il Manifesto!!
Papà: Scusa, ma Sansonetti dove fa il direttore?
Io: Su Liberazione. Ma il mio articolo è sul Manifesto!

(la prossima volta fotocopie, davvero, mi sa)


Aftermath
Amico: Pensa che ho comprato il Manifesto con il tuo articolo.
Io: E l'hai letto? Che ne pensi?
Amico: Beh, certo, potevi dirmelo che era nel supplemento, quello che tutti buttano!
Io: E...tu...mica l'hai buttato?

lunedì, luglio 14, 2008

Il dio delle agende

La divinità che controlla le agende è un'invenzione di un amico quando ci trovavamo a rimandare un caffè da prendere insieme o un cinema per settimane perché i reciproci impegni non coincidevano mai o per improbabili imprevisti dell'ultimo minuto. Questo pur vivendo nella stessa città, a 20 minuti di distanza.
Il dio delle agende questo weekend l'ho fregato a colpi di organizzazione e di pressione stabile - ché il caldo torrido di Bologna a luglio lo capite solo se ci andate.
Ci sarebbero molte cose da dire, di gente appena conosciuta, di gente che sembra cambiata, di chi non vedevo da un anno e però sembrava solo una settimana, di una lunga mattina a sentir parlare di politica, ad ascoltare discorsi intensi e sentiti e a provare a credere e sperare un po' di più.

Il dio delle agende l'ho fregato trovando il tempo di una chiacchierata lunga e meno contorta del solito, quella in cui i ruoli sono confortevolmente sempre gli stessi e tu senti di conoscere la persona tua interlocutrice a memoria, anche quando ti dice cose che non sai e che non potevi sospettare. E poi, inaspettatamente, quando ti ricorda che persino i momenti in cui facevi la buffona hanno avuto senso - voglio dire, avevano un senso, io lo sapevo.
Faccio ancora così del resto, me ne rendo conto, incluso dare opinioni in modo poco delicato - ma solo a pochi (discutibilmente fortunati) eletti.

(stai a vedere che devo arrivare fino a Bologna in pieno luglio per rendermi conto di quanto poco io sia cambiata)

mercoledì, giugno 25, 2008

PDF e l'investimento nelle idee

(mi scuso per la mancanza di accenti. Da' piu' fastidio a me che scrivo che non a chi legge, ve lo assicuro. Ah, riporto alcuni di questi pensieri anche su Kublai, mi pare pertinente)


Alcuni appunti in fretta perche' il sonno e' tiranno and jetlag is a bitch.
I primi giorni a New York sono stati piu' che intensi. Il weekend e' passato tra arrivo, giri per Harlem, pranzo BBQ (yuuum!), e l'ultima visione del mio musical del cuore (e' ufficiale, lo so tutto).
Gli ultimi due giorni invece li ho trascorsi al Personal Democracy Forum, tra speaker interessanti, incontri ancora piu' interessanti, suggestioni, idee su come la tecnologia sta cambiando la politica e l'impegno civico.
Tutto ancora a spasso nella mia mente e nella mia agenda: sprovvista di computer, infatti, ho messo gli appunti su un molto tradizionale cartaceo quaderno. Sergio e Antonio hanno egregiamente provveduto a scrivere impressioni e commenti live.
Un po' di cose, immagini, persone sono nella mia testa, il che vuol dire che devo sbrigarmi a scriverne, altrimenti qualcosa mi sfuggira'. La buona notizia - ne parlavamo oggi con Sergio - e' che non siamo poi molto indietro, o meglio, gli americani non sono molto piu' avanti in termini di risultati*.

La cattiva notizia per noi, se vogliamo, e' esattamente la stessa: cioe' in America non hanno niente piu' di noi, hanno completato un primo passaggio che noi faticosamente stiamo intraprendendo (consapevolezza delle possibilita' del mezzo, tentativi di mettere in pratica tali possibilita' etc) ma ancora si stanno chiedendo "What's next?", anche se con ottimismo e la certezza che molto si potra' fare e che le cose stanno per cambiare, ad ogni modo.
E per noi e' una cattiva notizia perche' il fatto che le nostre iniziative siano poche e non connesse vuol dire che non c'e' ottimismo, ne' voglia di fare se non ci sono risultati a breve termine.
Non c'e' tanta attenzione a come si svolgono i processi, ne' voglia di rischiare, non c'e' investimento. E non parlo di soldi, cosa di cui spesso ci si lamenta (ed e' un altro discorso ancora), parlo di idee. E se non siamo disposti a investire tempo, impegno, passione...di cosa parliamo quando parliamo di idee?



*e anzi, a livello governativo, non sfruttano appieno alcuni strumenti che gia' hanno (un esempio su tutti: il Freedom of Information Act. Ne parlero' in modo piu' esteso)

mercoledì, giugno 18, 2008

Menotre/ Il giorno in cui si ringrazia Josh (e si pubblica in inglese!!)

Di Josh Levy e di TechPresident ho già parlato un sacco di volte, così come dell'ammirazione e dell'entusiasmo verso quello che fanno, non ultimo il Personal Democracy Forum, a cui parteciperò la prossima settimana in compagnia di Sergio e Antonio, che qui spiega brevemente di cosa si parlerà.

Per me quindi è come la realizzazione di un piccolo sogno essere riuscita a scrivere un post in inglese su TechPresident per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore, il progetto 10domande (qui una sintesi dell'esperienza).

E alla fine eccolo qui, il post!

Nelle ultime 24 ore Josh, oltre ad aver trovato il tempo di leggere e sistemare le mie due pagine in inglese, mi ha anche dato una mano al volo a risolvere un piccolo problema pratico per reperire i biglietti per andare a vedere Rent - una ossessione della sottoscritta, in case you're wondering - con una tempistica del genere "detto fatto": dalla manifestazione del problema alla sua risoluzione in quindici minuti (tralasciamo l'immagine della sottoscritta zompettante per l'ufficio).

Avendo passato le ultime 24 ore a ringraziare Josh, mi pare giusto concludere la giornata con un post, approfittando per segnalare la sua prossima avventura lavorativa, davvero molto interessante.

lunedì, giugno 16, 2008

Menocinque / Le case degli altri

Confesso: anche oggi ho guardato Apartment Therapy e sbirciato le case di New York in cui non vivrò mai.
Confesso: anche oggi ho assillato un paio di amici via mail e via IM sull'eventuale modo di riuscire a ovviare all'assunto di cui sopra.

(per la cronaca uno mi ha risposto seriamente, l'altro ha ripiegato su un evergreen: "sposa un uomo ricco")

La giornata fa registrare anche:
- ordinazione di dollari presso la banca
- invito a cena di amica giornalista gastronomica
- promessa di giro in quartiere di Brooklyn da parte di autoctoni
- i miei compagni di viaggio che mi danno carta bianca sull'organizzazione dei loro cinque giorni scarsi a New York. Per la serie "I made a huuuuuge mistake" (chi capisce la citazione vince regalo).