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venerdì, dicembre 09, 2011

PdF France - recap

Un po' di cose scritte su PdF France:

giovedì, novembre 10, 2011

Sarah Lai Stirland a TechPresident

Da lunedì avrò una nuova collega a TechPresident: si tratta di Sarah Lai Stirland, già giornalista di Wired e Talking Points Memo.
Chi ha seguito la scorsa campagna presidenziale USA conosce bene il lavoro di Sarah, una delle teste più acute e originali del settore.
Da piccola fan nel 2007, sono molto contenta di averla come collega oggi.

Per leggere qualcuno dei suoi articoli qui c'è un archivio.
In bocca al lupo!

lunedì, settembre 26, 2011

LinkedIn - Un manuale

Nella frenesia della scorsa settimana ho dimenticato di scriverlo qui: giovedì scorso è uscito un manuale che ho scritto per Apogeo.
Si intitola LinkedIn e prova a spiegare come usare al meglio questo social network nel mondo del lavoro.

Grazie a Federica Dardi, a Sergio Maistrello (che ha scritto la prefazione, cosa di cui sono davvero onorata), a chi è stato così gentile da rispondere alle mie domande.

Spero sia un libro utile.

p.s. Al momento è disponibile solo l'ebook.
Il libro "di carta" sarà nelle librerie il 3 novembre.

sabato, maggio 07, 2011

The Filter Bubble - una "bolla" più pericolosa?

Al Personal Democracy Forum 2010 uno dei miei interventi preferiti è stato quello di Eli Pariser, intitolato The Filter Bubble.
Secondo Pariser (fondatore e presidente di MoveOn.org e co-fondatore di Avaaaz), la personalizzazione è ormai parte integrante del nostro consumo di contenuti in Rete e questo - incorporato in modo più o meno (in)visibile negli strumenti che usiamo più spesso, vedi Google e Facebook - ci porti fondamentalmente a non avere la possibilità di essere esposti ad altri punti di vista.

Adesso Pariser ha pubblicato un libro che si chiama, appunto, The Filter Bubble e che ha un sito collegato.
Qui il suo speech a PdF 2010, lo scorso anno.



L'idea, va detto, non è certamente nuova (ne avevo letto una trattazione nel 2005 su Republic.com di Cass susntein), ma Pariser parla oggi e fa esempi molto significativi e concreti, non limitandosi a un'analisi in termini di processo.

Insomma, è un libro che mi propongo di leggere presto, così come voglio recuperare anche il suo talk fatto a TED un paio di mesi fa. Idee, dubbi e considerazioni sono i benvenuti.

lunedì, maggio 25, 2009

If anything goes wrong, PDF will be my constant

Dopo l'edizione 2007 e quella 2008 e, giuro, mille peripezie...

si torna al Personal Democracy Forum - edizione 2009!!!

Cosa è PDF? La più importante conferenza che si occupa del rapporto tra tecnologia e politica.

Cioè?
Beh, fatevi un'idea da quello che è successo lo scorso anno:



(...ah, quando? 29 e 30 giugno)

mercoledì, maggio 13, 2009

A scuola, dall'alto di un ruolo

Per vari impegni di lavoro non ho continuato con costanza - mea culpa - a raccontare delle mie lezioni a scuola elementare.

Ho continuato a fare una o due lezioni a settimana e cercherò pian piano di raccontare gli elementi più importanti.
Una cosa però mi ha colpito nella lezione di giovedì scorso. Tra i vari blog ho mostrato ai bambini quello di Visioni Binarie, lasciando che esplorassero le pagine (avevamo fatto un piccolo gioco-esperimento di cui poi parlerò).
Una bambina è rimasta colpita da questa in cui si parla di Roberto, un ragazzo che non riesce a fare accettare la propria omosessualità ai genitori. "Ma che succede se lo leggono i genitori? O i suoi amici? O qualcuno che lo prende in giro?" mi ha chiesto "Forse non avrebbero dovuto scriverlo in un blog".
Ho provato a chiederle se secondo lei si trattasse di una storia vera, pensando che il problema fosse la riservatezza, la privacy, temi di cui abbiamo parlato. Invece la ragazzina era preoccupata del fatto che Roberto potesse avere problemi perché era stato scritto che era omosessuale. L'ho rassicurata, aggiungendo che l'errore non è di chi lo dice pubblicamente, ma di chi prende in giro (mi ha fatto sorridere questo riconducimento alla pratica scolastica del "prendere in giro" per qualsivoglia motivo).
Non abbiamo continuato a parlarne, eravamo a fine lezione, ma si è abbastanza tranquillizzata.

Però sono andata a casa con un paio di interrogativi. Il primo è che non sono riuscita a capire se il timore fosse collegato a una percezione dell'omosessualità come effettivamente "sbagliata".
Il secondo è: se così fosse stato io cosa avrei fatto?
Sicuramente non avrei detto qualcosa che non penso, ma sarebbe stato giusto farlo? In fin dei conti in questi aspetti quello che i bambini pensano deriva quasi sicuramente direttamente da quanto detto in famiglia, e io non sono nemmeno una maestra, poi, anche se i bambini mi vedono come tale.

Qualche giorno fa raccontavo a un'amica delle lezioni e del rapporto con i ragazzi e che loro mi sembrano, anzi sono, estremamente più svegli, non solo sul piano personale ma in generale quanto a conoscenza - o, meglio, percezione - del mondo che hanno intorno.
E questo è positivo, certo, ma anche critico e destabilizzante per chi deve avere a che fare con loro. O almeno, questa la sensazione che ho avuto in quei cinque minuti in cui ho avuto la possibilità di dire qualcosa "dall'alto" di un ruolo.

lunedì, gennaio 26, 2009

L'energia del KublaiCamp (e tutte le parole che non riesco a trovare)

Sono passati un paio di giorni dal KublaiCamp e ancora ho difficoltà a mettere in fila i pensieri su tutto quello che è stata la giornata di sabato e su cosa ha rappresentato questo momento di incontro dopo un anno di Kublai, un progetto entusiasmante e difficile, pieno di sfide.




Ormai ho una certa esperienza di organizzazione di barcamp ma questo è stato in qualche modo diverso dagli altri: dopo molti mesi di gestione della community di Kublai, persone, storie, progetti, idee, è stato importante e molto bello vedere conoscersi di persona, chiacchierare, raccontare, mostrare pezzi del proprio progetto (il gruppo di Frame ha predisposto dei pannelli di grande impatto, Nino Galante ha portato le foto e le formine da pasticceria del Caffè Galante in Sicilia...e deliziosi dolci alla mandorla!).
Insomma è stato un incontro, una festa fatta da e con tutti i partecipanti, un modo per stare insieme e vedere come ripartire.



Cose da raccontare ce ne sarebbero, moltissime: dall'atmosfera, al bellissimo premio creato da Fabio, agli occhi curiosi di chi è arrivato da tutte le parti d'Italia e non sa cosa sia un barcamp, fino a Tito e Marco, che hanno vissuto questo anno di Kublai dal punto di vista del Ministero dello Sviluppo economico (loro sono economisti esperti di sviluppo locale) - e ora sono praticamente dei fan del progetto.

Su un aspetto in particolare però mi fermo. Il Kublai Award, il premio al miglior progetto creativo di Kublai, è stato assegnato a Critical City, scelto tra cinque finalisti. Io, devo dire, non sapevo come sarebbe stata presa la premiazione: in fin dei conti non è un premio in denaro ed è di qualità ma è un aiuto per crescere, se te lo sai giocare, non di quelli che ti risolve la vita (in pieno spirito di Kublai, devo dire).
E invece c'è stata partecipazione, attesa e anche emozione, da parte di tutti. Al momento della proclamazione, quando ho visto i tre ragazzi di CC saltare in piedi e abbracciarsi, sentito l'applauso sincero di tutti, con gli altri finalisti in prima fila...beh, ho pensato che persino all'ultimo momento sono riuscita a stupirmi e a imparare qualcosa in più. E a sentirmi davvero un bel po' fiera di aver fatto parte di tutto questo.

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E poi, ovvio o meno che sia, grazie a tutti i partecipanti e allo staff di Kublai.

domenica, settembre 07, 2008

La città dei cittadini e il premio COM Lab award

So che qualcuno tra amici e lettori ha seguito e partecipato alle attività di Micromacchina e della Città dei cittadini, a partire dal CitizenCamp.
Vi aggiorno un po' con le ultime novità dell'edizione di quest'anno, che ha avuto un bel riscontro sia per il blog che per il premio nazionale "La città dei cittadini", ideato per individuare e premiare buone prassi sulla diffusione della cultura della cittadinanza attiva.

L'ultima novità de La città dei cittadini è la collaborazione con l'associazione Comunicazione Pubblica: con loro si è deciso di creare una sezione speciale del premio (dal nome "La città dei cittadini-COMLab Award") sarà attribuito ad una personalità che si sia particolarmente distinta in progetti e iniziative sulla cittadinanza democratica.
Questa categoria del premio può essere votata da tutti (basta inviare una e-mail a info@comunicatoriecomunicazione.it) fino al 28 settembre. La lista dei candidati è qui.

Nel frattempo la giuria (con Romano Prodi presidente onorario) sta valutando le segnalazioni (158!!) inviate dai partecipanti nelle 4 categorie: tesi di laurea, pubblica amministrazione, associazionismo, mezzi di comunicazione.
La premiazione si terrà il 7 ottobre a Bologna.

domenica, luglio 20, 2008

"Signori, Kublai!"

Siamo lontani, sparsi per l’Italia, facciamo cose diverse, abbiamo percorsi diversi e mentalità differenti. Non saremmo stati insieme se non fosse per Kublai. E’ una scommessa: crediamo che insieme possiamo fare qualcosa di meglio e divertirci facendolo.


Kublai sta riempiendo le mie giornate, non solo dal punto di vista lavorativo: è un progetto bello e vivo, me ne accorgo dalla frequenza con cui mi ritrovo a parlarne quando chiacchiero con amici e dall'entusiasmo che suscita anche solo il mio racconto, per forza di cose incompleto.

Da quando le attività sono iniziate abbiamo fatto strada, incontrato persone, parlato, conosciuto realtà nuove e imparato tutti, moltissimo: il gruppo di persone è cresciuto, le idee e il fermento creativo aumentati a dismisura, collaborazioni tra persone lontanissime sono nate quasi magicamente (e invece no, non è magia, ma è bello che sembri tale).
Quello che facciamo però è difficile da comunicare e anche da spiegare a chi non ci sia dentro, ci abbiamo provato qui. Questa, a dire il vero, è una delle sfide, a maggior ragione adesso che sono partite le attività di coaching, un supporto ai primi progetti proposti.

Recentemente Giuseppe ha scritto un bel post (da cui è tratta la frase all'inizio) che fa da "manuale del kublaiano consapevole", come lo definisce lui:
Ecco, il kublaiano sa questo. Sa che fare rete è importante quanto essere bravo. Il Kublaiano non è kublaiano perché è iscritto al ning e forse ha un’idea. E’ kublaiano perché sa che facendo rete: per definizione fa rete per sé e per gli altri, e gli altri fanno rete per lui. E si scoprono i campi dietro le colline. Il kublaiano è attento alle persone del network, ci parla anche se apparentemente lavorano in campi diversi (proprio perché senza i flussi di cassa nemmeno il fabbro sarebbe fabbro, se non per pura fortuna con la C maiuscola). Il kublaiano costruisce fiducia, per sè e per gli altri. Perché se funziona la rete, se siamo attenti, aumentano le opportunità per tutti.

Lo spirito è questo, insomma.
Vi va di fare un giro?

giovedì, luglio 17, 2008

Conversazioni su timide prove di pubblicazione

1.
Papà: Ma allora dove lo pubblichi l'articolo sulla conferenza di New York?
Io: Sul Manifesto.
Papà: Ah, l'altro giorno ho visto Sansonetti in tv...ma è lui il direttore del Manifesto?
Io: No, papà, lui è direttore di Liberazione

2.
Io: Zio, devi fare una cosa che non ti piacerà, devi comprare il Manifesto sabato, ci sarà un mio articolo! Ti tocca, ti tocca!
Zio (un bel po' di destra): Ma proprio lì? Ma mica posso fare queste cose, io!
Io: Ma dai, ziiiiiiiiooooooo, la tua unica nipoteeee...è un quotidiano nazionale, daiiii!!
Zio: Vabbè...mh, magari mando qualcuno a comprarlo

3.
Zio (a mia madre): E no, dai, quel giornale no. Portami una fotocopia, su.

4.
Io: Oggi è sabato, ti ricordi che esce il mio articolo?
Papà: Ah, già. Quante copie compro? Tuo zio di sicuro non ne vuole una...
Io: Boh, vedi tu, dai
Papà: Ok, allora adesso esco e vado a comprare Liberazione
Io: Papà!! il Manifesto!!
Papà: Scusa, ma Sansonetti dove fa il direttore?
Io: Su Liberazione. Ma il mio articolo è sul Manifesto!

(la prossima volta fotocopie, davvero, mi sa)


Aftermath
Amico: Pensa che ho comprato il Manifesto con il tuo articolo.
Io: E l'hai letto? Che ne pensi?
Amico: Beh, certo, potevi dirmelo che era nel supplemento, quello che tutti buttano!
Io: E...tu...mica l'hai buttato?

domenica, giugno 15, 2008

Appunti di viaggio per Kublai

Preparandomi per il mio fatidico viaggio (menosei!!) ho messo ordine tra alcuni appunti sui viaggi fatti con Kublai - e su quello che verrà prossimamente!

mercoledì, aprile 23, 2008

Note a margine sul Salerno-Roma

Annotazioni sconnesse nel viaggio di ritorno da Salerno, prima trasferta del progetto Kublai (ne parlerò presto).

Napoli
Guardare i container verdi con su scritto "China shipping". Niente da fare, per associazione di idee penso all'incipit di Gomorra. Non solo pensarci, quasi vederlo, tanta è la potenza dell'immagine, anche se su carta.

Sono come me ma si sentono meglio
Questa settimana è trascorsa chiedendosi "Che fare adesso?" e parlando (e mangiando) molto, nel tentativo di capire chi li ha votati, gli altri.
Più che del risultato generale, sono giorni che non mi capacito di quello della Lega in particolare, non lo capisco, non mi ci sento a mio agio. Per dire, venerdì per lavoro ho pranzato con un avvocato che mi ha parlato di leggi e procedimenti (capendoci il giusto, io). Il resto della giornata l'ho passato a fare riunioni in un contesto in cui nella stanza c'eravamo io e cinque economisti, per dire. Nonostante il senso di inferiorità roteante e incalzante non sono mai arrivata a sentirmi a disagio in questi contesti anomali.
Pensare alla Lega a quelle percentuali sì, parrà ridicolo, ma tant'è.
Non sono nemmeno abituata a sentirmi così.

Una vita laterale
Oggi lunga chiacchierata con una persona che ama il suo lavoro, e non è banale.
Poi parlando di hobby e passioni mi ha detto sorridendo: "Bisogna costruirsi una vita laterale oltre al lavoro, fare cose che ci piacciono. Una vita sola non basta"
La stessa cosa mi verrà ripetuta a distanza di poche ore da un'altra persona, del tutto diversa.
Ci sto pensando, ancora.

domenica, marzo 16, 2008

10 domande/2. La blogosfera politica e la consapevolezza dei candidati: sfatiamo i miti, ma anche no

[Ri-disclaimer: lavoro al progetto 10domande, ho seguito 10questions che ne ha creato il format e ne ho anche scritto in passato. Per dire che sento anche un legame “affettivo” con questa iniziativa. Insomma, ci credo.]

Altre osservazioni sparse.
Il post precedente finiva con questa frase "Sono convinta che la nostra massa critica si farà con processi non del tutto prevedibili, che avranno somiglianze, ma anche (soprattutto?) differenze e peculiarità rispetto ad altre nazioni. Insomma, non ha senso misurare aspettandosi le stesse tappe."
Parlando di 10domande la parola esperimento è d'obbligo. E non per una forma di giustificazione ma perchè è quello che è. Con tempi tanto ristretti prima delle elezioni abbiamo avuto poco tempo per ripensare il format di 10questions adattandolo alla realtà italiana.

Il progetto originario godeva dell'appoggio di attivisti e della cosiddetta blogosfera politica di cui sopra, un consenso bipartisan, lo ricordo.
Qui un altro appunto. Si parla spesso dell'assenza di blog politici di rilievo mentre negli Stati Uniti i giornalisti scrivono sui blog, i blogger diventano giornalisti e comunque, in generale, alcuni di loro sono diventati opinion leader seguiti dal pubblico e (forse per questo?) rispettati dai media tradizionali e dai candidati. Sto banalizzando, sia chiaro.

In realtà, va detto, anche negli Stati Uniti i blog politici sono ben lontani dall'essere pervasivi come mostra l'ultima di molte ricerche condotte sul tema. Però, come ben sintetizza Emiliano Germani su Spindoc:
Anche se molti internauti americani non li leggono o non li reputano affidabili, i blog politci esercitano una forte influenza mediata sull’opinione pubblica attraverso due canali: condizionano le strategie delle campagne elettorali e incidono sulla copertura da parte della stampa dei candidati e dei temi in discussione”.

E i candidati?
Lo scorso maggio Andrew Rasiej e Micah Sifry hanno lanciato una sfida dal palco del Personal Democracy Forum chiedendo "Who will be America's First TechPresident?". Hanno poi fatto un'approfondita analisi con tanto di voti per tutti i candidati democratici e repubblicani relativamente alle loro proposte politiche sulla tecnologia, con voti da A- a F.

Insomma, i candidati negli USA stanno facendo grandi cose in Rete per la loro campagna elettorale ma con gradi diversi di consapevolezza. Parte della differenza sta nei candidati, ma anche nella cultura organizzativa della campagna elettorale, che si evolve, capisce, adatta e utilizza il valore di ogni nuovo strumento.

Tag:

10 domande/1. La massa critica che si farà

[Disclaimer grosso come una casa: lavoro al progetto 10domande, ho seguito 10questions che ne ha creato il format e ne ho anche scritto in passato. Per dire che sento anche un legame “affettivo” con questa iniziativa. Insomma, ci credo.]


Di 10domande hanno parlato diverse persone ormai: complimenti, critiche, riferimenti in contesti più ampi (segnalo il recente articolo di Sergio, tra gli altri).
Del resto, Nicola sta aggiornando il suo blog con tutte le evoluzioni del progetto, incluse alcune le conversazioni che l'iniziativa ha generato.
Io faccio alcune osservazioni a margine, non necessariamente collegate tra loro.

1. Le domande “autoreferenziali”
Una cosa emersa spesso in post e commenti è che il fatto che il primo “bacino di utenza” di questa iniziativa fosse la Rete – segnatamente, la blogosfera – ha causato una prima concentrazione delle domande su temi che alla Rete sono legati.
Condivido la risposta che Nicola ha dato nel suo ultimo post: “Ci sono sicuramente temi più urgenti o di maggiore attualità, ma sono proprio quelli affrontati nelle innumerevoli tribune televisive. Il senso di un progetto come 10domande potrebbe essere anche quello di far emergere questioni su cui normalmente si sorvola”.
Senza contare che basta dare un'occhiata al sito per vedere che alcuni quesiti sono tutt'altro che scontati e “astratti”. Vedere per credere.

2. Metterci la faccia
Se ne parlava anche in ufficio: siamo rimasti sorpresi del fatto che nessuno abbia scelto modalità "alternative" alla domanda registrata davanti alla webcam. L'unica eccezione è quella di David Orban, che ha registrato due domande, una delle quali all'interno di Second Life.
Un mio collega suggeriva che chi non voleva "metterci la faccia" avrebbe potuto riprendere altro , magari qualcosa che esemplificasse il problema (la spazzatura, per fare un esempio banale) e registrare la domanda parlando in sottofondo.

3. Le (presunte?) barriere tecnologiche
Si è parlato anche del fatto che una videodomanda ponga una barriera “tecnologica” a chi vuole partecipare. Certo, è un problema, non lo metto in dubbio, e può “spaventare” alcuni.
Ma secondo me crea anche un gradino superiore di motivazione. Mi spiego: non vorrei che l'iniziativa prevedesse di scrivere una domanda nello spazio di un sms, come alcuni avrebbero preferito; penso che una modalità di quel genere avrebbe molto incrementato il numero di domande, a scapito della qualità (per esempio con un grosso rischio di duplicazione, tanto per dirne una).
È vero, è un discorso che ha un senso molto relativo se si considerano le percentuali ancora basse di utilizzo della Rete e sopratutto le modalità (e la mancanza di information literacy potrei aggiungere). Però quello che sempre più spesso ci raccontiamo è che le barriere tecnologiche di questo genere sono le meno difficili da superare, e io di questo sono sicura. La massa critica nasce anche per emulazione, perchè guardiamo gli altri fare cose nuove, sconosciute, e scopriamo che sono utili, ci semplificano la vita, ci fanno divertire, ci fanno conoscere cose nuove.

Il mese scorso a State of the Net ho avuto l'occasione di parlare a lungo con gli altri ospiti stranieri e di confrontarmi su vari temi. Josh Levy scrive (in questo bel post) molte considerazioni interessanti che meritano una lettura integrale, ma una cosa in particolare mi ha colpito nelle sue conclusioni:
In Italy we seem stuck in the passive past. Indeed, Sifry says that on the web, Italy is in the place the U.S. was five years ago; the UK is two years behind. These words could have been perceived as offensive by the Italians here, but instead I noticed a sense of resignation.[...] we Americans are hopelessly optimistic, while the Italians constantly counter our hopeful outlook with cries of, "Yes, but..."

Siamo cinque anni indietro rispetto agli USA, come diverse persone hanno sostenuto? Non saprei quantificare, ma deve essere uno stimolo, non il contrario. E certi atteggiamenti sono dovuti anche all'atteggiamento "tipicamente italiano" osservato.

Sono convinta che la nostra massa critica si farà con processi non del tutto prevedibili, che avranno somiglianze, ma anche (soprattutto?) differenze e peculiarità rispetto ad altre nazioni. Insomma, non ha senso misurare aspettandosi le stesse tappe.

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martedì, febbraio 19, 2008

La città dei cittadini 2008!!!

La nuova edizione de "La città dei cittadini" è partita!

L'anno scorso Micromacchina e il Comune di Casalecchio hanno realizzato molti incontri, tra cui due barcamp. Quest'anno le attività del laboratorio comprenderanno i corsi di web-radio e web-tv, già iniziati presso il centro giovanile di Casalecchio di Reno.

Ci saranno però anche molte attività online: La città dei cittadini lancia infatti due iniziative sui temi della cittadinanza, con particolare attenzione alle iniziative di e-democracy in Italia:

1. un blog collettivo per segnalare progetti, inserire ricerche, commentare news e proporre iniziative (collettivo vuol dire che ci si può iscrivere ed essere autore del blog! ;-) )

2. un premio per progetti che si occupano di promozione della cultura della cittadinanza. Ci sono varie categorie, dalle PA alle tesi di laurea.


Vi aspettiamo!

venerdì, ottobre 05, 2007

Creative Camp: warm up!

Questo post serve per dirvi:
a) il wireless funziona (questa ne è la prova)
b) il centro giovanile è bellissimo
c) c'è una sala Mac per i workshop con dei computer nuovi meravigliosi. 23 pollici di schermo, 23.
d) il bar funziona ed è carinissimo e pieno di posto
e) c'è il tavolo da ping pong e il calciobalilla
f) i ragazzi del Cineca stanno sistemando tutto per lo streaming
g) fuori c'è un bel prato e tanto spazio, speriamo in una bella giornata

....insomma, che aspettate a venire al CreativeCamp?! Sarà una splendida giornata...mi dispiacerebbe se ve la perdeste! ;-)

martedì, ottobre 02, 2007

Creative Camp, prossimo venturo

Da queste parti si lavora molto.
E dalle parti di Casalecchio pure. Tutto per offrirvi una bella giornata barcampesca.

Il tema è quello della creatività in Rete.
Perchè?
A Casalecchio partirà proprio a ottobre un progetto che coinvolgerà i ragazzi, permettendo loro ci creare una web radio e una web tv e di "fare rete" con altri centri giovanili vicini.

Una delle idee che anima questo barcamp, poi, è la voglia di avvicinare chi vive la Rete quotidianamente e chi è incuriosito o chissà, magari, diffidente.
Per questo abbiamo chiesto a chi vuole di preparare un intervento per spiegare e raccontare le parole della Rete.
Qualcuno è d'accordo con noi: infatti il notiziario quotidiano "Blogosphere" di N3Tv ha deciso di fare altrettanto nell'ambito dell'iniziativa Bdigital.


Insomma, gli ingredienti ci sono:
- un bellissimo centro giovanile che ci ospita
- un concorso d'arte grafica
- il
Keywords corner per gli interventi di divulgazione e spiegazione delle parole "della Rete"
- un assaggio di quello che saranno i workshop per creare una web radio e una web tv
- il Cineca che fa lo streaming dell'evento

...e della bella musica live di sera!!!

Io, ça va sans dire, sarò lì.
Ci sarà da divertirsi!!

...ci vediamo, vero?

lunedì, settembre 17, 2007

Il blog del Creative Camp

Da oggi il Creative Camp ha un blog.
Di qui al 6 ottobre si parlerà di creatività in Rete e di quello che si sta organizzando per questo barcamp.
Uno degli obiettivi del barcamp, inoltre, è avvicinare la creatività (e i creativi) alla Rete. In questo spirito viene lanciato Keywords Corner, una sezione dedicata alla spiegazione delle parole chiave della Rete e - perchè no - a qualche modalità curiosa con cui questi strumenti possono aiutare a costruire qualcosa di nuovo.

Quindi esperti, addetti ai lavori, appassionati...fatevi sotto!!

mercoledì, settembre 05, 2007

Di CreativeCamp non ce n'è mai abbastanza...

Mentre qui fervono i preparativi per il prossimo CreativeCamp che si terrà a Casalecchio il prossimo 6 ottobre (a brevissimo gli ultimi aggiornamenti) anche in Puglia non stanno a guardare, e ne sono ovviamente contentissima.

Il 28 settembre si terrà a Bari un barcamp sulla creatività giovanile, nell'ambito di progetto regionale legato alle politiche giovanili, chiamato Bollenti Spiriti.

Il Bollenti Spiriti Creative Camp è dedicato ad artisti, creativi, operatori della cultura e dello spettacolo, amministratori pubblici, chiunque abbia qualcosa da proporre, mostrare, imparare o condividere con uno spirito curioso e aperto.


Tra l'altro sarà l'occasione per saperne di più di un progetto molto interessante che la Regione Puglia sta lanciando: la nascita di 65 Laboratori Bollenti Spiriti, dei luoghi pubblici che saranno ristrutturati da 132 comuni, affidati con bando pubblico ad associazioni e imprese giovanili e messi a disposizione delle diverse forme di espressione e creatività dei giovani pugliesi. Vecchi Immobili dimessi, edifici scolastici in disuso, palazzi storici abbandonati, ex monasteri, mercati o caserme diventeranno laboratori per rispondere ai bisogni giovanili e alle vocazioni dei territori.


Insomma, il primo barcamp in Puglia nasce con una gran bella iniziativa.
Io ci sarò.


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mercoledì, aprile 18, 2007

Il (possibile?) dialogo tra cittadini e media

Ieri incontri finali per "La città dei cittadini" a Casalecchio di Reno.
Noto con piacere che qualcuno - che non si è palesato - era presente e ha scritto un suo resoconto dell'incontro serale dal titolo "Cittadini e media: quale dialogo?".

Curiosamente leggendo il suo resoconto ho trovato una frase che in qualche modo rispondeva alla perplessità di Mattia, a cui sembrava di aver sentito cose valide, ma niente di nuovo.

Senza Identità (blogger misterioso!!) scrive infatti: "Avrei voluto sentir parlare di giornalismo diffuso e invece mi sono reso conto che c’è ancora troppa gente che non ha idea di cosa sia il giornalismo diffuso, e quando lo scopriranno forse sarà tardi".

Al di là delle definizioni, è effettivamente un problema di concetti, concetti che mancano, anche perchè manca l'abitudine a pensare secondo schemi diversi e specifici di un mezzo e, piuttosto, si tende ad adattare quel che c'è di nuovo ai vecchi. In questo senso, molti complimenti alla lucidità di analisi del professor Grandi (moderatore dell'incontro, nonchè docente di Comunicazione di Massa e mille altre cose).

Volendo scrivere due cose a riguardo...mi ricordo che l'ho già fatto!! E allora faccio "copia e incolla" di un pezzettino della tesi:


Il problema è innanzitutto di ampiezza della percezione: infatti, a causa delle difficoltà e dei costi di distribuzione, noi abbiamo accesso solo all'élite delle pubblicazioni cartacee. Non è così online.
[...]

Si tratta, effettivamente, di un problema reale: su Internet è disponibile una quantità d'informazioni incredibile, sproporzionata. La Rete ha natura aperta e le barriere di accesso ai mezzi di produzione di informazione sono state abbattute, come la presenza dei blog (e non solo) dimostra. Una parte consistente di questa gran massa d'informazioni è, effettivamente, di bassa qualità o è totalmente inattendibile e i motivi sono effettivamente da ricondurre alla semplicità di pubblicare online e al suo bassissimo costo.

Tuttavia ciò non giustifica l’automatica convinzione che l'informazione online sia meno affidabile di quella disponibile sugli altri mezzi di comunicazione di massa: la Rete è un ambiente mediale differente da quello dei mezzi di comunicazione tradizionale sia dal punto di vista della produzione che da quello della fruizione e, in quanto tale, è regolato da logiche e dinamiche differenti e difficilmente comparabili con quelle che caratterizzano il mondo della carta stampata o della televisione.

Che è più o meno quello che avevo scritto sopra e che ho già scritto altrove.

Certo, chi usa molto la Rete, ci lavora e la usa per informarsi (e non solo) ha più tempo, modo e possibilità di fare esperienza delle varie tipologie di contenuti e di capire l'affidabilità, di costruire un senso critico "specifico", di individuare fonti di fiducia.

Forse per chi fa questo tipo di esperienza continuamente c'è il rischio di cadere nell'eccesso opposto, di avere a che fare solo con fonti valutate attendibili, opinioni condivise o comunque interessanti. Ci sono molte altre persone che non hanno tempo e strumenti per orientarsi in questo magma. A volte mi sento chiedere da parenti e amici curiosi: "Da dove parto se voglio andare in Rete? Da dove parto se voglio leggere i blog?".
La risposta non c'è, non ci sono due o tre giornali autorevoli, pur coi loro limiti, a fare da punto di partenza.

A questo proposito mi viene in mente un'altra esperienza, forse collegata, forse no.
Sono sempre stata una vorace lettrice, sin da piccola. Negli anni delle scuole medie e del liceo ho incontrato persone che non avevano mai letto un libro intero, una delle cose che mi facevano quasi "scandalizzare", tanto erano lontane dalla mia esperienza quotidiana. Qualcuno mi ha chiesto come cominciare e non c'è un libro da cui si comincia, non ce n'è uno che va bene per tutti. Questione di creare interesse, in modo mirato. C'è chi si è appassionato alla lettura grazie ai gialli e ai noir, chi al fantasy, o ai diari adolescenziali, chi ha cominciato - incredibile, ma vero! - con i libri di storia. Conoscendo le singole persone, credo di aver dato un contributo a creare lettori, che magari ne avranno creati altri (dove ho già sentito questa cosa?).

La risposta non c'è, o meglio è diversa per ognuno. E non è una novità, mi sa.

Add: Le osservazioni di Feba e la cronaca di Alberto


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