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lunedì, settembre 26, 2011

LinkedIn - Un manuale

Nella frenesia della scorsa settimana ho dimenticato di scriverlo qui: giovedì scorso è uscito un manuale che ho scritto per Apogeo.
Si intitola LinkedIn e prova a spiegare come usare al meglio questo social network nel mondo del lavoro.

Grazie a Federica Dardi, a Sergio Maistrello (che ha scritto la prefazione, cosa di cui sono davvero onorata), a chi è stato così gentile da rispondere alle mie domande.

Spero sia un libro utile.

p.s. Al momento è disponibile solo l'ebook.
Il libro "di carta" sarà nelle librerie il 3 novembre.

sabato, maggio 07, 2011

The Filter Bubble - una "bolla" più pericolosa?

Al Personal Democracy Forum 2010 uno dei miei interventi preferiti è stato quello di Eli Pariser, intitolato The Filter Bubble.
Secondo Pariser (fondatore e presidente di MoveOn.org e co-fondatore di Avaaaz), la personalizzazione è ormai parte integrante del nostro consumo di contenuti in Rete e questo - incorporato in modo più o meno (in)visibile negli strumenti che usiamo più spesso, vedi Google e Facebook - ci porti fondamentalmente a non avere la possibilità di essere esposti ad altri punti di vista.

Adesso Pariser ha pubblicato un libro che si chiama, appunto, The Filter Bubble e che ha un sito collegato.
Qui il suo speech a PdF 2010, lo scorso anno.



L'idea, va detto, non è certamente nuova (ne avevo letto una trattazione nel 2005 su Republic.com di Cass susntein), ma Pariser parla oggi e fa esempi molto significativi e concreti, non limitandosi a un'analisi in termini di processo.

Insomma, è un libro che mi propongo di leggere presto, così come voglio recuperare anche il suo talk fatto a TED un paio di mesi fa. Idee, dubbi e considerazioni sono i benvenuti.

domenica, marzo 27, 2011

Hans Rosling: usare i dati per cambiare mentalità

La scorsa settimana Google ha lanciato Think Quarterly, un magazine che si concentra su un tema analizzandolo nei suoi vari aspetti e sviluppi in ambito aziendale (ma non solo).
Il primo numero parla, neanche a dirlo, di dati e ha molti interventi interessanti, da Nigel Shadbolt (creatore di data.gov.uk con Tim Berners-Lee) ad Hans Rosling, famoso per i suoi studi statistici e per le sue spettacolari presentazioni "dinamiche".

In particolare è interessante vedere come uno statistico come Rosling veda come fondamentale la necessità di creare una nuova mentalità e un nuovo modo di vedere una serie di processi. A partire dal freddo dato? Ebbene sì.
We found that the most important thing when presenting our data [on graphs such as the Health and Wealth of Nations, which tracks 200 years of global life expectancy versus income per person in a four-and-a-half-minute video] was not to put time on the X-axis. We made time move, and when you see the movement, the data becomes like a football match – you can see who is catching up or, for instance, that a country like Bangladesh is reducing its child mortality rate faster than Sweden ever did.
Bangladesh is still at a low level economically, but at the same time there is a huge internal market with cheap distribution and only one language. So if you are a company with ambition, you have to be in Bangladesh. It’s one of the 10 biggest countries in the world, but people’s mindset leads them to believe that Bangladesh is a hopeless place in need of aid. What is so strong with animation is that it provides that mindset shift in market segmentation. We can see where there are highly developed countries with a good economy and a healthy and well-educated staff.
L'intervista è qui.
Qui un video di Rosling a TED.

lunedì, ottobre 27, 2008

Twitter, strumento da terroristi (?!)

Ho letto quasi contemporaneamente il pezzo di Marina e la segnalazione di Sara su questo presunto "pericolo terroristico" costituito da twitter...un'altro modo per controllare le conversazioni in Rete da parte del governo?
Qui Marina spiega la tesi del report:
Twitter potrebbe essere l'ultima frontiera dei terroristi, parola dell'esercito statunitense. All'origine della nuova emergenza segnalata dal 304° battaglione dell'intelligence Usa c'è la conformazione del servizio di microblogging e la sua ottima integrazione con cellulari e dispositivi mobili: caratteristiche quindi che lo renderebbero adatto all'organizzazione e alla mobilitazione dei gruppi estremisti.

Del resto, le stesse potenzialità sopracitate di twitter lo rendono un utile strumento per organizzare manifestazioni, flashmob e altre attività "dal basso" e senza un nodo centrale, attività - guarda un po' - non molto gradita dall'intelligence.

Dal documento originale:
"Twitter has also become a social activism tool for socialists, human rights groups, communists, vegetarians, anarchists, religious communities, atheists, political enthusiasts, hacktivists and others to communicate with each other and to send messages o broader audiences."

Victor Maldonado, che riporta la notizia, ironizza ("That's right, vegetarians are apparently moving online in a brazen attempt to convince Americans that tofu is just as satisfying as meat! Bastards!!") e conclude:

The report went on to say, "Twitter is already used by some members to post and/or support extremist ideologies and perspectives."

Sometimes fact is just stupider than fiction.

sabato, marzo 15, 2008

Twitter (e gli zombie) in parole povere...

Grazie al blog di Twitter scopro l'esistenza di CommonCraft, una società di consulenza di Seattle. Lee e Sachi LeFever realizzano piccoli video di spiegazione "in plain English", un modo piuttosto simpatico di spiegare cosa sono blog, wiki, feed RSS, social bookmarking e Twitter (qui tutti i video su Youtube).
Sarebbe interessante capire se il metodo funzioni effettivamente con persone che non hanno dimestichezza con certi concetti.



Personalmente ho fatto un test guardando un video, il mio preferito, su un argomento di cui non sapevo molto:



Sempre a proposito del blog di Twitter (stranamente relativamente poche persone sanno della sua esistenza), devo dire che lo trovo piuttosto carino e ben fatto, giustamente molto informale, incluse le reciproche prese in giro...speriamo solo che in Elastic non venga in mente a nessuno di replicare l'idea!

mercoledì, gennaio 23, 2008

Into the Giovane Cinefilo's review. Wild.

Christopher McCandless è ritratto con quest'aura profetica che cozza un sistema di valori per cui non si può santificare un fighetto incosciente che lascia dietro di sé un ingiustificato strascico di dolore, quando se davvero il suo problema era raggiungere una risposta, e se quella lì era la risposta, oh, vogliamo proprio dirla tutta, bastava che mi faceva una telefonata e glielo dicevo io, gli dicevo "leggi meglio, oh idiota, la risposta è a pagina 42" vedi che hai dei preconcetti zitto ma il Cinema non ha nulla a che fare con queste cose ho detto zitto, e ho detto pure che ha contribuito, non che è tutto qui [...]

Al Giovane Cinefilo non è piaciuto Into the wild, l'ultimo film di Sean Penn.
E via flusso di coscienza lo racconta anche a te, sì, a te che sicuramente avrai da ridire.

N.B. le frasi in corsivo vanno lette imitando la voce di Paola Perego

martedì, novembre 27, 2007

Twitter & CSI

Me lo avevano accennato recentemente (a proposito, non ricordo chi) e oggi ne leggo anche sul blog ufficiale: Twitter fa la sua comparsa in una recente puntata di CSI e, a quanto pare, ha anche un ruolo nello svolgimento delle indagini...di quale entità si capirà guardando la puntata, sono curiosa!

Cose del genere sono un po' uno "sdoganamento" della popolarità dell'applicazione.




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martedì, giugno 19, 2007

Il segreto del suo successo... (alcune considerazioni sulla diffusione di Facebook)

La potenza di Facebook e' data pero' non dal fatto che sia un'applicazione (le applicazioni ce le "installi" dentro), bensi' dal fatto che sia un "Framework", con API ben documentate, dove chiunque (o quasi) e' in grado di sviluppare un'applicazione per integrare in Facebook il proprio sito.
E gli utenti (di Facebook sono in aumento, e si passano le informazioni (e anche se non se le passano, i loro "amici" vedono cosa questi seguono ed installano, e almeno una prova con le applicazioni la fanno).


DelyMyth fa un'analisi di Facebook che secondo me può avere un certo valore solo ora, dove con "ora" intendo proprio le ultime due o tre settimane, da quando è iniziato lo sviluppo delle applicazioni in maniera massiccia.

Prima di allora Facebook era un social network di grande successo negli USA (credo risalga a febbraio 2004, ma potrei sbagliarmi), che ha visto la sua prima grande diffusione nell'ambiente per cui era stato creato, i college americani.
Poi l'estensione agli studenti delle superiori e agli ambienti di lavoro (ogni college ha un suo network con una serie di limitazioni per la privacy), infine l'apertura a tutti e la creazione di network locali per varie città statunitensi e per le singole nazioni.
Unica eccezione il Regno Unito, dove si è verificata una vera e propria esplosione di adesioni e dove ci sono network anche per le singole università inglesi.


[Sottolineo che, sebbene praticamente sconosciuto in Italia, Facebook ha un enorme successo da molto tempo. Questo perchè non si pensi che il boom si sta verificando ora, grazie allo sviluppo di applicazioni. Anzi, il suo valore in un mercato importante come gli USA è tale che da vari mesi girano ciclicamente voci di un possibile acquisto da parte di Yahoo. Le cifre crescono progressivamente. Chissà se alla fine...]


Come ho già avuto modo di scrivere, negli ultimi due anni ho usato Facebook per tenermi in contatto con i miei amici americani conosciuti quando ho trascorso un semestre al Vassar College.
Mi sono sempre chiesta come mai un social network del genere, molto completo, forse quello che meglio riesce a raggrupparne altri (anche grazie al recente sviluppo delle API, ma non solo), non avesse mai sfondato qui.
Probabilmente, come è la norma per i SN, perchè non c'era massa critica* ed è difficile creare massa critica per qualcosa che non si proietta "di suo" al di fuori dei confini nazionali.
Probabilmente serviva qualcosa per dare l'avvio alla diffusione di FB in altre nazioni che non hanno una vita universitaria legata a un ambiente unico quali i college di stampo anglosassone.
Forse lo sviluppo delle applicazioni, la loro disponibilità e la facilità di diffusione (la funzione con cui si possono mostrare agli amici del proprio network) potrebbero avere questa funzione.
Se così fosse - e non è affatto garantito - la diffusione sarebbe "demograficamente"(e non solo) differente dal contesto di origine, e questo sarebbe un dato significativo, anche alla luce dell'uso che eventualmente verrà fatto di Facebook.




*Paolo Valdemarin ha parlato di FB qualche mese fa e ho commentato qualcosa del genere

domenica, giugno 10, 2007

Facebook, e ti pareva!!!

Mi era rimasto un solo social network senza italiani e invece ecco, adesso mi sa che cominciano tutti a iscriversi a Facebook, uffa!!

Scherzi a parte, ho cominciato a usare Facebook due anni fa in un contesto di nascita originario, un college statunitense. Il mese scorso però mi è capitato di parlarne con persone un po' più grandi che lo usano attivamente pur non avendo quell'ambiente di provenienza e di "socializzazione".
Per quel che ne so, inoltre, Facebook sta avendo una grossissima diffusione tra gli studenti del Regno Unito ma anche di altre nazioni, tanto che ne sono già nati dei cloni.

Sono curiosa di vedere come verrà recepito in Italia, se avverrà e in quali ambienti.

venerdì, marzo 02, 2007

Social network da campagna elettorale (no, niente YouTube, stavolta!)

Todd Zeigler* (che scrive su The Bivings Report) indica le applicazioni che potrebbero giocare un ruolo importante nella comunicazione politica in occasione delle prossime elezioni presidenziali negli USA (YouTube è fuori gara, perchè andiamo, ne parlano proprio tutti).

  1. Ning: per creare il proprio social network. Da segnalare quello dedicato ad Al Gore, che molti vorrebbero candidato alle prossime presidenziali. Le potenzialità sono intuibili: chiunque può creare una propria rete per candidati o temi che stanno particolarmente a cuore. Basso costo, molte persone motivate. Tutto il resto è...social network! In questi giorni se ne è parlato anche in Italia (tra gli altri Massimo Russo e Davide Salerno). Ning, va detto, non è unico nel suo genere (una valida alternativa a MySpace? :P): Jeremiah Owyang di PodTech.net fa una lista delle alternative.

  2. Mozes: sms in broadcast. All'inizio non avevo mica capito bene la spiegazione: "Mozes allows you to create a free account and then register the keywords of your choice. People who send a text message to 66937 (MOZES) with your keyword as the message will get back a custom message of your choosing. In addition, you can use Mozes to encourage users to subscribe to your keyword and you can then send out broadcast messages to all your subscribers whenever you want". Pare sia molto usato dalle nuove band per promuovere i propri concerti. Zeigler dice che potrebbe essere usato per aggiornamenti sulle attività di un candidato, ricevere avvisi su incontri di altri cittadini e cose del genere. Suona familiare? E infatti. Basta guardare il punto 3.

  3. Twitter: eccoci!! Di Twitter si è già parlato (io più di altri!). Sì, ma la politica? Beh, forse non ha molto a che vedere. Ma il fatto che sia un'applicazione multipiattaforma può essere utile per mobilitare persone e potrebbe rivelarsi utile per gli attivisti, per tenersi aggiornati in tempo reale, anche in caso di incontri organizzati “dal basso”. Utopisticamente, sarebbe bello, sostiene Zeigler, se chi venisse eletto avesse un proprio canale di Twitter per aggiornare i propri elettori sulle attività che svolgono: chi incontrano, su cosa stanno votando ecc.). Insomma, concettualmente come Mozes, ma multipiattaforma.

  4. NowPublic: uno per tutti i siti di citizen journalism. Sono tanti e se n'è parlato e straparlato. Che uno di questi possa emergere con particolare forza e acquisire un ruolo di rilievo?

  5. MyBlogLog: comunità costruite attorno ai blog. Ci si iscrive, si crea un profilo e ci si unisce alle comunità di lettori dei propri blog preferiti. Chi ha un blog può inserire un widget che permette di vedere i lettori più recenti. Dunque, costruzione di relazioni con lettori della propria e di altre comunità. Devo aggiungere altro?


Al momento, diciamolo, non sono granchè significativi in termini di impatto.

Ma l'attività “dal basso” potrebbe essere appunto potenziata e incrementata da questi strumenti che hanno in comune la possibilità di creare comunità con cui essere, potenzialmente, in contatto continuo.

E poi chissà...



* Qualcuno nota una certa assonanza? ;) Vabbè, questa la capiamo in tre - cioè solo quelli che hanno visto "The West Wing" - ma fa niente.

domenica, gennaio 21, 2007

Twitter: per un approccio laico al momento ludico (aka "ognuno cazzeggia come gli pare")

(traccheggio un po' ma alla fine del post ci sarà qualcosa che somiglia a una presentazione su Twitter. Credo. Abbiate pazienza. O saltate qualche capoverso.)


Intro: procrastination is my keyword

Ok, devo farlo, devo farlo. Ora, il punto è che non c'è niente che possa farmi procrastinare una cosa (meno che fondamentale) più del sapere che la gente si aspetta che io lo faccia.
Quindi potrei risolvere con modalità tipo: perchè non andate a leggere il wiki? Perchè non vi guardate i 45 (quarantacinque!) minuti della presentazione svolta al BarCampRome con domande, battute e la sottoscritta che gesticola in modo che definirei parossistico, se non fosse che parossistico vuol dire un'altra cosa?

Cristian (grazie!!) è stato decisamente più diligente di me col suo post in cui ha parlato del RomeCamp e della nostra presentazione, da lui già realisticamente definita "una delle presentazioni più inutili della storia della blogosfera italiana" (sissignore, si fa dell'understatement).
Perchè uno dei punti forti è che ognuno vede utilità e divertimento dove vuole.
E quello che una persona non vede - e non vuole - magari lo trova così, senza cercarlo. Ebbene sì, proprio lei, la serendipity coniata da Horace Walpole (o anche: "cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino" - poi una non deve dire che è un mondo di uomini... :-P) e parola simbolo delle nostre passeggiate per la Rete, alla scoperta di quel che non sapevamo di cercare.


A. Cosa stai facendo?
(Echissene...)

Dunque, domanda: cosa è Twitter? Una comunità globale di amici e sconosciuti che risponde alla domanda: "Cosa stai facendo?"(cfr. sito).
Detta così, uno dice...vabbè, grazie.
Però, poichè, dice qualcuno, dal momento ludico nascono un sacco di cose interessanti, allora uno si mette a giocare, poi si ferma (e osserva, e ci pensa due minuti) e scopre un paio di cose.
Tipo che nessuno ha stabilito altri modi di utilizzarlo 'sto social network un po' impiccione (oh-la-pa-ven-ta-ta-pa-u-ra-di-per-de-re-la-pri-va-cy!), ma altri modi ci sono e sono emersi mentre la gente "giocava" con Twitter.
Io e Cristian abbiamo provato a mettere insieme una lista. L'ho aggiustata e la riporto:

1. cosa faccio/dove sono "tout court"
2. pensiero peregrino che mi passa per la mente, modalità "post-it"
3. contenuto da condividere: frase, canzone, video, link
4. self-promotion o segnalazione con allegria: tipo "io ho scritto/X ha scritto post su questo o quello"
5. entertainment e informazione: Darthvader, God, Satan, ma anche brevi notizie della BBC
6. meme istantaneo che emerge in un giro di contatti (parlando di un evento all'ordine del giorno ma anche di un argomento di comune interesse)
7. seguire un evento live (macworld): direttamente o indirettamente attraverso i commenti di chi fa parte della propria rete di contatti
8. creazione di un blog minimale: è dotato di tutta la struttura sottostante necessaria: è aggiornabile da web, IM, sms, ha un feed, ogni elemento inserito ha una propria URL, riconosce automaticamente i link http.


B. Vuoi star zitta, per favore?
(essì, facciamo dei riferimenti colti...)

Il grande pericolo, spesso espresso con frasi apocalittiche, quasi sempre da chi non lo usa, è la perdita della privacy. Mh, cioè?
Twitter si può (è una scelta!) aggiornare via web, via IM e via sms.
Gli aggiornamenti su quello che fanno i propri contatti si possono (scelta!) ricevere con le stesse modalità.
Si può spegnere del tutto (scelta!) o si può decidere (scel..vabbè, basta!) che i propri aggiornamenti siano visibili solo ai propri contatti. Ah, sì, perchè Twitter permette di vedere chi c'è nel proprio network e chi legge i propri aggiornamenti - le due cose non coincidono necessariamente.

Poi: ognuno usa il suo tempo come crede.
Poi: ci sono cose peggiori da cui essere dipendenti.
(posto che molte critiche sono state fatte per ridere e ho trovato divertentissime le argomentazioni) Insomma, dov'è il pericolo?
A me fa più pensare questa tendenza a gridare alla circonvenzione di incapace, se devo essere sincera.

Insomma (ricito Cristian nel wiki), "possiamo cogliere, nelle dichiarazioni degli altri, piccoli spunti non cercati, istanti, idee che non ci appartengono ma che possono cambiare la nostra visione". Perchè no?



Note finali: La presentazione ha fatto emergere dei discorsi interessanti, non male per una cosa "inutile". In ogni caso non voleva essere seria o seriosa (ultimamente noto una tale mancanza di senso dell'umorismo...) e non lo è stata.
Sì, Steve Jobs ci fa un baffo. BOOOM, anche!!

Note alle note: se scrivete qualcosa su twitter segnalatelo sul wiki, grazie. Servizio socialmente utile, eh...




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lunedì, gennaio 15, 2007

Serendipity di un social network da cazzeggio

Essendo io del tutto incapace di trovare titoli intelligenti e portatissima per quelli stupidi, sono un poco stupita di aver coniato, di getto e quasi distrattamente, una definizione che si addica a un qualsivoglia argomento di conversazione.
L'argomento - nemmeno a dirlo è Twitter.

Indecisissima sull'argomento di cui parlare al BarCampRoma, sono stata colpita da due circostanze quasi contemporanee: il consiglio di un amico con cui era nato lo scherzoso soprannome di Twitter queen (per l'aiuto dato a familiarizzare con alcune caratteristiche del SN) e il fatto che uno dei miei twitter friend - si può dire? - abbia deciso di proporre un intervento proprio su questo argomento.
Poichè, si sa, le vie dei social network sono infinite ci siamo messi in contatto. Cristian ha pensato che non c'era niente di meglio di un wiki per parlarne, mettere insieme idee e sintetizzare alcuni punti per poi poterli discutere.

Ovviamente la conversazione è aperta a tutti, se ci sono altre persone che hanno voglia di cimentarsi si potrebbe pensare a qualche modalità alternativa di esposizione (tavola rotonda? talk-show? posso fare l'host, posso fare l'host? - ok, la smetto).

Insomma, carissimi cari,
il wiki su twitter è qui. Dite la vostra!



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