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mercoledì, gennaio 16, 2013

Legal Leaks: il primo manuale per l'accesso all'informazione



La missione è stata bieca, con sprazzi di estremo pericolo... scherzi a parte, ci sono voluti tempo, impegno e il lavoro di persone con diverse competenze, ma finalmente Diritto Di Sapere ha realizzato l'edizione italiana di Legal Leaks, il primo manuale sull’accesso all’informazione dedicato a cittadini e giornalisti.
L’edizione italiana è scaricabile qui.

Si tratta di una parziale traduzione (con consistente adattamento all'Italia) di un manuale sull'accesso già realizzato da Access Info, Ong che da anni lavora su questo tema.
Abbiamo cercato di scrivere e tradurre in modo da avere un testo  scritto in maniera semplice e che rispondesse alle domande più immediate.  Ci sono anche riferimenti alla legislazione e strumenti di approfondimento, grazie al lavoro di Ernesto Belisario e Luca Bolognini per la parte legale.
Un grosso ringraziamento va anche a Lorenzo Rabaioli sul fronte tecnico.

Ecco i prossimi passi di Diritto Di Sapere: in questi giorni ci saranno workshop a Milano e Roma per ONG, giornalisti e altri professionisti dell'informazione, poi uno studio sui risultati del monitoraggio.
E presto lo racconteremo.


sabato, ottobre 13, 2012

Letture: Next American City

Grazie a questo articolo della mia ex collega Nancy Scola (per inciso, è bravissima), ho scoperto Next American City, magazine di un'organizzazione no-profit che si occupa di come si stanno sviluppando le città americane, con quali strumenti e dinamiche.

Una lettura specifica e non semplice (almeno per me), ma davvero affascinante e che penso possa dare parecchi spunti (il magazine ha anche una forma di abbonamento interessante - sono curiosa di vedere se funzionerà).

Questo il pezzo che sto affrontando stasera, "Mastering the metro":
The Great Recession was a wake-up call to American metro leadership. At its onset, many U.S. cities and metropolitan areas found themselves engaged in low-road economic growth, pursuing mall developers and condo builders, as if housing and retail were drivers of the economy rather than derivative of the sectors that truly generate wealth: Manufacturing, innovation and the tradeable export industries. 
This consumption economy was mostly zero-sum. A dollar spent (and taxed) or a house built (and taxed), or a business located (and taxed) in one jurisdiction was lost to any other. So, in metropolis after metropolis, jurisdictions competed against each other for sources of tax revenue — usually commercial development and big employers — wasting scarce dollars on enticing businesses to move literally a few miles across artificial political borders. The result: Metros prioritized short-term speculation over long-term growth and sustainable development. They did this until the bubble popped. 
The collapse of the consumption-driven, domestic-focused growth model is giving rise to new thinking about a next economy that is fuelled by innovation, powered by low-carbon processes and products, driven by exports and rich with opportunity. 
These aspects of the next economy — particularly innovation — are the opposite of zero-sum. More innovation in one corner or sector of a metropolitan economy tends to yield more innovation, entrepreneurship and job creation throughout the metro. Metropolitan areas bring together people whose ideas intermix, recombine and explode in new directions. So metropolitan areas do not just produce more patents; the patents within metros tend to be cited and built on disproportionately by others in the same area.

L'articolo completo è qui.

giovedì, settembre 20, 2012

Ascoltare e rilanciare

Bologna si muove, eccome se si muove.

Del weekend scorso restano molte cose: conversazioni interessanti con gente in gamba, progetti e sguardo in avanti. E della bella musica.

A Bologna ho anche avuto il piacere di dividere il palco con un gruppo di persone che stimo davvero, alla Festa dell'Unità.
Oltre a parlare di digitale e dei prossimi impegni di Bologna in questa direzione (menzione speciale per Matteo Lepore, perché gli amministratori in gamba meritano che si parli di loro), alcuni dei presenti hanno presentato un progetto che si chiama Il PD che vorrei, uno spazio di confronto e di ascolto.
Ce ne sono già molti di questi tempi? Certamente.
Lidia, Michele, Fabio e Luca vogliono idee, però, non nomi, vogliono dare qualcosa al PD, non prenderla. E dato che sono parte di quel gruppo di persona in gamba di cui dicevo, vale la pena tenerli d'occhio.

giovedì, settembre 13, 2012

[aggiornato] Questo weekend a Bologna

Questo weekend ritorno a Bologna per un paio di impegni di cui sono molto contenta:

- sabato 15 settembre alle 17 presenterò "LinkedIn" alla Feltrinelli International (via Zamboni 7/b) in compagnia di Linda Serra. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti mensili dedicati ai Geek books che si preannuncia molto interessante

- domenica 16 settembre parteciperò a un incontro della Festa dell'Unità di Bologna: verrà presentata l'attività sull'agenda digitale cittadina, si parlerà di innovazione, partecipazione e buone pratiche politiche con Michele d’Alena, Luca Cominassi, Fabio Malagnino, Laura Sartori, Dimitri Tartari, Augusto Valeriani, Fosca Nomis e Lidia Marongiu.

Ci vediamo a Bologna!

Aggiornamento 20.09
Qui l'intervista con Piero Ingrosso per Corriere Bologna.

domenica, luglio 29, 2012

giovedì, giugno 21, 2012

Personal Democracy Media a State of the Net: quali sono le sfide della trasparenza?

Da stasera a domenica mattina sarò a Trieste per la nuova edizione (finalmente!) di State of the Net, conferenza che farà il punto dello stato della Rete in Italia, in una prospettiva internazionale, con speaker italiani e stranieri di altissimo livello. Qui il programma.

Dopo aver partecipato all'edizione del 2008, sono contenta di esserci in "versione allargata": quest'anno, infatti, faccio parte del comitato promotore della conferenza e Personal Democracy Media collabora con State of the Net curando una sezione sulla trasparenza con due keynote e un panel. Come si legge sul sito di State of the Net:
Si tratta però di un concetto sfaccettato che porta domande cruciali e sfide che la società sta già affrontando: come conciliare la necessità della trasparenza con l’esigenza della privacy? Quali sono le sfide che governi e aziende devono affrontare nel conciliarle?
Gli speaker che ne discuteranno vengono da esperienze e contesti molto diversi: lo scrittore Andrew Keen, l'attivista croato Marko Rakar e Jan Hemme, del Partito Pirata di Berlino

La sezione si svolgerà sabato a partire dalle 15.30. Io modererò il panel - e so già che un'ora non basterà! Spero ci sarete, ma, in caso contrario, se ci sono spunti o domande scrivete qui o su Twitter. L'hashtag di State of the Net è #sotn12.

In bocca al lupo a Sergio, Paolo e Beniamino.
Ci vediamo a Trieste!

martedì, marzo 20, 2012

Mona Eltahawy domani a Bologna

Domani sarò a Bologna per ascoltare Mona Eltahawy parlare di primavera araba e media americani.

Mona, giornalista e attivista egiziana, è editorialista per diverse testate americane ed è stata una delle voci che ha analizzato le questioni mediorientali su varie reti TV, tra cui la CNN.
A novembre, Mona è stata arrestata e aggredita dalla polizia egiziana durante una manifestazione al Cairo. Grazie a un messaggio su Twitter, la sua vicenda ha creato una mobilitazione su scala globale per il suo rilascio, avvenuto per fortuna poco dopo.

L'appuntamento è domani alle 17 nell'aula A del dipartimento di comunicazione, in via Azzogardino 23 (si proverà a scriverne su Twitter con l'hashtag #monabo).
Nella stessa aula, qualche mese fa, avevamo parlato anche di lei, appena liberata, nella nostra discussione su rete e politica. In qualche modo, è un cerchio che si chiude, e nel migliore dei modi.

Qui l'intervento di Mona al PdF 2011, quando l'ho sentita parlare per la prima volta.



venerdì, marzo 09, 2012

Jennifer Egan e il tempo continuo (che forse è un bastardo)

Stasera alle 18, al teatro Parenti di Milano, ci sarà un incontro con Jennifer Egan, autrice de "Il tempo è un bastardo", romanzo premio Pulitzer 2011 (in Italia è pubblicato da Minimum Fax).

In questi mesi, per una serie di circostanze, mi è capitato di parlare del libro ben oltre la lettura dello stesso, e di leggere della sua autrice ben più di quanto normalmente mi capita per romanzi contemporanei. Per questo sono particolarmente curiosa di sentire raccontare da lei di temi ed elementi che mi hanno colpito e mi hanno fatto fare un po' di conversazioni interessanti, saltellando tra scenari lavorativi e movimenti di altro genere e respiro più ampio - cosa che non capita spesso, per via della velocità (e del tempo, ci risiamo).

In più, oggi ho letto un densissimo saggio di Gianluca Didino (sì, è su un blog. sì, è meno lungo di un saggio. sì, sono distinzioni senza più senso) sul libro di Egan, sulla complessità e sul tempo. Uno di quegli scritti che ti fa venire voglia di prenderti del tempo per leggere di più (e magari leggere Faulkner e rileggere Bergson), studiare altro, elaborare - solo nella tua testa, per carità - riflessioni e spunti che vanno veloci e che affiorano e poi spariscono troppo in fretta, prima che li si possa acchiappare.

Non sono decisamente una critica letteraria, quindi lascio ad altri ben più competenti la lettura,  l'analisi ed eventuali risposte. Segno però qui due spunti, soprattutto per me:
[...] per Egan la maturità non è una meta, non è “tutto” (come scriveva appena prima di suicidarsi Cesare Pavese, altro ragazzo che non aveva voluto o non aveva potuto decidere di crescere, in una splendida commistione di disperazione e ironia). Per Egan la maturità è ciò che resta, l’unica strada possibile per non finire risucchiati in un vortice temporale privo di coordinate diretto a velocità folle verso l’infinito.
Infine, collegato, ma non solo, un appunto sul "linguaggio puro", di cui si parla nell'ultimo capitolo:
Il punto, semmai, è avanzare un’ipotesi interpretativa della realtà contemporanea che non ne appiattisca la complessità riducendola a un omogeneizzato di cultura pop e sappia al contempo guardare al futuro senza rimpianti: è questo forse il “linguaggio puro” evocato nell’ultimo capitolo, l’ammissione, terribilmente eversiva visti i tempi che corrono, che un futuro esiste e ha senso andargli incontro.

(che, beh, forse mi ha preso più per la quasi irragionevole e necessaria speranza che l'ultima frase trasmette)

martedì, marzo 06, 2012

LinkedIn e GGD Bologna

Per la rubrica Net and the city, Linda Serra delle GGD Bologna mi ha intervistato sull'utilizzo di LinkedIn e sui principali consigli per usarlo al meglio.

Ne parlerò in modo più approfondito il prossimo 12 marzo, ospite proprio delle GGD Bologna, per una lezione nell'ambito del corso di alfabetizzazione digitale da loro organizzato presso la Sala Cenerini, in via Pietralata 60.

lunedì, ottobre 10, 2011

Nella redazione del Guardian

Perché al Guardian sono i più bravi di tutti: perché un giorno hanno un'idea e dicono "perché non proviamo a vedere come va?", perché la mettono in atto nel modo più semplice possibile.
From today, you will be able to see below a live account of our plans in the form of the daily newslist kept by our editors. It provides a glimpse into the scheduled announcements, events and speeches that make up the news day. You will also be able to view what our editors think about the stories by reading their updates on Twitter in the panel opposite. We will include conversations we have about the day's news, story ideas we get from our correspondents and the latest information on stories that we get during the day.
Perché ti spiegano come funziona la cosa, senza proclami di sorta, perché loro sono i giornalisti, ma sono interessati al tuo contributo (e c'è da crederci, perché sono *già* i migliori), che può essere rilevante.
We won't quite show you everything. We can't tell you about stories that are under embargo or, sometimes, exclusives that we want to keep from our competitors, but most of our plans will be there for all to see, from the parliamentary debates we plan to cover to the theatre we plan to review. We reserve the right to stick to our guns, but would love to know what you think.
Perché sperimentano e ti invitano alla loro riunione di redazione. E, si dice, le riunioni di redazione le fanno sui divani.
 

Arguably

I try not to dwell on it, except that once in a while I say, O.K., I'm not going to make that joke, I'm not going to go for that chortle. Or if I have to choose between two subjects, I won't choose the boring one.
Christopher Hitchens

giovedì, settembre 22, 2011

I'm not scared, I'm outta here

Avete ragione voi a salutare e andar via quando volete.
Avete ragione a farlo prima che siano i fan a pensarlo - loro, non quelli che alzano mezzo sopracciglio e dicono "ah, non si erano ancora sciolti?" (a loro al massimo sarà piaciuta qualche vostra canzone, saranno dispiaciuti un altro giorno, per altri gruppi e altri cantanti).
Avete ragione a volere altro, ad avere altri interessi, a pensare che sono trent'anni e inserire aggettivi a scelta.

Siete stati cassette, cd, mp3, dai quindici anni ai trenta, per una che non ricorda mai i nomi dei cantanti.
Siete stati colonna sonora come solo da adolescenti, ricordi dolorosi, tentativi di riappacificazione, persino.
Siete stati un concerto indimenticabile in un'estate da dimenticare, un'estate in cui sono cambiate tante cose, ma io più di tutto.
Ed ecco, un altro vostro concerto lo avrei voluto, per avere un ricordo di voi e non di me. Ma in fondo i fan non pensano a se stessi quando vi ascoltano, quando sembra che stiate parlando proprio a loro con le vostre canzoni?

Domani pesterò un po' i piedi e farò finta di essere seccata con gli altri.
Ascolterò alcune canzoni e per un giorno ricorderò molto, forse troppo.
Penserò delle cose e una sarà "grazie".

Beh, ciao.


Twentieth century go to sleep
Really deep
We won't blink

Your eyes are burning holes through me
I'm not scared
I'm outta here
I'm not scared
I'm outta here

mercoledì, settembre 21, 2011

Bill, Barry e le donne

Il fascino ormai dissolto del presidente in carica e quello mai svanito del suo predecessore - secondo Maureen Dowd. Tempi duri.
Now the president is trapped in two damaging story lines. Is he too weak and immature to do the job? Or is he too cool and distant to do the job?


The Aloof One has to convince voters that he can connect emotionally. In a way, his relationship with Americans now is analogous to a marriage that’s not working. He’s the detached husband; we’re the neglected wife.


Is he paying attention? Does he understand our needs? Or is he just pretending to listen while he watches SportsCenter?

giovedì, luglio 28, 2011

Data journalism: come si fa al Guardian

Simon Rogers, che gestisce Datablog e altri progetti del Guardian, spiega come il data journalism stia diventando lo standard per il giornalismo e perché:
If data journalism is about anything, it's the flexibility to search for new ways of storytelling. And more and more reporters are realising that. Suddenly, we have company - and competition. So being a data journalist is no longer unusual.
I dati sono parte integrante delle storie, non è necessario essere programmatori (anche se aiuta - alla Columbia i corsi di giornalismo in partenza a settembre esploreranno anche quell'aspetto), ma giornalisti.

E al Guardian, probabilmente, il data journalism è fatto meglio che in qualunque altro posto.

giovedì, maggio 19, 2011

La rabbia come forza di impegno positivo [una ricerca "sul pezzo"]

Puerta del Sol, Madrid (foto di Lucio Colavero)
Qui gli ultimi giorni scorrono tra elezioni, entusiasmo crescente (a Milano per il ballottaggio) e pacifiche ma fermissime proteste auto-organizzate (Madrid e tutta la Spagna - con elezioni amministrative in arrivo).

Sulle questioni politiche si tornerà, intanto capita al momento giusto una lettura su una ricerca recentemente presentata (ma non ancora pubblicata*) che parla della rabbia del cittadino come forza potenzialmente positiva e motore per un impegno politico maggiore:
“Anger gets people engaged,” said Brader. “There’s a tendency among scholars and others to say that things like negative advertising are bad. But our paper points out that negative emotions like anger can bring people out and get people more involved. So the consequences aren’t all bad.”
And Groenendyk notes: “If anger is on your side, and it’s mobilizing people to get involved, anger can be a great thing.”

Insomma, la rabbia può essere incanalata in modo positivo ma - dato che rafforza sentimenti e convinzione - porta anche il rischio di "chiusura mentale" (populismo?):
A particular danger of anger seems to be closed-mindedness. Research finds that when citizens get angry, they close themselves off to alternative views and redouble their sense of conviction in their existing views. Fear and anxiety, on the other hand, seem to promote openness to alternative viewpoints and a willingness to compromise.

La rabbia porta anche a superare la paura e - sostengono gli studiosi - anche a investire tempo e impegno in azioni più consistenti e "rischiose" (in senso lato):
“Fear alerts you that something is amiss in your environment and draws your attention and says you should consider your action,” said Groenendyk. “Anger tends to move people beyond that and suggests to them to invest resources in participation and pursue riskier strategies that might cost them something.”
[...] “But anger can be an issue if it’s creating motivations to lash out. Does it stop at just spreading leaflets or voting? Or does it extend to punching opponents or throwing a brick. Politicians might be unleashing it for their own purposes, but it’s unleashing a powerful force that’s hard to control.”

Ma fino a che punto questa situazione è positiva e come si concretizza? Come provare a controllarla (per un politico) e organizzarla (per gruppi di cittadini)?



[*Il titolo della ricerca in questione è “Fight or Flight? When Political Threats Arouse Public Anger and Fear” ed è stata realizzata dai professori di scienze politiche Ted Brader, Nicholas Valentino (University of Michigan) e Eric W. Groenendyk (University of Memphis) ]

sabato, maggio 07, 2011

The Filter Bubble - una "bolla" più pericolosa?

Al Personal Democracy Forum 2010 uno dei miei interventi preferiti è stato quello di Eli Pariser, intitolato The Filter Bubble.
Secondo Pariser (fondatore e presidente di MoveOn.org e co-fondatore di Avaaaz), la personalizzazione è ormai parte integrante del nostro consumo di contenuti in Rete e questo - incorporato in modo più o meno (in)visibile negli strumenti che usiamo più spesso, vedi Google e Facebook - ci porti fondamentalmente a non avere la possibilità di essere esposti ad altri punti di vista.

Adesso Pariser ha pubblicato un libro che si chiama, appunto, The Filter Bubble e che ha un sito collegato.
Qui il suo speech a PdF 2010, lo scorso anno.



L'idea, va detto, non è certamente nuova (ne avevo letto una trattazione nel 2005 su Republic.com di Cass susntein), ma Pariser parla oggi e fa esempi molto significativi e concreti, non limitandosi a un'analisi in termini di processo.

Insomma, è un libro che mi propongo di leggere presto, così come voglio recuperare anche il suo talk fatto a TED un paio di mesi fa. Idee, dubbi e considerazioni sono i benvenuti.

domenica, maggio 01, 2011

Friend of Charleston

Ci sono posti che aspetti di vedere da anni e che non ti deludono, posti dove ti senti subito a tuo agio per motivi evidenti e, insieme, meno evidenti.
Questo è stato il caso di Charleston, la casa di campagna che ha ospitato per decenni il Bloomsbury group e che ho visitato la scorsa estate.

Non so se ci tornerò presto, ma di recente mi è tornato in mente e ho pensato che sarebbe stato bello iscriversi ai Friends of Charleston e ho scritto per avere informazioni. Questa settimana, tornando a casa, ho trovato una lettera dall'Inghilterra con tutte le informazioni e le iniziative dell'estate.
Fateci un giro, ecco.

mercoledì, aprile 27, 2011

Personal Democracy Forum 2011 - Google Fellowship

Are you an entrepreneur or activist with ideas about the next big thing to change government? A non-profit professional trying new technologies with great results? A former campaign staffer still blazing new trails in online politics?


Allora perché non venire al Personal Democracy Forum il prossimo giugno a New York?
E perché non farlo con le Google Fellowship che Google - appunto - mette a disposizione come sponsor della conferenza?

Ci si può candidare fino a venerdì 29 aprile, non perdete l'occasione.
E ci vediamo lì.

venerdì, aprile 15, 2011

Festival del Giornalismo a Perugia

Questo weekend sono a Perugia al Festival del Giornalismo, un appuntamento ricco di eventi interessanti e persone che dovreste conoscere.
L'anno scorso sono riuscita a venire per una sola giornata, ma sono rimasta particolarmente colpita dall'atmosfera e dal fermento.

Quest'anno seguirò in particolare alcuni appuntamenti di domani.
La  mattinata sarà dedicata a Wikileaks in una mattinata di approfondimento organizzata dal Personal Democracy Forum (per cui lavoro) e coordinata da Micah Sifry.

Alle 17.30, invece, seguirò il panel L'informazione politica al tempo dei social media:
Internet e i potenti strumenti di comunicazione che essa porta in dote stanno cambiando l’informazione politica. La trasformano favorendo l’emersione di nuove fonti e di nuovi attori, determinando la frammentazione dei messaggi, costringendo politici, attivisti ed elettori stessi a venire allo scoperto per confrontarsi alla luce del sole.
Siti web, blog e social network site costituiscono insieme quel real-time web che, grazie a potenti e semplici meccanismi di sharing, abilita e stimola la condivisione e quindi la circolazione delle informazioni, mettendo in crisi metodi consolidati per la creazione e gestione del consenso e disintermediando la possente macchina della comunicazione tradizionale.
Come cambia l’informazione politica nell’era dei media sociali? Quali sono le sfide che la politica deve affrontare per restare al passo della rivoluzione in corso? Quale ruolo e quale futuro per i media tradizionali? E ancora, in Italia a che punto siamo?
A queste e ad altre domande proviamo a dare una risposta con l’aiuto di:
Dino Amenduni responsabile new media Proforma
Stefano Epifani
Università La Sapienza di Roma
Sam Graham-Felsen
blog director Barack Obama 2008
Alessio Jacona
Nòva 24, Il Sole 24 Ore
Micah L. Sifry
direttore Personal Democracy Forum
Antonio Sofi
giornalista e consulente politico

Se ci siete, beh, battete un colpo!

martedì, marzo 15, 2011

L'umanesimo ai tempi del Giappone

Ecco, qui sono tutti distrutti, rosicchiati dall’angoscia, ma se ognuno si concedesse di comportarsi come se fosse l’unico in difficoltà, sarebbe considerato, e si considererebbe lui stesso un egoista immaturo. Sarebbe un comportamento che si rimprovera anche ai bambini, qui.
In ogni azione che si compie, è doveroso pensare in che modo questa influenzerà gli altri, in giapponese si dice 気を遣う, che significa comunicare l’anima, è un filtro necessario nella vita quotidiana.  Capire lo stato d’animo dell’altro è il primo passo da intraprendere quando si instaura una comunicazione. E’ una regola semplicemente razionale, decisa da gente che tiene in grande considerazione le emozioni e i sentimenti: tutti sanno che comunicare paura e disperazione ha un effetto negativo sugli altri. Alcuni italiani forse penseranno che questo comportamento sia freddo, insensibile, da automi, ma secondo me questa è una visione superficiale e preconfezionata. La realtà è che i giapponesi sono troppo delicati, troppo facilmente preda di passioni per poterle lasciare fluire incontrollate, o essere esposti a quelle riversate in modo insensibile dagli altri.