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martedì, settembre 27, 2011

Wonkette is back (ed è tempo di elezioni)!

Ana Marie Cox aka Wonkette (una delle prime e più importanti blogger politiche americane) torna a scrivere: è tempo di pensare alle elezioni presidenziali 2012.
Ecco il suo blog sul Guardian.

sabato, luglio 16, 2011

Quando il sindacato va in Rete

Cosa succede quando anche il sindacato si avvicina alla Rete?
Su TechPresident Nick Judd spiega come si sta muovendo in Rete il Service Employees International Union (SEIU), influente sindacato americano, e cosa può significare in termini di strategia:

It's worth noting for three reasons. First, SEIU locals are very politically active, so flag this as a decision to evaluate after this year's state and local elections and the 2012 presidential election. Secondly, if you're looking for an organization to track to see how a massive, membership-driven institution is changing what it does to leverage the power of the Internet, the SEIU's moves are probably ones to watch.
And, finally, while it's unclear if this had any affect on the decision, SEIU's staffing move comes after months of running battles over right-to-work legislation, budget cuts, or bills that curtail public-sector unions' collective bargaining abilities. During those battles, many unions, not just SEIU, turned to the Internet — and many locals have emerged with members battle-tested in online organizing as a result.

Qui tutto l'articolo.

mercoledì, giugno 29, 2011

New York: una vittoria politica più improbabile di quanto sembri

Dovevo segnalare questo pezzo già da qualche giorno, mi è tornato in mente oggi dopo un lungo discorso sui risultati politici e sociali, le cause, i fattori, la politica e la partecipazione.

In un periodo in cui c'è un malinteso senso di governo dei processi da parte della gente, dei movimenti, dei partiti che "devono ascoltare" (e devono ascoltare) e "non devono parlare" (e no, invece, devono), il New York Times spiega l'improbabile combinazione di forze che ha portato all'approvazione dei matrimoni per le coppie omosessuali nello stato di New York, venerdì scorso.
Il voto, va ricordato, è avvenuto in un senato a maggioranza repubblicana: sono quindi stati decisivi i voti di alcuni senatori repubblicani. Le forze in campo?
The story of how same-sex marriage became legal in New York is about shifting public sentiment and individual lawmakers moved by emotional appeals from gay couples who wish to be wed.
But, behind the scenes, it was really about a Republican Party reckoning with a profoundly changing power dynamic, where Wall Street donors and gay-rights advocates demonstrated more might and muscle than a Roman Catholic hierarchy and an ineffective opposition.
And it was about a Democratic governor, himself a Catholic, who used the force of his personality and relentlessly strategic mind to persuade conflicted lawmakers to take a historic leap. 
Un articolo dettagliato che mostra come certi processi siano complicati e mettano in campo politica, partecipazione, individualità e interessi economici ed elettorali, con tutte le luci e ombre di un contesto del genere.
Scontato che funzioni così? Forse sì, forse dovremmo ricordarcene più spesso quando cediamo (o sentiamo cedere) alla tentazione di lodare i nuovi "superpoteri della gggente", senza relativizzare e porre queste nuove forme di partecipazione e azione in un quadro più ampio ed articolato. Più complicato di quanto vorremmo, magari.

Fare politica senza parlare di politica: gli open data e il futuro

Il modo in cui decidiamo sul nostro futuro comune mi sembra qualche volta completamente fuori centro: si parla delle personalità dei leaders invece che delle loro politiche. Le stesse politiche diventano sembrano assumere connotati molto diversi a seconda di chi le propone: i “nostri” tagli di bilancio sono un assennata misura di controllo degli sprechi, mentre quelli degli avversari sono stangate indiscriminate su servizi essenziali. Il tutto è decisamente troppo emotivo; troppo perché votare “di pancia” rischia di avere conseguenze gravi (chi fosse interessato può leggersi “Il mito dell’elettore razionale” di Bryan Caplan). 
In un momento storico in cui si fa fatica a parlare concretamente di temi e azioni, tutta la mia ammirazione va a chi riesce a fare politica parlando di politiche e lavorando concretamente per obiettivi.
Con Alberto Cottica ho lavorato in passato e ho di lui grande stima: non mi stupisce quindi ascoltare un discorso del genere su politiche pubbliche e dati, ma mi sembra sia il caso di riproporlo qui.



Il valore degli open data, di un'analisi fondata, della loro interpretazione e della costruzione di relazioni con il contesto e le politiche. Prendete venti minuti di tempo e guardate il video.

venerdì, giugno 24, 2011

A chi conviene l'anonimato in Rete? Il caso Amina e altre storie

The fake Amina's blog was especially well done, with details that sounded authentic even to native Syrians. Its unmasked author said he was telling larger truths, but we have a name for this technique: fiction.
We also have a name for the technique of identity in this case: pseudonym. This is a much-used method online – not revealing one's own name but having a consistent identifier. It's one step away from outright anonymity, where there is no accountability whatever. As I wrote last week, the lack of accountability in such cases puts more responsibility on the audience. It is up to us to cultivate an abiding distrust for speech when the speaker refuses to stand behind his or her own words – that is, by using one's own name.
Sul Guardian Dan Gillmor parla del caso Amina, di credibilità e anonimato in Rete. Che non ci conviene eliminare.

martedì, maggio 31, 2011

venerdì, maggio 20, 2011

Che cosa vuole la Puerta del Sol? Ecco le richieste della protesta pacifica che dal 15 maggio sta invadendo la Spagna.

[Dallo scorso 15 maggio in Spagna è in corso una protesta pacifica che ha portato in piazza moltissime persone in mobilitazione permanente, prima a Madrid, presso la Puerta del Sol, e poi in moltissime città spagnole. Qui la traduzione di un articolo di El Paìs che spiega le richieste di queste persone. Mi sembra ce ne sia bisogno, data la quasi assenza del tema sui mezzi di comunicazione italiani, e per l'impatto di quello che sta succedendo - in modo autorganizzato, non politicizzato e del tutto pacifico.
La traduzione è di Matteo Colombo.]


A pochi metri dal Parlamento spagnolo, è nato un altro parlamento. Un'altra democrazia nasce da zero al chilometro zero, e ha trasformato la centralissima piazza della Puerta del Sol di Madrid in una grande agorà. Anziché banchi pieni di deputati, metri quadrati di suolo. Anziché un presidente della Camera, un moderatore che viene da studi classici e che attualmente lavora come interprete.

Un ragazzo prende nota di tutto ciò che si dice e fa un riassunto di ogni tema prima di passare al seguente. Non esiste un ordine del giorno, ma un foglio con 24 punti di discussione, aperti a contributi e proposte che si susseguono semplicemente per alzata di mano, e che vengono approvati agitando la mano come nel linguaggio dei sordomuti.

Esistono commissioni suddivise per aree tematiche (comunicazione, assemblea, infrastrutture, alimentazione...), ma anziché avere sede in uffici si trovano sotto tende, teloni, o anche a cielo aperto. Ci sono perfino i capannelli di discussione, che però non stanno nei corridoi, ma per strada, in ogni angolo. Confronti dialettici accalorati e appassionati nascono come funghi, nella nuova agorà della Puerta del Sol. Basta tendere l'orecchio e chiunque può aggiornarsi sui temi più caldi dell'attualità. I cittadini parlano.

 «Consideriamo ingiuste leggi come la Ley de Extranjeria [legge sull'immigrazione che prevede, tra le altre cose, multe fino a 10.000 euro per chi dà rifugio a immigranti clandestini, laddove per “rifugio” si intende “sostentamento economico”, leggi: colf e badanti], il Plan Bolonia [o Bologna Process, un progetto di riforma universitaria europea], la Ley Sinde [legge sul diritto d'autore in rete con importanti ricadute sul controllo dell'espressione online], la legge elettorale, e la legge di uguaglianza di genere», risuona da un megafono che passa di mano in mano nell'assemblea. «Bisogna farla finita con il sostegno dello stato alla Chiesa», sostiene una signora di mezz'età. «Le misure di salvataggio economico devono interessare le famiglie sfrattate, e non le banche», dice un giovane. Una valanga di proposte che si protrae per un'ora e mezza. «Stiamo cercando un consenso su alcune linee guida che ci aiuti a chiarire le questioni che vogliamo promuovere», osserva il moderatore.

Come nel racconto “L'autostrada del Sud” di Julio Cortázar, un evento straordinario ha prodotto una realtà nuova dotata di una dinamica propria. La manifestazione che lo scorso 15 maggio ha riunito migliaia di persone indignate per la situazione sociopolitica ed economica della Spagna, e il successivo accampamento permanente nel centro nevralgico di Madrid, hanno generato un micromondo che va creandosi e contemporaneamente gira, in senso contrario a quello che stava diventando quotidiano.

La prima tappa è stata organizzarsi e garantire i bisogni di base. La seconda, in questo preciso momento, è articolare un discorso che permetta di spiegare alla società un malcontento globale e generalizzato contro le carenze del sistema democratico imperante.

L'obbiettivo è quello di dare fisionomia definita a una protesta che è riuscita nell'impresa di aggregare l'enorme ed eterogenea quantità di persone che stanno prendendo parte a questo movimento spontaneo. Un movimento che, al di là di chi presenzia ogni giorno alla Puerta del Sol, riunisce e concentra un più ampio sentimento collettivo di disincanto ed esasperazione che sta mettendo in ginocchio il paese. Il cosiddetto “Movimento 15-M” si gonfia e si sgonfia, cresce e diminuisce a seconda dell'orario. Ogni giorno ci sono tre assemblee e una concentrazione.

[...]

Il lavoro e le riunioni di ieri si sono quindi concentrati sul creare un germe di questo manifesto di base. Innanzitutto, i temi principali che più stanno a cuore, poi le proposte, e infine le votazioni. Il risultato di questo processo sarà una specie di programma generale che sostituirà il manifesto originale, che si limitava a identificare il movimento, e che cercherà di dare una risposta alla grande domanda degli ultimi quattro giorni: agli indignati le cose come stanno non piacciono. Ma cosa vogliono?

Le assemblee di ieri hanno manifestato il loro appoggio a una serie di proposte che, sommate a quelle che a mano a mano vengono depositate nelle urne di raccolta di ciascuna commissione, costituiranno la base sulla quale, una volta effettuata una votazione, si cercherà di elaborare il manifesto di base di cui sopra. Di seguito, alcune delle rivendicazioni emerse:

 - Abolizione delle leggi ingiuste. Cancellare e sostituire norme come la Ley Sinde, il Plan Bolonia, La Ley de Extranjería, la Ley de Partidos o la legge elettorale. Si sostiene inoltre che le leggi-quadro approvate dalle Corti debbano essere precedute da un referendum.

- Terza Repubblica. C'è chi chiede un referendum per scegliere tra monarchia e repubblica, mentre altri preferirebbero far sparire completamente dalla Costituzione qualsiasi cosa abbia a che vedere con la famiglia reale.

- Riforme fiscali. Si chiede di «favorire i redditi più bassi», che «chi possiede di più, paghi di più» e che «l'IVA diventi un'imposta progressiva.» Chiedono inoltre, tra molte altre cose, «l'applicazione della Tobin Tax per colpire la speculazione e il movimento di capitali, e che le relative entrate vengano reinvestite nel sociale.» Analogamente, si propone di «nazionalizzare le banche salvate.»

- Trasporti e mobilità. Favorire il trasporto pubblico e alternativo all'auto, creare una rete di piste ciclabili, sovvenzionare l'abbonamento ai trasporti pubblici per i disoccupati.

- Riforma delle condizioni di lavoro della classe politica. Si chiede la soppressione degli stipendi vitalizi, della "formazione controllata" per i funzionari pubblici (chiedono che si acceda ai livelli più alti di queste professioni tramite concorso), la revisione e il bilancio dell'attività politica alla fine di ogni mandato, liste elettorali pulite e libere da imputati di corruzione politica.

- Democrazia partecipativa e diretta. Auspicano un funzionamento per assemblee a livello cittadino (quartieri, distretti) che si basi su Internet e sulle nuove tecnologie. Chiedono inoltre di aver voce in capitolo sulle questioni relative alla gestione dei budget delle varie amministrazioni. In generale, la decentralizzazione del potere politico.

- Miglioramento e regolarizzazione dei rapporti lavorativi. Nella sostanza, mettere fine alla precarietà salariale e all'«abuso» degli stagisti, fissando un salario minimo di 1200 euro, con uno Stato che si faccia garante del lavoro e dell'uguaglianza salariale.

- Ecologia e ambiente. Chiusura immediata delle centrali nucleari e promozione delle economie sostenibili.

- Recupero delle aziende pubbliche privatizzate. La gestione deve tornare nelle mani della pubblica amministrazione.

- Forze dell'ordine. Riduzione della spesa militare, chiusura delle fabbriche di armi e rifiuto di intervento in qualsiasi guerra.

-  Recupero della memoria storica. Condanna del franchismo.


L'articolo è stato pubblicato oggi su El Pais ed è a firma di Patricia Ortega Dolz e Inés Santaeulalia

giovedì, maggio 19, 2011

Nobody expects the Spanish revolution

Homepage di El País, giovedì, ore 20.15


Twitter, giovedì, ore 19.41

Obama e il certificato di nascita - the mug edition

L'organizzazione della campagna Obama 2012 non ha colto l'attimo per sfruttare a proprio favore gli attacchi al presidente sul controverso certificato di nascita.
Ma, a quanto pare hanno deciso di sfruttare il tema col merchandising della campagna.

Un po' in ritardo? Vedremo.

La rabbia come forza di impegno positivo [una ricerca "sul pezzo"]

Puerta del Sol, Madrid (foto di Lucio Colavero)
Qui gli ultimi giorni scorrono tra elezioni, entusiasmo crescente (a Milano per il ballottaggio) e pacifiche ma fermissime proteste auto-organizzate (Madrid e tutta la Spagna - con elezioni amministrative in arrivo).

Sulle questioni politiche si tornerà, intanto capita al momento giusto una lettura su una ricerca recentemente presentata (ma non ancora pubblicata*) che parla della rabbia del cittadino come forza potenzialmente positiva e motore per un impegno politico maggiore:
“Anger gets people engaged,” said Brader. “There’s a tendency among scholars and others to say that things like negative advertising are bad. But our paper points out that negative emotions like anger can bring people out and get people more involved. So the consequences aren’t all bad.”
And Groenendyk notes: “If anger is on your side, and it’s mobilizing people to get involved, anger can be a great thing.”

Insomma, la rabbia può essere incanalata in modo positivo ma - dato che rafforza sentimenti e convinzione - porta anche il rischio di "chiusura mentale" (populismo?):
A particular danger of anger seems to be closed-mindedness. Research finds that when citizens get angry, they close themselves off to alternative views and redouble their sense of conviction in their existing views. Fear and anxiety, on the other hand, seem to promote openness to alternative viewpoints and a willingness to compromise.

La rabbia porta anche a superare la paura e - sostengono gli studiosi - anche a investire tempo e impegno in azioni più consistenti e "rischiose" (in senso lato):
“Fear alerts you that something is amiss in your environment and draws your attention and says you should consider your action,” said Groenendyk. “Anger tends to move people beyond that and suggests to them to invest resources in participation and pursue riskier strategies that might cost them something.”
[...] “But anger can be an issue if it’s creating motivations to lash out. Does it stop at just spreading leaflets or voting? Or does it extend to punching opponents or throwing a brick. Politicians might be unleashing it for their own purposes, but it’s unleashing a powerful force that’s hard to control.”

Ma fino a che punto questa situazione è positiva e come si concretizza? Come provare a controllarla (per un politico) e organizzarla (per gruppi di cittadini)?



[*Il titolo della ricerca in questione è “Fight or Flight? When Political Threats Arouse Public Anger and Fear” ed è stata realizzata dai professori di scienze politiche Ted Brader, Nicholas Valentino (University of Michigan) e Eric W. Groenendyk (University of Memphis) ]

sabato, aprile 30, 2011

Lo strano caso del certificato di nascita: Obama, i birthers e un errore strategico

In questi giorni negli Stati Uniti uno dei principali temi politici è stato il certificato di nascita del presidente Obama: un'occasione di riflessione sotto vari punti di vista.


Lo strano caso del certificato di nascita
La possibilità che il presidente non sia nato negli Stati Uniti (requisito di base per la sua elezione) è stato un argomento già usato dai repubblicani in campagna elettorale, facendo leva sul suo secondo nome (Hussein) e su vari altri elementi per instillare il dubbio - e peggiori sospetti - nella popolazione.
Adesso, con l'inizio della nuova campagna elettorale, il tema viene riportato alla ribalta, tra l'altro con Donald Trump portavoce d'eccezione  - si candiderà?).
Tra le battute dei commentatori democratici e la satira (per tutti: Why Won't Hawaii Produce Documents Proving It's a State?), lo scorso 25 aprile la Casa Bianca ha reso pubblico il certificato - e anche qui l'Huffington Post non ha perso l'occasione di una presa in giro ai birthers, coloro che sostengono questa battaglia.



An "unforced error"
Qui entra in gioco la strategia di risposta. O meglio, dovrebbe.
L'argomento e l'insistenza della richiesta, oltre all'uso strumentale che ne viene fatto, sono argomenti da girare potenzialmente al proprio elettorato, più ancora che per chiarire la propria posizione, per dare possibilità di avere tutti gli strumenti per controbattere a una "bufala" di facile diffusione.
Ma nella periodica email inviata alla base di 13 milioni di elettori dallo staff della campagna non c'è traccia della questione "birth certificate". Come mai?
Micah Sifry ne parla su TechPresident riportando l'opinione di un osservatore di spessore, il giornalista Ari Melber:
From a purely strategic political perspective, the mainlining of the birther attack is a major mobilizing opportunity, and it's the kind of thing they were adept at during the campaign, but have been reticent to do in the OFA/governing period. ...Also, the core activists opening these emails are news consumers, this was the big political story, so choosing to send a message like this on such a big day - a day that was even intense and emotional for many supporters and African Americans - without any reference to it makes it feel like the campaign messages are coming from a different planet, rather than providing special information and a direct line to Obamaland.

Micah aggiunge la sua visione più generale su quello che Obama For America è stato in campagna elettorale e non è più riuscito ad essere dopo la vittoria:
For years now, it's been obvious that OFA's approach to its base has been radically different from the days of the Obama campaign. Then, the campaign stoked supporters passions. Now, they try to temper them. Instead of firing people up in ways that might be uncontrollable, OFA sought to keep its base engaged with innocuous activities that shook few windows and rattled few walls. (I've heard, internally, that this was referred to as the "hamster wheel" approach.) The result is what I've called "The Obama Disconnect."

The Obama disconnect: un doppio fallo
Il tema è stato dibattuto in questi anni - molto poco in Italia, dove la campagna elettorale di Obama ha ancora l'aura mitica della vittoria dell'outsider e del ruolo della Rete in questa vittoria.
Ma il disincanto non sfugge agli osservatori più attenti e se ne è parlato di recente al panel sull'informazione politica svoltosi al Festival del Giornalismo a Perugia.
Micah aveva affrontato l'argomento in questi termini e proprio per questo mi è sembrata una buona idea chiedere agli altri speaker una loro opinione.
Stefano Epifani risponde con un bel post in cui dice la sua mantenendo la metafora sportiva. E rincarando la dose:
più che un unforced error quello di Obama mi sembra – sempre per rimanere nella metafora sportiva – un doppio fallo.
  • un errore è quello tattico, ossia non aver citato nella mail il tema del fatidico certificato di nascita cercando di volgerlo a proprio favore;
  • l’altro errore è quello strategico. Ed è più grave. Non farlo ha voluto dire non dare ascolto a tutti quegli elettori con i quali Obama si vanta di aver aperto un dialogo (ma l’ha aperto davvero?) dando loro voce ed ascolto. Dov’è finito quell’ascolto ora, che una parte importante della Rete (e che sia importante lo si vede anche, ad esempio, dal numero di visitatori di alcuni video su YouTube) pone una domanda in maniera così pressante? Se si vuol avviare un dialogo non si possono ignorare le domande dei nostri interlocutori.
E’ vero, in rete si dice “don’t feed the Troll“, ma in questo caso i troll non sono tali ma sono elettori e sono molti, e sono parte importante di quel popolo che dovrebbe rinnovargli la fiducia. Ignorarli non mi sembra un buon modo di costruire il dialogo.

martedì, aprile 12, 2011

Elezioni 2012: enter Mitt Romney

E anche Mitt Romney si butta nella mischia:



Il video è diversissimo da quello di Pawlenty: estremamente semplice, con il candidato (sì, ok, exploratory committee) che guarda in camera e parla di lavoro, di opportunità, di economia.
Il confronto è tra la carriera di imprenditore di Romney, ex governatore del Massachusetts, e l'attuale amministrazione e la retorica del "non hanno mai fatto un vero lavoro che producesse sviluppo".

Qui qualche altra nota da Nancy Scola.

lunedì, marzo 28, 2011

Campagna 2012: si ricomincia da Pawlenty

L'ex governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, lancia il primo spot della campagna 2012:



Un video da manuale dello spot ammeregano (e repubblicano): i lavoratori, i bambini, città, molta campagna, il futuro migliore, il cielo, Reagan e persino Lincoln.

Nota 1: certo, tutto 'sto video e poi annuncia l'exploratory committee, ma pazienza, funziona così
Nota 2: grafica e organizzazione del sito sono "ispirate" da quanto fatto da Obama. Sono curiosa di vedere se c'è qualche cambiamento evidente sin da ora nel modo di fare campagna e di comunicarla 


Update: chez TechPresident Nancy definisce lo spot "über-dramatic" e rilancia l'intervista a Lucas Baiano che ha ideato il video (e ha - udite, udite - 23 anni). Tra le frasi clou: "I try to find the EQ, the Emotional Quotient, within the person's story."
Ne sentiremo parlare, di questo benedetto EQ.

martedì, gennaio 25, 2011

Uno State of the Union "come non l'avevate mai visto"

Good afternoon,
I just started at the White House as a Senior Advisor to President Obama, and over the past few days we've all been increasingly focused on Tuesday’s State of the Union Address (9 p.m. EST). The President will talk about what America needs to do to create jobs today, make America more competitive tomorrow, and win the future for our children and our country.
And to make sure that you are part of the discussion about America's future, we've been working on a number of ways to use our online program to give you and Americans across the country a chance to participate in this important event and ask your own questions.  That starts immediately after the speech ends, when White House policy experts will be available at WhiteHouse.gov to discuss the issues the President raised in the speech and to take your questions and feedback.

David Plouffe, campaign manager della campagna Obama, torna a lavorare col presidente ed è lui ad annunciare lo State of the Union di stasera (9pm EST, le nostre tre di notte - se ne riparla domani).

Qui un paio di articoli su come il cosiddetto SOTU sarà interattivo:

The Obama White House's Full-Internet SOTU Press:
On Tuesday itself, several advisors, aides, and assistants will be Open for Questions. On Wednesday, Press Secretary Robert Gibbs will, naturally be on Twitter.
At some point during the week, Vice President Joe Biden will be on Yahoo!
And continuing a practice we've seen the Obama administration engage in in the past, on Thursday, the 27th, several big-name administration officials will be mixing it up with online communities relevant to the policy areas in which they work.

The State of the Union is...Annotated.
The folks over on the White House new media team have just announced that, during tomorrow's State of the Union address delivered to a joint session on Congress, up and running on WhiteHouse.gov will be a simultaneous helping of visual aids intended to help shore up the presidential lesson being delivered live and in person on the floor of the U.S. House of Representatives.


(qui ti giri, ti volti ed è subito campagna per il 2012, eh)

martedì, marzo 17, 2009

Trasparenza al Congresso: gli archivi video di Metavid

«Il processo di democratizzazione può sempre essere misurato con questo criterio essenziale: la partecipazione e l’accesso a un archivio, la sua costituzione e la sua rappresentazione».

Questa frase di Jacques Derrida descrive bene le motivazioni dietro alla nascita di Metavid, iniziativa indipendente che vuole creare una raccolta di video dell'attività del Congresso USA, chiedendo agli utenti una partecipazione nell'operazione di contestualizzazione. Ne ho scritto su Apogeonline, provando a spiegare anche la controversia con il canale C-SPAN, che per tre decenni aveva avuto l'effettiva esclusiva sulla trasmissione delle sedute parlamentari e i diritti sulle stesse.


E per vedere le dirette parlamentari italiane?

Entrambi i rami del nostro Parlamento hanno un proprio canale satellitare sulla piattaforma Sky (canale 555 per la Camera e 525 per il Senato). Nessuno dei due ha però un palinsesto a eccezione delle dirette delle sedute; nel caso del Senato tra una seduta e l'altra, anzi, compare semplicemente una schermata rossa con l'indicazione della seduta successiva.
Nei rispettivi siti web i filmati delle dirette parlamentari sono disponibili in formato Real Player e Windows Media Player e non sono scaricabili.

Il sito del Senato mette a disposizione la diretta del giorno(tra l'altro definendo la pagina “web tv”) e gli archivi a partire dal 2005 con relativo ordine del giorno in formato testuale e in pdf.
Le sedute della Camera, in più, sono suddivise per interventi dei singoli parlamentari e ricercabili per numero della seduta, gruppo, oratore e argomento.
La Camera ha inoltre recentemente inaugurato un proprio canale su YouTube; al momento però i video inseriti sono di rappresentanza o di presentazione di vicepresidenti e capigruppo. Nessuna traccia di attività in aula se non, curiosamente, la sintesi di una scherzosa seduta speciale in cui i giornalisti sono stati ammessi in aula e hanno fatto “gli onorevoli per un giorno”.

giovedì, febbraio 19, 2009

Non è un paese per elettori/1

Quando ho letto questo post di Diego ho pensato che questo era il perfetto editoriale dell'elettore del PD.
Insomma, quello che non leggerete sui giornali di oggi:

Come si fa ad essere contenti? [...]
Se la colpa di Veltroni è stata quella di creare un partito più loro che nostro, oggi che lui si defila il vero riformismo forse sarebbe decretare fallito partito e progetto, ma a farlo si passerebbe per nostalgici passatisti, per gente che pensa alla provenienza e non alla destinazione, e tutto sommato, allo stato delle cose forse è vero che le scialuppe per tornare indietro non ci sono più.
E che allora sia Democratico sto partito, e che sia Partito sto partito, e magari sia anche di sinistra come la maggior parte dei suoi elettori vorrebbe che fosse, e che sia soprattutto di questo secolo sto partito, come forse anche tanti elettori con la coscienza libera e non tradizionalmente di sinistra amerebbero che fosse. E che decida di essere tutte queste cose, sto partito.
E a questo punto, alla vigilia dell'Assemblea Costituente di sabato, è bene che sia veramente Assemblea sto partito, nel senso più collegiale e caciarone del termine.
[...]
Perché se deve essere quell'Assemblea sconclusionata, depotenziata e demotivata che fin qui ha fatto solo da comparsa a doversi prendere carico di reggere il reggente designato, se è quell'assemblea di qualche migliaio di persone talmente divise in correnti politiche e geografiche più naturalmente incline all'anarchia assoluta che a ristabilire l'ordine a dover dare un segnale di discontinuità, allora è a quell'Assemblea che bisogna puntare, per indire subito nuove e vere primarie di quel che resta del popolo. Far curare il malato a chi fin qui gli ha voluto più bene di tutti, poter sperare di avere ancora, in tempi umani, un partito di sinistra da votare, magari non grande come un tempo, ma almeno decente, dignitoso e significativo.
Questo sarebbe bello avvenisse sabato. Domenica potrebbe non esserci più niente da fare.


(poi leggetelo tutto...)

martedì, febbraio 10, 2009

Reality check: un po' di opinioni di buon senso

Ieri Sergio ha scritto un post molto bello in cui spiegava il concetto di reality check e faceva una serie di considerazioni che vale la pena leggere e di cui riporto un pezzetto:

Viviamo una realtà spesso costruita su certezze di terza o quarta mano, abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà. Non saltuarie, ma costanti e distribuite. A cui ciascuno di noi è chiamato contribuire secondo le proprie competenze. Oggi abbiamo la voce pubblica per farlo, abbiamo il canale per mettere a disposizione quanto sappiamo. E penso che il prossimo ciclo politico sarà gestito dalla prima coalizione di volonterosi in grado di raccogliere competenze ed esercitarle in modo rigoroso per allontanarsi dall’attuale arena di eccessi e menzogne.


In tutto questo rumore - rumore, perché spesso fatto a sproposito - segnalo allora alcune cose interessanti che ho letto in questi giorni:

"...la nostra legge garantisce la possibilità di rifiutare ogni trattamento, anche di semplice sostegno, come le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale; abolire questo dritto sarebbe un atto molto grave, che minaccia alle radici il principio di libertà individuale, base irrinunciabile delle democrazie moderne. Voglio pertanto fare un appello alla ragione e alla coscienza di tutti noi e di tutti voi, in quanti membri del Senato, vale a dire di questa Camera alta, di questa istituzione a cui la gente guarda come un punto fermo nella confusione dei momenti di crisi: il nostro ruolo è di analizzare le situazioni più difficili con lucidità e saggezza e dare pareri obiettivi e lungimiranti. Ecco, credo sia nostro dovere, come senatori, guardare più in là dell’oggi e anche del domani e pensare anche alle conseguenze future delle nostre decisioni."


Secondo il mio modestissimo parere, mi pare siano contributi utili per "tornare alla realtà".

sabato, febbraio 07, 2009

Stasera, davanti a Palazzo Chigi

Ho deciso che scrivo adesso, ché la serata non è ancora finita e in circolo ho ancora un po' dell'incazzatura di oggi. Altrimenti magari adesso vado a dormire, mi rigiro nel letto per un paio d'ore e domani sarò più tranquilla e forse meno arrabbiata (ma su questo non ci giurerei).

C'è che io non ho parole, solo rabbia, nel vedere che stanno calpestando tutto quello in cui credo o, alla meno peggio, non fanno assolutamente niente per difenderlo.

C'è che oggi hanno fatto uno, due, tre passi ancora, a gamba tesa per distruggere le istituzioni, strumentalizzare la sofferenza delle persone, sfruttare, sfruttare, sfruttare per scopi che nemmeno capisco più nel dettaglio, che sembrano quasi non avere logica se non nel delirio di onnipotenza e nella progettata (pianificata?) demolizione di Costituzione, prassi istituzionali, senso civico, democrazia.


C'è che tra ieri e oggi si sono sentite tante di quelle bestialità che persino a me è venuta voglia di prendere a schiaffi Berlusconi, Binetti, Movimento per la Vita e via dicendo, una lista lunga quanto il Parlamento e oltre, anzi quanti sono i giorni di sofferenza di una ragazza (e della sua famiglia) che è diventata un simbolo di troppe cose suo malgrado.

C'è che oggi quando alle cinque del pomeriggio ho sentito che qualcuno si riuniva davanti a palazzo Chigi è stato quasi un istinto: ho comunicato la cosa a tutte le persone possibili, mi son messa le scarpe e sono andata a prendere la metro. Non perché pensassi di fare chissà cosa, e, per una volta, senza preoccuparmi di come un gruppo che protesta potesse essere strumentalizzato (stasera non guarderò Matrix né Porta a Porta ad ogni buon conto).

C'è che mentre ero in metro quasi tremavo e a un certo punto ho seriamente temuto di mettermi a piangere. No, non è emozione del momento, l'ho detto. È che – l'ho già detto – da tanto, troppo tempo mi stanno calpestando, rovinando, stracciando in mille pezzi quello in cui credo. Lo stato, la democrazia, quelle cose per cui i miei nonni non hanno avuto una giovinezza, per cui mio nonno ha passato gli anni di ventenne lontano da casa sua, in guerra, e mia nonna ha visto morire le amiche sotto i bombardamenti (retorica is the new black, passatemi le ultime tre righe).

E poi la fede, che è una cosa che fa parte della mia vita, che qui diventa religione che diventa Chiesa cattolica che diventa semplicemente un altro governo, un'altra gerarchia che dice di parlare di fede e invece proprio di fede non parla da troppo tempo per interferire con un altro governo, per perseguire un fine che è semplicemente quello di tutte le organizzazioni, perpetuarsi.

C'è che un po' mi sono rincuorata a vedere chi, per venire davanti a Palazzo Chigi, si è infilato la prima cosa che aveva a portata di mano, chi ha mollato una riunione importante, chi è arrivato trascinandosi tutti i colleghi, chi era sceso in piazza solo per gli scudetti della Roma, chi ha detto “non potevo essere altrove”.

C'è che è stato bello vedere lì i miei amici e sentirmi meno sola nell'essere incazzata (“indignata” si dice ancora? È già così fuori moda?”).


Stasera a cena una persona che stimo molto diceva una cosa tipo che nei regimi, prima che si instaurino, la vita era normale, poi c'è stato un cambiamento progressivo, graduale, crescente (sintetizzo in modo becero, sia chiaro). Insomma, ci deve essere stato un momento in cui è scattato qualcosa. Io a questa cosa penso da un po' e non so dire quale possa essere il punto di svolta, in questi mesi in cui ogni giorno viene manifestato disprezzo per le istituzioni e per i diritti dei cittadini in mille modi diversi, nel silenzio generale, nel timore di prendere una posizione. Cosa sarà questa volta? La schedatura dei clochard? La possibilità per i medici di denunciare i clandestini? La legalizzazione delle cosiddette “ronde padane”? Dire che Eluana Englaro può fare figli? Dribblare le istituzioni per fare un atto puramente rappresentativo e di facciata (perché a rigor di legge non c'è modo di fare una legge in tempi tanto brevi)?


C'è che oggi, davanti a Palazzo Chigi ho passato tre ore. Nel momento di maggiore calca saremo stati forse 300 (ma non sono molto brava con queste stime), all'inizio solo radicali e UAAR, poi varie forme di partiti di sinistra, poi persino qualche bandiera del PD. Cori, molte chiacchierate, fotografi e telecamere, sarei curiosa di sapere cosa è stato raccontato, e come.

Eravamo pochi, era una manifestazione improvvisata – e non programmata con mesi di anticipo – e non si è chiesto né ottenuto niente ma sono stata contenta, in qualche modo.

Ecco, c'è che io non so se ho fatto qualcosa di buono o di utile oggi ma sentivo di non poter fare altro, di non poter essere altrove.


lunedì, dicembre 15, 2008

Domani ad UnAcademy "Obama, il cambiamento che si fa governo"

Il 20 gennaio uscirà un libro su questo anno elettorale negli USA e sul presidente eletto (sono in già in attesa!).
Gli autori, Mattia Diletti e Mattia Toaldo, saranno tra i relatori di un incontro per fare il punto della situazione post-elezioni di Obama, in attesa dell'insediamento. La discussione avrà come protagonisti anche Paolo Ferrandi, giornalista e blogger, e Antonio Sofi.

L'incontro ha titolo "Obama, il cambiamento che si fa governo. Strategie digitali e prassi politiche, durante e dopo la campagna elettorale" e si svolgerà domani, 16 dicembre alle 22 ad UnAcademy.
Iscrizioni qui.

[Nota personale: posto che i relatori sono amici e persone che stimo devo dire che non mi viene in mente un gruppo di persone più competenti in materia]



giovedì, novembre 27, 2008

Un incontro su Obama al circolo PD sotto casa

Ieri ho scoperto che Federica Mogherini avrebbe parlato della politica estera prossima ventura di Barack Obama al circolo PD di fronte casa mia e mi ci sono naturalmente fiondata, con notevole curiosità su quello che avrei ascoltato.

L'incontro era ben preparato ed è stato ben condotto dalla Mogherini e dal responsabile del gruppo Mondo Europa (di cui non ricordo il nome).
Ora, premetto che io, di politica internazionale, so qualcosina ma non sono propriamente un drago e, anzi, diverse cose dette ieri le ho capite grazie alla recentissima lettura dell'ultimo numero di Limes dedicato al "Presidente eletto", ma devo dire che sono rimasta positivamente stupita.
Dalla conoscenza e dall'attenzione delle persone presenti, non molte, ma di varie età.
E poi dalla preparazione e dalla competenza della Mogherini, che di queste cose si occupa nella sua attività politica.
Le domande sono state molte e hanno spaziato tra vari scenari geopolitici, sconfinando nei temi economici, le risposte sono state puntuali ed esaurienti. E, devo dire, ho anche apprezzato l'onestà intellettuale di dire "questo è quello che so, ma non me ne occupo abitualmente" quando alcune domande hanno esulato dal già ampio campo di discussione.

Oltre al merito dei discorsi - due ore dense, a cui non renderei giustizia con una sintesi qui* - la serata di ieri mi ha fatto riflettere su un paio di cose.
Uno: io ultimamente sono estremamente critica nei confronti del PD, tanto per stare in termini sintetici. E ho delle aspettative così basse che mi sono parecchio entusiasmata nel vedere una cosa che dovrebbe essere in teoria normale: una parlamentare che mostra capacità e conoscenza delle cose di cui si occupa.
Due: che ci sono i modi per far avvicinare la gente alla politica, per mostrare le proprie competenze (parlando di parlamentari e/o membri di un partito), per discutere di temi importanti e confrontarsi con gli elettori. Disgraziatamente, non passano per i salotti televisivi, ma più probabilmente per i circoli sotto casa.
Il che, certo, pone un problema in termini di numeri, dato che il confronto è qualche decina di persone Vs. qualche milione. Ma anche, e soprattutto, pone un problema in termini di scelte, alcune (molte?) scelte.

Ieri sera, verso la fine, si è passati alla politica di casa nostra e si è detto che una cosa che non c'è nel PD (tra le cose che mancano) è una modalità definita di processo decisionale. Il che è evidente da mooolte cose, non ultimo il fatto che si invochi un congresso ogni due per tre.
Non so quanto si possa andare avanti solo con parole d'ordine, con le gare a chi urla più forte e a chi scontenta meno persone e - soprattutto - personalità.
Sbirciare la possibilità di una prospettiva diversa a venti metri da casa mia mi ha reso questo (alquanto frequente) pensiero un po' più reale e concreto del solito.


*nota: recupero su questo, ma in un post separato