lunedì, settembre 28, 2009

I manifesti di "Berlusconi l'Intoccabile" colpiscono ancora - a Londra

Un paio di settimane fa sul blog di PDF Europe ho analizzato l'impatto delle culture partecipative sull'opinione pubblica, partendo da alcune esperienze americane e confrontandole con quelle nostrane. Le mie riflessioni sono state poi riprese e ottimamente ampliate da Antonio su Spindoc.

Uno dei casi più curiosi (forse anche perché "misteriosi") è l'affissione di manifesti di Berlusconi nel manifesto del film "Gli Intoccabili", notate sia a Milano che a New York, senza che nessuno se ne attribuisse la paternità.
Alcuni giorni fa capita una cosa inattesa: gli autori dei manifesti, i ragazzi della Younger Meat Production mi scrivono per ringraziarmi dopo aver letto il mio articolo in inglese.
E, in più, mi spediscono queste:




Sono le foto dei ben noti manifesti. A Londra, stavolta (trovate anche alcune indicazioni geografiche per localizzarli).
La Younger Meat Production invita a far circolare le foto e a scriverne, se vi va.
Ho pubblicato le foto sul mio account di Flickr, ma potete farne quel che volete (c'è pure la licenza Creative Commons).

La promessa della YMP è che queste azioni continueranno. Occhi aperti, quindi (io naturalmente sono curiosissima)!!!

venerdì, settembre 04, 2009

Amnesty International sugli attacchi omofobici in Italia

Sara mi gira questo comunicato di Amnesty International:

3 September 2009
Homophobic attacks on the rise in Italy
In the wake of three serious homophobic attacks in Rome over last 10 days, Amnesty International is concerned by mounting evidence pointing to the rise of intolerance towards lesbian, gay, bisexual and transgender people in Italy and calls for effective investigations and preventive measures.

On 22 August 2009, a gay couple were reportedly assaulted by a far-right activist nicknamed “little swastika” after leaving a nightclub in Rome, and being observed kissing in public. One of the victims was allegedly stabbed with a knife and required life-saving surgery. The alleged assailant was initially released on bail, before taken back into custody pending trial.
On 29 August 2009, another nightclub in Rome which organises a well-known weekly gay night was subject to an attempted arson attack, when a window was
broken and inflammable liquid ignited. Nobody was hurt, as the building was closed for refurbishment at the time and the flames were rapidly extinguished by
the fire-brigade.
On 2 September 2009, two large fire-crackers were thrown by two skin-heads into a crowd of passers-by on San Giovanni in Laterano Street in Rome. The street is well-known for being popular with Rome’s lesbian, gay, bisexual and transgender community. Fortunately, only one person was slightly injured. The two attackers were able to escape and a police investigation has been opened. Several other homophobic attacks have been reported in the last few weeks in Rome and other towns across Italy.

No official statistics on hate crimes targeting lesbian, gay, bisexual and transgender people are retained. However, Arcigay, Italy’s leading gay rights
organization, which documents homophobic incidents, has recorded as many reported incidents in the first eight months of 2009 as in the whole of 2008.

Against this background, Amnesty International calls on the Italian authorities to ensure that crimes targeting individuals on the basis of their sexual orientation or gender identity are effectively investigated and that anyone reasonably identified as responsible to be brought to justice. The Italian authorities should also place greater emphasis on combating homophobic attitudes and ensuring greater security for lesbian, gay, bi-sexual and transgender people.



Vediamo cosa (e se) risponderanno le autorità italiane...

mercoledì, settembre 02, 2009

Personal Democracy Forum Europe: come la tecnologia cambia la politica (Barcellona, 20-21 novembre)

Chi legge questo blog e chi mi conosce sa che da tre anni sono una grande fan di Personal Democracy Forum, la conferenza americana che esplora il rapporto tra tecnologia e politica.
Il lavoro di PDF, questo l'acronimo, è stato ed è importante nell'analizzare lo scenario (anche con il blog TechPresident), nel creare un gruppo di persone interessate e attive, nel realizzare progetti innovativi. Insomma, una di quelle cose che “ah, se l'avessimo anche noi”.


In Europa il contesto non è altrettanto sviluppato e di sicuro è differente e molto più variegato, ma ecco, PDF arriva anche qui: il prossimo 20 e 21 novembre a Barcellona si terrà la prima edizione del Personal Democracy Forum. L'organizzazione è affidata a Marc Lopez Plana, Javier Majàn e Maria Jesùs Rojo, creatori di Nuestra Causa.
Il gruppo di lavoro è però ampio e comprende persone di varie nazioni europee. Ne faccio parte anche io, con l'ulteriore incarico di scrivere per il blog PDF Europe (integrato in quello americano ma con una sua categoria). L'obiettivo - ambizioso e non semplice - è cercare di costruire qualcosa di simile anche in Europa, una cosa complicata, ma molto affascinante e piena di potenziale.

Naturalmente idee e consigli per eventuali argomenti da trattare, speaker e tutto quello che vi viene in mente - per il programma il tempo è più ridotto, cercheremo di chiuderlo quanto prima - sono graditissimi.
L'invito per tutti è di iniziare a leggere e partecipare...e di venire alla conferenza, ovviamente!

Ci vediamo a Barcellona?

lunedì, agosto 24, 2009

Parole per cambiare il mondo

Dal blog di PDF Europe:

Writing as a first, basic and nonnegotiable step. Writing to think from the perspective of identity and individuality. Writing to be more, to be the voice of many, to bring together intentions, mend identities. Writing to be read, talked about, linked, distributed. Reading to transform the individual to the collective, the personal to the communal, to rebuild a collective story. Reading, because – as Harold Bloom writes – “only attentive and constant reading provides and fully develops an independent personality.”

Democracy needs voters but, more than that, readers. Reading can wage war against the submission to power, to the establishment, to injustice. Reading is at the front line for freedom. Reading the forbidden, the censored, the omitted. We need to build an alliance of readers for social change. Technology 2.0 allows us to bring back the power of words, discourse and debate because they are the raw material of networks and “conversation”. People made real in digital life in the form of twitters, feeds, posts, comments, links, text messages. People who are words. Words that are networks.



Antoni Gutierrez-Rubi, Words to change the world

mercoledì, agosto 19, 2009

[Spagna] A favore dell'altro: parlare della parte politica avversa

In questi giorni Javier (che ho conosciuto a PDF 2009) e Manuel hanno fatto una specie di esercizio, tutt'altro che di stile: ognuno ha realizzato un post su quanto di buono ha fatto il partito della parte politica avversa. Senza doppi sensi, senza ironie.
E così Javier ha scritto un post sul PSOE, il partito socialista spagnolo, e Manuel sul PP, il partito popolare.

I post sono in spagnolo, l'esperimento è interessante, spero riusciate a leggere.

martedì, agosto 04, 2009

[metafore del giornalismo] Quando Davide incontra Golia (e Golia gli tende una mano)

Cosa succede quando una piccola inchiesta giornalistica entra nel radar di uno dei più grandi giornali al mondo?

Ok, ricominciamo e partiamo dall'inizio e da Spot.us, il progetto di giornalismo locale "community funded": le inchieste proposte da giornalisti freelance riguardano la Bay Area e sono finanziate con microdonazioni da parte della community a cui vengono proposti.

1. Qualche settimana fa la giornalista Lindsey Hoshaw pubblica il pitch della sua inchiesta "Dissecting the Great Pacific Garbage Patch":

I will focus on the human connection to the Great Pacific Garbage Patch—a vast accumulation of floating garbage located within the North Pacific Subtropical Gyre. This swirling current keeps marine debris, mainly plastic, floating together in what amounts to an enormous maritime landfill. [...] This summer, Captain Charles Moore, who is credited with discovering the Garbage Patch, will take a tenth anniversary voyage to collect fish samples from the patch in order to determine the levels of toxins in their tissues. From this we’ll be able to discover whether the fish we eat is contaminated with toxic plastic pollutants.

I’ve been offered a space aboard the ship as the only journalist to chronicle this voyage. [...]


La cifra necessaria è però di 10.000 dollari, ben più consistente della media delle inchieste di Spot.us

2. Alcuni nomi importanti della Rete contribuiscono al finanziamento della storia, portando attenzione (i nomi di chi contribuisce sono visibili nella pagina del pitch) e altre persone disposte a donare una piccola somma - di solito venti dollari.

3. L'argomento dell'inchiesta è locale ma ha rilevanza nazionale e attira l'attenzione del New York Times che si offre, quando l'inchiesta avrà raccolto i fondi necessari, di pubblicarla. Niente di diverso rispetto al processo tipico di Spot.us ma una vetrina di prim'ordine per il risultato finito.
Il Times racconta la storia, creando ulteriore attenzione e, presumibilmente, portando altre persone a contribuire.

4. Il pitch viene finanziato e Lindsey inizia a preparare il suo viaggio...i risultati li vedremo sul New York Times!


Questa la sintesi della storia, che trovate analizzata meglio da David Cohn, fondatore di Spot.us.
Curiosamente, sembra riecheggiare uno dei mantra di Jeff Jarvis, docente di giornalismo e voce nota in questo settore: "Cover what you do best and link to the rest". Che anche il New York Times abbia iniziato a ragionarci?

In tempi di crisi (del giornalismo e non solo), di necessità di reinventarsi (del giornalismo e non solo) e di percorrere strade nuove, la storia del Great Pacific Garbage Patch è un caso o un possibile modello?

martedì, luglio 28, 2009

Un barcamp di...Reti

Giovedì scorso sono stata invitata da Maura a un incontro interno di Reti, la società per cui lavora, un incontro in stile...barcamp!
Reti è una società di lobbying e public affairs con varie divisioni che si occupano anche di formazione, ricerche di mercato e altro ancora. Insomma, i clienti sono importanti e le competenze in materia di comunicazione non mancano di certo, e quindi mi sono molto incuriosita quando Maura mi ha spiegato cosa avevano intenzione di fare.

"Un barcamp però è pubblico" le ho subito premesso quando me ne ha parlato la prima volta.
Portare lo spirito del barcamp in organizzazioni complesse non è semplice e ho quindi provato a raccontarle qualche mia precedente esperienza, dandole piccoli consigli di tipo organizzativo.
Il tema era "Comunicazione e potere: un'idea per Reti": l'ispirazione è stata il libro Communication Power di Manuel Castells, non ancora pubblicato ma già attesissimo.

Devo dire che il risultato mi ha piacevolmente stupito.
Al di là del posto molto bello (la loro abituale sede lavorativa, beati loro) ho apprezzato questa sorta di riunione allargata con moltissime presentazioni su vari argomenti, molta interazione, un clima rilassato...e persino - quasi sempre ;-) - un certo rigore nel tenere i tempi di tutte le presentazioni.
Quasi tutti i presenti hanno tenuto il loro speech - e in termini propositivi, aspetto non banale - conversando nel frattempo su twitter (la prossima volta suggerisco l'uso di un hashtag apposito).

Insomma, a quanto pare, il barcamp funziona anche come modalità di "riunione di lavoro".

Ma il barcamp non dovrebbe essere pubblico?
Sì, è quello che ci siam dette con Maura alla fine dell'incontro.
Beh, intanto trovate delle presentazioni su SlideShare e i video su YouTube.
Poi, ecco, la mia idea per Reti è che gli incontri in stile barcamp si ripetano, sia come riunioni informali interne, sia aprendoli al pubblico, magari per gradi.

Infine vi segnalo l'intervento di Sergio Milano:




La sua meta-presentazione ha suscitato tanto entusiasmo da far creare una instant-fan page su Facebook. Non male come primo barcamp...aspetto il prossimo.

lunedì, luglio 20, 2009

PDF 2009: David Weinberger e la trasparenza

Perché David Weinberger sostiene che Transparency is the new objectivity:

At the edges of knowledge — in the analysis and contextualization that journalists nowadays tell us is their real value — we want, need, can have, and expect transparency. Transparency puts within the report itself a way for us to see what assumptions and values may have shaped it, and lets us see the arguments that the report resolved one way and not another. Transparency — the embedded ability to see through the published draft — often gives us more reason to believe a report than the claim of objectivity did.

In fact, transparency subsumes objectivity. Anyone who claims objectivity should be willing to back that assertion up by letting us look at sources, disagreements, and the personal assumptions and values supposedly bracketed out of the report.


(il resto qui)

Il significato dell'impegno politico (se qualcuno ancora se lo ricorda)

Massimo Adinolfi sulla questione "Grillo e la tessera del PD":

Grillo ha persino ragione, quando ironizza sulla risposta da legulei che il partito democratico ha dato alla sua richiesta di tesseramento. Per due ragioni, una seria e l'altra meno seria. [...] Quella seria concerne invece l'indirizzo a cui Grillo si rivolge col suo Vaffa. Lo ha spiegato per l'ennesima volta ieri sul suo cliccatissimo blog: «in Italia i partiti sono solo i celebranti della liturgia del potere» e «rappresentano sempre più spesso la schiuma della società». Di contro al vecchiume corrotto e oligarchico rappresentano dai partiti e dai loro leader (tutti – indistintamente – salvo Di Pietro che però le primarie non le ha introdotte ancora e a cui, chissà perché, Grillo non se la sente di contendere la guida del partito), sta la nuova era della democrazia partecipativa, dei referendum, delle leggi scritte sotto dettatura popolare, della «votazione diretta del candidato», della fine della delega in bianco: stanno insomma i miracoli resi possibili dalla Rete, dove Grillo prospera. Ma se questo è il profetico messaggio, quel che il PD deve temere non è certo che Grillo prenda la tessera, e faccia così il contrario di quel che va predicando circa l'inutilità dei partiti, ma che non sia forte abbastanza, nella base democratica stordita da un paio di anni di partito non liquido ma in liquefazione, la convinzione e l'orgoglio con cui va difeso tanto il sistema delle istituzioni rappresentative quanto il concorso dei partiti a determinare con metodo democratico la politica nazionale, come detta la Costituzione.


venerdì, luglio 17, 2009

La conferenza PDF su Quinta di Copertina (ah, sì, e pure io)

Questa settimana sono stata ospite di Quinta di Copertina, il podcast settimanale di Apogeonline.

Antonio mi ha intervistato a proposito del Personal Democracy Forum, di cui avevo già parlato.
Sono circa venti minuti in cui racconto un po' di cose che mi hanno colpito nei due giorni di conferenza.
Avevo intenzione di scrivere un altro post ma forse questo è un modo più rapido, e tutti i link sono qui e anche su Apogeonline (il file audio invece è di là).

Spero vi vada di ascoltarla.
Naturalmente sono a disposizione per domande, dubbi, eccetera.

Buon weekend!

giovedì, luglio 16, 2009

Cartoline da New York - edizione 2009


Brooklyn bridge - 2009, originally uploaded by farenheit_81.

Ecco, avevo bisogno di camminare qui

lunedì, luglio 13, 2009

Personal Democracy Forum - un resoconto /1

Anche quest'anno il Personal Democracy Forum è stato una fonte preziosa di spunti, energia, innovazione, conoscenze interessanti e nuovi punti di partenza.
Anche quest'anno Andrew Rasiej, Micah Sifry e tutto lo staff PDF hanno messo insieme il meglio, con un'organizzazione impeccabile.

Provo a sintetizzare:
1. Obama è stato il catalizzatore di moltissime cose, ma è tutt'altro che un punto di arrivo.
Non è simbolico che il primo giorno di conferenza si apra con un confronto tra Joe Rospars, che ha coordinato la campagna New Media di Obama, e Marc McKinnon, suo omologo nella campagna di McCain. Costruire relazioni, incoraggiare l'ascolto, usare la Rete per organizzare le persone sul territorio. "Quando sento i dati impressionanti della nostra campagna online penso subito agli eventi 'offline', alle persone che abbiamo fatto incontrare e collaborare" ha detto Rospars. Quelle persone a cui "Obama ha dato le chiavi per un vero cambiamento".
Tutto già sentito? Certo, ma ora provate a rifarlo. La pratica è tutta un'altra cosa.

2. Il cambiamento comincia dalla Casa Bianca, quando apre la porta.
Altrettanto significativo che il secondo giorno si apra con Vivek Kundra, CIO della Casa Bianca, che fa una presentazione davvero impressionante del sito data.gov e di come i dati pubblici di ogni genere verranno messi a disposizione in formati aperti, facilmente riutilizzabili e con la possibilità di condividerli su varie piattaforme.
Andrew Rasiej ha chiesto a Kundra se possiamo ridefinire il concetto di [dato] 'pubblico' come "searchable, accessible and readable online", ricevendone una risposta affermativa (Andrew ne parla anche qui).
Un passo importante per la trasparenza amministrativa...soprattutto quando si arriva a parlare dell'impiego dei soldi dei contribuenti da parte dell'amministrazione: usaspending.gov.
Compiti per chi vuole: spulciarsi per bene i siti, fare un elenco esaustivo delle funzioni (ma adesso cerco il materiale della presentazione di Kundra) e trarne qualche buona idea.

3. E mentre voi guardate dentro io sbircio fuori...
Uno degli speech più interessanti ed efficaci è stato quello di danah boyd. Il suo intervento è stato centrato sul digital divide relativo alle classi sociali. Dietro il quesito "MySpace vs. Facebook" sono state esposte riflessioni interessantissime su un tema che forse è un po' lontano dal nostro contesto ma è indubbiamente da analizzare, specie se consideriamo che l'esistenza di "sfere pubbliche" (o comunque vogliamo chiamarle) è un dato di fatto di cui non possiamo evitare di tenere conto in tutti gli studi sulla Rete, quale che sia il tema.
Senza contare che il digital divide (strutturale e culturale) è un problema grave che frena lo sviluppo e limita molte potenzialità [mi piacerebbe molto che Alberto leggesse le riflessioni di danah, ad esempio].


Altre riflessioni le rimando a un post successivo.
Se capite lo spagnolo però vi rimando a un bel post di Javier, con considerazioni più ampie (e che, sostanzialmente, condivido).

domenica, luglio 12, 2009

New York, giugno 2009


DSC_0401, originally uploaded by odilaspictures.

Maria è riuscita a catturare un bel momento dei miei giorni a New York. Una foto di quelle in cui ti riconosci, di cui puoi dire "quella sono io".

Grazie.


(le altre bellissime foto di Maria sono qui)

I classici del settore ai tempi del web 2.0

L'altra sera chiacchieravo con Gianluca di un paio di saggi interessanti usciti di recente, Here comes everybody di Clay Shirky (tradotto in Italia da Codice Edizioni...e da Federico) e The whuffie factor di Tara Hunt.
Ho letto il primo l'estate scorsa e ho iniziato da poco il secondo e sono molto curiosa sia perché la costruzione di capitale sociale è un tema che mi appassiona da anni, sia perché al momento il mio lavoro è un po' quello della community manager, ma in senso lato...un po' "più lato" di quanto si riesca a spiegare - e questo fa parte del suo fascino.

Con Gianluca si diceva che questi libri, e altri saggi di questo genere, sono più o meno interessanti ma non sono mai "rivoluzionari", nel senso di spiegarti qualcosa di totalmente nuovo e inatteso. E questo in realtà è abbastanza normale perché abbiamo occasione di leggere e confrontarci con questi autori e pensatori ormai ogni giorno e di conoscere le loro idee e i loro esempi anche nel dettaglio. Loro, gli autori, hanno più possibilità di avere feedback e scrivono libri per sistematizzare in qualche modo concetti e idee di cui parlano tutti i giorni col pubblico dei propri lettori. Però non solo per i propri quotidiani lettori è scritto il libro, e anzi forse sono gli altri, i "nuovi lettori", i più adatti a valutare l'impatto, la novità dei concetti, il loro effettivo valore.

Noialtri, anche in questo caso, siamo immersi in una specie di bolla. Sarebbe interessante sapere da chi lavora nelle case editrici quali sono i criteri con cui vengono scelti i saggi da tradurre, ad esempio, o come i docenti universitari di queste materie scelgono i libri di testo o, ancora, come riusciamo a valutare la portata di un testo rispetto ad altri, come capiamo quali sono i libri che saranno a modo loro "i classici del settore".

venerdì, luglio 10, 2009

Le leggi su Internet in Parlamento - a che punto siamo

Aggiornamenti dall'intergruppo parlamentare 2.0:

1. Il Senato ha definitivamente approvato il “ddl sicurezza” (AS 733-B) nel testo uscito dalla Camera (abrogativo del famoso “emendamento D’Alia)

2. Con il consenso del Governo la Commissione Giustizia della Camera ha deciso di avviare un breve ciclo di audizioni (che dovrebbero concludersi entro la fine del mese di luglio, e che coinvolgeranno anche gli “operatori dell’informazione”) sul tema delle intercettazioni, e di rinviare quindi la presentazione e l’esame degli emendamenti riferiti al “ddl intercettazioni” (AS 1611) a dopo la pausa estiva. Sul tema specifico dell’estensione dell’obbligo di rettifica ai “siti informatici” (art.1 comma 28 del provvedimento) segnaliamo gli interventi:

  • del Sen. Felice Belisario (Italia dei Valori), estensore di un emendamento che esclude dall’ambito di applicazione del comma 28 i “bloggers che non abbiano registrato la propria testata”.
  • del Sen. Luigi Vimercati (PD), che ha richiesto che nel parere formulato dalla Commissione Comunicazioni in merito al provvedimento venisse inserito un rilievo volto a limitare l’ambito applicativo del comma 28 alle sole testate diffuse per via telematica. Tale richiesta tuttavia non è stata accolta nel parere espresso dalla Commissione (v. resoconto) .
  • dell’On. Antonio Palmieri (PDL) che ha avviato una discussione con alcuni esperti della rete e con il Sen. Lucio Malan per “impedire che un’interpretazione estensiva del testo della legge sulle intercettazioni telefoniche colpisse con misure esagerate i blog amatoriali, come se fossero testate d’informazione registrate”. Trovate ulteriori informazioni sul suo blog (ultimi 2 post su questo tema).

mercoledì, luglio 08, 2009

YouTube ci cambia, anche nel fare politica (di autenticità)

Sono andata a New York, e anche tornata.
Sono stata al Personal Democracy Forum per il terzo anno di fila e per il terzo anno sto avendo difficoltà a fermarmi e mettere insieme tutte le cose interessanti che ho ascoltato.

Tanto per rompere il ghiaccio inizio dal video di Michael Wesch, antropologo della Kansas University, autore di uno degli speech più apprezzati, l'unico ad ottenere una standing ovation.

Il titolo del suo intervento e "The Machine is (Changing) Us: YouTube Culture and the Politics of Authenticity":


Di cose da raccontare ce ne sono ancora molte, ma già da ora posso cominciare a darvi un appuntamento al 20 e 21 novembre.
Presto vi racconterò di più...

venerdì, giugno 26, 2009

A New York al Personal Democracy Forum (29-30 giugno)

Anche quest'anno arriva la fine di giugno e anche quest'anno sto per partire per New York per qualche giorno di vacanza e per una conferenza che frequento da tre anni (questo è il terzo), il Personal Democracy Forum, conferenza sul rapporto tra tecnologia e politica con programma e speaker di livello altissimo.
Quest'anno la conferenza si terrà il 29 e 30 giugno, lunedì e martedì.

Avrei voluto più tempo per scrivere qualcosa prima e segnalare le cose più interessanti, ma purtroppo non ce l'ho fatta.
Ad ogni modo, ecco qui i programmi del primo e del secondo giorno e i dettagli sulle breakout session pomeridiane (le due mattine sono invece in plenaria).
Qualche nome tra i più conosciuti? Jeff Jarvis, danah boyd (che poi sarà ospite a Urbino alla conferenza Modernity 2.0 :D), Craig Newmark (Craigslist), Jack Dorsey (Twitter), Clay Shirky, Joe Trippi e moltissimi altri.

Da segnalare che uno dei keynote sarà tenuto dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, che parlerà di come la tecnologia viene utilizzata dall'amministrazione della città e dei miglioramenti che apporta.

Potrei parlarne ancora a lungo e come al solito sono molto emozionata all'idea della quantità e qualità di cose che ascolterò. Non prometto nulla ma se qualcuno ha domande sulla conferenza (sessioni che vorreste seguire, speaker o temi di cui vorreste sapere di più ecc) segnalatemelo nei commenti, farò il possibile.

Ah, e sì, ci risentiamo da New York!!!

Offerte di lavoro che dovresti cogliere al volo (CriticalCity)

Critical City cerca un responsabile della comunicazione online:



Tutte le informazioni sono qui.
Loro sono favolosi, brillanti e in gambissima.
Voi dovreste leggere l'annuncio e mandare subito il CV, dico davvero.

giovedì, giugno 18, 2009

Potenziale di mobilità percepito

Nominare Copenaghen nei miei status su Facebook e Friendfeed ha spinto (nel giro di un'ora) cinque persone che non si conoscono tra loro a chiedermi se avessi in mente di trasferirmici.

(la risposta è no, al momento, ma è una meta che potrei almeno considerare per le vacanze, questo punto. Anyone?)

domenica, giugno 14, 2009

Sul ruolo delle donne in politica. Diciamo.

A campagna elettorale terminata ed elezioni svolte, c'è un pensiero "laterale" che mi è rimasto in testa. Anzi, a dire il vero, è una serie di riflessioni che mi ha anche messo di pessimo umore per un paio di giorni.


I fatti sono stati due, a breve distanza.
Il primo, una dichiarazione di un noto leader politico sulla scarsa incisività delle donne in Parlamento.
Il secondo, la pubblicazione di alcune foto scattate a villa Certosa, raffiguranti donne poco vestite che prendevano il sole nella villa del Presidente del Consiglio.
Ora, io non ho affatto intenzione di parlare dei due fatti ma delle reazioni che ho osservato.
Prima di andare avanti pensiamo all'espressione "quote rosa", ci tornerò alla fine.

1. Le dichiarazioni del leader politico (giuste o sbagliate? coerenti o meno? opportune o no?) hanno scatenato una serie di reazioni da parte delle attuali parlamentari, mettendo d'accordo persone di diversi schieramenti, quasi tutte con reazioni indignate e sgraziatamente ironiche, oltre che poco pertinenti. La sensazione, insomma, è stata quella di vedere una scena da liceo in cui "le femmine" si coalizzano contro "i maschi" che le prendono in giro, salvo tornare alle rivalità quotidiane un minuto dopo.
Certo, si può pensare che forse i media danno più spazio a queste polemiche che ai provvedimenti seri presi da queste donne. Mi è però parso curioso che nessuna di queste veementi reazioni facesse riferimento a una sola azione *incisiva* compiuta da queste parlamentari, magari con così tanto accordo al di là degli schieramenti di appartenenza.

2. Tra tutte le dichiarazioni su queste fatidiche foto una mi ha colpito (questa volta non da parte di un personaggio pubblico, e comunque non rivolta a me): "Ma non vi sentite offese come donne?".
Premessa: so che chi chiede è persona che per le donne ha rispetto, oltre a essere una delle persone migliori che io abbia la fortuna di conoscere.
E vorrei anche non arrivare a usare l'argomentazione: che ho in comune con quelle donne, oltre ai cromosomi?
Ad ogni modo quelle persone hanno fatto delle scelte (e non vorrei citare gli Eurythmics, ma ecco, ci siamo capiti).
Che io non condivido, che io non farei? Certo. Ma sono scelte volontarie, non certo imposte "dagli uomini che non rispettano le donne" (magari adesso qualcuno dirà che sono queste donne a non rispettare gli uomini usando il loro corpo per ottenere delle cose? ok, ok, scherzavo).

Se vogliamo, come donna mi sento più offesa dalla quote rosa. Praticamente mi si sta dicendo che dobbiamo creare una nicchia, "una riserva" di donne da candidare per combattere...cosa? Una consuetudine maschilista? Una prassi? Una forma mentis?
Insomma, io non ho capito bene questa cosa se non che le quote rosa porterebbero a candidare donne che forse non verrebbero candidate. Ma non verrebbero candidate perché non qualificate o perché donne?
E da questo non mi devo sentire offesa come donna?
E gli uomini poi magari non si sentiranno offesi perché le donne vogliono "educarli" ad apprezzarle?
E poi quando finirà "il bisogno di quote rosa"? Chi lo deciderà, le donne?
Va bene, la smetto.

Si badi, io ho il massimo rispetto per chi cerca di risolvere questo problema concretamente e, se le quota rosa sono l'unica soluzione trovata, ben vengano alla faccia delle mie disordinate riflessioni.
Però, se proprio devo sentirmi offesa da qualcosa, non sarà dal sentirmi potenzialmente facilitata da qualcosa creato *perché non c'è altro modo* per riconoscere il mio valore?