giovedì, ottobre 28, 2010

L'ultimo col 2 davanti

A 20 sei agile, forte in genere digerisci anche i sassi e non smetti mai di di mettere alla prova questa abilità. Più avanti constaterai che le skill della tua scheda calano leggermente ma non è questo il punto. Se ci pensi bene la vita ti aveva avvertito per tempo.
Ci sono differenze di contesto sociale, di studi, lavoro e maturazione. Sono le più difficili da cogliere perché coadiuvate da alleati invisibili come il confondersi con la massa, il se succede (o non succede) a tutti è normale che succeda (o non succeda) a me, la mancanza di un obiettivo da perseguire, il rischio di perseguire una proiezione esterna da te: ciò che dovresti essere vince su far evolvere con armonia ciò che sei dentro e stare un po’ a vedere.
Com’è, come non è, ti ritrovi almeno a smentire la profezia pinkfloydiana dell’aver bruciato un decennio in un colpo:
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

(da un vecchio post di Fed che non avevo letto con sufficiente attenzione)

martedì, ottobre 19, 2010

Di Twitter, dell'attivismo e di un cambiamento alla volta

"Small Change" dismisses leaderless, self-organizing systems as viable agents of change. A flock of birds flying around an object in flight has no leader yet this beautiful, seemingly choreographed movement is the very embodiment of change. Rudimentary communication among individuals in real time allows many to move together as one--suddenly uniting everyone in a common goal. Lowering the barrier to activism doesn't weaken humanity, it brings us together and it makes us stronger.

Su questo numero dell'Atlantic, Biz Stone, co-fondatore di Twitter, risponde a Malcolm Gladwell e al suo articolo pubblicato dal New Yorker.

lunedì, ottobre 04, 2010

PdF Europe: ready to start

Vi pungesse vaghezza di sapere dove sono, il posto si chiama Universitat de Catalunya ed è meraviglioso.
Qui tutte le informazioni della conferenza che sarà trasmessa live nella parte plenaria del mattino.

Il tag per la conferenza è #pdfeu e qui c'è una lista degli speaker su Twitter - se vi va di mandare domande, osservazioni ecc, Twitter is the way.

A pomeriggio modererò due panel sull'organizzazione di campagne politiche nazionali e locali (elettorali, ma non solo): parleremo di best practices da varie parti d'Europa, Italia inclusa, e ci concentreremo in particolare sull'attivismo politico di gruppi estremisti o dalle idee politiche... piuttosto atipiche.
A breve uscirà un po' di materiale sul blog di PdF - tenete d'occhio il sito.

Idee? Domande?
Intanto è tempo di caffè... buona visione! :-)

domenica, ottobre 03, 2010

PdF Europe - preparazione

Da venerdì sera sono a Barcellona per l'organizzazione della seconda edizione del Personal Democracy Forum Europe, una conferenza su come la tecnologia cambia la politica e la società.
La conferenza si svolgerà lunedì e martedì all'università di Catalunya con un programma ricco e interessante - date un'occhiata agli italiani presenti.
Per un po' di background, qui c'è una mia intervista su L'Occidentale (grazie a Gabriele Cazzulini) e per tutto il resto (temi, iniziative, persone) c'è il blog di PdF Europe.

Il tag per seguire la conferenza è #pdfeu.
Stasera e domani un altro po' di informazioni - modererò due panel che si preannunciano molto interessanti.
Ora, molto di fretta, mi rituffo negli incontri di preparazione.

(ah, e Barcellona è splendida in questa stagione ;-) )

venerdì, settembre 24, 2010

Di cani, di pietre, di parole al posto giusto

Non mi occupo di libri per lavoro e a volte mi dispiace, per quella comune deviazione del pensiero che ci fa immaginare quanto sarebbe bello occuparci tutto il tempo di cose che amiamo (come se amarle bastasse a renderci adatti a occuparcene per lavoro).

Non mi occupo di libri e a volte penso che sia meglio, perché non so se sarei brava o rigorosa, per quanto ho letto, quanto poco sistematicamente rispetto alla quantità, quanto disordinatamente, quanto voracemente. Non so se renderei giustizia a un libro, non so se sarei capace di analizzare, di capire, di farci tutte quelle cose che fanno le persone che scrivono i libri e che coi libri - sui libri - ci lavorano.


In certi periodi (come questo), con un po' di fortuna, riesco a trovare un po' di tempo e a mettere insieme un po' di libri e il tempo per leggerli e respirare un po'.
A volte, con molta fortuna, mi capita di tornare a casa e, per una serie di coincidenze, ritrovarmi a leggere una piccola storia con tutte le parole al posto giusto, con le immagini nitide, con la storia di un altro e però il ricordo della prima volta che il mondo là fuori mi ha deluso.


Non mi occupo di libri e a volte penso sia una fortuna, soprattutto quando sento chi ci lavora parlarmi di deformazioni professionali in varie forme e dirmi che, spesso, i libri non riesce più a goderseli.
Non so se sia vero, o se sia vero sempre, ma il rischio, se c'è, non vorrei correrlo, perché son sempre stati l'unico modo per perdermi, nel senso migliore del termine, ed è una cosa che mi riesce sempre meno di frequente. Come stasera.

sabato, settembre 18, 2010

Aftermath

Ora che anche io ho lasciato quella città, trovo difficile liberarmi dalla sensazione che la vita contenga una perenne sfumatura di posteriorità. In inglese esiste una parola, aftermath, che indica ciò che segue a un evento.
Qualcuno una volta mi ha spiegato che, letteralmente, il termine si riferisce a una seconda falciatura del fieno nella stessa stagione. Chi fosse incline a osservazioni di ordine generale potrebbe sostenere che New York City calchi la mano sulla ciclica falciatrice della memoria, quella sorta di deliberata riflessione postuma che sortisce l'effetto - almeno così si sente dire, e desolatamente si spera - di sfoltire l'erboso passato riducendolo a proporzioni gestibili.
Perché quello continua a ricrescere, ovviamente.

Joseph O'Neill, La città invincibile

sabato, agosto 28, 2010

High Line, New York

Ne sentivo parlare già un anno fa, ma sono riuscita ad andarci solo lo scorso maggio, all'High Line. E devo dire che non ha tradito le aspettative. Anzi, più di altre occasioni, mi spiace di non essere una brava fotografa, pazienza.
Qui un po' di foto del parco e altre che ho scattato a New York a maggio (sì, con comodo).

Cool Britannia

La scoperta di Londra, con svariati anni di distanza rispetto a chiunque altro.
Brighton, il mare e l'albergo da vecchia Inghilterra.
Charleston, la campagna inglese e quel viaggio che volevo fare da molti anni.

Insomma, le foto delle vacanze.

venerdì, agosto 20, 2010

Daunt Books


Daunt Books, inserito originariamente da farenheit_81.

Londra, 18 agosto 2010
(e non smentirsi)

giovedì, luglio 15, 2010

Getting to know you

E alla fine tutto si mischia e in qualche modo trova un suo ordine, dai fantasmi del passato che tornano a farti visita agli ex datori di lavoro incontrati nei pressi della nuova casa, dalle molte conversazioni iniziate o finite sui massimi sistemi, fino alle costruzioni di routine e ritmi di sonno.

Due settimane senza dormire, lavorando, uscendo e arrancando, senza fare niente più di quello classificato come urgente o necessario, scoprendo una disciplina che non eri più sicura di avere e un'indulgenza che non eri disposta a concederti.
Settimane in cui lasci perdere certe cose molto più spesso del solito (e non si sa se sia smussare angoli o mancanza di interesse), in cui scopri che a volte è tutto molto più semplice del previsto, persino avere a che fare con le persone.

E poi due giorni in cui gli scatoloni all'improvviso si ammassano con la misura esatta della quantità di oggetti che ti porti dietro, in cui cadi e ti raccatti, più che rialzarti, in cui inizi a sentire che trovi il ritmo delle cose che fai, in cui succedono cose tanto ridicole da farti pensare che non può (che) esserci una sceneggiatura in quello che succede in giro.
Giorni in cui pensi che ecco, mi sa che l'abbiamo sfangata ed ecco, le cose sono in carreggiata o lo saranno.
In cui capisci che il trucco, spesso, è fare le cose esattamente quando e come ti vengono in mente.
Magari lasciandoti dello stupore per quando, più tardi, scoprirai che non ti sei fermato a riflettere.
Magari lasciandoti dello stupore per quando scoprirai che fai le cose in modo diverso e le fai già da molto più di due settimane.

domenica, luglio 11, 2010

We do live here now

Per la sopravvivenza e la salute mentale della sottoscritta, si ringraziano: amici milanesi, parzialmente milanesi e niente affatto milanesi, colleghi, genitori molto pazienti, il ventilatore, il divano del soggiorno, l'IKEA.
E grazie, soprattutto e per tutto, al coinquilino, per così tanti motivi che nemmeno li elenco.
(ed ecco, ora andrei a fare un sonnellino, magari)

martedì, luglio 06, 2010

Una settimana di quelle

A Milano arrivi e ti vengono a prendere in stazione e ti sembra di esser più leggera, tu, con la zavorra degli ultimi mesi, e quei due che ti dicono che qui starai benissimo.
A Milano al terzo minuto che ci sei hai già incontrato due compagni di università, i cugini di tua madre e gli amici che non vedi da sei mesi.
A Milano se vuoi un cornetto devi dire brioche e a volte un caffelatte si chiama latte macchiato.
A Milano ci sono i bidoni privati, quelli della differenziata.
A Milano non è mica vero che i milanesi sono sgarbati, o almeno io fino a questo momento ne ho incontrati di gentili.
A Milano si lavora tanto e poi, sì, tu sei arrivata nella settimana più intensa del mese, mi sa.
A Milano si fa colazione in compagnia, e con una caffettiera strana.
A Milano la prima pausa pranzo dura già meno del solito e durante la seconda ti perdi mentre parli al telefono.
A Milano c'è luce, il divano per sonnecchiare la domenica e un letto che attende di essere montato.
A Milano ti arrivano le telefonate da Roma per sapere come stai.
A Milano si dorme ancora poco, ci si sveglia per il caldo e per molti e vari pensieri. Allora ci si alza, si guarda da un lato, si sorride della genetica cieca e bara e si torna a dormire.
A Milano il sabato si va all'Ikea a comprare il letto e si torna a casa mangiando patatine e con in testa un  cappello da Crocodile Dundee (si?).
A Milano la domenica ti ingrigisci e allora ti portano in piscina, e c'è la folla, ma in fondo ti bastava solo andare sott'acqua.
A Milano si lavora molto, sì, e si esce un sacco e ci si diverte, ma sospetto di essere molto fortunata io.
A Milano i conti non tornano, perché io sono quasi sicura che certe persone non le conosco da tutto questo tempo. E però.
A Milano ci sono già tante parole dette, e non dette, ma capite, e sospiri e alzate di spalle e capelli arruffati, e silenzi e smorfie e risate. E non solo.
Insomma, vita, un bel po'.

You said we could start over, try and make it all okay

Ci siamo ricordati di quando abbiamo iniziato ad avere un'opinione, di quando ci siamo stupiti nel reclamarla, nel non pensare che avevamo torto per forza.
Ci siamo ricordati di quando non potevamo più mettere a posto le cose solo desiderandolo, della rabbia, di macchine e di pioggia, della più esatta rinuncia della vita.

Abbiamo avuto tutto, siam stati sul tetto, siamo caduti e abbiamo capito che è meglio così, che la vita come la conosciamo è iniziata solo dopo quel punto lì, quando abbiam fatto un passo lunghissimo e abbiamo smesso di avere paura.

Abbiamo smesso di sentirci inadeguati per non avere più parole belle abbastanza o sguardi induriti o gesti impulsivi. Abbiamo visto che non è male se certe cose vengono più facili e - cielo! - persino spontanee.
Abbiamo deciso che siamo migliori, non migliori degli altri, migliori di prima.
Abbiam deciso che questa volta la prendiamo con calma, certo non proprio comodamente, ma almeno smettendo di correre.

Ci siamo ricordati che i demoni sono tali perché a volte trovano il modo di tornare e a volte devi solo guardarli da vicino per scoprire che non fanno mica tanto male, se li conosci abbastanza, che basta un tuffo in acqua o, insomma, molto poco di più.
E che le cose che raccontiamo parlano sempre e comunque di noi, più di chiunque altro nomineremo a oltranza.
Questo sì, sarà bene ricordarlo.

lunedì, giugno 28, 2010

Domani a Firenze per Toscana Lab

Sono in viaggio per Firenze dove domani prenderò parte a un workshop intitolato "Internet Better society", uno degli appuntamenti di Toscana Lab, due giorni ricchissimi di eventi sulle varie declinazioni della comunicazione digitale.

Qui la presentazione dell'evento, moderato da Antonio Sofi, che mi ha invitato:
La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po' più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell'agenda pubblica - per finire all'azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto.


Sono particolarmente contenta anche perché con me ci saranno amici e persone che stimo molto e sono sicura che il confronto sarà molto interessante:
Quanto a me parlerò di Personal Democracy Forum, della conferenza prossima ventura di Barcellona e - soprattutto - di quello che ho imparato e sto imparando scrivendo The Europe roundup.
Ci vediamo a Firenze con chi c'è.

domenica, giugno 27, 2010

Partire. Ripartire.

Sapevo che questo momento sarebbe arrivato da alcune settimane, ed eccolo qui.
Pensavo avrei scritto qualcosa di lungo ed elaborato per spiegarlo, raccontarlo. Alla fine, però, le parole sono aggrovigliate e forse non avrebbero senso per chi legge.

Da ieri mi sono trasferita a Milano: nuova città, nuova casa, nuovo lavoro, un po' di cambiamenti che racconterò, delle sfide che mi rendono molto contenta.
Molti mi chiedono come mi sento, come faccio, se mi mancherà Roma o no. Non ho molte risposte, né soddisfacenti, né interessanti, magari.
Ma una cosa devo dirla, di questi ultimi tre anni: ne è valsa la pena, in ogni momento.