mercoledì, dicembre 30, 2009

Un ministeriale "grigio ma non troppo"

Ho avuto il piacere di conoscere e lavorare con Tito Bianchi per il progetto Kublai, lo scorso anno.
Avere a che fare con economisti dello sviluppo, anzi "grigi ministeriali", come si definivano scherzosamente (?) lui e Marco, è stata una grande esperienza.
Difficilmente capita di poter entrare in un mondo tanto diverso e "ingessato" rispetto al tuo e portare il tuo contributo, venendo trattata da pari e ascoltata con interesse e voglia di imparare.

Durante un viaggio di Kublai verso la Calabria, tra le tante cose, si era parlato di blog e ho finito per fargli la fatidica domanda: "Perché non apri un blog anche tu?". "Ci sto pensando" mi ha risposto, lasciandomi sorpresa, ma non troppo.

Ci è voluto un po' di tempo, ma eccolo qui, il blog di Tito: si chiama "Sotto gli occhi di tutti" e ha una pagina molto carina sulle parole vietate, quelle da non usare.
Benvenuto, quindi, e buon divertimento!


p.s. Tra l'altro, l'idea della parole vietate mi piace particolarmente, sia per un mio fanatismo su certi usi della lingua italiana, sia perché mi pare dicano qualcosa sulla persona che compone la lista.
E voi? Quali sono le vostre parole vietate, quelle che non usereste mai e poi mai? :)

martedì, dicembre 22, 2009

Cosa resterà dopo COP15

La speranza non è cieca, e a Copenaghen in questi giorni, non lo è mai stata: certo, potrebbe essere stata una serie di coincidenze, ma parlando con le persone, per strada o nei luoghi di incontro, col passare dei giorni ho notato pareri progressivamente meno fiduciosi, più pessimisti.

Così cominciano le mie riflessioni finali sulla conferenza di Copenaghen (le trovate integralmente su A voi Comunicare.

In questi giorni ho ricevuto molti commenti e domande sulla mia esperienza, ovviamente spero ce ne siano ancora.
Ad ogni modo, per chi me lo ha chiesto, ecco qui tutti i post e le interviste realizzate per A voi comunicare.

Colgo l'occasione per ringraziare Veronica e Roberto di Hagakure (e Marco Massarotto, naturalmente), Telecom e Angelo Albertini, che mi ha accompagnato nella mia avventura danese: grazie a voi, mi sono divertita moltissimo e ho visto un mondo un po' più grande.

lunedì, dicembre 21, 2009

Déjà new

Mafe spiega quello che lei ha chiamato "déjà new" in una recente presentazione:

A me piace pensare che qualunque innovazione - tecnologica e non - sia un grande piccolo dèjà vu per chi ne coglie al volo l'importanza: mi piace chiamarla dèjà new, qualcosa che vedi per la prima volta ma riconosci lo stesso. Non è un caso che le vere grandi innovazioni non abbiano bisogno di un manuale di istruzioni: tu vedi una ruota e capisci che per farla "funzionare" devi appoggiarla di taglio, non di piatto, tocchi un iPhone e da quel momento in poi qualunque schermo non risponda al tatto ti sembrerà "sbagliato". Che bisogno c'è di spiegare a cosa serve uno strumento che aumenta a dismisura le tue possibilità di comunicare con altri esseri umani? [...]

Internet non è un cambiamento di percorso, è un passo avanti sullo stessa traiettoria: come tutte le nuove forme di comunicazione viene accettata al volo dagli esseri umani e combattuta dal potere.

Come ho raccontato di recente alla presentazione della seconda edizione di Anteprima, un po' intimidita dalla presenza di Manuel Castells, chi rifiuta uno strumento che aumenta a dismisura le nostre possibilità dirette di accesso ai contenuti e ai nostri pari non sta rifiutando il "computer", la "tecnologia", ma sta dicendo no alla collaborazione, alla socialità, all'impegno, alla libera espressione.

lunedì, dicembre 14, 2009

Quando le persone guidano i leader


Quando le persone guidano, i leader seguono”. Suona così lo slogan di Hopenaghen, movimento indipendente che ha promosso alcuni dei principali eventi collaterali al summit COP15.
Tra questi, il Countdown to Copenhagen mi ha particolarmente colpito per intensità e partecipazione emotiva.

Qui il racconto di ieri e le foto scattate da me e Angelo.

(nella foto gli Outlandish cantano con Desmond Tutu)

Il Global Day of Action da lì fuori (e da dentro)


Dopo le prime considerazioni, ecco qui il mio racconto della manifestazione di sabato a Copenaghen.

Qui un'intervista che ho fatto ad alcuni studenti di una scuola internazionale danese - perdonate l'aspetto da elfo (il freddo, capite anche voi).

(foto di Angelo Albertini)

[Cronache da Copenaghen] Il cambiamento che arriva da noi, ma soprattutto da loro

Una delle primissime cose che ho fatto a Copenaghen è stato... andare a cena!
Ho infatti partecipato a una cena tipica con prodotti biologici in un'atmosfera molto divertente, ne ho parlato qui.

A margine, ho intervistato Trine, una simpatica e spigliata volontaria dell'evento:



C'è una cosa che Trine dice verso la fine dell'intervista: "We need a global vision". E, nelle sue parole, devono essere i politici a fare qualcosa. La cosa mi ha quasi stupito, in un contesto in cui gli sforzi dal basso sono tantissimi e la partecipazione fa sentire così importante l'impatto che ognuno ha venendo qui e partecipando.
Serve un impegno dall'alto, qualcuno che spieghi problemi e soluzioni, che agisca e lo faccia in fretta, perché si tratta di un'emergenza. Qualcuno che non so se sta davvero ascoltando, posso solo sperarlo. E, forse, lo sapremo alla fine di COP15.

domenica, dicembre 13, 2009

Countdown to Copenaghen

C'è stato un momento, oggi, in cui centinaia di persone si sono riunite in piazza, a Copenaghen, per il Countdown to Copenaghen, per celebrare la raccolta di firme per sensibilizzare i grandi della Terra.
C'è stato un momento in cui, a zero gradi, la gente si è entusiasmata e ha applaudito a lungo un arcivescovo sudafricano che invocava la partecipazione e l'unione delle persone, che invocava Dio e spiegava l'urgenza di una soluzione imminente al problema di cui si sta discutendo in questi giorni.
C'è stato un momento in cui sul palco sono saliti gli Outlandish, un gruppo danese di nascita, ma non di origini, e hanno cantato e ballato con Desmond Tutu in una versione hip hop di questa canzone, coinvolgendo l'intera piazza:





C'è stato un momento, oggi, al Countdown to Copenaghen, in cui ho pensato che ogni tanto ti rendi conto che quelle non sono affatto le cose che fai di solito, ma che il cinismo lo rimetti in borsa almeno per un po' e te la godi così come viene. Tanto, a riprenderlo, c'è sempre tempo.
Facciamo tra una settimana, via.

Il Global Day of Action e la cronaca di tafferugli annunciati

L'opportunità di essere a Copenaghen è importantissima e preziosa: "essere al centro del mondo", come dicevo nel post precedente, è un'occasione speciale e non posso che ringraziare chi me l'ha data.

Oggi, però, la gratitudine è un po' più grande perché mi ha permesso di vedere un grosso avvenimento pubblico con i miei occhi e le mie gambe e non basandomi sui racconti dei media tradizionali.




Il risultato è stato positivo per l'avvenimento, ma piuttosto deludente per la mia (già un po' cinica) visione di giornali e tv.
Le foto qui sopra sono state scattate da me e da Angelo (ecco, invece, la mia cronaca su twitter). Questo è un'anticipazione del mio racconto della manifestazione Global Day of Action, svoltasi oggi:

Colori, musica, un’atmosfera quasi hippie. Il Global Day of Action è una manifestazione allegra, piena di persone sorridenti, nonostante l’intento sia protestare contro politica e politici che parlano ma non fanno abbastanza per trovare un accordo e mettere a frutto questo summit.
Lo spazio è alla fantasia, alle rappresentazioni di animali (moltissimi gli orsi polari), ai carri polemici e spiritosi, ai cartelli in tante lingue, ai volti disegnati, ai bambini anche piccolissimi che guardano il corteo curiosi.
Gli slogan riecheggiano e così la musica, l’atmosfera è quella di un pomeriggio in compagnia, anche se la motivazione è forte, lo si sente guardando i manifestanti e parlandoci.

Fa una certa impressione tornare a casa, leggere i quotidiani italiani e scoprire che è stato dato spazio a disordini di alcuni infiltrati, scontri che quasi tutti i manifestanti non hanno visto né sentito. E dispiace, soprattutto, perché per le persone arrivate a Copenaghen, magari dopo 20 ore di treno, non hanno vissuto né messo in pratica una protesta violenta e sarebbe un peccato che così venissero rappresentati.

Oggi scriverò qualcosa di più dettagliato, ma vedo che già questa breve cronaca ha suscitato commenti e reazioni.
Spero di sentire quel che ne pensate.

sabato, dicembre 12, 2009

Per qualche giorno al centro del mondo.

Il titolo del post prende spunto da una frase che mi ha detto ieri una persona con cui ho parlato, specificando che sì, la Danimarca in questi giorni sembra essere al centro del mondo, ma in generale si parla più di quanto si agisca, persino qui (non è tutto oro quello che luccica, nemmeno in Danimarca? Vedremo, ne scriverò in modo più approfondito).

Ebbene sì, sono a Copenaghen, un po' stordita dal vento freddo - vabbè, mi sono abituata a Roma, ma credo non faccia più freddo che nel nord Italia - e sommersa dalle mille cose interessanti da fare e da vedere.
Ieri sera ho familiarizzato con alcuni dei luoghi principali tra quelli gestiti dalle organizzazioni indipendenti: dalla City Hall Square, completamente verde e fluorescente grazie a Hopenhagen, la sede del KlimaForum, dove tutte le ONG si riuniscono in un ambiente vitale, pieno di energia e fermento, con mostre, incontri e musica. Posti che sono anch'essi il cuore di questo COP15 e che tornerò a visitare.

Ieri sera abbiamo (e con noi intendo anche Angelo, il videomaker che mi assiste nella parte video) partecipato a una cena tipica e fatto alcune interviste, il risultato lo vedrete su A voi comunicare.

Intanto, il primo post lo trovate qui (e presto ne arrivano altri).
E ora vado a prepararmi: oggi c'è il Global Day of Action!

giovedì, dicembre 10, 2009

Un'inviata a Copenaghen: il COP15 per A voi comunicare

Una delle cose che mi ha sempre appassionato da quando mi occupo di Rete è la capacità che le nuove tecnologie danno di scambiare informazioni, aggregare persone e trovare modi, anche imprevisti, di avere impatto su pezzi grandi e piccoli della società.
Questo è quello che studio da alcuni anni e di cui mi occupo anche per lavoro, con Micromacchina e La città dei cittadini e, in modo diverso, anche con il blog di PDF Europe.

Per questo motivo già da un po' guardavo con interesse alle varie iniziative legate a COP15, il summit internazionale sul cambiamento climatico, in cui - si auspica - verranno prese decisioni importanti (e vincolanti) legate al futuro del pianeta.
E per questo sono stata molto contenta della proposta di diventare l'inviata a Copenaghen per A voi comunicare, il blog di Telecom Italia che si occupa di ambiente e sostenibilità e che sta già seguendo a distanza il summit.

Da domani, dunque, sarò a Copenaghen, dove seguirò un po' di eventi interessanti e li racconterò con parole e video. Qui sotto tutti i modi per seguire le mie "cronache danesi":

Ho individuato una serie di mostre e incontri da seguire, ma - naturalmente - se ci sono iniziative o persone che ritenete particolarmente interessanti segnalateli qui.
Ci risentiamo da Copenaghen!

Saltare il caimano (più o meno consapevolmente)

Francesco Cundari sul Foglio di martedì 8 dicembre:

Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani dovrebbero dunque rendersi conto di quanto il sinistro scampanio del “No-B Day” risuoni per loro, e per tutti e due in egual misura. In nome della lotta alla “partitocrazia”, alla corruzione e allo strapotere della “casta”, nel corso di questi quindici anni, si è abbattuto un intero sistema di pesi e contrappesi politico-istituzionali: nel partito personale, moderno e leggero, in cui le correnti sono messe al bando e non è prevista alcuna forma di democrazia interna, nessuno può legittimamente mettere in discussione il leader.

In nome della governabilità e del bipolarismo si è raccontato agli italiani che con il loro voto avevano il diritto di scegliere non già il Parlamento, ma direttamente il governo, e pure il presidente del Consiglio (il cui nome è stato proditoriamente inserito sulla scheda elettorale, ad alimentare quella falsa convinzione). La decadenza e l’emarginazione del Parlamento che ora tanti lamentano è frutto di queste scelte, che a sinistra molti ancora rivendicano. Il Parlamento è stato di fatto sottomesso al governo, e il governo al presidente del Consiglio. E lo stesso è accaduto dentro i partiti, ormai quasi tutti ridotti a proprietà personale di leader inamovibili.
F. Cundari, Il salto del caimano

L'articolo intero è qui.

Da PDF Europe a PDF 2010 (riassunto per il futuro)

Andrew Rasiej parla di PDF Europe a NextGenWeb: com'è andata la conferenza, le differenze anche culturali tra USA e Europa e cosa aspettarci dal 2010 e dalla prossima conferenza di New York:



(l'appuntamento è per giugno 2010)

martedì, dicembre 08, 2009

Dopo PDF Europe: riflessioni in ritardo e punti di (ri)partenza

Mi rendo conto che sono passate più di due settimane dallo svolgimento di PDF Europe e io non ho scritto praticamente nulla (o quasi).
Ho avuto ruoli differenti, da moderatrice di un panel a parte dello staff, secondo necessità: per me è stata un'esperienza personale e professionale molto importante e significativa, e non solo perché di PDF sono stata una fan per tre anni prima di collaborare con loro.

La cosa paradossale è che l'evento è stato analizzato da me in lungo e in largo prima con gli organizzatori e gli speaker, poi con gli altri amici presenti, sia a Barcellona che al ritorno in Italia.
Provo quindi a mettere insieme qualche riflessione.
Come punto di partenza segnalo i post riassuntivi (e pieni di link interessanti) di Antonio Sofi su Spindoc e di Micah Sifry su Personal Democracy.

1. Il primo obiettivo di questa conferenza era porre le basi per la creazione di un gruppo europeo di gente interessata a questi argomenti, far conoscere persone, dare la possibilità di un punto di incontro e discussione - e chissà cosa ne nascerà.
Una cosa piuttosto interessante è stata vedere l'interazione - a volte piuttosto circospetta - tra persone che lavorano nello stesso settore ma da "lati" e prospettive diverse: alla conferenza hanno preso parte politici, spindoctor, giornalisti, attivisti e molte altre categorie ancora.
Jon Worth ha provato a tracciarne una personale e semiseria schematizzazione, vale la pena dare un'occhiata.

2. Uno degli interrogativi più ripetuti riguardava l'esistenza e l'eventuale creazione di un dibattito su temi di portata europea: l'Europa è un nuovo campo di azione, politica e governo, presto o tardi dovremo rendercene conto.
Ma, se in Italia ne abbiamo appena una vaga percezione (magari dovuta alle recenti elezioni e a qualche decisione che ha fatto scalpore), ci sono nazioni che invece fanno da pionieri nel creare un nuovo tipo di sfera pubblica. Ne dà testimonianza la mappa sulla blogosfera europea che Anthony Hamelle (Linkfluence) ha presentato a PDF Europe. In realtà le nazioni studiate sono quattro: Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia. Le informazioni su come sia stata svolta la ricerca saranno disponibili dall'inizio del 2010, vale la pena tenere gli occhi aperti. [Nell'attesa segnalo l'articolo di Raffale Mastrolonardo su Corriere.it]

3. A che punto è l'Europa? Ho provato a raccogliere un po' di spunti in un pezzo pubblicato su Spindoc.
Come è facile aspettarsi, le prospettive nazionali sono varie e controverse e un'identità europea ancora non c'è e chissà se ci sarà mai. Ma forse è meno importante rispetto alla consapevolezza che molte decisioni si prendono a livello europeo e che occorre una sempre maggiore attenzione e informazione. E capacità di divulgazione presso i propri lettori.
I blogger europei - per quanto possa suonare paradossale la definizione - esistono e "lottano insieme a noi". Parlano di argomenti difficili e hanno punti di riferimento che ci sono ignoti. Ma vale la pena provare a leggerli e ascoltarli. E capire che parlano di cose molto più vicine di quanto pensiamo.



Per finire ( e su un piano del tutto personale).
Un grazie enorme va a Marc, Maria, Andrew e Micah, che mi hanno dato questa opportunità e che mi hanno insegnato molto. E grazie, davvero, anche a Ikuska, Anthony, Nancy, Clément, Gemma, Joakim, Edgar e tutti gli altri ragazzi dello staff: è stato impegnativo, moltissimo, e altrettanto divertente.
In più ho avuto la fortuna della presenza di un piccolo contingente italiano che non ha fatto mancare interventi, idee, suggerimenti e riflessioni - oltre che sorrisi e sostegno morale vario mentre correvo da un lato all'altro o mi agitavo prima del mio panel.
Barcellona "treated me well", come si suol dire, con un tempo meraviglioso, gente incredibile e persino una giornata di decompressione a spasso per il Barrio Gòtico e in visita (e lo desideravo tanto) alla Sagrada Familia.
Appuntamento all'anno prossimo!

giovedì, dicembre 03, 2009

Manuel Castells e il Nobel a Internet

Grazie all'invito di Reti, ieri ho avuto modo di assistere a un intervento di Manuel Castells su comunicazione e potere (anche titolo del suo ultimo saggio).
Per me è stato molto interessante e anche emozionante, pensando a quanto mi sono serviti i suoi libri per i miei primi studi sulla società dell'informazione e per la mia tesi di laurea.

Spero di avere tempo per mettere insieme un po' di appunti e riflessioni sul suo intervento - o magari lo farò più avanti, quando avrò terminato la lettura del libro.

Vorrei cogliere l'occasione, però, per dare conto di una risposta di Castells a una delle domande che gli sono state fatte: a fine intervento Arturo Di Corinto ha chiesto al professore se fosse d'accordo con l'iniziativa che vuole assegnare il Nobel per la pace a Internet.
Ho notato che ieri qualcuno ha dato conto della risposta in modo riduttivo e impreciso e vorrei precisare un po' meglio, perché è stata abbastanza simile alla mia reazione a questa campagna mediatica degli ultimi giorni.
Castells ha detto che ci sono molte iniziative che davvero operano per la pace nel mondo e che quel premio (che è "un bene scarso", parole sue) andrebbe dato a una di queste organizzazioni, anche per dare loro spazio o visibilità che normalmente non hanno.
"Poi, certo, non sono contrario a questa campagna" ha precisato "ma chi andrebbe a ritirare fisicamente il premio? Se così fosse mi piacerebbe che fosse Tim Berners-Lee, che ha davvero fatto qualcosa che ha cambiato il mondo".

martedì, novembre 24, 2009

Il presidente Obambi?

Dopo averlo definito Obambi in campagna elettorale, Maureen Dowd non è per niente tenera nel giudicare il recente comportamento di Obama da presidente:

People need to understand what the president is thinking as he maneuvers the treacherous terrain of a lopsided economic recovery and two depleting wars.

Like Reagan, Obama is a detached loner with a strong, savvy wife. But unlike Reagan, he doesn’t have the acting skills to project concern about what’s happening to people.

Obama showed a flair for the theatrical during his campaign, and a talent for narrative in his memoir, but he has yet to translate those skills to governing.

As with the debates, he seems resistant to the idea that perception, as well as substance, matters. Obama so values pragmatism, and is so immersed in the thorny details of legislative compromises, that he may be undervaluing the connective bonds of simpler truths.

All'inizio del pezzo aveva già approfittato del gran parlare attorno al libro di Sarah Palin per un paragone (strumentale) tra il presidente e la - spesso ridicolizzata - ex candidata del partito repubblicano.
L'espediente serve anche per sottolineare il mancato seguito dato al movimento grassroots che ha sostenuto il candidato Obama, ma che ora appare spesso dimenticato dal presidente Obama:

It’s time for the president to reinvent this formula and convey a more three-dimensional person.

Palin can be stupefyingly simplistic, but she seems dynamic. Obama is impressively complex but he seems static.

She nurtures her grass roots while he neglects his.

Certo, non è tutto qui, l'analisi non è precisa e articolata.
Però devo dire che ha un certo riscontro con una serie di discorsi che ho sentito in questi giorni da parte di amici americani presenti a PDF Europe e molto coinvolti nel mondo della politica.
La sensazione di staticità su alcuni argomenti (Afghanistan?*) e le promesse non mantenute (soprattutto per i diritti della comunità LGBT, ora piuttosto arrabbiata) sono argomenti molto discussi tra chi ha creduto in Obama, lo ha sostenuto e votato e ora non sa più quale sia la sua agenda politica - almeno questa è la mia impressione, ascoltando.

Poi c'è un'altra questione, particolarmente cara a chi si è occupato di comunicazione online, di gestione del movimento grassroots, del successo che è stato legato alla Rete, più o meno a proposito: il mancato spazio al movimento che lo ha sostenuto, a partire da alcune nomine (i posti chiave nell'amministrazione non sono andati a chi ricopriva i corrispettivi ruoli nello staff della campagna elettorale) fino all'assenza di importanza data a quelle istanze, a quelle persone.

Certo, Obama governa da meno di un anno ed è comunque molto impegnato in una battaglia, quella sulla riforma sanitaria, che potrebbe essere determinante su molti fronti.
Forse ha ragione Paolo, i movimenti entrano in sonno quando raggiungono il loro scopo. Il mio dubbio è che non si siano addormentati loro, ma che piuttosto si siano ritrovati senza la direzione e l'importanza che avevano in campagna elettorale - ma su questo vorrei approfondire e sentire opinioni.

Il rischio è che alzare così tanto - e volontariamente - le aspettative gli si ritorca contro in modo ben più pesante di quanto accaduto fino ad ora.
Il tempo da candidato "inspirational" è finito, vediamo come se la caverà, piuttosto, il pragmatico presidente Obama.


Aggiornamento ore 20.50: ho trovato un articolo di Jeffrey D. Sachs sulla paralisi politica americana, dal titolo "Obama in chains"

*una decisione è annunciata per i prossimi giorni

giovedì, novembre 19, 2009

Personal Democracy Europe a Barcellona (20-21 novembre)

Domani e sabato a Barcellona si terrà la prima edizione europea del Personal Democracy Forum.
Sono molto contenta che questo appuntamento - che seguo da tre anni negli USA - sia arrivato anche qui, con l'obiettivo di analizzare il rapporto tra tecnologia e politica e, in prospettiva, anche contribuire a creare una comunità permanente di persone che lavorano nel settore e riflettono su questi temi. E sono molto contenta che ci siano diversi italiani in programma (giorno 1, giorno 2) a discutere su questi temi in una prospettiva più ampia di quella di casa nostra, ne verranno fuori riflessioni interessanti.

La conferenza non è trasmessa in streaming ma tutto verrà registrato e messo online nei giorni successivi. Se però siete interessati potete seguire quello che verrà detto su Twitter col tag #pdfeu

Oltre a dare una mano all'organizzazione, venerdì sarò moderatrice di un panel intitolato "How Blogs are Transforming Politics". Sarà utile confrontare il processo avvenuto negli Stati Uniti con quello che sta accadendo in Europa, grazie agli speaker John Aravosis (USA), Heidi Nordby Lunde (Norvegia), Mick Fealty (Irlanda del Nord) e Nicolas Vanbremeersch (Francia).

Penso che tra i punti più interessanti ci siano alcune domande:
- come le "blogosfere politiche" nazionali si sono formate e se ci siano opinion leader che hanno creato contatti e relazioni con i media
- se c'è un interesse per questioni non solo nazionali ma a livello europeo
- le sfide che i blogger pongono ai mainstream media, se c'è collaborazione o conflitto, e come questo rapporto si articola.

Mi rendo conto che sembra fantascienza pensando a quello che (non) succede in Italia, ma dai primi scambi di opinioni con gli speaker sono emerse considerazioni inaspettate e spero accadrà altrettanto nel confronto col pubblico.
Non credo potrò fare una cronaca in tempo reale, ma se ci sono osservazioni mi piacerebbe portarle nel dibattito, e di sicuro ne scriverò la prossima settimana, al mio rientro in Italia.

Saluti da Barcellona! :)

martedì, novembre 17, 2009

Troppo giovani per esistere: Capitale Digitale under 21

Un biglietto di auguri ricevuto per il mio ultimo compleanno diceva "sei ancora troppo giovane per esistere" (frase che mi ripete spesso un'amica e, ormai, anche molti altri).

La frase mi è tornata in mente leggendo l'invito a "Under 21 - nativi digitali", un evento organizzato da Capitale Digitale, che coinvolgerà giovanissimi già molto brillanti.
Purtroppo non sarò presente, ma devo dire che sarei stata curiosa di ascoltarli: un approccio nuovo, forse ingenuo, chissà, di sicuro un po' di "aria fresca".

Un paio di loro li ho già incrociati: Nicola Greco in particolare a Venice Sessions, dove è stato un oratore incredbilmente spigliato, e Marco De Rossi un paio d'anni fa al Festival della Creatività (dove stavo praticamente per chiedergli la carta d'identità perché 17 anni erano troppo pochi per tutto quello che aveva già fatto).
L'impressione che ho avuto in entrambi i casi è di persone intraprendenti e capaci, determinate e per niente spaventate dal mondo "dei grandi". I quali "grandi" faranno bene a dar loro opportunità senza mettere pressione, ché il cinismo si fa sempre troppo in fretta a impararlo e fa atrofizzare l'entusiasmo.

Poi mi verrebbe di dire qualcosa a loro, ma fa quasi impressione pensare di dare consigli a gente che ha 10-12 anni meno di te (quando tu hai un po' di esperienza, ma non così tanta più di loro, a quanto pare) e lavora, di fatto, nel tuo settore.
Allora, alla fine, direi loro quello che dico spesso a me stessa: di non perdere l'entusiasmo, di trovare stimoli nel proprio lavoro e di avere il senso delle cose, del contesto, dell'età. Di avere un po' di fretta, ma di non confonderla con l'ansia.
E poi, beh...in bocca al lupo!

venerdì, novembre 06, 2009

Un souvenir qu'on va chérir

C'è stata una sera, ormai un paio d'anni fa, in cui sono tornata a casa riflettendo su alcune cose e dicendomi "adesso appena torno a casa le scrivo sul blog".
Beh, era un periodo particolare, in cui questo blog era molto più una specie di diario, dove molto più spesso raccontavo le cose che facevo e la mia vita quotidiana, anche perché abbastanza fuori dal comune, in quei mesi.
Ma più di tutto ho pensato che volevo farlo per ricordarmi alcune cose precise, perché sapevo che molto più probabilmente le avrei rilette, ripercorrendo quei mesi attraverso le cose scritte qui. E così è stato.

Stasera sono tornata a casa pensando più o meno la stessa cosa, ma non a seguito di particolari riflessioni (cosa che sembra non riuscirmi ultimamente), ma della semplice constazione che oggi - o ieri, o due giorni fa, non so con precisione - ho raggiunto un traguardo. Non so se dovrei definirlo sogno oppure obiettivo, fatto sta che è lì, era un desiderio forte e ce l'ho fatta a realizzarlo.

Me ne sono resa conto oggi, tra il lavoro e l'acquazzone che mi sono presa, tra un incontro in libreria e un panino mangiato al volo, e non ho nemmeno davvero esultato, pur sentendomi davvero soddisfatta.
Ho pensato che forse ormai è così, che a meno di un lavoro per cui vinci campionati (o elezioni? mh), il momento in cui raggiungi qualcosa a cui tieni arriva di solito in un marasma di impegni, piccole incombenze quotidiane, progetti di vario tipo e forme assortite di "fare andare avanti la baracca". Hai appena il tempo di guardarti intorno, chiederti se l'hai davvero fatto tu, e come, e quando, e se è merito tuo o hai avuto fortuna.
Ma molto in fretta, mentre guardi alle cose che hai in mano e sbirci un pochino avanti, mentre cerchi parole per le cose che fai, mentre accumuli libri da leggere e fogli con appunti per cose che un giorno forse scriverai. Mentre ti chiedi se ci sono altre cose che vuoi, altri obiettivi, e ti accorgi che non hai il tempo di fermarti a pensare nemmeno più a quello.
E che questo è difficile da capire e forse più ancora da accettare, che la vita sia fatta sempre meno di grandi momenti, e prepararsi per qualcosa, prepararsi a qualcosa, è semplicemente quello che facciamo per la maggior parte del tempo, spesso senza rendercene conto, assorbendo la provvisorietà che è in quasi tutto e tenendoci stretto quel poco che - per incredibile fortuna o bravura - precario non è.

giovedì, novembre 05, 2009

Prove di SuperFlash

Da qualche anno mi capita (!) di avere uno stipendio e di dovermelo gestire da sola. Ovviamente la prima necessità (oltre ad averlo, lo stipendio) è di semplicità massima.
In questo senso la principale rivoluzione è quella chiamata home banking: poter gestire le operazioni dal computer, a casa mia, senza file chilometriche in banca.
Devo dire che in questo senso non mi posso lamentare di quella che da un paio d'anni è la mia banca, Intesa San Paolo: pago affitti e bollette, ricariche, controllo gli accrediti, il sistema è piuttosto semplice. Insomma, niente cose superflue in questa gestione dell'economia della sottoscritta, altrimenti mi incasino.

Però da diverse settimane continuavo a vedere la pubblicità della carta SuperFlash sulla homepage del sito della banca ogni volta che lo aprivo e mi ero incuriosita. Solo che poi l'idea di una fila in banca per chiedere informazioni mi faceva desistere.
Per una curiosa combinazione (ché non è un argomento di cui capita di parlare di solito) qualche mese fa sono stata contattata da Banca Intesa per provare la carta e usarla un po', e quindi mi sono decisa.

Sono diligentemente andata in una filiale vicino casa mia (dove *non* ho fatto la fila) e un gentile impiegato mi ha spiegato tutte le funzionalità per filo e per segno.
Devo dire che, quando ho avuto in mano la carta, la prima cosa che ho pensato è stata "ehi, ora ho due carte di credito!" - effetto deleterio di troppi film americani (poi ovviamente subito dopo mi son detta "scema, ma i soldi sono sempre quelli!*").
La carta superflash, in effetti, funziona sia come carta di credito che come bancomat, in modo assolutamente analogo. In più però funziona come un conto, sia perché alla carta è associato un IBAN (dove farsi accreditare il fatidico stipendio di cui sopra), sia perché puoi gestire tutte le operazioni anche da Internet, nella modalità home banking di cui sopra.
All'atto della consegna della carta mi è stata infatti data anche la o-key (che conoscevo bene, essendo già cliente Intesa), un dispositivo elettronico che fornisce un codice numerico a ogni accesso e operazione, per rendere più sicuro il tutto.

Insomma, ho fatto normalmente le operazioni che faccio di solito: prelievo, pagamento, una prova di accredito. Ecco, tutto molto semplice, la cosa per me fondamentale, anzi quasi quasi la consiglio a quegli scapestrati dei miei fratelli all'università (così almeno ogni mese non stiamo col timore che prosciughino il conto di famiglia).

Un appunto frivolo?
Beh, l''effetto che fa usare due carte di credito! ;-) A dirla tutta questa cosa mi è anche servita una volta: all'ennesimo acquisto dell'ultimo minuto di biglietti del treno al call center di Trenitalia decidono misteriosamente che la mia carta solita non va bene:
"Ma come, è una MasterCard"
"No, non me la prende, signorina"
"Ma ci ho pagato una cosa ieri"
"Mi dice che la carta non è valida...ma non ne ha un'altra?"

E lì, sentendomi eroina di romanzi femminili, dico "ehi, sì!" e agguanto la superflash, portando a termine l'acquisto.
Ora, però, l'unico problema è che ora mi sarò pure abituata all'idea di avere due carte, ma...ho sempre uno stipendio solo!


*sulla carta erano caricati 100 euro con cui ho fatto qualche piccola spesa

lunedì, novembre 02, 2009

I sondaggi pre-elettorali spiegati ai cittadini (ok, del New Jersey, ma comunque)

Nate Silver di FiveThirtyEight propone una sintesi dei sondaggi pre-elettorali sull'elezione del governatore del New Jersey.

In un'elezione dal risultato ancora in gioco (alcuni sondaggi danno i due candidati alla pari), trovo piuttosto interessante una spiegazione di questo tipo.
Purtroppo non ho la competenza necessaria per essere d'accordo o contestare quanto viene detto, ma mi piacerebbe davvero molto che i risultati dei sondaggi venissero esposti in modo così articolato anche ai "comuni mortali": magari smetteremmo di farci prendere dall'ansia dei numeri, magari verrebbe sparato a caso qualche numero in meno, magari avremmo qualche elemento in più per orientarci nella giungla di cifre.
O magari no, eh, ma se non altro qualcuno dovrebbe sforzarsi un altro po'.

Ovviamente se qualcuno ha cognizione di causa su queste cose mi farebbe piacere saperne di più.