Da queste parti si è guardato il
dibattito elettorale tra i candidati del partito democratico in vista delle elezioni 2008 -
qui il transcript.
Nel frattempo si son fatte due chiacchiere con
Antonio Sofi che ha già
scritto le sue impressioni a caldo su SpinDoc.
Il dibattito, tenutosi a Charleston (South Carolina) era interessante non solo in sè, ma anche (e forse soprattutto) per la modalità: questo è infatti il primo nato grazie alla collaborazione tra
CNN e
YouTube. Gli utenti hanno potuto postare su YouTube le proprie domande ai candidati. La CNN ha selezionato i video e le domande sono state poste ai candidati che hanno risposto entro certi limiti di tempo (il presentatore, Anderson Cooper, ha cercato di mantenere tutti
on topic e tutti si sono rivelati sufficientemente "disciplinati").
Il
NYT ha fatto live blogging del dibattito così come Jeff Jarvis (
su PrezVid), a cui però il dibattito
non è piaciuto affatto.
Le mie impressioni in ordine sparso:
1.
l'idea e la collaborazione CNN/YouTube: concettualmente è una cosa che va sotto il termine tecnico di "figata". Che i blogger americani siano critici perchè a certe cose si abituano in fretta va bene. Che da noi ci si possa eventualmente lamentare perchè la nostra politica prende la deriva di quella statunitense va bene lo stesso: si sa che da oltreoceano prendiamo tendenzialmente le fesserie e le cose spettacolari.
Però CNN e YouTube che fanno questa cosa...bello, bello, abisso con tutto il resto. Figata, appunto.
Ri-però - recuperando il senso critico - resta che le domande le abbia scelte la CNN. Non che io sia proprio sicura che a farle votare dagli utenti saremmo andati necessariamente meglio ma valeva la pena fare un tentativo almeno parziale (sì, i MSM si spaventano).
2.
il format: in teoria funziona. Dal lato di chi fa le domande, di sicuro.
Per quanto riguarda le risposte, in pratica il fatto che ci siano otto candidati (e tempi giustamente limitati) limita la possibilità di approfondire gli argomenti. Quindi di dire cose che abbiano sostanza.
Insomma c'è buona possibilità di capire l'impatto comunicativo dei candidati, la loro capacità di stare sul palco e di affrontare domande impreviste e la loro posizione sui temi in questione. A grandi linee. Se fossi un'elettrice statunitense e volessi conoscere meglio i candidati e farmene un'idea...uhm, mah...
3.
le domande: beh, sta a voi valutare. Video ben fatti e originali in molti casi. Domande efficaci, alcune carine ma poco pragmatiche, alcune che prestavano il fianco alla risposta buonista. Bella, ma non sfruttata molto bene, la possibilità del follow-up: alcuni degli utenti che avevano fatto le domande erano in studio e sono stati interpellati da Anderson Cooper sull'effettiva efficacia della risposta ricevuta.
4.
il merito:
- Obama: mi ha piuttosto deluso. Il decantato carisma funziona nei comizi ma non nelle domande dirette dei dibattiti, pare...insomma
Maureen Dowd ha ragione a chiamarlo Obambi...
- Clinton: precisa, seria, decisa. Ha esperienza da vendere, comunicativa e politica. Impatto notevole, decisamente la più efficace - e ho il sospetto che sia una furbona.
Anche se quando si va un po' sulla sostanza resta sul vago, forse per mancanza di tempo. O forse perchè su questioni chiave come, Iraq e sanità universale, ha delle risposte non proprio popolarissime, almeno in un dibattito da "gente comune" come questo voleva essere.
-
Edwards: meno incisivo di quanto avrebbe dovuto essere, considerato che il ruolo da outsider rispetto ai primi due lo porta - intelligentemente, per quel poco che ci capisco - a tentare il sorpasso a sinistra. Quindi porta avanti l'agenda politica su temi come povertà e sanità universale (a onor del vero lo fa dall'inizio della campagna) e, leggo sui giornali, in qualche modo costringe gli altri a parlarne.
Parte della sua strategia sta quindi in un atteggiamento più deciso ed "aggressivo". Niente a che vedere con le risse nostrane, sia perchè diversi sono i toni, sia perchè la parte non gli riesce proprio benissimo, dato l'aspetto di bravo ragazzo dal capello perfetto e un poco wannabe-Kennedy (uhm, Bob Kennedy, mi sa).
4.
quel qualcosa in più: i video da 30 secondi di ogni candidato. Il migliore? "Hair", il video di John Edwards, simpatico e autoironico (una delle cose per cui viene più spesso attaccato è un taglio di capelli costato 400 dollari).
10 Maggio 2007 alle 20:46
Divulgazione, divulgazione…l’argomento mi interessa molto, lo sai..
Mi lasciano sempre piuttosto perplessa coloro che pensano di poter parlare di divulgazione ïn “generale”, senza confrontarsi con il cosiddetto elemtno umano, i cosiddetti destinatari (l’oggetto della divulgazione ha ovviamente il suo peso anch’esso).
Il discorso che si puó fare per chi ha alfabetizzazione informatica é certamente diverso da quello che si potrebbe fare per chi non ce l’ha, per dirne una. E della tecnologia non tutti vedono utilitá immediata perché non tutti hanno le stesse esigenze (e non tutti ci lavorano).
Allora il punto di partenza sono sempre le persone e i loro bisogni.
…e ora dove va la palla?
21 Maggio 2007 alle 11:54
svaroschi, sai che tocchi un tasto estremamente delicato? potremmo a ben guardare essere al centro di un dibattito storico. cercando però di evitare implicanze politiche, mi limito a una provocazione: ti sembra logico se dico che il tuo approccio ci porta - all’estremo - a comprendere anche certe manifestazioni della tv generalista? se i “bisogni” sono, per esempio, “avere una voce che tiene compagnia”, allora nel tuo discorso ricade il grande fratello. è certamente “cultura”, no?
fuor di metafora, credo il tema della divulgazione posto da Francesca molto delicato, e lo descriverei come “ricerca di un punto d’equilibrio” tra opposti estremi - le punte avanzate della ricerca da una parte, le basi formative e il linguaggio di lettori / ascoltatori dall’altro
è un continuum lungo il quale ognuno sceglie la propria posizione, ma, per chi vuole fare divulgazione professionale (in ambito educativo, formativo, giornalistico o altro), non credo ci si possa “appiattire” su nessuno di questi due estremi.
per esempio, i quotidiani oggi scelgono di parlare di politica in modo iper-specialistico, con un linguaggio stratificato, pieno di riferimenti incrociati (al politico, al suo concorrente, ad altril poteri, ad altri giornali). parlano di moda o sport con il linguaggio diretto e rilassato di chi si pone da pari a pari, di chi condivide un certo background, e di tecnologia, invece, come se si rivolgessero a degli stupidi, credendo di semplificare e in realtà banalizzando
ogni scelta è lecita, non c’è “giusto” e “sbagliato”. a me, personalmente, non piace. nel caso specifico perché credo che oggi i lettori siano più esperti in tecnologia dei giornalisti che ne scrivono, e quindi così facendo il giornale fa un cattivo servizio e brutta figura
in generale, invece, perché non credo che la missione della divulgazione sia consegnare al lettore un prelavorato eccessivamente semplice, una “pappa fatta” pronta da “digerire”
al contrario, credo che la divulgazione, e in particolar modo quella tecnologica così importante di questi temi, debba sempre dare indicazione al lettore di quali siano le reali prospettive, di quanta conoscenza ci sia ancora da sviluppare, di quanto alta sia la “sbarra” da saltare. di quanto importante sia la sfida
tecnicamente (nel senso della tecnica giornalistica / di divulgazione) non è niente di diverso dalla struttura classica di un paper scientifico. qualsiasi lavoro accademico ha un 25% di riepilogo delle premesse e di analisi del contesto attuale, un 25% di materiali e metodi, un 25% sui risultati e il restante di riepilogo e prospettive avanzate
cambiando il necessario, siamo di nuovo alle 5 W - who, what, why, where, when - del miglior giornalismo anglosassone
altra cosa, poi, e altrettanto tecnica, è l’ovvia necessità di cambiare forma / stile a seconda dell’audience
ma tornando al piano generale, io sono contrario all’idea che, se ci si rivolge ai “meno esperti”, si debbano dire cose banali. al contrario, bisogna trovare un linguaggio adatto per veicolare comunque contenuti di qualità, e “sfidarli” così a migliorare. un grande esempio di successo è focus, con le sue +300.000 copie
credo quindi che la miglior divulgazione nasca dall’unione di due eccellenze: quella relativa al campo di argomenti di cui si parla e quella relativa al media / linguaggio utilizzato. e non dalla rinuncia ad alcuna, o parte, di esse
21 Luglio 2007 alle 2:21
Ahem, Alberto, tu tocchi dei punti giustissimi e credo di essere stata troppo poco precisa nelle mie considerazioni iniziali.
Non intendevo parlare infatti di “appiattirsi” sulla massa o di comunicare cose banali a chi non è sufficientemente “alfabetizzato” (in qualunque campo), assolutamente lungi da me.
Intendevo riferirmi al fatto che troppo spesso chi fa divulgazione tecnologica generica (la vogliamo chiamare “di massa”? non so, l’importante è che ci capiamo, eh), quando non si appiattisce, appunto, dà per scontato di parlare a persone che abbiano un livello di conoscenza superiore e - soprattutto - una motivazione maggiore di quella che hanno. E poi magari non si spiega perchè certe cose non destino interesse o ne venga colto solo un aspetto spettacolare.
Facendo un parallelo è come dire: magari si può pensare che i reality facciano schifo e siano stupidi, ma non si può ignorare che esistano e attirino molta gente. Se si parla di tv di intrattenimento e non se ne tiene conto perchè nella nostra testa non dovrebbero esistere, perchè li giudichiamo negativi…beh, non possiamo poi meravigliarci se la nostra analisi di un fenomeno non risulterà corretta e se le nostre previsioni saranno sbagliate.
Per fare un ulteriore esempio è un po’ come far partire un bel progetto senza studiare prima il contesto in cui lo si vuole realizzare.
Il punto che volevo esprimere è un pochino più chiaro, adesso?
(uhm, non è che ne sia proprio sicura, a dire il vero)