lunedì, aprile 28, 2008

mercoledì, aprile 23, 2008

Note a margine sul Salerno-Roma

Annotazioni sconnesse nel viaggio di ritorno da Salerno, prima trasferta del progetto Kublai (ne parlerò presto).

Napoli
Guardare i container verdi con su scritto "China shipping". Niente da fare, per associazione di idee penso all'incipit di Gomorra. Non solo pensarci, quasi vederlo, tanta è la potenza dell'immagine, anche se su carta.

Sono come me ma si sentono meglio
Questa settimana è trascorsa chiedendosi "Che fare adesso?" e parlando (e mangiando) molto, nel tentativo di capire chi li ha votati, gli altri.
Più che del risultato generale, sono giorni che non mi capacito di quello della Lega in particolare, non lo capisco, non mi ci sento a mio agio. Per dire, venerdì per lavoro ho pranzato con un avvocato che mi ha parlato di leggi e procedimenti (capendoci il giusto, io). Il resto della giornata l'ho passato a fare riunioni in un contesto in cui nella stanza c'eravamo io e cinque economisti, per dire. Nonostante il senso di inferiorità roteante e incalzante non sono mai arrivata a sentirmi a disagio in questi contesti anomali.
Pensare alla Lega a quelle percentuali sì, parrà ridicolo, ma tant'è.
Non sono nemmeno abituata a sentirmi così.

Una vita laterale
Oggi lunga chiacchierata con una persona che ama il suo lavoro, e non è banale.
Poi parlando di hobby e passioni mi ha detto sorridendo: "Bisogna costruirsi una vita laterale oltre al lavoro, fare cose che ci piacciono. Una vita sola non basta"
La stessa cosa mi verrà ripetuta a distanza di poche ore da un'altra persona, del tutto diversa.
Ci sto pensando, ancora.

domenica, aprile 20, 2008

Trieste, con comodo


Dal castello di Miramare, originally uploaded by farenheit_81.

Finalmente ho recuperato il cavo per scaricare le foto della macchina fotografica!
Così, bonus domenicale, qualche foto di Trieste.

Primo viaggio nell'(ex) impero austroungarico - troppo poco, tocca tornarci!

Foto scattate nei giorni in cui il mio piccolo fratello-armadio decise di avventurarsi al nord per fare l'interprete e io lo accompagnai nell'avventura (settembre scorso).

No alarms, no surprises

Trovo piuttosto curioso che in un articolo in cui si parla del non strumentalizzare gli episodi di violenza, Repubblica faccia diventare un omicidio la violenza a una studentessa americana avvenuta ieri a Milano.
Beh, in fondo è solo il secondo articolo in homepage in questo momento.
A corredo del primo, invece, c'è l'imprescindibile mappa interattiva (googlemap) della stazione di Roma dove è avvenuto un altro episodio di violenza.
Coerente, niente da dire, eh.

venerdì, aprile 18, 2008

Via di Villa Albani

Oggi, tra una riunione e un'altra (e un'altra!) mi sono ritrovata a fare avanti e indietro per via Nizza quando ho girato lo sguardo in una delle traverse vedendo in fondo una villa antica con una grossa statua davanti al portone di ingresso, abbandonata.
Molto incuriosita mi sono avvicinata, già piuttosto intristita dalla strada sporca e piena di macchine, i muri imbrattati. Avvicinandomi ho scoperto che sul lato sinistro c'era un parcheggio coperto e nulla più. La facciata della villa era imponente ma trascurata, la statua grande e rovinata, il cancello chiuso arrugginito, il cortile e il giardino deserti.
Un posto che doveva essere stato molto bello, ora lasciato a se stesso, chissà come mai, al massimo meta di qualche curioso che lo nota per caso.
Sono rimasta qualche istante a guardarmi intorno, quella strada, quella villa che potrebbe essere ancora bellissima, in una specie di silenzio irreale, con la strada a poche decine di metri e un intenso profumo di fiori bianchi, di cui cercavo invano di ricordare il nome.
Una serie di sensazioni, senza nome anche quelle, che ho spesso in questi giorni, specie quando provo a mettere insieme un po' di pensieri e mi accorgo che non ci riesco.

Aggiornamenti dalla Fonte Politica Occulta/2

"...comunque, visto che Capezzone non esiste più politicamente, ho eletto a mio nuovo punchingball politico Filippo Facci"

Aggiornamenti dalla Fonte Politica Occulta/1

"Hanno tolto il segreto di Stato sul caso Moro... uno degli ultimi atti di Romano Prodi... che io personalmente AMO"

mercoledì, aprile 16, 2008

Sintesi aka Poi dicono che non imparo parole utili

Dopo avermi insegnato la parola "clusterfuck", e conoscendo abbastanza la politica italiana, la mia amica Sara apprende dell'esito delle elezioni di ieri e mi dice:

See, yes. That *is* the appropriate use of the word clusterfuck

lunedì, aprile 07, 2008

E no, non famo er viral

Chi ha la fortuna estrema (estrema come in "sport estremi") di frequentarmi o di parlare con me recentemente, sa bene che negli ultimi giorni sto prendendo particolarmente male questa campagna elettorale, per una serie di motivi. Uno di questi, meno importante di altri, è che guardo con particolare attenzione a quello che le persone fanno con la Rete in campagna elettorale.

Di video, in particolare, si è parlato molto. Ho diligentemente letto quel che se ne diceva in giro e più diligentemente ancora - perchè faticosamente - guardato i video. Rimanendo regolarmente sconfortata nell'osservare che il massimo dell'idea espressa è stato sempre e comunque una copia di qualcosa che è stato fatto altrove.

Ok, mi si dirà, tu guardi agli USA, dove la diffusione, l'utilizzo, il ruolo di Internet eccetera e in fin dei conti è la terza elezione che eccetera e c'era pure più tempo eccetera (e millemila obiezioni giuste e ragionevoli e ci ho pensato e ne parliamo un'altra volta, zitti, per piacere, sto cercando di parlare!!).

La cosa che mi lascia sconcertata è la totale, totale mancanza di ironia, anche in prodotti che come ironici si presentano. Ma che in realtà sono "simpatici".
Simpatici come "io adesso faccio una cosa divertente e tutti ridono e la fanno girare".
Simpatici come "adesso doso tutti gli ingredienti giusti e politically correct e non può che andar bene". E qui il bianco e nero che fa tanto chic e intellettuale. E qui la famiglia col bambino. E qui l'anziano. E il call center. E il giovane col computer.
Simpatici insomma come il concetto di "famo er viral". Una cosa di un antipatico mostruoso che in me ha suscitato fastidio punto.

Certo, uno parla e non fa. E per questo ha torto? O ha ragione perchè almeno evita di fare rumore a tutti i costi? Non so, però io ho continuato a pensare che non dovesse essere così complicato e stamattina ne ho avuto la conferma:



(ora via alla sequela di avvertenze di prammatica: che Diego è un amico eccetera, che conosco pure altre due persone che compaiono in questo video eccetera e sì, il video comunque si rifa alla citazione di una citazione...e uffa, io starei anche cercando di parlare! L'ho già detto che queste elezioni mi rendono nervosa? No, ecco...)

Il punto è che la differenza è evidente, e non è niente che non avrebbero potuto fare tutti quelli che hanno realizzato i video di cui si è parlato nelle ultime settimane.
Il punto è che era semplice, non facile forse, ma semplice.
Io non dico che chi ha fatto i vari video non si sia eventualmente divertito a girarli, nè che non credesse in quello che diceva. Solo, più banalmente, forse, che quello sopra è il primo video in cui non ho la sensazione che abbiano provato a fregarmi "mischiando bene gli ingredienti".



...e poi, certo, sbrigamose ad annà a votà che nun je la faccio più (cit.). Davvero, eh.

Clay Shirky al Colbert Report

Clay Shirky presenta il suo libro "Here comes everybody" al Colbert Report e riesce incredibilmente a presentare il suo libro mentre tiene testa a Stephen Colbert.
E non è cosa da poco.



Qui la recensione del Guardian.
(poi c'era pure un'intervista interessante a Shirky ma ora non la trovo, poi rimedio, casomai)

domenica, aprile 06, 2008

See, clusterfuck

"Quando leggo i tuoi post imparo sempre parole nuove"
"Beh, forse non è proprio esatto chiamarle parole (cmq Jon Stewart lo usa per riferirsi alla guerra in Iraq)"


Clusterfuck (da Urban Dictionary):

1. Military term for an operation in which multiple things have gone wrong. Related to "SNAFU" (Situation Normal, All Fucked Up") and "FUBAR" (Fucked Up Beyond All Repair).
In radio communication or polite conversation (i.e. with a very senior officer with whom you have no prior experience) the term "clusterfuck" will often be replaced by the NATO phonetic acronym "Charlie Foxtrot.

2.Traditionally/originally of military origin.
Today, however, "clusterfuck" is commonly used to descriptively generalize any situation with a large scale of disarray.
possibly synonyms: mess, disaster

3. Large quantity of confused people in a disorganized manner.

4. A combination of things going extremely wrong in a short period of time within the same general activity -- caused by stupidity and/or ineptitude.
A polite term using the same initials would be compound fiasco.

5. Marine slang -- A clusterfuck was any group of Marines big enough to draw enemy fire, or several Marines close enough together to be wounded by the same incoming round. More generically, a clusterfuck was something that was all screwed up. Whenever three or more CAP Marines gathered in the open, talking or working on something, somebody was sure to call out "clusterfuck!" and one or more guys would walk away.

6. A situation that is totally fucked up, especially as a result of managerial incompetence.
Originally of military origin; a double play on the word "cluster," both evoking multiple fuckups, as used in the term "cluster bomb," and evoking the oak leaf or star "cluster" insignia of the REMF who did the fucking.

7. When events spiral out of control; when two or more events occur at the same time.

L'impresa sociale degli abitanti di Coin Street

Sul blog della Città dei Cittadini si parla di un bell'esperimento (che, incredibile a dirsi, va avanti da più di trent'anni): la riqualificazione di un'area di Londra, quella intorno a Coin Street.

L'iniziativa è particolarmente degna di nota perchè sviluppata grazie alla comunità di residenti locali che ha realizzato un progetto mirato a dotare il quartiere di aree verdi e iniziative culturali:

L’esperienza di Coin Street ha fatto parlare di sè nel mondo: un gruppo di abitanti è riuscito ad opporsi alla realizzazione di un progetto per la trasformazione del proprio neighborhood, fronteggiando developers ambiziosi che vantano, almeno inizialmente, l’appoggio delle istituzioni. Il gruppo, agendo prima tramite supporti legali ed ottenendo poi l’appoggio dell’amministrazione, non solo ottiene modifiche consistenti al progetto, ma fonda una vera e propria “impresa sociale”. Coin Street Community Builders intraprende un percorso di auto-organizzazione che porta, nel tempo, alla sostenibilità economica dell’operazione di riqualificazione promossa “dal basso”. Giocano a favore del processo diversi fattori, tuttavia pare importante sottolineare come la scelta di resistenza degli abitanti , apparentemente dettata da semplice attaccamento ai propri luoghi di vita, si dimostri lungimirante anche dal punto di vista urbanistico.

[...]

Gli obiettivi, ad oggi, pur proseguendo la ricerca di una riqualificazione sempre attenta ai bisogni del quartiere e dei suoi abitanti, si concentrano sulla sperimentazione di nuove forme di cooperazione per gestire le fasi di manutenzione degli interventi e di collaborazione con altre realtà economiche per garantire la predisposizione di sussidi e agevolazioni ai residenti.


Qui tutta la descrizione dello sviluppo del progetto.