mercoledì, aprile 27, 2011

Personal Democracy Forum 2011 - Google Fellowship

Are you an entrepreneur or activist with ideas about the next big thing to change government? A non-profit professional trying new technologies with great results? A former campaign staffer still blazing new trails in online politics?


Allora perché non venire al Personal Democracy Forum il prossimo giugno a New York?
E perché non farlo con le Google Fellowship che Google - appunto - mette a disposizione come sponsor della conferenza?

Ci si può candidare fino a venerdì 29 aprile, non perdete l'occasione.
E ci vediamo lì.

venerdì, aprile 15, 2011

Festival del Giornalismo a Perugia

Questo weekend sono a Perugia al Festival del Giornalismo, un appuntamento ricco di eventi interessanti e persone che dovreste conoscere.
L'anno scorso sono riuscita a venire per una sola giornata, ma sono rimasta particolarmente colpita dall'atmosfera e dal fermento.

Quest'anno seguirò in particolare alcuni appuntamenti di domani.
La  mattinata sarà dedicata a Wikileaks in una mattinata di approfondimento organizzata dal Personal Democracy Forum (per cui lavoro) e coordinata da Micah Sifry.

Alle 17.30, invece, seguirò il panel L'informazione politica al tempo dei social media:
Internet e i potenti strumenti di comunicazione che essa porta in dote stanno cambiando l’informazione politica. La trasformano favorendo l’emersione di nuove fonti e di nuovi attori, determinando la frammentazione dei messaggi, costringendo politici, attivisti ed elettori stessi a venire allo scoperto per confrontarsi alla luce del sole.
Siti web, blog e social network site costituiscono insieme quel real-time web che, grazie a potenti e semplici meccanismi di sharing, abilita e stimola la condivisione e quindi la circolazione delle informazioni, mettendo in crisi metodi consolidati per la creazione e gestione del consenso e disintermediando la possente macchina della comunicazione tradizionale.
Come cambia l’informazione politica nell’era dei media sociali? Quali sono le sfide che la politica deve affrontare per restare al passo della rivoluzione in corso? Quale ruolo e quale futuro per i media tradizionali? E ancora, in Italia a che punto siamo?
A queste e ad altre domande proviamo a dare una risposta con l’aiuto di:
Dino Amenduni responsabile new media Proforma
Stefano Epifani
Università La Sapienza di Roma
Sam Graham-Felsen
blog director Barack Obama 2008
Alessio Jacona
Nòva 24, Il Sole 24 Ore
Micah L. Sifry
direttore Personal Democracy Forum
Antonio Sofi
giornalista e consulente politico

Se ci siete, beh, battete un colpo!

martedì, aprile 12, 2011

Elezioni 2012: enter Mitt Romney

E anche Mitt Romney si butta nella mischia:



Il video è diversissimo da quello di Pawlenty: estremamente semplice, con il candidato (sì, ok, exploratory committee) che guarda in camera e parla di lavoro, di opportunità, di economia.
Il confronto è tra la carriera di imprenditore di Romney, ex governatore del Massachusetts, e l'attuale amministrazione e la retorica del "non hanno mai fatto un vero lavoro che producesse sviluppo".

Qui qualche altra nota da Nancy Scola.

domenica, aprile 10, 2011

[Letture] La donna che si immerse nel cuore del mondo

Ma chi glielo assicura, agli esseri umani, che pensare sia l'attività più importante dell'universo? Chi gli assicura che sia proprio il pensiero l'attività che distingue le cose tra superiori e inferiori?
Ah, il pensiero.
Io, invece, non ho mai dimenticato che prima sono esistita e solo dopo, molto faticosamente, ho imparato a pensare.
E ogni giorno che passa, per me la realtà è quella. Che prima esisto e poi, solo a volte, con lentezza e difficoltà, e soltanto se strettamente necessario, penso.
Insomma, questa è la mia distanza dagli esseri umani.

(S. Berman, La donna che si immerse nel cuore del mondo)


[grazie a Matteo]

lunedì, marzo 28, 2011

Campagna 2012: si ricomincia da Pawlenty

L'ex governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, lancia il primo spot della campagna 2012:



Un video da manuale dello spot ammeregano (e repubblicano): i lavoratori, i bambini, città, molta campagna, il futuro migliore, il cielo, Reagan e persino Lincoln.

Nota 1: certo, tutto 'sto video e poi annuncia l'exploratory committee, ma pazienza, funziona così
Nota 2: grafica e organizzazione del sito sono "ispirate" da quanto fatto da Obama. Sono curiosa di vedere se c'è qualche cambiamento evidente sin da ora nel modo di fare campagna e di comunicarla 


Update: chez TechPresident Nancy definisce lo spot "über-dramatic" e rilancia l'intervista a Lucas Baiano che ha ideato il video (e ha - udite, udite - 23 anni). Tra le frasi clou: "I try to find the EQ, the Emotional Quotient, within the person's story."
Ne sentiremo parlare, di questo benedetto EQ.

domenica, marzo 27, 2011

Hans Rosling: usare i dati per cambiare mentalità

La scorsa settimana Google ha lanciato Think Quarterly, un magazine che si concentra su un tema analizzandolo nei suoi vari aspetti e sviluppi in ambito aziendale (ma non solo).
Il primo numero parla, neanche a dirlo, di dati e ha molti interventi interessanti, da Nigel Shadbolt (creatore di data.gov.uk con Tim Berners-Lee) ad Hans Rosling, famoso per i suoi studi statistici e per le sue spettacolari presentazioni "dinamiche".

In particolare è interessante vedere come uno statistico come Rosling veda come fondamentale la necessità di creare una nuova mentalità e un nuovo modo di vedere una serie di processi. A partire dal freddo dato? Ebbene sì.
We found that the most important thing when presenting our data [on graphs such as the Health and Wealth of Nations, which tracks 200 years of global life expectancy versus income per person in a four-and-a-half-minute video] was not to put time on the X-axis. We made time move, and when you see the movement, the data becomes like a football match – you can see who is catching up or, for instance, that a country like Bangladesh is reducing its child mortality rate faster than Sweden ever did.
Bangladesh is still at a low level economically, but at the same time there is a huge internal market with cheap distribution and only one language. So if you are a company with ambition, you have to be in Bangladesh. It’s one of the 10 biggest countries in the world, but people’s mindset leads them to believe that Bangladesh is a hopeless place in need of aid. What is so strong with animation is that it provides that mindset shift in market segmentation. We can see where there are highly developed countries with a good economy and a healthy and well-educated staff.
L'intervista è qui.
Qui un video di Rosling a TED.

martedì, marzo 15, 2011

L'umanesimo ai tempi del Giappone

Ecco, qui sono tutti distrutti, rosicchiati dall’angoscia, ma se ognuno si concedesse di comportarsi come se fosse l’unico in difficoltà, sarebbe considerato, e si considererebbe lui stesso un egoista immaturo. Sarebbe un comportamento che si rimprovera anche ai bambini, qui.
In ogni azione che si compie, è doveroso pensare in che modo questa influenzerà gli altri, in giapponese si dice 気を遣う, che significa comunicare l’anima, è un filtro necessario nella vita quotidiana.  Capire lo stato d’animo dell’altro è il primo passo da intraprendere quando si instaura una comunicazione. E’ una regola semplicemente razionale, decisa da gente che tiene in grande considerazione le emozioni e i sentimenti: tutti sanno che comunicare paura e disperazione ha un effetto negativo sugli altri. Alcuni italiani forse penseranno che questo comportamento sia freddo, insensibile, da automi, ma secondo me questa è una visione superficiale e preconfezionata. La realtà è che i giapponesi sono troppo delicati, troppo facilmente preda di passioni per poterle lasciare fluire incontrollate, o essere esposti a quelle riversate in modo insensibile dagli altri.

domenica, gennaio 30, 2011

Open Leaks è online

Open Leaks, il sito fondato da Daniel Domscheit-Berg (ex Wikileaks) è finalmente online.
Qui un video che ne spiega il funzionamento:


OpenLeaks 101 from openleaks on Vimeo.

Qualche settimana fa, su TechPresident, Micah Sifry aveva scritto un pezzo lungo e dettagliato (con brani di intervista a Domscheit-Berg) sull'approccio di Open Leaks rispetto a Wikileaks, considerando le richieste di fondi delle due organizzazioni alla Knight Foundation:
In essence, where the Wikileaks Knight proposal would have been giving news sites a widget that would redirect leakers to the Wikileaks central hub, in keeping with Domscheit-Berg and his collaborators' vision of a more distributed, decentralized system, OpenLeaks is planning to give potential partners their own self-contained and integrated platform for managing leaks. Says Domscheit-Berg, "The submission system described on the Knight proposal would have used a button like feature that news orgs would have placed on their website that would have redirected them to the WL page." And what that would have meant is Wikileaks' editor or editors making the decisions on what was important, acting as a bottle-neck on the flow of information
Nelle parole di Berg, l'approccio di Open Leaks ha diversi vantaggi [il grassetto è mio]:
Firstly the system will scale better with each new participant. Secondly, the source is the one that will have a say in who should exclusively be granted first access to material, while also ensuring that material will be distributed to others in the system after a period of exclusive access. Thirdly, we will make use of existing resources, experience, manpower etc [to] deal with submissions to more efficiently. Fourthly, we will be able to deliver information more directly to where it matters and will be used, while remaining a neutral service ourselves. And last but not least, this approach will create a large union of shared interests in the defense of the rights to run an anonymous post-drop in the digital world.
Vedremo.

martedì, gennaio 25, 2011

Uno State of the Union "come non l'avevate mai visto"

Good afternoon,
I just started at the White House as a Senior Advisor to President Obama, and over the past few days we've all been increasingly focused on Tuesday’s State of the Union Address (9 p.m. EST). The President will talk about what America needs to do to create jobs today, make America more competitive tomorrow, and win the future for our children and our country.
And to make sure that you are part of the discussion about America's future, we've been working on a number of ways to use our online program to give you and Americans across the country a chance to participate in this important event and ask your own questions.  That starts immediately after the speech ends, when White House policy experts will be available at WhiteHouse.gov to discuss the issues the President raised in the speech and to take your questions and feedback.

David Plouffe, campaign manager della campagna Obama, torna a lavorare col presidente ed è lui ad annunciare lo State of the Union di stasera (9pm EST, le nostre tre di notte - se ne riparla domani).

Qui un paio di articoli su come il cosiddetto SOTU sarà interattivo:

The Obama White House's Full-Internet SOTU Press:
On Tuesday itself, several advisors, aides, and assistants will be Open for Questions. On Wednesday, Press Secretary Robert Gibbs will, naturally be on Twitter.
At some point during the week, Vice President Joe Biden will be on Yahoo!
And continuing a practice we've seen the Obama administration engage in in the past, on Thursday, the 27th, several big-name administration officials will be mixing it up with online communities relevant to the policy areas in which they work.

The State of the Union is...Annotated.
The folks over on the White House new media team have just announced that, during tomorrow's State of the Union address delivered to a joint session on Congress, up and running on WhiteHouse.gov will be a simultaneous helping of visual aids intended to help shore up the presidential lesson being delivered live and in person on the floor of the U.S. House of Representatives.


(qui ti giri, ti volti ed è subito campagna per il 2012, eh)

venerdì, gennaio 21, 2011

Per un dibattito un po' meno vago: fact checking

Una bella proposta di 'fact checking':
Domenica 9 gennaio ho seguito l’intervento del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola alla trasmissione Che Tempo Che Fa. La sua intervista a Fabio Fazio (ma poteva capitare con chiunque) mi ha fatto venire in mente che quella trasmissione – proprio perché a cavallo tra informazione e intrattenimento – potrebbe prestarsi bene a un esperimento di fact checking: i politici o comunque gli uomini pubblici hanno, come è ovvio che sia, l’opportunità di spiegare ampiamente le loro posizioni, garbatamente stimolati da un ospite che – giustamente – non pensa che ogni intervista debba essere un dibattito o un braccio di ferro; al tempo stesso una piccola redazione (magari di esterni?) potrebbe sottoporre quanto dicono a un controllo specifico, i cui risultati poi potrebbero essere pubblicizati nel sito del programma – almeno – o, magari, nella trasmissione successiva.

domenica, gennaio 09, 2011

Rete, rivoluzioni e politica: Morozov, il dis-integrato

Il nuovo libro di Evgeny Morozov recensito dall'Economist:
The idea that the internet was fomenting revolution and promoting democracy in Iran was just the latest example of the widely held belief that communications technology, and the internet in particular, is inherently pro-democratic. In this gleefully iconoclastic book, Evgeny Morozov takes a stand against this “cyber-utopian” view, arguing that the internet can be just as effective at sustaining authoritarian regimes. By assuming that the internet is always pro-democratic, he says, Western policymakers are operating with a “voluntary intellectual handicap” that makes it harder rather than easier to promote democracy.

L'altro lato della Rete come strumento di rivoluzione politica: come può essere usata per anestetizzare il contrasto, quanto il suo impatto sia stato analizzato superficialmente, le modalità in cui i governi ne hanno gestito l'impatto in modo addirittura controproducente:
The root of the problem, Mr Morozov argues, is that Western policymakers see an all-too-neat parallel with the role that radio propaganda and photocopiers may have played in undermining the Soviet Union. A native of Belarus, Mr Morozov (who has occasionally written for The Economist) says this oversimplification of history has led to the erroneous conclusion that promoting internet access and “internet freedom” will have a similar effect on authoritarian regimes today.

E allora? Morozov si presenta deluso da quanto fatto fino ad ora, più che pessimista. Propone un approccio "cyber-realista" che sostituisca quello cyber-utopico. A quanto pare, però, non approfondisce questo aspetto:
But he presents little in the way of specific prescriptions, other than to stress the importance of considering the social and political context in which technology is deployed, rather than focusing on the characteristics of the technology itself, as internet gurus tend to. Every authoritarian regime is different, he argues, so it is implausible that the same approach will work in each case; detailed local knowledge is vital. Yet having done such a good job of knocking down his opponents’ arguments, it is a pity he does not have more concrete proposals to offer in their place.


[penso non mi convincerà del tutto, ma mi pare interessante]

mercoledì, dicembre 08, 2010

Su Wikileaks - varie e non troppo eventuali

Non ho molto tempo per mettere in ordine i pensieri e gli spunti interessanti e passerò i prossimi giorni in viaggio.
Provo comunque a lasciare qui qualche traccia, sperando di avere tempo di scrivere qualcosa in seguito.

Julian Assange, The truth will always win:
WikiLeaks coined a new type of journalism: scientific journalism. We work with other media outlets to bring people the news, but also to prove it is true. Scientific journalism allows you to read a news story, then to click online to see the original document it is based on. That way you can judge for yourself: Is the story true? Did the journalist report it accurately?
Democratic societies need a strong media and WikiLeaks is part of that media. The media helps keep government honest.


Todd Gitlin, Everything Is Data, but Data Isn’t Everything:
If the database is the shape of knowledge in our time, then the definitive act of mediated communication is the data dump. So it is not surprising that the generation that has made the mash-up its prime aesthetic form has produced the data dump. But to put it this way is not to congratulate Wikileaks—at least not without considerable ambivalence. It’s to lament the coming of a certain—shall we say generational?—style of exposé. Wikileaks is the Facebook of whistle blowing.

Clay Shirky, Wikileaks and the Long Haul:
Like a lot of people, I am conflicted about Wikileaks.
Citizens of a functioning democracy must be able to know what the state is saying and doing in our name, to engage in what Pierre Rosanvallon calls “counter-democracy”*, the democracy of citizens distrusting rather than legitimizing the actions of the state. Wikileaks plainly improves those abilities.
On the other hand, human systems can’t stand pure transparency. For negotiation to work, people’s stated positions have to change, but change is seen, almost universally, as weakness. People trying to come to consensus must be able to privately voice opinions they would publicly abjure, and may later abandon. Wikileaks plainly damages those abilities. (If Aaron Bady’s analysis is correct, it is the damage and not the oversight that Wikileaks is designed to create.*)
And so we have a tension between two requirements for democratic statecraft, one that can’t be resolved, but can be brought to an acceptable equilibrium. Indeed, like the virtues of equality vs. liberty, or popular will vs. fundamental rights, it has to be brought into such an equilibrium for democratic statecraft not to be wrecked either by too much secrecy or too much transparency.

Micah Sifry, After Wikileaks: The Promise of Internet Freedom, For Real:
The conflict between Wikileaks and the U.S. Government reminds me of something we've been experiencing for some years now in the private sector of corporate activity and social enterprises. Lots of hierarchical, top-down, closed fortress organizations have been discovering that they need to open up, accept that the internet is dispersing power to the edges and into the hands of free agents, a.k.a. the people who used to be their audience. Think of how internal bloggers like Robert Scoble helped open up and humanize Microsoft's evil empire, or how angry consumer virtual flash-mobs like the one that rallied around Jeff Jarvis's "Dell Sucks" blog post confronted and pried open Dell. Or how netroots bloggers made Howard Dean the chairman of the Democratic National Committee, or how networked "Tea Party" activists generated successful challenges to eight Senate candidates endorsed by the Republican establishment in DC. Smart organizations have embraced these new forces and been improved in the process.

lunedì, dicembre 06, 2010

Un paio di riflessioni critiche su Wikileaks

Due persone di cui ho molta stima hanno scritto di Wikileaks, rilancio qui i loro post. 

Cinque rapidi punti evidenziati da Micah Sifry (qui sotto il punto 4):

People who think that more transparency will lead to the hiding of secrets deeper in the bureaucracy, and that as a result we will know less, not more about the workings of government or the powerful have got their heads screwed on backward. By that logic, we should require less public disclosure of what the government does, not more. Why ask campaign contributors or lobbyists to disclose any of their activities? In fact, when people think what they're doing ~might~ be subject to public view, their behavior generally changes for the better. Thus the overall value of Cablegate--exposing a great deal of the world's sovereign powers to a harsh new level of public scrutiny, and warning them that more such scrutiny is always a possibility in the future--should, on balance, lead to better behavior.

Alberto Cottica prende posizione in un lungo pezzo che vale la pena leggere:
Dico che WikiLeaks è orientata al bene comune perché la sua attività non è rivolta contro gli stati i cui documenti riservati va diffondendo. Al contrario, Julian è convinto di essere loro utile: informando i cittadini su ciò che davvero succede si irrobustisce la democrazia. Mettendo più teste a pensare alle scelte fatte in passato, si rende più probabile fare scelte più sagge in futuro. E dico che mobilita l’intelligenza collettiva. perché non pretende di spacciare “la verità”: cerca piuttosto di fornire materiale grezzo ai giornalisti, ai magistrati, ai cittadini interessati, e in prospettiva agli storici. La verità storica non sta nel singolo documento, ma nell’interpretazione condivisa del totale di questi documenti che emergerà dal dibattito. WikiLeaks si limita a trasferire documenti riservati nel pubblico dominio, e lascia poi all’intelligenza collettiva di cui parlo nel mio libro di ricostruire un quadro della situazione. E se giudica che un documento riservato possa mettere in pericolo vite umane si autocensura e non lo diffonde: è successo in passato per documenti sulla dislocazione delle truppe americane in Afghanistan.

mercoledì, novembre 24, 2010

Cambiare idea /1

Vista attraverso la lente del 2009, la "capacità negativa" sembra il perfetto antidoto all'"eroismo ideologico".


Eppure nei nostri politici cerchiamo ancora l'eroismo ideologico, nonostante tutto. Se sono pragmatici, li consideriamo deboli. Se sono equilibrati, li chiamiamo ingenui e sciocchi.

(Zadie Smith, Il dono delle lingue - in Cambiare idea)

lunedì, novembre 08, 2010

Il social network e come ci sta cambiando

Si è detto e scritto moltissimo su The Social Network, a turno il "film su Facebook" o sul suo fondatore, il più giovane miliardario al mondo, un film sul tradimento, sull'amicizia.
Un film che è molto più del suo sceneggiatore, Aaron Sorkin, che del regista David Fincher (e moltissimo dei suoi interpreti), che è molto più la storia di persone, che non di un business, molto più il modo in cui oggi usiamo e siamo usati dalle nostre ossessioni e dai nostri desideri, da chi abbiamo vicino e da chi vogliamo attorno a noi.


Il film e le varie considerazioni lette in giro mi sono tornate in mente oggi pomeriggio, mentre sono in viaggio per assistere a Venice Sessions, con titolo “Love in the digital age” (domani dalle 9.30, trasmesso in diretta).
La Rete – e Facebook, certo – hanno cambiato il nostro modo di creare relazioni e mantenerle: in dieci anni di Rete e in sei di blog, non riesco a contare il numero di amici, lavori, coppie createsi grazie alla Rete. Ma una delle cose che mi fa riflettere di più è come abbia cambiato la nostra nozione di tempo e di attesa nei rapporti con gli altri.
"Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare" cantava Baglioni in altri decenni (e anche lì - curiosamente - c’era un amico che aveva deluso, tradito e ingannato). Adesso magari non restiamo in casa, ma controlliamo freneticamente la nostra pagina, aspettando che la nostra richiesta di amicizia venga accettata, di ricevere risposta al nostro messaggio, un like al video che abbiamo condiviso, un commento al nostro status, che magari abbiamo messo lì a bella posta, pensando che gli altri lo vedano, sperando che qualcuno risponda (e la consapevolezza, con conseguente presa in giro, dei tipici atteggiamenti su Facebook avviene innanzitutto su Facebook).
La nostra attesa dura – deve durare – pochissimo, lo spazio di un refresh, quello che Mark Zuckerberg continua a fare alla fine del film, per controllare se la sua ex ragazza ha accettato la sua richiesta di amicizia su Facebook.

The social network è forse anche un film su come siamo cambiati noi, su come sta cambiando il nostro modo di stare con gli altri – e forse niente è più sintomatico di Facebook per certi versi – su come sia diverso l’approccio e la comprensione del mondo “di questa generazione” di cui spesso si parla pomposamente, senza sapere mai davvero delinearne precisamente i contorni.
In uno dei pezzi più interessanti (e di più ampia prospettiva), intitolato “Generation Why?”, Zadie Smith lo spiega meglio di tutti:
Watching this movie, even though you know Sorkin wants your disapproval, you can’t help feel a little swell of pride in this 2.0 generation. They’ve spent a decade being berated for not making the right sorts of paintings or novels or music or politics. Turns out the brightest 2.0 kids have been doing something else extraordinary. They’ve been making a world.

giovedì, ottobre 28, 2010

L'ultimo col 2 davanti

A 20 sei agile, forte in genere digerisci anche i sassi e non smetti mai di di mettere alla prova questa abilità. Più avanti constaterai che le skill della tua scheda calano leggermente ma non è questo il punto. Se ci pensi bene la vita ti aveva avvertito per tempo.
Ci sono differenze di contesto sociale, di studi, lavoro e maturazione. Sono le più difficili da cogliere perché coadiuvate da alleati invisibili come il confondersi con la massa, il se succede (o non succede) a tutti è normale che succeda (o non succeda) a me, la mancanza di un obiettivo da perseguire, il rischio di perseguire una proiezione esterna da te: ciò che dovresti essere vince su far evolvere con armonia ciò che sei dentro e stare un po’ a vedere.
Com’è, come non è, ti ritrovi almeno a smentire la profezia pinkfloydiana dell’aver bruciato un decennio in un colpo:
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

(da un vecchio post di Fed che non avevo letto con sufficiente attenzione)