mercoledì, aprile 18, 2007

Il (possibile?) dialogo tra cittadini e media

Ieri incontri finali per "La città dei cittadini" a Casalecchio di Reno.
Noto con piacere che qualcuno - che non si è palesato - era presente e ha scritto un suo resoconto dell'incontro serale dal titolo "Cittadini e media: quale dialogo?".

Curiosamente leggendo il suo resoconto ho trovato una frase che in qualche modo rispondeva alla perplessità di Mattia, a cui sembrava di aver sentito cose valide, ma niente di nuovo.

Senza Identità (blogger misterioso!!) scrive infatti: "Avrei voluto sentir parlare di giornalismo diffuso e invece mi sono reso conto che c’è ancora troppa gente che non ha idea di cosa sia il giornalismo diffuso, e quando lo scopriranno forse sarà tardi".

Al di là delle definizioni, è effettivamente un problema di concetti, concetti che mancano, anche perchè manca l'abitudine a pensare secondo schemi diversi e specifici di un mezzo e, piuttosto, si tende ad adattare quel che c'è di nuovo ai vecchi. In questo senso, molti complimenti alla lucidità di analisi del professor Grandi (moderatore dell'incontro, nonchè docente di Comunicazione di Massa e mille altre cose).

Volendo scrivere due cose a riguardo...mi ricordo che l'ho già fatto!! E allora faccio "copia e incolla" di un pezzettino della tesi:


Il problema è innanzitutto di ampiezza della percezione: infatti, a causa delle difficoltà e dei costi di distribuzione, noi abbiamo accesso solo all'élite delle pubblicazioni cartacee. Non è così online.
[...]

Si tratta, effettivamente, di un problema reale: su Internet è disponibile una quantità d'informazioni incredibile, sproporzionata. La Rete ha natura aperta e le barriere di accesso ai mezzi di produzione di informazione sono state abbattute, come la presenza dei blog (e non solo) dimostra. Una parte consistente di questa gran massa d'informazioni è, effettivamente, di bassa qualità o è totalmente inattendibile e i motivi sono effettivamente da ricondurre alla semplicità di pubblicare online e al suo bassissimo costo.

Tuttavia ciò non giustifica l’automatica convinzione che l'informazione online sia meno affidabile di quella disponibile sugli altri mezzi di comunicazione di massa: la Rete è un ambiente mediale differente da quello dei mezzi di comunicazione tradizionale sia dal punto di vista della produzione che da quello della fruizione e, in quanto tale, è regolato da logiche e dinamiche differenti e difficilmente comparabili con quelle che caratterizzano il mondo della carta stampata o della televisione.

Che è più o meno quello che avevo scritto sopra e che ho già scritto altrove.

Certo, chi usa molto la Rete, ci lavora e la usa per informarsi (e non solo) ha più tempo, modo e possibilità di fare esperienza delle varie tipologie di contenuti e di capire l'affidabilità, di costruire un senso critico "specifico", di individuare fonti di fiducia.

Forse per chi fa questo tipo di esperienza continuamente c'è il rischio di cadere nell'eccesso opposto, di avere a che fare solo con fonti valutate attendibili, opinioni condivise o comunque interessanti. Ci sono molte altre persone che non hanno tempo e strumenti per orientarsi in questo magma. A volte mi sento chiedere da parenti e amici curiosi: "Da dove parto se voglio andare in Rete? Da dove parto se voglio leggere i blog?".
La risposta non c'è, non ci sono due o tre giornali autorevoli, pur coi loro limiti, a fare da punto di partenza.

A questo proposito mi viene in mente un'altra esperienza, forse collegata, forse no.
Sono sempre stata una vorace lettrice, sin da piccola. Negli anni delle scuole medie e del liceo ho incontrato persone che non avevano mai letto un libro intero, una delle cose che mi facevano quasi "scandalizzare", tanto erano lontane dalla mia esperienza quotidiana. Qualcuno mi ha chiesto come cominciare e non c'è un libro da cui si comincia, non ce n'è uno che va bene per tutti. Questione di creare interesse, in modo mirato. C'è chi si è appassionato alla lettura grazie ai gialli e ai noir, chi al fantasy, o ai diari adolescenziali, chi ha cominciato - incredibile, ma vero! - con i libri di storia. Conoscendo le singole persone, credo di aver dato un contributo a creare lettori, che magari ne avranno creati altri (dove ho già sentito questa cosa?).

La risposta non c'è, o meglio è diversa per ognuno. E non è una novità, mi sa.

Add: Le osservazioni di Feba e la cronaca di Alberto


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3 commenti:

Senza Identità ha detto...

Diciamo che dall'incontro di ieri sera mi aspettavo qualcosa di piu'. Ma tutto sommato è stato meglio prendere atto del fatto che ancora sopravvive un certo schieramento di "addetti ai lavori" dei media, e non solo di quelli tradizionali, che vive del tutto ignaro del mondo che lo circonda e che gli passa sotto gli occhi in ogni istante. D'altra parte questa è una delle prerogative dei media tradizionali.

Comunque rimango sempre stupefatto per quanto anche il piu' banale dei concetti possa trasformarsi in un insieme intricato di parole...quando diventa materiale da sottomettere al giudizio dei professori. Ieri un dei ragazzi che ha presentato i case studies sulle piazze frequentati dagli studenti ha detto che "un luogo pubblico si puo' considerare un insieme di situazini eterogeneo"...come dire che l'acqua e' bagnata

Luigi Bertuzzi ha detto...

E che dialogo potrebbe mai esserci tra ... un sistema chiuso (i media) e .. un "non sistema" (i cittadini) .. Svaroschi?
Mi chiedo come mai .. un seminario con quel titolo .. non abbia potuto offrire l'opportunità di osservare che il Web si basa su sistemi eterogenei che si interconnettono, per dialogare, dopo aver negoziato un protocollo di comunicazione con una procedura chiamata "stretta di mano" (handshake).
Il fatto che sistemi sociali .. o individui .. eterogenei .. possano dialogare usando il Web, senza avere assimilato i concetti che ne permettono il funzionamento, mi sembra meriti lo sforzo di cercare qualche analogia che ne metta in evidenza l'assurdità.
Un altro sforzo però bisognerebbe farlo per capire come mai questa carenza di assimilazione la si debba constatare a Casalecchio, sede nientemeno che del Cineca.
Se entrassi nel miglior Pub irlandese di Bologna e scoprissi che non mi capiscono quando chiedo "pint of bitter, luv" (una pinta di scura, amore) .. proverei la stessa sensazione che mi avrebbe procurato la partecipazione al seminario in oggetto .. a Casalecchio :-(
Se non mi cestini il commento ti devo una birra .. o un bel prosecchino fresco .. se preferisci :-)

levicold ha detto...

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