domenica, novembre 30, 2008

Parlare di mafia (e la priorità dello yo-yo)

Ne ho parlato anche gli anni passati e trovo sia sempre giusto farlo: Politicamente scorretto è un festival al quarto anno di vita che crea uno spazio di riflessione e discussione sui misteri della storia recente italiana.
Con gli anni il festival si è ampliato, arricchito di workshop e iniziative nelle scuole, in special modo sul tema della mafia (il festival collabora con Libera).

Per questo motivo questo comunicato stampa mi ha letteralmente gelato:


(Bologna, 30 novembre) - “Ancora c’è del tempo prima di arrivare a carnevale”, è l’amaro e ironico commento di Pier Luigi Vigna, ex procuratore Nazionale dell’Antimafia, alla notizia che nell’edizione delle 20 del TG1 di sabato 29 novembre, è andato in onda da Casalecchio di Reno (Bo) un servizio sui campionati nazionali di Yo-yo, mentre in contemporanea, a poche centinaia di metri, si stava svolgendo da una settimana “Politicamente Scorretto”, rassegna dedicata alla lotta alle mafie alle quale sono intervenuti parenti delle vittime di mafia, magistrati, scrittori, studiosi e giornalisti per denunciare con forza gli atti criminosi compiuti da quella che è stata definita da Giancarlo Caselli - ospite della rassegna - “la peggiore delle metastasi che si diffonde e penetra nel nostro paese”.

Nel corso della manifestazione, inoltre, è stato più volte sottolineata e denunciata la scarsa attenzione dei media nei confronti di questi temi: il servizio del tg1 ne è stata una significativa e preoccupante conferma.

Oggi pomeriggio, in chiusura della rassegna, gli ospiti che interverranno agli incontri saliranno sul palco gioiosamente dotati di yo-yo.

giovedì, novembre 27, 2008

Un incontro su Obama al circolo PD sotto casa

Ieri ho scoperto che Federica Mogherini avrebbe parlato della politica estera prossima ventura di Barack Obama al circolo PD di fronte casa mia e mi ci sono naturalmente fiondata, con notevole curiosità su quello che avrei ascoltato.

L'incontro era ben preparato ed è stato ben condotto dalla Mogherini e dal responsabile del gruppo Mondo Europa (di cui non ricordo il nome).
Ora, premetto che io, di politica internazionale, so qualcosina ma non sono propriamente un drago e, anzi, diverse cose dette ieri le ho capite grazie alla recentissima lettura dell'ultimo numero di Limes dedicato al "Presidente eletto", ma devo dire che sono rimasta positivamente stupita.
Dalla conoscenza e dall'attenzione delle persone presenti, non molte, ma di varie età.
E poi dalla preparazione e dalla competenza della Mogherini, che di queste cose si occupa nella sua attività politica.
Le domande sono state molte e hanno spaziato tra vari scenari geopolitici, sconfinando nei temi economici, le risposte sono state puntuali ed esaurienti. E, devo dire, ho anche apprezzato l'onestà intellettuale di dire "questo è quello che so, ma non me ne occupo abitualmente" quando alcune domande hanno esulato dal già ampio campo di discussione.

Oltre al merito dei discorsi - due ore dense, a cui non renderei giustizia con una sintesi qui* - la serata di ieri mi ha fatto riflettere su un paio di cose.
Uno: io ultimamente sono estremamente critica nei confronti del PD, tanto per stare in termini sintetici. E ho delle aspettative così basse che mi sono parecchio entusiasmata nel vedere una cosa che dovrebbe essere in teoria normale: una parlamentare che mostra capacità e conoscenza delle cose di cui si occupa.
Due: che ci sono i modi per far avvicinare la gente alla politica, per mostrare le proprie competenze (parlando di parlamentari e/o membri di un partito), per discutere di temi importanti e confrontarsi con gli elettori. Disgraziatamente, non passano per i salotti televisivi, ma più probabilmente per i circoli sotto casa.
Il che, certo, pone un problema in termini di numeri, dato che il confronto è qualche decina di persone Vs. qualche milione. Ma anche, e soprattutto, pone un problema in termini di scelte, alcune (molte?) scelte.

Ieri sera, verso la fine, si è passati alla politica di casa nostra e si è detto che una cosa che non c'è nel PD (tra le cose che mancano) è una modalità definita di processo decisionale. Il che è evidente da mooolte cose, non ultimo il fatto che si invochi un congresso ogni due per tre.
Non so quanto si possa andare avanti solo con parole d'ordine, con le gare a chi urla più forte e a chi scontenta meno persone e - soprattutto - personalità.
Sbirciare la possibilità di una prospettiva diversa a venti metri da casa mia mi ha reso questo (alquanto frequente) pensiero un po' più reale e concreto del solito.


*nota: recupero su questo, ma in un post separato

Obama e la trasparenza amministrativa: l'esempio del District of Columbia

Durante la campagna elettorale, dalle primarie fino al giorno delle elezioni, si è parlato molto della sensibilità di Obama alla tecnologia e delle sue proposte in merito (qui la traduzione di Apogeonline della relativa sezione del suo programma elettorale).
Uno dei cambiamenti che potrebbero fare la differenza nel rapporto tra governo e cittadini - e nella fiducia da essi percepita - può essere identificato nel lavoro che verrà fatto per rendere disponibili le informazioni sull'operato delle varie agenzie governative e in generale della Pubblica Amministrazione.


TechPresident pubblica un interessante post sul positivo esempio del District of Columbia, lo stato che ospita Washington e il territorio circostante, sede di tutte le principali sedi governative, oltre che della Casa Bianca.
La novità consiste in due principali elementi:
  • la disponibilità di dati pubblici in tempo reale (circa 200 flussi di dati) per permettere ai cittadini di usarli puntualmente - e non solo come forma di controllo successiva
  • la disponibilità di dati in formato visuale (grafici o forme che li rendano comunque più facilmente fruibile e comprensibile)

La scorsa estate, inoltre, il District of Columbia ha introdotto una intranet per i dipendenti pubblici alle sue dipendenze: tra le principali caratteristiche, la possibilità di condividere informazioni con i propri colleghi e la disponibilità di notizie e informazioni in tempo reale relative ai propri settori di azione.

Rendere efficiente internamente la P.A. è il primo fondamentale passo per renderla efficiente anche nei confronti dei cittadini, sostiene David Stephenson, l'autore dell'articolo.
La fiducia verso il governo passa anche per la trasparenza amministrativa, e non è cosa da costruirsi in un giorno.

Un altro punto: qualche settimana fa ho scritto un articolo che descriveva Open Congress, un sito che si propone di incrementare la trasparenza del processo politico raccogliendo dati su tutti i disegni di legge e sulle decisioni di voto al Congresso. Il progetto è della Sunlight Foundation e vive grazie al contributo dei cittadini che condividono informazioni, per fare in modo che l'operato del Congresso non sia prerogativa di addetti ai lavori e lobbisti.

Ecco, la fiducia passa anche da lì, non solo dalla disponibilità di certi dati, ma anche dagli strumenti per comprenderli, il che è un concetto spesso sottovalutato (di cui parlerò magari un'altra volta).

Qui in Italia a che punto siamo? Lo scorso anno avevo sentito parlare di Open Polis e andrò a guardarlo in questi giorni. Qualcuno ne ha seguito il lavoro o sa se ci sono progetti analoghi?

martedì, novembre 11, 2008

Lucania Film Festival!

Una delle esperienze più belle di un progetto come Kublai - che mi ha portato a conoscere molte realtà e persone - è stato sicuramente il viaggio dello scorso agosto a Pisticci (Matera) per il Lucania Film Festival, un festival internazionale di cortometraggi.



Oltre alla qualità del festival, ottimamente organizzato da un gruppo giovane e molto capace, ci sarebbe molto da dire sulla bellezza del posto e sull'atmosfera, che rende il LFF davvero speciale. Facciamo così: voi guardate il video e iniziate a conoscere Max, Daniela, Rocco e gli altri.
Poi ci mettiamo d'accordo per andare a Pisticci l'estate prossima.

martedì, novembre 04, 2008

Il primo voto di Arlo

Arlo ha poco più di tre settimane. Questo è quello che suo padre Josh gli racconterà fra qualche anno quando gli parlerà di queste elezioni:

I’ll remind him that we were emerging from one of the darkest periods in our country’s history, a period in which our nation had been attacked by terrorists, an act that, rather than uniting us, inspired our leaders to lie to us, to offer false comfort, and to enact grave misdeeds that endangered not only our own physical safety, but the future of our democracy.

I’ll remind him that no individual could possibly dig us out of this mess alone, that it was up to all of us to rebuild our country, like a city rebuilds after a storm.

sabato, novembre 01, 2008

Florida, not exactly The Sunshine State (un foto-saggio Magnum)

(l'embed è una cosa enorme, scusate per stavolta)

Lo hanno segnalato gli amici di America 2008:




Si tratta di un video di foto della Magnum, un foto-saggio, come lo hanno chiamato.
Foto di Bruce Gilden (e relativi commenti) su quanto può essere dura la vita in Florida - e non solo - quando guardi un po' oltre lo stereotipo.

martedì, ottobre 28, 2008

Il giorno migliore che puoi (anche se sei un po' paperino)

Oggi succede che ti svegli e piove e tu hai i vestiti stesi sul balcone.
Succede che ti prepari cercando di schivare i gatti in affido temporaneo alla tua coinquilina ed esci a spedire una cosa per conto dell'ufficio.
Succede che piove ancora e tu hai il computer a tracolla, la borsa e questo pacchetto in mano che non è il caso di far bagnare.
Succede che un colpo di vento ti rovescia l'ombrello e te lo fa quasi volare via e te lo ritrovi in mano, del tutto inservibile.
Succede che ti scapicolli verso il primo negozio di cianfrusaglie cinesi (sempre con mille cose in mano) e chiedi un ombrello.
Ne hanno solo fucsia e violetto.
Scegli il violetto e quando lo apri scopri che ha le nuvolette disegnate sopra.
Succede che nel frattempo ricevi telefonate e sms di auguri (e la circostanza è piacevole, ma ti spinge però a chiederti se, forse, una terza mano, tante volte...).
Riesci a imbucare delle lettere e a buttare l'ombrello rotto, mentre pensi che i pantaloni sono troppo lunghi per gli stivali che hai messo oggi, meglio non guardare come son ridotti.
Entri in pasticceria, chiedi dei pasticcini - sei sempre al telefono - e vieni guardata in modo interrogativo (un collega spiegherà che a Roma i pasticcini sono un'altra cosa rispetto a quella che indicavi). Ti chiedono "Quanti", tu dici "boh, siamo in sei", riesci a farti dare un vassoio piccolo, incasinandoti col resto e con gli altri clienti intorno a te [in mano: portafogli, ombrello, telefono + borsa e computer a tracolla].
In qualche modo riesci ad aprire l'ombrello violetto con le nuvolette e ad arrivare in ufficio, sempre sotto la pioggia.


E in tutto questo continui a ripetere "paperino, tu sei paperino" ma ridendo in fin dei conti, contenta.
Per gli auguri, per l'affetto.
Poi perché insomma, ieri una persona mi ha detto di passare il giorno migliore che potevo, e aveva ragione.

Grazie a tutti.

lunedì, ottobre 27, 2008

Twitter, strumento da terroristi (?!)

Ho letto quasi contemporaneamente il pezzo di Marina e la segnalazione di Sara su questo presunto "pericolo terroristico" costituito da twitter...un'altro modo per controllare le conversazioni in Rete da parte del governo?
Qui Marina spiega la tesi del report:
Twitter potrebbe essere l'ultima frontiera dei terroristi, parola dell'esercito statunitense. All'origine della nuova emergenza segnalata dal 304° battaglione dell'intelligence Usa c'è la conformazione del servizio di microblogging e la sua ottima integrazione con cellulari e dispositivi mobili: caratteristiche quindi che lo renderebbero adatto all'organizzazione e alla mobilitazione dei gruppi estremisti.

Del resto, le stesse potenzialità sopracitate di twitter lo rendono un utile strumento per organizzare manifestazioni, flashmob e altre attività "dal basso" e senza un nodo centrale, attività - guarda un po' - non molto gradita dall'intelligence.

Dal documento originale:
"Twitter has also become a social activism tool for socialists, human rights groups, communists, vegetarians, anarchists, religious communities, atheists, political enthusiasts, hacktivists and others to communicate with each other and to send messages o broader audiences."

Victor Maldonado, che riporta la notizia, ironizza ("That's right, vegetarians are apparently moving online in a brazen attempt to convince Americans that tofu is just as satisfying as meat! Bastards!!") e conclude:

The report went on to say, "Twitter is already used by some members to post and/or support extremist ideologies and perspectives."

Sometimes fact is just stupider than fiction.

Frammenti di discorso politico/2


C.J. Cregg
: Everybody's stupid in an election year, Charlie.

Charlie Young: No. Everybody gets treated stupid in an election year, C.J.

domenica, ottobre 26, 2008

Nativi digitali, non esattamente

Howard Rheingold parla di social media literacy e istruzione sul blog della Harvard Business Review:

When I first faced students in a classroom, I was surprised to discover that the mythology I had believed about "digital natives" was not entirely accurate. Just because they're on Facebook and chat online during class and can send text messages with one hand does not mean that young people are acquainted with the rhetoric of blogging, understand the way wikis can be used collaboratively, or know the techniques necessary for vetting the validity of information discovered online. Just as learning the alphabet requires further education before a literate person can compose a coherent argument, learning the skills of effective social media use requires an education that today's institutions and teachers are ill-prepared to provide.

venerdì, ottobre 24, 2008

Essiccamento

Aveva cominciato così, senza un preciso scopo, a dire quello che pensava. Con scarsa pietà, di solito, con empatia, occasionalmente. Aveva cominciato a non tralasciare niente quando rispondeva a domande tipo "Cosa ne pensi?".
Aveva iniziato così, forse per affetto, e aveva continuato quasi per inerzia, senza rendersi conto della estrema semplicità nel farlo.
Banalmente, era del tutto sincera, con convinzione, il più delle volte, con distrazione, in qualche caso, per la naturalezza con cui le veniva di farlo.

Scoprì presto che le opinioni, le parole esposte, sono come cibi al sole: si seccano e cambiano consistenza. E così agli altri risultava più facile pensare che parlasse con uno scopo nascosto, con il classico secondo fine. Era tutto talmente semplice da risultare complicato agli occhi dei più.
Continuavano a chiederle "Cosa mi nascondi, cosa non mi hai detto", con sguardi, non parole, quasi sempre.
Si stupì nel non provare fastidio nè curiosità per quello strano atteggiamento.
Si ritrovò a notare la propria totale assenza di interesse verso la scoperta dei segreti altrui, casuale o meno che fosse, e imprevista gratitudine verso chi le metteva i pensieri davanti agli occhi chiedendole di guardare.
Inclinava la testa verso destra in quei casi, ci mise un po' ad accorgersene. Le avevano detto che si fa così quando si sta ricordando qualcosa, e invece a sinistra quando si inventa.
In realtà avrebbe potuto essere anche il contrario, non era sicura, ma quell'idea, di ricordare qualcosa in quei momenti, le piaceva.
E in fin dei conti, non faceva poi molta differenza.



mercoledì, ottobre 22, 2008

Frammenti di discorso politico/1

Appunti per una riflessioni sulle narrative in politica:

Una delle più vecchie strategie della destra è quella di ripetere all'infinito frasi che evocano i suoi frame e definiscono il problema nei suoi termini. Questa ripetizione fa sì che il suo linguaggio appaia normale, consueto, e i suoi frame costituiscano il modo più normale e consueto di vedere i problemi.


lunedì, ottobre 20, 2008

Equivalenze (o "dello stare al mondo")

"...sì, e insomma, ha una villa spettacolare. E pare abbia tipo dodici Ferrari. Mah, non so cosa me me ne dovrei fare, io, di dodici Ferrari."

"Tu non capisci: sai quante scarpe si comprano con una Ferrari?"

sabato, ottobre 18, 2008

Obama a Pietralata: discorsi sull'infatuazione per un leader

Ieri sono stata a Pietralata a un incontro organizzato dai Mille dal titolo "Obama Revolution: infatuazione collettiva o politica nuova (anche per il PD)?".

Diego e Ivan Scalfarotto hanno parlato della figura di Obama, dell'impatto di novità che porta nella politica – a partire dal suo stesso partito – e nella società, e in tutti quelli che ha fatto appassionare alla politica.

Sono considerazioni di cui si è detto e di cui ho parlato spesso (e quindi non mi dilungo) ma che, secondo me, ha valore portare in contesti diversi, con persone diverse da quelle che di solito parlano “dall'alto” di giornali e salotti televisivi. Io, poi, in un incontro in sezione (circolo? Uhm, vabbè) non c'ero mai stata, e i contesti nuovi mi incuriosiscono, specie se ci vedo vita. E mi ha fatto molto piacere, non è scontato trovarne.

Di qui in poi riflessioni sparse e del tutto personali sui discorsi di ieri




(Non) mettiamoci la faccia

Nell'introduzione Francesco Costa ha puntualizzato giustamente che forse il titolo esatto sarebbe stato "infatuazione collettiva E politica nuova". Lo trovo molto vero e questo mi dà occasione di dire una cosa che penso dall'inizio (e che avrei voluto dire ieri ma non ce n'è stata occasione): l'infatuazione, in quanto tale, finisce. Sempre.
Se Obama diventasse presidente diventerebbe comunque Presidente degli Stati Uniti: se tutto va come si spera, si troverà in una posizione di potere che lo porterà sicuramente a fare scelte impopolari e magari anche sbagliate (parlo di guerra ed economia, innanzitutto). E questo senza necessariamente tradire se stesso o le cose che ha detto.



Sì, il contesto sì. Un altro.

Ieri Michele faceva notare la retoricità dei discorsi di Obama, di temi e modi che hanno presa negli Stati Uniti ma che mai potrebbero averne qui, basti pensare ai riferimenti religiosi e ai racconti legati alla conversione, una cosa impensabile in Italia.

Qui da noi, per dire, i politici nostrani a intervalli regolari affermano (con varianti sul tema) di aver trovato la fede o la spiritualità etc. Un modo come un altro per strizzare l'occhio al Vaticano e al suo potere, una offesa bella e buona per chi la fede ce l'ha davvero e la vive quotidianamente nonostante tutto (anche il Vaticano ;-) ).

In generale la cosa che mi ha sempre colpito dell'infatuazione di Veltroni per Obama è proprio questa, voler importare un modo di dialogare diverso in un contesto diverso, con tutte le implicazioni, talvolta ridicole, che si immaginano e che si sono viste. Insomma, qui non siamo negli USA, si è notato?


Si sono fatti frequenti paralleli con Veltroni, certo. Ma si è parlato anche di altri leader stranieri: Zapatero, naturalmente, ma anche (e ho apprezzato molto Scalfarotto per averlo fatto) anche di David Cameron, quarantenne leader dei Tory, il partito conservatore britannico, partito che ha saputo scegliere una figura giovane, “di rottura” (approccio che ha spiazzato diversi amici laburisti che me lo raccontavano), se vogliamo, ripensarsi, reiventarsi, parlare e anche, credo, ascoltare – e non mi pare troppo curioso che parte di questa strada sia passata anche dalla Rete.

(nota: Scalfarotto ha sottolineato come lo stesso Sarkozy sia di “rottura” rispetto a Chirac, non in continuità, sebbene in analoga area politica)


Guidare e non rincorrere

Si è parlato poi di questo episodio, ne riporto la cronaca del Messaggero:

La soluzione, per Veltroni, è quella di lavorare a un patto educativo tra sinsegnanti e genitori: «Dire non una destra che vuole educare con la tv». È dopo questa frase che gli applausi scroscianti per il leader del Pd hanno lasciato posto all'urlo di un contestatore: «Lo dici proprio tu che hai fatto l'accordo con loro su Petruccioli!», ha gridato Marco Quaranta, insegnante di violino mostrando un articolo di Repubblica datato 23 settembre dal titolto: "Rai, Veltroni Rilancia Petruccioli". Veltroni ha risposto che l'augurio è che in commissione di vigilanza la maggioranza rispetti la scelta del candidato dell'opposizione, Leoluca Orlando dell'Italia dei Valori. E prendendo il contestatore per un grillino ha aggiunto: «Dovunque vado faccio sempre la stessa domanda e cioè: dov'è finito Grillo? Da quando c'è la destra in Italia è sparito». Applausi dalla platea, ma il contestatore non si ferma e grida: «Io non sono uno di Grillo, sono un iscritto al Pd». E Veltroni, che di scuola ed educazione aveva parlato fino a poco prima ha ribattutto: «E allora la prima cosa che devi imparare è la buona educazione...».


Dettagli aggiunti ieri: il “contestatore” è un maestro, membro del PD, attivo nel fare campagna per Veltroni.

Ecco, una cosa molto importante detta ieri nel confronto tra Obama e la leadership di casa nostra è che non solo Obama sa parlare alla gente ma sa guidarla mentre chi guida la politica (nel PD, ma non solo) segue quello che vuole la gente, ma non prende decisioni che “guidano”.

Di più, la sensazione che si ha guardando Veltroni è che vada avanti facendo cose – alcune anche condivisibili, se vogliamo – ma senza assolutamente avere idea di quello che gli sta attorno, del motivo per cui fa certe cose.

Rifiutare il confronto con chi lo vota e si spende per lui, come nell'episodio di cui sopra, imporre le proprie idee (anche su questioni di “scarsa rilevanza”) come nel caso delle elezioni della giovanile del PD, e in generale assumere una posizione del tipo “fate un po' quello che vi pare, basta che mi lasciate in pace a decidere” (questo è quello che ha detto, in sostanza, a luglio nell'incontro alla festa del PD a Roma) vuol dire non avere capito niente del proprio ruolo. Peggio ancora se questa presunta guida gioca a rincorrere, completamente slegata dal contesto.

Questo è gravissimo per chi la politica la fa di professione. (Professione, capito?)

giovedì, ottobre 09, 2008

Conversazioni dal basso: Urbino, 10-12 ottobre

Questo weekend trasferta a Urbino per tre giorni di eventi organizzati da "quelli dell'università". Il gruppo di Conversazioni dal Basso (professori, studenti e collaboratori) ha preparato un lungo weekend di eventi:
  • venerdì 10, sera: Girl Geek Dinner. Il tema della GGD sarà il social network e io sarò una delle speaker (con tanto di cavaliere :P), parlando di Kublai - non poteva esserci migliore occasione, dato il gran numero di kublaiani presenti
  • sabato 11: AcaBarcamp con una track di interventi di taglio accademico sull'impatto sociale di Internet - sono molto curiosa data anche la presenza di ricercatori stranieri
Insomma, un bel po' da fare, amici da rivedere e Urbino, dove manco da qualche anno (e che ho visto solo con la neve e con il caldo torrido: potrebbe essere una bella novità!).
Partenza domattina.
E, tanto per cambiare, vado a fare la valigia!

N.B. Per chi invece resta a Roma domani sera a Piazza Venezia c'è la presentazione di Nessuna notizia da Gurb, di Eduardo Mendoza. Ne parlano molto bene quindi se qualcuno ci va faccia sapere, sono curiosa.

mercoledì, ottobre 08, 2008

Praticantati

"...e così il Papa ha fatto questo discorso in cui parlava dei metodi contraccettivi, che impediscono la procreazione di figli e snaturano il senso ultimo (ultimo?!) del matrimonio. Il solito, insomma."
"Beh, che poi, come i preservativi, anche i metodi naturali servono a evitare una gravidanza, mica il contrario. Cioè, seriamente, nessuno gli fa mai notare che l'obiettivo è il medesimo?"

giovedì, settembre 25, 2008

Stage e lavoro (via una prof)

Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all'università di Bologna, inaugura sul suo blog un'utile rubrica dedicata a stage e lavoro. Pubblicherà annunci di aziende di cui garantisce la serietà e conosce personalmente il/la manager responsabile.
Inoltre chiede di far sapere del risultato della ricerca e dell'eventuale esperienza.

Una bella iniziativa...Good luck!

Mangiar di stagione

Jill scrive un post con alcune riflessioni sulle scelte legate al mangiare frutta e verdura di stagione (poi sul "locally" devo capire bene...)

Sure, those reliant upon agricultural technology and trucking have no problem with eating asparagus from South America and English peas from California, but I do, especially when the name of this particular restaurant telegraphs seasonal and local. Not to mention that there is something wonderful about anticipating the arrival of spring asparagus or July apricots, and eating according to the seasons.

I also now have a problem with imported bananas, which I used to eat daily. Sure, I adore them, but shouldn’t they be a special treat rather than something I take for granted because the United States has the means — money and oil — to get them here as well as the demand? But then technically, I shouldn’t be drinking coffee every morning, should I? And the sugar in that coffee — well, I should be using maple syrup instead, right? And all those non-indigenous flavors I enjoy on a daily basis thanks to globalization — should I cut those out, too? Where do we draw the line?


Devo dire che è un tema che sento trattare sempre più spesso dai miei amici che vivono negli Stati Uniti. Credo che i problemi legati all'economia contribuiscano a riflessioni del genere.

Personalmente, mi rendo conto della differenza tra il mangiare prodotti di stagione o no, mi rendo conto della differenza di sapore tra cibi coltivati nelle serre e quelli coltivati nei campi (sono ancora abbastanza fortunata da poterlo fare, talvolta) ma, devo dire, non è che io abbia una particolare opinione su questo.
Anche: non riesco a capire quanto ci sia di "culturale" in queste posizioni: questa estate, ad esempio, ho letto articoli in cui il fattore culturale era portato a sostegno di posizioni tipo "non dovremmo mangiare kebab o altri cibi etnici perché non sono cibo tradizionale".
Non era chiaro se il problema culturale fosse dei paesi che "esportano" kebab o di noi che lo "importiamo".

Insomma, food for thought. Che è un modo carino di dire che mi son venuti un po' di pensieri sparsi a partire dal cibo, ma non ho ancora stabilito le eventuali linee da tracciare (se pure vanno tracciate).

Ricordo di David Foster Wallace (The New Yorker)

Deborah Treisman sul New Yorker:

Great literature, Wallace once said, made him feel “unalone—intellectually, emotionally, spiritually.” He was one of the few satirists able to avoid meanness; he was moral without being judgmental. He took on the absurdities of modern life in an attempt to understand or to parse them, not to mock them.
Debating the tone of the title of “Good People,” he noted, “My own terror of appearing sentimental is so strong that I’ve decided to fight against it, some; but the terror is still there. . . . Do you identify with a distaste/fear about sentimentality? Do you agree that, past a certain line, such distaste can turn everything arch and sneering and too ironic? Or do you have your own set of abstract questions to drive yourself nuts with?”
Gleefully compacted as his language could be, it was designed to be unwrapped—and there was always a gift inside for those who took the trouble.

mercoledì, settembre 24, 2008

Quando il presidente Bartlet incontra Obama

Aaron Sorkin (che da queste parti è abbastanza idolatrato*) ha scritto la fan-fiction definitiva su Obama, immaginandone l'incontro col miglior presidente USA della storia, Josiah Bartlet.
Un personaggio inventato da lui nella serie tv The West Wing, per chi non lo sapesse.
Il risultato è ospitato nella rubrica di Maureen Dowd sul New York Times ed è spettacolare.


Qui il post di Marta sul suo blog, dove viene riportato tutto il testo (per leggerlo sul NYT bisogna essere utenti registrati).
Qui Francesco Costa prova a tradurre il pezzo - una cosa davvero non semplice.


Marta, inoltre, ha scritto un bel pezzo su SpinDoc in cui racconta la vicenda e un po' di reazioni su alcuni blog, italiani e non.
"L'intervallo è finito" conclude Bartlet, riprendendo una celebre frase che diceva ai suoi collaboratori.
Break's over. Si torna al lavoro. Seriamente, insomma.



* dove "abbastanza" significa "in modo indegno e incontrollato". E idolatrato significa all'incirca...beh, idolatrato.