venerdì, luglio 25, 2008
Non dipendenza ma una certa pervasività
Ecco, io ieri ho trascorso i quindici secondi successivi a chiedermi come mai a qualcuno venga in mente di scrivere sui muri in terza persona.
(sì, ho poi realizzato che era un imperativo e che i quindici secondi precedenti erano una chiara evidenza dell'influenza di twitter nella mia vita)
lunedì, luglio 21, 2008
Enorme e refrattario ad ogni contabilità
Prendiamo il caso degli annunci economici e dell'impatto che, ad esempio Craig's List ha avuto nell'area della Baia: decine di milioni di dollari svaniti, che non torneranno più nelle casse dei quotidiani, che li usavano tradizionalmente per finanziare la loro indipendenza editoriale. Conseguenza diretta, licenziamenti e un'enorme ricchezza che si concentra nella piccola azienda di Craig.
Su una rete mobile non sarebbe successo, il valore si sarebbe conservato o addirittura accresciuto. E lo stesso motivo per cui ciò è possibile -c'è un proprietario che mette in rete quello che vuole al prezzo che vuole rendendo di fatto tutto controllato e a pagamento- rende così poveri i servizi su rete mobile, quando in realtà potrebbero avere mille motivi di interesse, magari corroborati da devices e infrastrutture adeguati.
domenica, luglio 20, 2008
"Signori, Kublai!"
Siamo lontani, sparsi per l’Italia, facciamo cose diverse, abbiamo percorsi diversi e mentalità differenti. Non saremmo stati insieme se non fosse per Kublai. E’ una scommessa: crediamo che insieme possiamo fare qualcosa di meglio e divertirci facendolo.
Kublai sta riempiendo le mie giornate, non solo dal punto di vista lavorativo: è un progetto bello e vivo, me ne accorgo dalla frequenza con cui mi ritrovo a parlarne quando chiacchiero con amici e dall'entusiasmo che suscita anche solo il mio racconto, per forza di cose incompleto.
Da quando le attività sono iniziate abbiamo fatto strada, incontrato persone, parlato, conosciuto realtà nuove e imparato tutti, moltissimo: il gruppo di persone è cresciuto, le idee e il fermento creativo aumentati a dismisura, collaborazioni tra persone lontanissime sono nate quasi magicamente (e invece no, non è magia, ma è bello che sembri tale).
Quello che facciamo però è difficile da comunicare e anche da spiegare a chi non ci sia dentro, ci abbiamo provato qui. Questa, a dire il vero, è una delle sfide, a maggior ragione adesso che sono partite le attività di coaching, un supporto ai primi progetti proposti.
Recentemente Giuseppe ha scritto un bel post (da cui è tratta la frase all'inizio) che fa da "manuale del kublaiano consapevole", come lo definisce lui:
Ecco, il kublaiano sa questo. Sa che fare rete è importante quanto essere bravo. Il Kublaiano non è kublaiano perché è iscritto al ning e forse ha un’idea. E’ kublaiano perché sa che facendo rete: per definizione fa rete per sé e per gli altri, e gli altri fanno rete per lui. E si scoprono i campi dietro le colline. Il kublaiano è attento alle persone del network, ci parla anche se apparentemente lavorano in campi diversi (proprio perché senza i flussi di cassa nemmeno il fabbro sarebbe fabbro, se non per pura fortuna con la C maiuscola). Il kublaiano costruisce fiducia, per sè e per gli altri. Perché se funziona la rete, se siamo attenti, aumentano le opportunità per tutti.
Lo spirito è questo, insomma.
Vi va di fare un giro?
Ode al quartiere
Ci sono quartieri che hanno un'anima visibile, molto più di altri, lo so bene. Altri, magari, mostrano l'anima solo a chi ci abita. Ma l'innamoramento è possibile, sempre e comunque, naturalmente, in quanto altamente soggettivo. Oggi mi ha fatto molto piacere leggere il post di Alberto sul quartiere di Milano in cui vive mi ha colpito e mi ha fatto sorridere e ripensare al quartiere Porto e a Morningside Heights.
Mi piacerebbe se ce ne fossero di più, di racconti, di momenti in cui ci si prende il tempo per mettere a fuoco il mondo che abbiamo intorno ogni giorno.
Come imparai a non preoccuparmi e ad amare il fagiano
Tipo quella volta che in treno eravamo io e tre esperti di sviluppo locale e non sapevo cosa dire (sembra una barzelletta). E così tocca affidarsi, come da famosa citazione, a "fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione”.
Genio? Mh, più che altro un certo talento nel buttarla in vacca. Ecco qui, la storia del fagiano e di Kublai, as we know it.
Che ha avuto evoluzioni inaspettate, nemmeno a dirlo.
(fagiano, courtesy of suzukimaruti)
giovedì, luglio 17, 2008
19 luglio 1992
Non avevo ancora 11 anni il 23 maggio di quell'anno, il giorno di Capaci. L'improvvisa sensazione di una cosa grande, troppo grande, un po' come svegliarsi e scoprire che c'è il mondo intorno e che è un po' più vasto e complicato di quello che ti è sembrato fino a quel momento.
Ricordo i funerali, il dolore delle mogli, della gente comune. Poi non tanto altro, se non che cominciai a leggere molto, moltissimo, qualunque cosa riguardasse quella strage, la figura di Falcone, quelle persone. E Paolo Borsellino, che in molte foto era con Falcone, in una, forse in posa, schiena contro schiena, una specie di simbolo di quello che era, di quello che sarebbe stato, di quello che si diceva già, che il prossimo era lui, inevitabilmente.
Beh, io no, non ci ho creduto, anzi mi pareva una garanzia del contrario: voglio dire, se lo pensano, se lo sanno, sapranno come proteggerlo. Loro, quella cosa indistinta che ancora non chiamavo Stato, ma che mi pareva una sufficiente sicurezza.
Il 19 luglio era domenica, riesco a ricordarlo per una serie di piccole cose, consuetudini familiari tipiche di quel giorno della settimana. Non ricordo l'ora, forse pomeriggio, potrei sbagliare, mi pare ci fosse ancora luce quando mi sono ritrovata in piedi davanti al televisore a guardare via d'Amelio, incredula, senza parole. Sono andata in camera dei miei, mi sono seduta ai piedi del letto, dal lato di mia madre, quello più lontano dalla porta, come avevo fatto in quei giorni, mentre i grandi parlavano in soggiorno, rileggendo uno di quegli articoli, quello con la loro foto, schiena contro schiena. Non erano passati ancora due mesi, non era possibile.
Tradita, probabilmente non l'ho pensata, questa parola, ma era quello che sentivo. Era come se i grandi mi avessero detto una bugia. Lo sapevano, lo avevano scritto sui giornali, lo avevo letto io, persino io, che lui era il prossimo. E questo era una garanzia che non gli sarebbe successo niente, non poteva che essere così, avrebbero fatto qualcosa per impedirlo. Loro, quella cosa indistinta che ancora non chiamavo Stato, ma che mi pareva una sufficiente sicurezza.
Lo avevo creduto e il mondo dei grandi mi ha deluso allora, per la prima volta.
Non so davvero perché mi sia presa questo evento tanto a cuore, non so perché a distanza di sedici anni mi ricordo i due anniversari ogni anno e controllo se se lo ricordano anche gli altri, almeno sui giornali. Mi è tutt'ora incomprensibile il motivo per cui ogni volta che vedo delle immagini o ne sento parlare mi prende un groppo in gola e mi resta lì per un po', come stamattina, quando ho rivisto lo speciale de La storia siamo noi - e sarà minimo la terza volta.
Non so nemmeno perché queste cose mi girino in testa da una settimana, quando ho partecipato al primo incontro della scuola di formazione politica "Antonino Caponnetto". Sabato scorso, nel consueto caldo tropicale di Bologna d'estate, ho ascoltato le parole intense di persone diverse tra loro, ma tutte attente, appassionate. Appassionate. Come le parole di quel magistrato esile che dice "è tutto finito", con il dolore e lo sgomento tanto più consapevoli ma forse non così diversi dai miei quel giorno.
Quel signore che a me pareva vecchissimo ma che avrebbe vissuto ancora dieci anni portando la sua esperienza e la sua testimonianza e dando motivazione a tante persone, non ultime quelle che hanno deciso di dare il suo nome a questa iniziativa.
Alcune frasi di Caponnetto sono state lette sabato. Lucide, forti. Di quelle che ti fanno pensare che non è tutto finito, che ora puoi fare qualcosa, anche a modo tuo, anche se ti senti tradito, anche se i grandi ti hanno detto una bugia.
(Ora che sono grande anch'io)
Conversazioni su timide prove di pubblicazione
Papà: Ma allora dove lo pubblichi l'articolo sulla conferenza di New York?
Io: Sul Manifesto.
Papà: Ah, l'altro giorno ho visto Sansonetti in tv...ma è lui il direttore del Manifesto?
Io: No, papà, lui è direttore di Liberazione
2.
Io: Zio, devi fare una cosa che non ti piacerà, devi comprare il Manifesto sabato, ci sarà un mio articolo! Ti tocca, ti tocca!
Zio (un bel po' di destra): Ma proprio lì? Ma mica posso fare queste cose, io!
Io: Ma dai, ziiiiiiiiooooooo, la tua unica nipoteeee...è un quotidiano nazionale, daiiii!!
Zio: Vabbè...mh, magari mando qualcuno a comprarlo
3.
Zio (a mia madre): E no, dai, quel giornale no. Portami una fotocopia, su.
4.
Io: Oggi è sabato, ti ricordi che esce il mio articolo?
Papà: Ah, già. Quante copie compro? Tuo zio di sicuro non ne vuole una...
Io: Boh, vedi tu, dai
Papà: Ok, allora adesso esco e vado a comprare Liberazione
Io: Papà!! il Manifesto!!
Papà: Scusa, ma Sansonetti dove fa il direttore?
Io: Su Liberazione. Ma il mio articolo è sul Manifesto!
(la prossima volta fotocopie, davvero, mi sa)
Aftermath
Amico: Pensa che ho comprato il Manifesto con il tuo articolo.
Io: E l'hai letto? Che ne pensi?
Amico: Beh, certo, potevi dirmelo che era nel supplemento, quello che tutti buttano!
Io: E...tu...mica l'hai buttato?
mercoledì, luglio 16, 2008
Questione di stile
Personalmente resto dell'idea che si possa cazzeggiare ed essere seri a seconda dei contesti, una cosa non esclude l'altra, ma a volte si può sbagliare.
A questo punto una definizione gioverebbe
martedì, luglio 15, 2008
L'iPhone che *non* cambia il mondo
Every time Apple launches a new marketing blitz we endure an exhausting parade of claims that the new product will "change the world." There's no doubt that the new iPhone and, more importantly, the 2.0 software update, is very, very cool, and it does represent an evolution in mobile computing. But I'm confused about why so many of my fellow geeks find it necessary to describe this new product in terms typically reserved for advocacy campaigns or political slogans.
Il post di Josh è del genere che avrei potuto scrivere io. Se non fossi tanto poco interessata all'iPhone, intendo.
lunedì, luglio 14, 2008
Il dio delle agende
Il dio delle agende questo weekend l'ho fregato a colpi di organizzazione e di pressione stabile - ché il caldo torrido di Bologna a luglio lo capite solo se ci andate.
Ci sarebbero molte cose da dire, di gente appena conosciuta, di gente che sembra cambiata, di chi non vedevo da un anno e però sembrava solo una settimana, di una lunga mattina a sentir parlare di politica, ad ascoltare discorsi intensi e sentiti e a provare a credere e sperare un po' di più.
Il dio delle agende l'ho fregato trovando il tempo di una chiacchierata lunga e meno contorta del solito, quella in cui i ruoli sono confortevolmente sempre gli stessi e tu senti di conoscere la persona tua interlocutrice a memoria, anche quando ti dice cose che non sai e che non potevi sospettare. E poi, inaspettatamente, quando ti ricorda che persino i momenti in cui facevi la buffona hanno avuto senso - voglio dire, avevano un senso, io lo sapevo.
Faccio ancora così del resto, me ne rendo conto, incluso dare opinioni in modo poco delicato - ma solo a pochi (discutibilmente fortunati) eletti.
(stai a vedere che devo arrivare fino a Bologna in pieno luglio per rendermi conto di quanto poco io sia cambiata)
L'audience si è dimessa @UniBo
Dopo alcuni mesi di mail e di lettura del work in progress, l'ho conosciuta sabato sera, l'ho stordita a forza di chiacchiere e spero di averla tranquillizzata un po' per la giornata odierna.
Sara ha fatto un gran bel lavoro e mi ha fatto piacere poterle dare una mano nel mio piccolo.
Auguri e complimenti!!
venerdì, luglio 04, 2008
Tutti i barcamp portano a Roma (edizione 2008)
Il fatto è che, quando finisce la giornata di un barcamp che hai organizzato, di solito sei così stanco che la sola idea di rifarlo di nuovo ti fa stramazzare. E così io, a ottobre, avevo detto “Nooo, mai più”.
Poi sono passati mesi, di barcamp ce ne sono stati altri e un po' c'è stato un giro di boa: ci si è chiesti se il tempo del barcamp fosse finito, se si dovesse provare a reinventarlo in modo diverso...e così via.
Così, quando Nicola mi ha detto “e se organizzassimo un barcamp a Roma?” ho alzato lo sguardo dallo schermo e l'ho guardato perplessa, convinta che fosse una battuta. Quando mi ha detto che l'idea era nata da una chiacchierata tra lui e Vincenzo e poi mi ha mostrato il wiki, ho appurato che non era così e...insomma, non avevo detto “Mai più?”, io?? :P
Scherzi a parte, è una buona occasione anche per dare corso a un po' di conversazioni sul tema, così magari non restano ferme in un post o in qualche chiacchierata. Il fatto di pensare a un barcamp con così tanto anticipo (a fine novembre) dà infatti la possibilità di riflettere con calma e provare a ipotizzare delle modalità organizzative e – perché no – formule nuove.
Qualche mese fa, ad esempio, Giovanni ha realizzato una serie di interviste sul tema e ha elaborato alcune riflessioni, suddivise in due post che invito a leggere. Ne ho quindi approfittato per rileggere quello che gli avevo risposto io e per confrontarlo con le diverse opinioni date dagli altri intervistati.
Se ci penso, di domande me ne vengono già parecchie e pian piano voglio provare a pensarci e a sentire un po' di opinioni. La prima cosa è sicuramente il “l'eterno dilemma”: barcamp generalista o tematico?
Personalmente ho esperienza organizzativa solo della seconda opzione e mi è sembrato che questo si prestasse bene a far avvicinare anche persone non espertissime di tecnologia. Il punto a sfavore è, naturalmente, che il tema può essere o meno di interesse e questo lascia fuori un certo numero di persone.
Si può pensare a una modalità ibrida o comunque diversa? Per esempio, come si vede dal wiki, sono previsti momenti collettivi che sicuramente faranno da raccordo...voi come li utilizzereste?
Ultima nota per ora: sul wiki vedo i primi iscritti e alcuni scrivono che i due giorni (due! :) ) dovrebbero essere i due giorni del weekend, come abbiamo previsto: una buona idea o sarebbe meglio un venerdì/sabato?
Io comincio a pensarci - confortata dalla presenza di una decina di volontari (!!) e, tanto per fare le cose per bene, vi chiedo di usare il tag romecamp2008 per i post e quello #rc08 per Twitter.
Aspetto opinioni, ne riparliamo presto!
Ovviamente tenetevi liberi per il 29-30 novembre e...iscrivetevi, chevvelodicoaffare?!
Tag: RomeCamp2008
mercoledì, luglio 02, 2008
PDF 2008 - Lawrence Lessig: The declaration for independence
Ecco qui, datemi un po' voi una stima di quanto ci avrà messo a prepararla.
Ad ogni modo mi ha colpito moltissimo per la sicurezza e la convinzione.
Il paradosso è che è esattamente una di quelle cose per cui si potrebbe dire "eh, niente di nuovo", ma poi alla fine nessuno lo dice mai, o comunque mai in modo serio e attivo.
martedì, luglio 01, 2008
PDF, intervista a Radio Città del Capo
Argomento: il Personal Democracy Forum.
Devo dire che mi sono divertita un bel po', il file della chiacchierata è qui.
Interstizi @Personal Democracy Forum
Tipsy doctor, originally uploaded by Sergio Maistrello.
(sì, qui mi bevo una birra - la prima, nonostante il titolo - con John e Barack. Yes, presidential dudes! :P)
Ci sarebbe molto da dire e da scrivere sulla conferenza e lo sto facendo - e lo farò. Qui intanto metto un po' di note "altre".
Una delle cose più curiose è stato conoscere persone interessanti, alcune delle quali mie "letture" quotidiane da mesi, e chiacchierarci di cose serie e anche molto meno serie, magari dopo una lunga giornata di conferenze davanti a una birra.
E così con Sarah Stirland di Wired parliamo di Italia, della situazione politica e tecnologica (e di come spiegare alle rispettive madri il lavoro che facciamo), con Colin Delany (un caciarone simpaticissimo!) ci perdiamo nel Rose Hall prima di raggiungere gli altri al bar mentre lui, quando scopre che sono italiana, mi dice che ha avuto un trackback da un post in italiano e quindi non riusciva a leggerlo e io gli spiego che il post l'ho scritto io su SpinDoc.
C'è Daniel di MoveOn.org che per imperscrutabili motivi parla un italiano perfetto e Leslie, che tiene fede al cognome Bradshaw con un look molto stiloso e che mi racconta delle sue molteplici attività, dal design alla tecnologia.
Poi ci sarebbero ancora altre cose ma se comincio qui non vado a dormire e il jetlag non mi passa più quindi per ora chiudo qui e a domani.
Comunque gli interstizi sono sempre una gran cosa, a tutte le latitudini, per dire.
venerdì, giugno 27, 2008
Strand
Si chiama Strand ed e' tra la 12th Street e la Broadway.
Per spiegare la situazione basta il sottotitolo: "18 miglia di libri".
(non imperverso ma sono sicura che ne parlero' ancora)
Add: il giorno dopo ho mangiato (questo!) con un'amica da Max Brenner, a distanza di un isolato da Strand: un posto talmente votato alla cioccolata da aver scritto sul muro "Willy Wonka is alive!".
(la foto è di Yuan2003)"Ok, spiegami ancora una volta perché ho deciso di prendere l'aereo per tornare in Italia. Piano, però."
mercoledì, giugno 25, 2008
PDF e l'investimento nelle idee
Alcuni appunti in fretta perche' il sonno e' tiranno and jetlag is a bitch.
I primi giorni a New York sono stati piu' che intensi. Il weekend e' passato tra arrivo, giri per Harlem, pranzo BBQ (yuuum!), e l'ultima visione del mio musical del cuore (e' ufficiale, lo so tutto).
Gli ultimi due giorni invece li ho trascorsi al Personal Democracy Forum, tra speaker interessanti, incontri ancora piu' interessanti, suggestioni, idee su come la tecnologia sta cambiando la politica e l'impegno civico.
Tutto ancora a spasso nella mia mente e nella mia agenda: sprovvista di computer, infatti, ho messo gli appunti su un molto tradizionale cartaceo quaderno. Sergio e Antonio hanno egregiamente provveduto a scrivere impressioni e commenti live.
Un po' di cose, immagini, persone sono nella mia testa, il che vuol dire che devo sbrigarmi a scriverne, altrimenti qualcosa mi sfuggira'. La buona notizia - ne parlavamo oggi con Sergio - e' che non siamo poi molto indietro, o meglio, gli americani non sono molto piu' avanti in termini di risultati*.
La cattiva notizia per noi, se vogliamo, e' esattamente la stessa: cioe' in America non hanno niente piu' di noi, hanno completato un primo passaggio che noi faticosamente stiamo intraprendendo (consapevolezza delle possibilita' del mezzo, tentativi di mettere in pratica tali possibilita' etc) ma ancora si stanno chiedendo "What's next?", anche se con ottimismo e la certezza che molto si potra' fare e che le cose stanno per cambiare, ad ogni modo.
E per noi e' una cattiva notizia perche' il fatto che le nostre iniziative siano poche e non connesse vuol dire che non c'e' ottimismo, ne' voglia di fare se non ci sono risultati a breve termine.
Non c'e' tanta attenzione a come si svolgono i processi, ne' voglia di rischiare, non c'e' investimento. E non parlo di soldi, cosa di cui spesso ci si lamenta (ed e' un altro discorso ancora), parlo di idee. E se non siamo disposti a investire tempo, impegno, passione...di cosa parliamo quando parliamo di idee?
*e anzi, a livello governativo, non sfruttano appieno alcuni strumenti che gia' hanno (un esempio su tutti: il Freedom of Information Act. Ne parlero' in modo piu' esteso)
venerdì, giugno 20, 2008
Menouno/ You go, girl
- ho stampato il biglietto aereo (e continuo a fare periodiche preghiere che non succeda nulla fino a domani - Alitalia, you know...)
- di là ho avvisato
- i biglietti per Rent ce li ho
- anche oggi ho assillato Sergio con le mie ansie pre-viaggio - e anche oggi lui non mi ha mandato a quel paese
- ho trovato l'elenco dei bar di New York che trasmettono le partite degli Europei - sono un tour operator da applausi ;)
- ho trovato un'ora per andare dal parrucchiere
- ho ritirato i dollari - con peripezie che...chevvelodicoafare...
- ho rincontrollato ottomila volte il programma del Personal democracy forum: dire denso è un eufemismo
- ho trovato ulteriori motivi di ansia
- ho segnato i numeri di telefono e l'indirizzo di Sara
(ho sbirciato un po' di assemblea nazionale del PD...e ho pure comprato il Riformista, pensa le cose che si fanno, alle volte)
...direi che ci siamo...mh, anzi, facciamo che almeno comincio ad aprire la valigia, eh.
Aggiornamenti da quell'altro lato dell'Atlantico, a un certo punto!
mercoledì, giugno 18, 2008
Menotre/ Il giorno in cui si ringrazia Josh (e si pubblica in inglese!!)
Per me quindi è come la realizzazione di un piccolo sogno essere riuscita a scrivere un post in inglese su TechPresident per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore, il progetto 10domande (qui una sintesi dell'esperienza).
E alla fine eccolo qui, il post!
Nelle ultime 24 ore Josh, oltre ad aver trovato il tempo di leggere e sistemare le mie due pagine in inglese, mi ha anche dato una mano al volo a risolvere un piccolo problema pratico per reperire i biglietti per andare a vedere Rent - una ossessione della sottoscritta, in case you're wondering - con una tempistica del genere "detto fatto": dalla manifestazione del problema alla sua risoluzione in quindici minuti (tralasciamo l'immagine della sottoscritta zompettante per l'ufficio).
Avendo passato le ultime 24 ore a ringraziare Josh, mi pare giusto concludere la giornata con un post, approfittando per segnalare la sua prossima avventura lavorativa, davvero molto interessante.
lunedì, giugno 16, 2008
Menocinque / Le case degli altri
Confesso: anche oggi ho assillato un paio di amici via mail e via IM sull'eventuale modo di riuscire a ovviare all'assunto di cui sopra.
(per la cronaca uno mi ha risposto seriamente, l'altro ha ripiegato su un evergreen: "sposa un uomo ricco")
La giornata fa registrare anche:
- ordinazione di dollari presso la banca
- invito a cena di amica giornalista gastronomica
- promessa di giro in quartiere di Brooklyn da parte di autoctoni
- i miei compagni di viaggio che mi danno carta bianca sull'organizzazione dei loro cinque giorni scarsi a New York. Per la serie "I made a huuuuuge mistake" (chi capisce la citazione vince regalo).
Di terapie d'urto e del rimettersi in piedi
"...e una volta di più mi è stato chiaro come la terapia d'urto serva sempre, anche e soprattutto su se stessi, che ricrescere è cosa diversa dal non cadere."
E di prima mattina, o quasi, di questi tempi, fa bene leggere una cosa come questa (10.11), tanto per ricordarselo ogni tanto, male non fa, anzi.
Grazie ad Anita (e a suo padre).
domenica, giugno 15, 2008
Appunti di viaggio per Kublai
giovedì, giugno 12, 2008
Menonove/ 545.600 minuti (conto alla rovescia)
"Cioè secondo te...è l'ultimissima occasione che ho *nella vita* e dovrei rinunciare?"
"Sei de coccio"
"Me lo hanno già detto oggi, sai"
"Quantifica in migliaia di volte"
mercoledì, giugno 11, 2008
Menodieci / La sprovveduta
Ma insomma non solo lei sopravvive ma riesce pure a ristrutturare casa. E ci scrive un libro.
Io vorrei guardarla in faccia, Judith Matloff, quando presenterà il libro alla mia ex-libreria sotto casa. Comunque mi sa che il libro lo compro (è pure uno di quei rari casi in cui la copertina mi prende al primo sguardo, dannata Random House!)
("Cara, ricordi che c'è una regola che dice che tu, una carta di credito e una libreria formate una peeeessima combinazione?")
martedì, giugno 10, 2008
Menoundici / Spostamenti
lunedì, giugno 09, 2008
Menododici / Il candidato
Obama vince la nomination delle primarie più lunghe di sempre. Il tempo di tirare il fiato e via con le presidenziali vere (come se fino ad ora...), ne parleremo al Personal Democracy Forum.
Intanto, per chi fosse interessato, un po' di pensieri della sottoscritta pubblicati su Apogeonline sull'intelligente campagna online di Obama. Se avete osservazioni o commenti fatemi sapere.
Nota: sto leggendo "Mousepads, shoe leather and hope", raccolta di saggi di consulenti e attivisti della campagna di Howard Dean.
Nonostante sia consapevole che quella sia una loro storia, un altro contesto ecc non posso fare a meno di entusiasmarmi man mano che leggo e, in qualche modo, ascolto le voci di chi c'era. Tutti più o meno inconsapevoli di quello che stavano facendo, e questa è parte della bellezza della cosa.
domenica, giugno 08, 2008
Menotredici / Come John Steinbeck
New York è una citta brutta e sporca. Il suo clima è insopportabile, la sua politica serve solo a mettere paura ai bambini, il suo traffico è pazzesco, i suoi ritmi competitivi micidiali. Bisogna però dire una cosa: quando si è vissuti a New York per un certo periodo e la città è diventata un po' casa vostra, non si trova più un posto che sembri altrettanto bello.
Qui c'è tutto, gente, teatro, letteratura, editoria, import, affari, omicidi, aggressioni, ricchezza e povertà. Tutto di tutto. La città è instancabile e la sua aria è carica di energia. Non mi capita mai altrove di lavorare così a lungo e con tanto impegno senza provare fatica.
mercoledì, giugno 04, 2008
"We love you - ma a piccole dosi"
Da un oroscopo passatomi oggi:
I hereby proclaim June to be Scorpio Pride Month -- a time to celebrate your winning qualities, especially your unparalleled skill at helping to activate the dormant potentials of people you care about. Promise me you'll do that even more intensely than usual.
La reazione di un'amica a cui l'ho mostrato: "Oh, mio Dio, speriamo di no"
lunedì, maggio 26, 2008
Agendina della settimana girovaga che verrà
Domattina si va in quel di Cosenza per il progetto Kublai (mi riconoscerete: sono quella senza una laurea in economia).
Mercoledì 28 cominciamo anche con il ciclo di conferenze su Second Life: il primo caso è quello del Fuori Orario. Io assisterò dalla casa genitoriale, presumibilmente con accanto la genitrice che proprio ieri mi ha chiesto che le mostri come funziona Second Life (uno dei segni dell'Apocalisse, mi pare giusto comunicarlo a chi legge).
Infine sabato 31 sarò al B Creative Camp a Bari.
Impegni mondani nella penisola (per me, per voi, per chi c'è):
- 28 maggio: la così ribattezzata Daje night alla libreria Flexi a Roma (cosa sarebbe la Fondazione Daje? Beh, intanto c'è il gruppo qui. Cronache circa quasi quotidiane qui)
- 1 giugno, Conversano: BlogBeer Puglia
Per buona parte della settimana stazionerò in quel di Andria, lavoricchiando, facendomi nutrire e coccolare dai genitori e dedicandomi ad occasionali spese risolute e risolutive (leggi: costume da bagno). Questo per gli amici che volessero intercettarmi, altrimenti poi mi sento dire "Come, eri ad Andria e non hai avvisatooooo?". Non è mancanza di volontà, solo narcolessi, sia chiaro.
Rientro previsto a Roma: 2 giugno - dico previsto, appunto, perché la possibilità di addormentarmi da qualche parte c'è tutta, non si sa mai.
Tornerò più bella, rilassata e sorridente che pria, magari pure un pochino abbronzata, se riesco.
(se serve contattemi per telefono, è più sicuro)
martedì, maggio 20, 2008
Chasing pavements
(o anche - va detto prima - una solenne, gratuita e peregrina vagonata di fatti miei)
Ieri, in giorno frenetico di settimana frenetica di mese frenetico, è successa una cosa piuttosto strana. Mi sono fermata (e già questo!) in cucina davanti a un enorme piatto di ciliege messo lì dalla coinquilina. Per motivi ignoti mi è tornato in mente un preciso momento di ormai otto anni fa, quando con alcune compagne di classe – il “gruppo stretto” cosiddetto – abbiamo deciso di pranzare insieme prima di rientrare a scuola nel pomeriggio per delle lezioni integrative (destino di ogni classe prossima agli esami di maturità è che i programmi non siano mai terminati in tempo).
È finita che ci siamo ritrovate in cinque su una panchina con un recipiente pieno di ciliegie, cinque persone diverse, una incinta di otto mesi, a cercare di capire cosa sarebbe successo dopo. A dire il vero non ricordo se ce lo siamo esplicitamente chiesto ma insomma era così, il momento era quel che era e che le cose sarebbero cambiate in poche settimane era un dato di fatto (e non solo per la pancia ormai enorme di Ale).
Però alla fine, tra le domande e le risate, la cosa che mi ricordo era che eravamo cinque diciottenni che pensavano a cose molto grandi e sconosciute e intanto facevano a gara a chi sputava più lontano i noccioli di ciliege. Tranne me, va detto, che in quella circostanza ho scoperto di essere del tutto incapace di sputare, nonostante ripetuti tentativi di insegnamento di tecniche assortite.
Siamo rimaste in contatto in questi anni, abbiam vissuto all'estero, ci siam sposate (e anche no), fatto figli, divorziato, affrontato malattie e una serie di altri problemi più o meno grossi. Otto anni e penso che nessuna di noi sia diventata quello che pensava di diventare – se pure qualcuno credeva di averne idea. E credo che nessuna sia pentita che le strade che sembravano grandi e dritte non abbiano portato in nessun posto, l'ho pensato mentre parlavo con Eleonora, che ieri ho chiamato quasi d'impulso in questo giro di pensieri che non va da nessuna parte.
Anzi sì, volevo dire.
A guardarmi intorno mi sembra che ci siano ottimi motivi per fare il contrario, per sedermi tranquilla e aspettare che succeda qualcosa e magari lamentarmi delle cose che cambiano e non dovrebbero o che stanno ferme invece di muoversi.
E invece mi sono accorta che non è molto sano, forse, ma mi sa che io non ho perso l'entusiasmo.
domenica, maggio 18, 2008
Berkman Center ora, allora - e in futuro (un po' di link)
(n.b. alto tasso di link interessanti. Parole mie pochissime. Questo dovrebbe garantire un buon livello qualitativo)
In Rete ci sono diversi resoconti delle conferenze che si sono tenute in questi giorni per celebrare i dieci anni di attività del Berkman Center for Internet & Society (che non farà più parte della facoltà di legge di Harvard e diventerà un dipartimento inter-facoltà).
Purtroppo da queste parti tempo di scriverne per ora non c'è, però metto qualcosa qui, anche come appunti miei.
Qualche spunto di Ari Melber su The Nation.
Poi il video della sessione “Transparency e government” guidata da Micah Sifry ed Ellen Miller.
E lo studio uscito ad aprile sulla blogosfera iraniana – perché troppo spesso ci si dimentica di quello che la Rete sta facendo per le persone che si trovano in posti dove “libertà di espressione” sono semplicemente tre parole che sembrano messe lì a caso tanto poco è il senso che hanno (nota personale: io, a quelli di Global Voices – nato grazie al Berkman Center – darei un bacio in fronte tutte le mattine).
E saltando di palo in frasca, ma nemmeno troppo, il post di Ethan Zuckerman dal titolo "Homophily, serendipity, xenophilia", tradotto in italiano sul numero di Internazionale della scorsa settimana (sì, scorsa settimana...lo so sono in ritardo su tutto!!)
sabato, maggio 17, 2008
Adjusting
Kublai mi assorbe moltissimo e mi fa conoscere posti e persone nuove (anzi, spero che chi legge qui dia un'occhiata e lo trovi interessante). Nonostante i viaggi e il movimento, però, ho come l'impressione di non muovermi. Forse solo perché il lavoro è tanto e non riesco a concentrarmi come vorrei sulle cose. Meno che mai su cose "altre", meno che mai scriverne, e mi pesa.
Funziona così, è la vita lavorativa, dicono. Sono fasi, per tutti, come la manciata di amici che si laurea e non sa cosa farà. Come chi si sposa, finalmente. Come chi cambia lavoro o città e si guarda attorno. Come chi mi racconta dell'emozione di diventare padre. Come chi si chiede come sarà il prossimo salto nel buio. Come chi smette di avere paura.
Devo dire che in qualche modo tutto questo è molto rilassante, vedere che il movimento c'è e in qualche modo ne fai parte, senza sentire il bisogno di fare cambiamenti capitali, contenta del tuo "giorno per giorno", anche alla fine di una settimana pesante come questa.
Parlo meno e scrivo pochissimo. Ma ascolto molto, però, davvero, e mi fa bene.
Periodo strano e molto impegnativo. Generica e crescente sfiducia in quello che si potrebbe definire "il prossimo", sebbene impropriamente. Molte conversazioni con persone in situazioni di stallo. Un po' meno ottimismo - ma per il pessimismo non sono ancora pronta.
Molto lavoro e stanchezza, poco altro, pensieri sparsi e peregrini, non tutti piacevoli, quasi tutti privi di fondamento.
Bisogno di vacanza, di qualcosa che smuova le acque e dia forma a questo magma.
Ieri mi sono iscritta al Personal Democracy Forum. Per dire.
Il Berkman Center compie dieci anni e rilancia con Publius
Il Berkman Center for Internet and Society festeggia dieci anni di attività (in cui sono nati progetti importanti come Global Voices) con incontri e conferenze. E rilancia con vari progetti tra cui Publius, raccolta di saggi che puntano a creare un dialogo pubblico continuato e una base condivisa su come le regole della Rete si stanno costituendo e su quale sia il loro potenziale impatto:
Working from the premise that there are constitution-making moments occurring in quiet corners of the net all the time, we are asking the denizens of this space (and some outside of it) to describe the most significant of these moments, and what they are likely to be in the future.
Anche la struttura è particolare: alcuni dei brevi saggi cercheranno di creare una discussione sui temi e alcuni altri autori scriveranno saggi in risposta per rispondere, sostenere, confutare o sviluppare i temi trattati dal primo autore.
I saggi verranno quindi pubblicati progressivamente e in gruppi, sia online (con licenza Creative Commons e la possibilità di commentare) che in forma cartacea.
mercoledì, maggio 07, 2008
L'Indiana e il cambio di fuso orario
Tanto che pare si dica: "In Indiana, we wait until it's broken, falling down and lying on the ground rusting. Then we fix it". Forse, aggiunge la giornalista.
Le battute più ricorrenti sull'Indiana sono quelle relative al Daylight Saving Zone: in pratica l'Indiana ha il fuso orario di New York in autunno e inverno e quello di Chicago in primavera ed estate. Non ho potuto fare a meno di ricordarmi di una scena assolutamente esilarante di The West Wing, in cui Josh, Donna e Toby hanno qualche "problemino" col cambio di orario:
venerdì, maggio 02, 2008
MateraCamp!!
Dopo due linee locali e un taxi sono all'albergo Le Monacelle - e ho idea che la mia stanza si affacci su uno degli spazi del barcamp.
Tra un po' gita ai Sassi!
Domani io e Marco parleremo di Kublai (progetto in beta...presentazione pure! ;-) )
Ci vediamo qui?
lunedì, aprile 28, 2008
I can't help it
E poi l'osservazione è notevole.
Non posso quindi esimermi dal pubblicarlo.
mercoledì, aprile 23, 2008
Note a margine sul Salerno-Roma
Napoli
Guardare i container verdi con su scritto "China shipping". Niente da fare, per associazione di idee penso all'incipit di Gomorra. Non solo pensarci, quasi vederlo, tanta è la potenza dell'immagine, anche se su carta.
Sono come me ma si sentono meglio
Questa settimana è trascorsa chiedendosi "Che fare adesso?" e parlando (e mangiando) molto, nel tentativo di capire chi li ha votati, gli altri.
Più che del risultato generale, sono giorni che non mi capacito di quello della Lega in particolare, non lo capisco, non mi ci sento a mio agio. Per dire, venerdì per lavoro ho pranzato con un avvocato che mi ha parlato di leggi e procedimenti (capendoci il giusto, io). Il resto della giornata l'ho passato a fare riunioni in un contesto in cui nella stanza c'eravamo io e cinque economisti, per dire. Nonostante il senso di inferiorità roteante e incalzante non sono mai arrivata a sentirmi a disagio in questi contesti anomali.
Pensare alla Lega a quelle percentuali sì, parrà ridicolo, ma tant'è.
Non sono nemmeno abituata a sentirmi così.
Una vita laterale
Oggi lunga chiacchierata con una persona che ama il suo lavoro, e non è banale.
Poi parlando di hobby e passioni mi ha detto sorridendo: "Bisogna costruirsi una vita laterale oltre al lavoro, fare cose che ci piacciono. Una vita sola non basta"
La stessa cosa mi verrà ripetuta a distanza di poche ore da un'altra persona, del tutto diversa.
Ci sto pensando, ancora.
domenica, aprile 20, 2008
Trieste, con comodo
Finalmente ho recuperato il cavo per scaricare le foto della macchina fotografica!
Così, bonus domenicale, qualche foto di Trieste.
Primo viaggio nell'(ex) impero austroungarico - troppo poco, tocca tornarci!
Foto scattate nei giorni in cui il mio piccolo fratello-armadio decise di avventurarsi al nord per fare l'interprete e io lo accompagnai nell'avventura (settembre scorso).
No alarms, no surprises
Beh, in fondo è solo il secondo articolo in homepage in questo momento.
A corredo del primo, invece, c'è l'imprescindibile mappa interattiva (googlemap) della stazione di Roma dove è avvenuto un altro episodio di violenza.
Coerente, niente da dire, eh.
venerdì, aprile 18, 2008
Via di Villa Albani
Molto incuriosita mi sono avvicinata, già piuttosto intristita dalla strada sporca e piena di macchine, i muri imbrattati. Avvicinandomi ho scoperto che sul lato sinistro c'era un parcheggio coperto e nulla più. La facciata della villa era imponente ma trascurata, la statua grande e rovinata, il cancello chiuso arrugginito, il cortile e il giardino deserti.
Un posto che doveva essere stato molto bello, ora lasciato a se stesso, chissà come mai, al massimo meta di qualche curioso che lo nota per caso.
Sono rimasta qualche istante a guardarmi intorno, quella strada, quella villa che potrebbe essere ancora bellissima, in una specie di silenzio irreale, con la strada a poche decine di metri e un intenso profumo di fiori bianchi, di cui cercavo invano di ricordare il nome.
Una serie di sensazioni, senza nome anche quelle, che ho spesso in questi giorni, specie quando provo a mettere insieme un po' di pensieri e mi accorgo che non ci riesco.
Aggiornamenti dalla Fonte Politica Occulta/2
Aggiornamenti dalla Fonte Politica Occulta/1
mercoledì, aprile 16, 2008
Sintesi aka Poi dicono che non imparo parole utili
See, yes. That *is* the appropriate use of the word clusterfuck
lunedì, aprile 07, 2008
E no, non famo er viral
Di video, in particolare, si è parlato molto. Ho diligentemente letto quel che se ne diceva in giro e più diligentemente ancora - perchè faticosamente - guardato i video. Rimanendo regolarmente sconfortata nell'osservare che il massimo dell'idea espressa è stato sempre e comunque una copia di qualcosa che è stato fatto altrove.
Ok, mi si dirà, tu guardi agli USA, dove la diffusione, l'utilizzo, il ruolo di Internet eccetera e in fin dei conti è la terza elezione che eccetera e c'era pure più tempo eccetera (e millemila obiezioni giuste e ragionevoli e ci ho pensato e ne parliamo un'altra volta, zitti, per piacere, sto cercando di parlare!!).
La cosa che mi lascia sconcertata è la totale, totale mancanza di ironia, anche in prodotti che come ironici si presentano. Ma che in realtà sono "simpatici".
Simpatici come "io adesso faccio una cosa divertente e tutti ridono e la fanno girare".
Simpatici come "adesso doso tutti gli ingredienti giusti e politically correct e non può che andar bene". E qui il bianco e nero che fa tanto chic e intellettuale. E qui la famiglia col bambino. E qui l'anziano. E il call center. E il giovane col computer.
Simpatici insomma come il concetto di "famo er viral". Una cosa di un antipatico mostruoso che in me ha suscitato fastidio punto.
Certo, uno parla e non fa. E per questo ha torto? O ha ragione perchè almeno evita di fare rumore a tutti i costi? Non so, però io ho continuato a pensare che non dovesse essere così complicato e stamattina ne ho avuto la conferma:
(ora via alla sequela di avvertenze di prammatica: che Diego è un amico eccetera, che conosco pure altre due persone che compaiono in questo video eccetera e sì, il video comunque si rifa alla citazione di una citazione...e uffa, io starei anche cercando di parlare! L'ho già detto che queste elezioni mi rendono nervosa? No, ecco...)
Il punto è che la differenza è evidente, e non è niente che non avrebbero potuto fare tutti quelli che hanno realizzato i video di cui si è parlato nelle ultime settimane.
Il punto è che era semplice, non facile forse, ma semplice.
Io non dico che chi ha fatto i vari video non si sia eventualmente divertito a girarli, nè che non credesse in quello che diceva. Solo, più banalmente, forse, che quello sopra è il primo video in cui non ho la sensazione che abbiano provato a fregarmi "mischiando bene gli ingredienti".
...e poi, certo, sbrigamose ad annà a votà che nun je la faccio più (cit.). Davvero, eh.
Clay Shirky al Colbert Report
E non è cosa da poco.
Qui la recensione del Guardian.
(poi c'era pure un'intervista interessante a Shirky ma ora non la trovo, poi rimedio, casomai)
domenica, aprile 06, 2008
See, clusterfuck
"Beh, forse non è proprio esatto chiamarle parole (cmq Jon Stewart lo usa per riferirsi alla guerra in Iraq)"
Clusterfuck (da Urban Dictionary):
1. Military term for an operation in which multiple things have gone wrong. Related to "SNAFU" (Situation Normal, All Fucked Up") and "FUBAR" (Fucked Up Beyond All Repair).
In radio communication or polite conversation (i.e. with a very senior officer with whom you have no prior experience) the term "clusterfuck" will often be replaced by the NATO phonetic acronym "Charlie Foxtrot.
2.Traditionally/originally of military origin.
Today, however, "clusterfuck" is commonly used to descriptively generalize any situation with a large scale of disarray.
possibly synonyms: mess, disaster
3. Large quantity of confused people in a disorganized manner.
4. A combination of things going extremely wrong in a short period of time within the same general activity -- caused by stupidity and/or ineptitude.
A polite term using the same initials would be compound fiasco.
5. Marine slang -- A clusterfuck was any group of Marines big enough to draw enemy fire, or several Marines close enough together to be wounded by the same incoming round. More generically, a clusterfuck was something that was all screwed up. Whenever three or more CAP Marines gathered in the open, talking or working on something, somebody was sure to call out "clusterfuck!" and one or more guys would walk away.
6. A situation that is totally fucked up, especially as a result of managerial incompetence.
Originally of military origin; a double play on the word "cluster," both evoking multiple fuckups, as used in the term "cluster bomb," and evoking the oak leaf or star "cluster" insignia of the REMF who did the fucking.
7. When events spiral out of control; when two or more events occur at the same time.
L'impresa sociale degli abitanti di Coin Street
Sul blog della Città dei Cittadini si parla di un bell'esperimento (che, incredibile a dirsi, va avanti da più di trent'anni): la riqualificazione di un'area di Londra, quella intorno a Coin Street.
L'iniziativa è particolarmente degna di nota perchè sviluppata grazie alla comunità di residenti locali che ha realizzato un progetto mirato a dotare il quartiere di aree verdi e iniziative culturali:
L’esperienza di Coin Street ha fatto parlare di sè nel mondo: un gruppo di abitanti è riuscito ad opporsi alla realizzazione di un progetto per la trasformazione del proprio neighborhood, fronteggiando developers ambiziosi che vantano, almeno inizialmente, l’appoggio delle istituzioni. Il gruppo, agendo prima tramite supporti legali ed ottenendo poi l’appoggio dell’amministrazione, non solo ottiene modifiche consistenti al progetto, ma fonda una vera e propria “impresa sociale”. Coin Street Community Builders intraprende un percorso di auto-organizzazione che porta, nel tempo, alla sostenibilità economica dell’operazione di riqualificazione promossa “dal basso”. Giocano a favore del processo diversi fattori, tuttavia pare importante sottolineare come la scelta di resistenza degli abitanti , apparentemente dettata da semplice attaccamento ai propri luoghi di vita, si dimostri lungimirante anche dal punto di vista urbanistico.
[...]
Gli obiettivi, ad oggi, pur proseguendo la ricerca di una riqualificazione sempre attenta ai bisogni del quartiere e dei suoi abitanti, si concentrano sulla sperimentazione di nuove forme di cooperazione per gestire le fasi di manutenzione degli interventi e di collaborazione con altre realtà economiche per garantire la predisposizione di sussidi e agevolazioni ai residenti.
Qui tutta la descrizione dello sviluppo del progetto.
lunedì, marzo 31, 2008
Josiah Bartlet è il mio candidato
Una è che persino le nicchie riescono a incontrarsi e a "riconoscersi" (in tempi stranamente brevi, talvolta).
Due, il fatto di lavorare a diversi progetti legati a queste elezioni mi ha assorbito tanto da far quasi passare in secondo piano che ci sarà un risultato e delle relative conseguenze. Insomma, sto finalmente realizzando che si va a votare tra due settimane e sto iniziando a preoccuparmi dell'eventuale risultato.
Coerentemente con lo spaesamento e la sfiducia, mi sto rifugiando in un candidato immaginario ideale circondato da uno staff estremamente competente e in gamba, ideale anch'esso.
Quando si dice "ancorati alla realtà" (o, nella lingua degli autoctoni, anche: annamo bene).
domenica, marzo 30, 2008
I sei gradi di separazione non funzionano. Ma anche sì.
Anzi, leggendo l'articolo di Elizabeth DeVita- Raeburn pubblicato su Discover, pare che il famoso articolo di Psychology Today con i risultati dell'esperimento non citi in realtà alcun dato - e i documenti raccontano una storia molto diversa.
Ci sono studi che stanno dimostrando però che alcuni risultati confermano la teoria. E che, in particolare, nel portare avanti gli esperimenti a supporto o meno della teoria, la motivazione dei soggetti è un fattore che ostacola o favorisce la buona riuscita dell'esperimento.
L'articolo è tradotto in italiano su Internazionale di questa settimana (cartaceo).
venerdì, marzo 21, 2008
Best friend. Anzi no
Here is what your friends think about...
... your strengths:
most artistic
most cuddly
nicest
... your weaknesses:
best friend
most studious
Ora, la fama di secchiona mi accompagna dalla scuola elementare, e ha semplicemente subito una mutazione in "maestrina" appena ho finito il liceo. Voglio dire, ne ho preso atto.
Quello che mi lascia perplessa è che secondo i parametri di Facebook - che chiama "amici" le persone che appartengono alla tua rete di contatti - il fatto di essere "una buona amica" sia considerato un punto a mio sfavore.
(appena becco chi mi ha votato best friend devo sputargli in un occhio a scelta, è così? Giusto?)
giovedì, marzo 20, 2008
Thought from an Israel trip
Josh è appena tornato da un viaggio in Israele. L'AIPAC, una potente lobby americana pro-Israele ha offerto questo viaggio a un gruppo di giovani giornalisti per far conoscere loro la politica interna di Israele, attraverso visite e colloqui.
Oltre alla complessità dell'approccio a questa esperienza - che per lui ha chiaramente un livello in più, facendo parte della sua cultura - Josh ha avuto diversi problemi a capire come per i suoi compagni di viaggio " there’s seemed to be no gray area at all".
Qui alcuni pensieri sparsi sul suo viaggio:
But after traveling across the country for a week, I certainly know more than I knew before, and can better explain why I have trouble understanding my approach to Israel, and the appropriate role it and its politics should play in my life. I have a feeling I’ll always be confused about what I think is right for that country, and how connected I should feel to it.
But for many of my traveling colleagues, there’s seemed to be no gray area at all. Cynical comments about “the Arabs” and McCarthyite witchhunts of suspected anti-Semites obscured our chance to find out more about the country and its politics.
mercoledì, marzo 19, 2008
Omonimo africano
Non venendone a capo, ho preso tempo con un "chi?" dubbioso. Mio padre mi ha gentilmente spiegato che trattasi in realtà di tutt'altra persona.
(ecco, un piccolo passo verso un atomo di cultura in più, un piccolo passo verso la consapevolezza che il 21enne fratello minore ne saprà sempre a pacchi più di me su circa qualsiasi argomento. Bello, eh.)
lunedì, marzo 17, 2008
Il fango e la felicità
Siamo ancora immersi nel "viscido fango del mondo reale" di cui parlava Paul Klee. Che insegnava però come "lo scopo di un quadro è sempre quello di renderci felici". E anche noi del pubblico attivo che agisce su questo medium orizzontale fatto di noi stessi, siamo insieme disgustati dal fango e rafforzati dal desiderio e dalla visione della possibile felicità. La consapevolezza di cui abbiamo bisogno ci deve condurre a distinguere e tener presente contemporaneamente il fango reale e la felicità possibile. Per arrivare lucidamente - per quanto ne siamo capaci - a vedere le conseguenze di quello che facciamo.
Il post di Luca De Biase è da leggere per intero:
C'è un pubblico attivo che nell'ambito dell'informazione sta facendo quello che un'ampia società di eroi, che credono ancora nel valore di dare alla società una possibilità per la convivenza civile, che lavorano per portare nel fango di comunità in difficoltà un poco di luce e di speranza (ne esistono in ogni istituzione, in ogni regione, in ogni quartiere degradato), che fanno bene il proprio mestiere (nella pubblica amministrazione e nei giornali, nelle aziende e nelle istituzioni...) nonostante che nulla li incentivi a farlo se non il loro senso del servizio alla società... C'è una connessione tra quegli eroi e il pubblico attivo che va definita, scoperta, linkata. Questa gente attiva e socialmente consapevole deve maturare una consapevolezza comune, pur nelle differenze ideali che tra loro si danno e non si discutono.
Il rinnovamento che stiamo compiendo in questo periodo storico passa attraverso la consapevolezza di un ecosistema comune e di una coda lunga di interpretazioni diverse.
domenica, marzo 16, 2008
Gente de Roma / Fenomenologia in fieri
I romani che incontro in giro sono socievoli e questo a me fa piacere.
I romani vogliono spesso sapere i fatti tuoi, specie i tassisti.
Questa settimana mi è capitato di prendere il taxi più volte: una volta il tassista mi ha detto che ha paura se viene eletto Berlusconi, ha disquisito sullo scandalo del governatore Spitzer e del nostrano Mele e mi ha fatto ascoltare alcune imitazioni di Fiorello.
Un'altra volta, chissà come mai, un altro tassista ha voluto sapere i fatti miei, il mio lavoro, se avevo il fidanzato eccetera.
Ora, a me certe cose indispettiscono, specie a mezzanotte e mezza. Però era un signore un po' anziano e tanto educato e sono due condizioni che mi impediscono di tagliar corto e dare risposte indisponenti.
E così ho raccontato i fatti miei al signor tassista. Inventandomi tutto di sana pianta, e ricevendone consigli molto saggi.
Lo stato dell'arte. Contemporanea
This winter the government, chronically geriatric, fell for the umpteenth time. Decades of festering indecision caused rotting garbage to pile up in the streets of Naples.
But then there’s the contemporary art scene.A new museum is under construction in Rome, nicknamed Maxxi, designed by Zaha Hadid. A museum opened not long ago in Bologna called Mambo. (Italians love their acronyms.) The Prada Foundation has just bought an exhibition space in the south of Milan; Rem Koolhaas will be that architect. And in the north of Milan there’s Hangar Bicocca, a vast former Pirelli factory devoted to gigantic installations; Anselm Kiefer’s, an awesome series of towers built of tottering concrete blocks, has justly become a pilgrimage site.
10 domande/2. La blogosfera politica e la consapevolezza dei candidati: sfatiamo i miti, ma anche no
[Ri-disclaimer: lavoro al progetto 10domande, ho seguito 10questions che ne ha creato il format e ne ho anche scritto in passato. Per dire che sento anche un legame “affettivo” con questa iniziativa. Insomma, ci credo.]
Altre osservazioni sparse.Il post precedente finiva con questa frase "Sono convinta che la nostra massa critica si farà con processi non del tutto prevedibili, che avranno somiglianze, ma anche (soprattutto?) differenze e peculiarità rispetto ad altre nazioni. Insomma, non ha senso misurare aspettandosi le stesse tappe."
Parlando di 10domande la parola esperimento è d'obbligo. E non per una forma di giustificazione ma perchè è quello che è. Con tempi tanto ristretti prima delle elezioni abbiamo avuto poco tempo per ripensare il format di 10questions adattandolo alla realtà italiana.
Il progetto originario godeva dell'appoggio di attivisti e della cosiddetta blogosfera politica di cui sopra, un consenso bipartisan, lo ricordo.
Qui un altro appunto. Si parla spesso dell'assenza di blog politici di rilievo mentre negli Stati Uniti i giornalisti scrivono sui blog, i blogger diventano giornalisti e comunque, in generale, alcuni di loro sono diventati opinion leader seguiti dal pubblico e (forse per questo?) rispettati dai media tradizionali e dai candidati. Sto banalizzando, sia chiaro.
In realtà, va detto, anche negli Stati Uniti i blog politici sono ben lontani dall'essere pervasivi come mostra l'ultima di molte ricerche condotte sul tema. Però, come ben sintetizza Emiliano Germani su Spindoc:
“Anche se molti internauti americani non li leggono o non li reputano affidabili, i blog politci esercitano una forte influenza mediata sull’opinione pubblica attraverso due canali: condizionano le strategie delle campagne elettorali e incidono sulla copertura da parte della stampa dei candidati e dei temi in discussione”.
E i candidati?
Lo scorso maggio Andrew Rasiej e Micah Sifry hanno lanciato una sfida dal palco del Personal Democracy Forum chiedendo "Who will be America's First TechPresident?". Hanno poi fatto un'approfondita analisi con tanto di voti per tutti i candidati democratici e repubblicani relativamente alle loro proposte politiche sulla tecnologia, con voti da A- a F.
Insomma, i candidati negli USA stanno facendo grandi cose in Rete per la loro campagna elettorale ma con gradi diversi di consapevolezza. Parte della differenza sta nei candidati, ma anche nella cultura organizzativa della campagna elettorale, che si evolve, capisce, adatta e utilizza il valore di ogni nuovo strumento.
Tag:
10 domande/1. La massa critica che si farà
Di 10domande hanno parlato diverse persone ormai: complimenti, critiche, riferimenti in contesti più ampi (segnalo il recente articolo di Sergio, tra gli altri).
Del resto, Nicola sta aggiornando il suo blog con tutte le evoluzioni del progetto, incluse alcune le conversazioni che l'iniziativa ha generato.
Io faccio alcune osservazioni a margine, non necessariamente collegate tra loro.
1. Le domande “autoreferenziali”
Una cosa emersa spesso in post e commenti è che il fatto che il primo “bacino di utenza” di questa iniziativa fosse la Rete – segnatamente, la blogosfera – ha causato una prima concentrazione delle domande su temi che alla Rete sono legati.
Condivido la risposta che Nicola ha dato nel suo ultimo post: “Ci sono sicuramente temi più urgenti o di maggiore attualità, ma sono proprio quelli affrontati nelle innumerevoli tribune televisive. Il senso di un progetto come 10domande potrebbe essere anche quello di far emergere questioni su cui normalmente si sorvola”.
Senza contare che basta dare un'occhiata al sito per vedere che alcuni quesiti sono tutt'altro che scontati e “astratti”. Vedere per credere.
2. Metterci la faccia
Se ne parlava anche in ufficio: siamo rimasti sorpresi del fatto che nessuno abbia scelto modalità "alternative" alla domanda registrata davanti alla webcam. L'unica eccezione è quella di David Orban, che ha registrato due domande, una delle quali all'interno di Second Life.
Un mio collega suggeriva che chi non voleva "metterci la faccia" avrebbe potuto riprendere altro , magari qualcosa che esemplificasse il problema (la spazzatura, per fare un esempio banale) e registrare la domanda parlando in sottofondo.
3. Le (presunte?) barriere tecnologiche
Si è parlato anche del fatto che una videodomanda ponga una barriera “tecnologica” a chi vuole partecipare. Certo, è un problema, non lo metto in dubbio, e può “spaventare” alcuni.
Ma secondo me crea anche un gradino superiore di motivazione. Mi spiego: non vorrei che l'iniziativa prevedesse di scrivere una domanda nello spazio di un sms, come alcuni avrebbero preferito; penso che una modalità di quel genere avrebbe molto incrementato il numero di domande, a scapito della qualità (per esempio con un grosso rischio di duplicazione, tanto per dirne una).
È vero, è un discorso che ha un senso molto relativo se si considerano le percentuali ancora basse di utilizzo della Rete e sopratutto le modalità (e la mancanza di information literacy potrei aggiungere). Però quello che sempre più spesso ci raccontiamo è che le barriere tecnologiche di questo genere sono le meno difficili da superare, e io di questo sono sicura. La massa critica nasce anche per emulazione, perchè guardiamo gli altri fare cose nuove, sconosciute, e scopriamo che sono utili, ci semplificano la vita, ci fanno divertire, ci fanno conoscere cose nuove.
Il mese scorso a State of the Net ho avuto l'occasione di parlare a lungo con gli altri ospiti stranieri e di confrontarmi su vari temi. Josh Levy scrive (in questo bel post) molte considerazioni interessanti che meritano una lettura integrale, ma una cosa in particolare mi ha colpito nelle sue conclusioni:
“In Italy we seem stuck in the passive past. Indeed, Sifry says that on the web, Italy is in the place the U.S. was five years ago; the UK is two years behind. These words could have been perceived as offensive by the Italians here, but instead I noticed a sense of resignation.[...] we Americans are hopelessly optimistic, while the Italians constantly counter our hopeful outlook with cries of, "Yes, but..."
Siamo cinque anni indietro rispetto agli USA, come diverse persone hanno sostenuto? Non saprei quantificare, ma deve essere uno stimolo, non il contrario. E certi atteggiamenti sono dovuti anche all'atteggiamento "tipicamente italiano" osservato.
Sono convinta che la nostra massa critica si farà con processi non del tutto prevedibili, che avranno somiglianze, ma anche (soprattutto?) differenze e peculiarità rispetto ad altre nazioni. Insomma, non ha senso misurare aspettandosi le stesse tappe.
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sabato, marzo 15, 2008
Dio, Cesare e le elezioni spagnole (secondo Manuel Castells)
Leggendo Internazionale (della settimana scorsa, tanto per cambiare) ho trovato questo articolo di Manuel Castells scritto alla vigilia delle elezioni spagnole:
Gesù, oltre a essere Dio, era anche molto intelligente. E sapeva che il suo regno era nei cieli, cioè nella mente delle persone, dove ognuno fa vivere i suoi dèi. Per questo disse di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
E decise così di stabilire, senza ambiguità, la separazione tra la chiesa e lo stato. Ma proprio come è accaduto ad altri rivoluzionari, i suoi insegnamenti, ancora vivi per chi legge i Vangeli nel loro contesto e senza atteggiamenti settari, sono stati traditi nel corso della storia da chi si è eretto a rappresentante del potere divino sui corpi attraverso l'imposizione di un monopolio sulle anime.
Perché la chiesa, secondo il cristianesimo doc, non sono loro (i vescovi), ma siamo noi (i credenti, ognuno a modo suo). Così è stato alle origini e così è ancora oggi. Ecco perché ci sono miliardi di cattolici e altre centinaia di milioni di cristiani nel mondo per cui la spiritualità e la ricerca del senso della vita non dipendono dai proclami della gerarchia ecclesiastica, ma dal dialogo intimo che la loro mente intesse con il dolore dell'esistenza e il mistero della speranza.
È per questo che il cristianesimo è sopravvissuto duemila anni, superando anche la più grave minaccia dei suoi peggiori nemici. Cioè di quelli che hanno ucciso, torturato, censurato e commesso abusi in suo nome, attraverso il Sant'Uffizio.
Sono sempre stupita quando leggo i miei pensieri trasposti (meglio) in un linguaggio diverso dal mio. L'articolo è da leggere. Tutto.
Twitter (e gli zombie) in parole povere...
Sarebbe interessante capire se il metodo funzioni effettivamente con persone che non hanno dimestichezza con certi concetti.
Personalmente ho fatto un test guardando un video, il mio preferito, su un argomento di cui non sapevo molto:
Sempre a proposito del blog di Twitter (stranamente relativamente poche persone sanno della sua esistenza), devo dire che lo trovo piuttosto carino e ben fatto, giustamente molto informale, incluse le reciproche prese in giro...speriamo solo che in Elastic non venga in mente a nessuno di replicare l'idea!
domenica, marzo 09, 2008
Un invito al Personal Democracy Forum
Questa settimana ho finalmente comprato i biglietti aerei per New York, il prossimo giugno: anche quest'anno andrò al Personal Democracy Forum.
La conferenza esplora il rapporto tra tecnologia e politica, è organizzata dal gruppo di TechPresident (il contrario, in realtà: gli organizzatori della conferenza hanno creato TechPresident) e ha un elenco di speaker di altissimo livello.
E questo è quello che potrebbe dire chiunque guardi il sito con un po' di cognizione di causa.
Quello che posso dire io, essendoci stata, è che non mi era davvero mai capitato di passare due giorni così pieni e stimolanti, così carichi di idee e in un ambiente così completamente rilassato. E mi riferisco agli speaker, ma anche alla tantissima gente che vi ha preso parte.
Si dice e si sente dire spesso che siamo in ritardo su molte nazioni, USA in primis. Certo, questo è vero per molti aspetti e per molti motivi. E non è nemmeno detto che qui si debba fare lo stesso percorso, ma non credo ci sia niente di meglio del guardare cosa ne pensa - e quali soluzioni trova - chi ha un po' più di esperienza e un contesto diverso alle spalle. Voglio dire, le buone idee non si sa quasi mai da dove vengano o dove possano arrivare...
Lo scorso anno, quando ho letto della conferenza, ho pensato che mai avrei avuto occasione di essere a New York e di prendervi parte - ed è andata diversamente. Anche quello è stato l'inizio di un po' di cose ed è anche per questo che ho deciso di organizzarmi per tornare. A fine conferenza ho pensato che era stata un'occasione unica, e mi sbagliavo anche allora.
(Certo, un volo intercontinentale e una manciata di giorni a New York non sono una cosa semplice, ma in qualche modo...)
Ci sarebbero ancora molte altre cose da dire, e non escludo di parlarne ancora, ma, insomma, questo era per dire...vieni anche tu?
N.B. Poi, dopo questa tirata seria e sentita, mi toccherà sentirmi le persone che mi diranno "Eh, sì, la conferenza...tu ci vai per New York!!". E l'amore non si può negare, certo, però non è proprio solo così.
C'è anche da dire che, da quando ho acquistato i biglietti, sono più o meno di questo umore:
Davey Dance Blog -26- BROOKLYN BRIDGE - Ace Frehley - "NY Groove" from Pheasant Plucker on Vimeo.
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domenica, marzo 02, 2008
La mia Persepolis
(stasera, tornata dalla visione di Persepolis, ho ripensato a una cosa che avevo scritto un paio di mesi fa e l'ho recuperata)
La piccola N. è minuta e persino più bassa di me e ha 18 anni, il che mi fa sentire una vegliarda ogni volta che ci penso. Mi racconta della facoltà di medicina, del ragazzo tatuato che ogni tanto viene a trovarla (con cui esce, ma poi lui non chiama mai), dei vestiti che ha comprato in un negozio. Sono cose normali, ma io un po' – e a torto – me ne stupisco.
N. viene da una famiglia molto benestante e aperta che ha deciso di far studiare lei e sua sorella tanto lontano da casa. Quando parla al telefono con i genitori lontani io cerco di andare in un'altra stanza. È una forma di rispetto che in realtà è totalmente inutile, dato che comunque non capirei una parola. Perché no, la piccola N. non è italiana.
Quando l'ho vista prepararsi per tornare a casa, prima delle feste di Natale, sbuffava sistemandosi in testa una specie di scialle. “Nel mio paese dobbiamo mettere questo” ha detto. Non so perchè ci ho messo un attimo più del dovuto a riconoscere il velo con cui le ragazze iraniane devono coprirsi la testa.
Al ritorno dalle vacanze le ho chiesto come si fosse procurata il livido sul braccio, sapendo la risposta. La piccola N. viene da un paese dove è normale che la polizia ti arresti e ti picchi per i motivi più assurdi, incluso un vestito ritenuto troppo corto.
Un paio di sere fa ho assistito a una violento rant (o anche: monologo incazzato) da parte di uno che ha cominciato auspicando il peggio possibile al Vaticano e a tutte le religioni, poi ha continuato mischiando tali e tante cose che alla fine, oltre ad aver perso il filo, ho temuto che sarebbe arrivato a prendersela con qualunque cosa, dal vino bianco ai blocchi di ghisa. Credo si aspettasse una risposta o una reazione da parte di qualcuno, ma per educazione mia ed evidente confusione sua, ho ritenuto che non fosse il caso di cimentarmi.
La cosa che mi ha colpito è che nel soliloquio in questione abbondava la parola libertà (mancanza di). Era tutto un: non siamo liberi per via della Chiesa, per via della mafia, per via del sistema (!), non decidiamo niente, non possiamo ecc.
Lo ammetto, tendo a essere un po' esigente e rognosetta quando si tratta di “presunto controllo altrui”. Non perché io pensi che tutto vada bene, non perchè io ritenga che la gerarchia ecclesiastica (e non solo quella) non abbia eccessiva influenza sulla società italiana, tanto per dirne una.
E però.
E però da quando conosco la piccola N. penso spesso a lei quando sento la parola libertà, perché mi pare abbia un significato talmente diverso da sembrarmi un'altra parola.
(inserire qui una frase di chiusura un po' leggera e fintosimpatica a piacere chè questa pare troppo seria. In fin dei conti è solo un'accozzaglia di pensieri e la lascio così)
