domenica, gennaio 21, 2007

Twitter: per un approccio laico al momento ludico (aka "ognuno cazzeggia come gli pare")

(traccheggio un po' ma alla fine del post ci sarà qualcosa che somiglia a una presentazione su Twitter. Credo. Abbiate pazienza. O saltate qualche capoverso.)


Intro: procrastination is my keyword

Ok, devo farlo, devo farlo. Ora, il punto è che non c'è niente che possa farmi procrastinare una cosa (meno che fondamentale) più del sapere che la gente si aspetta che io lo faccia.
Quindi potrei risolvere con modalità tipo: perchè non andate a leggere il wiki? Perchè non vi guardate i 45 (quarantacinque!) minuti della presentazione svolta al BarCampRome con domande, battute e la sottoscritta che gesticola in modo che definirei parossistico, se non fosse che parossistico vuol dire un'altra cosa?

Cristian (grazie!!) è stato decisamente più diligente di me col suo post in cui ha parlato del RomeCamp e della nostra presentazione, da lui già realisticamente definita "una delle presentazioni più inutili della storia della blogosfera italiana" (sissignore, si fa dell'understatement).
Perchè uno dei punti forti è che ognuno vede utilità e divertimento dove vuole.
E quello che una persona non vede - e non vuole - magari lo trova così, senza cercarlo. Ebbene sì, proprio lei, la serendipity coniata da Horace Walpole (o anche: "cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino" - poi una non deve dire che è un mondo di uomini... :-P) e parola simbolo delle nostre passeggiate per la Rete, alla scoperta di quel che non sapevamo di cercare.


A. Cosa stai facendo?
(Echissene...)

Dunque, domanda: cosa è Twitter? Una comunità globale di amici e sconosciuti che risponde alla domanda: "Cosa stai facendo?"(cfr. sito).
Detta così, uno dice...vabbè, grazie.
Però, poichè, dice qualcuno, dal momento ludico nascono un sacco di cose interessanti, allora uno si mette a giocare, poi si ferma (e osserva, e ci pensa due minuti) e scopre un paio di cose.
Tipo che nessuno ha stabilito altri modi di utilizzarlo 'sto social network un po' impiccione (oh-la-pa-ven-ta-ta-pa-u-ra-di-per-de-re-la-pri-va-cy!), ma altri modi ci sono e sono emersi mentre la gente "giocava" con Twitter.
Io e Cristian abbiamo provato a mettere insieme una lista. L'ho aggiustata e la riporto:

1. cosa faccio/dove sono "tout court"
2. pensiero peregrino che mi passa per la mente, modalità "post-it"
3. contenuto da condividere: frase, canzone, video, link
4. self-promotion o segnalazione con allegria: tipo "io ho scritto/X ha scritto post su questo o quello"
5. entertainment e informazione: Darthvader, God, Satan, ma anche brevi notizie della BBC
6. meme istantaneo che emerge in un giro di contatti (parlando di un evento all'ordine del giorno ma anche di un argomento di comune interesse)
7. seguire un evento live (macworld): direttamente o indirettamente attraverso i commenti di chi fa parte della propria rete di contatti
8. creazione di un blog minimale: è dotato di tutta la struttura sottostante necessaria: è aggiornabile da web, IM, sms, ha un feed, ogni elemento inserito ha una propria URL, riconosce automaticamente i link http.


B. Vuoi star zitta, per favore?
(essì, facciamo dei riferimenti colti...)

Il grande pericolo, spesso espresso con frasi apocalittiche, quasi sempre da chi non lo usa, è la perdita della privacy. Mh, cioè?
Twitter si può (è una scelta!) aggiornare via web, via IM e via sms.
Gli aggiornamenti su quello che fanno i propri contatti si possono (scelta!) ricevere con le stesse modalità.
Si può spegnere del tutto (scelta!) o si può decidere (scel..vabbè, basta!) che i propri aggiornamenti siano visibili solo ai propri contatti. Ah, sì, perchè Twitter permette di vedere chi c'è nel proprio network e chi legge i propri aggiornamenti - le due cose non coincidono necessariamente.

Poi: ognuno usa il suo tempo come crede.
Poi: ci sono cose peggiori da cui essere dipendenti.
(posto che molte critiche sono state fatte per ridere e ho trovato divertentissime le argomentazioni) Insomma, dov'è il pericolo?
A me fa più pensare questa tendenza a gridare alla circonvenzione di incapace, se devo essere sincera.

Insomma (ricito Cristian nel wiki), "possiamo cogliere, nelle dichiarazioni degli altri, piccoli spunti non cercati, istanti, idee che non ci appartengono ma che possono cambiare la nostra visione". Perchè no?



Note finali: La presentazione ha fatto emergere dei discorsi interessanti, non male per una cosa "inutile". In ogni caso non voleva essere seria o seriosa (ultimamente noto una tale mancanza di senso dell'umorismo...) e non lo è stata.
Sì, Steve Jobs ci fa un baffo. BOOOM, anche!!

Note alle note: se scrivete qualcosa su twitter segnalatelo sul wiki, grazie. Servizio socialmente utile, eh...




Tag: , , , ,

Global warNing

Venerdi pomeriggio, partendo da Bologna, ho pensato che faceva piuttosto caldo per essere marzo.
Venerdi sera e per tutta la giornata di oggi ho pensato che Roma ad aprile è davvero bella.
Tornare a Bologna di sabato sera e trovarsi immersi nel nebbione padano mi ha quasi rassicurato.

Clima a parte, il BarCamp è stata un'esperienza magmatica...persone, conversazioni...e serendipity, certo!!
E anche un'esilarante (per me che l'ho fatto) intervento su Twitter. Voglio dire, prima volta che parlavo in pubblico e mi sono divertita un sacco! Ulteriori impressioni a breve.



Tag: , , , ,

lunedì, gennaio 15, 2007

Serendipity di un social network da cazzeggio

Essendo io del tutto incapace di trovare titoli intelligenti e portatissima per quelli stupidi, sono un poco stupita di aver coniato, di getto e quasi distrattamente, una definizione che si addica a un qualsivoglia argomento di conversazione.
L'argomento - nemmeno a dirlo è Twitter.

Indecisissima sull'argomento di cui parlare al BarCampRoma, sono stata colpita da due circostanze quasi contemporanee: il consiglio di un amico con cui era nato lo scherzoso soprannome di Twitter queen (per l'aiuto dato a familiarizzare con alcune caratteristiche del SN) e il fatto che uno dei miei twitter friend - si può dire? - abbia deciso di proporre un intervento proprio su questo argomento.
Poichè, si sa, le vie dei social network sono infinite ci siamo messi in contatto. Cristian ha pensato che non c'era niente di meglio di un wiki per parlarne, mettere insieme idee e sintetizzare alcuni punti per poi poterli discutere.

Ovviamente la conversazione è aperta a tutti, se ci sono altre persone che hanno voglia di cimentarsi si potrebbe pensare a qualche modalità alternativa di esposizione (tavola rotonda? talk-show? posso fare l'host, posso fare l'host? - ok, la smetto).

Insomma, carissimi cari,
il wiki su twitter è qui. Dite la vostra!



Tag: , , , ,

Food debauchery never ends

L'incoerenza (un classico) - del perchè casa nostra sia stata ribattezzata "casa della leggerezza" dagli amici

Prologo
"Guarda, non hai idea di quanto io abbia mangiato durante queste feste..."
"Che dici? Può essere una buona occasione per metterci a dieta, eh?"
"Uhm, eh, sì..."
"Ok, da lunedi ci organizziamo. Intanto aiutami a finire il pandoro"

Scena 1 - ieri
"Beh, quando ero piccola mi piaceva pensare che il periodo delle feste si concludesse il giorno del mio compleanno"
"Il tuo compleanno era il 9 gennaio, oggi è il 13"
"Beh, sì, ho detto che lo pensavo quando ero piccola. Adesso lavoro e per fare una festa devo aspettare il sabato"

Scena 2 - oggi
"Ehi, ciao! State mangiando?"
"Sì, finiamo quello che è avanzato dalla festa di ieri"
"Oh, una specie di aperitivo...
"Sì, a parte che abbiamo cominciato da ora di pranzo. Cioè, dalle tre del pomeriggio"
"Un bel po' di schifezze da mangiare, wow!"
"E le carote. Ehi, vedi, ci sono le carote! Mangiamo anche cibo sano, noi!!"


Hanno contribuito al cazzeggio della giornata: le sigle dei cartoni animati di un tempo, Estragon che mi ha fornito l'imperdibile link ai video dei programmi di Toti e Tata, duo comico barese ora sulle reti nazionali (separatamente e in modalità differenti), le sinapsi incontrollate, le invenzioni linguistiche di Valentina.

E non credo ci sarà un epilogo... :-P

All'improvviso l'incoscienza

Diciamo che si è rotta una tapparella.
E dopo un bel po' di tempo l'avete fatta riparare.
E quattro giorni dopo la finestra, al primo colpo di vento, ha sbattuto.
E il vetro ha pensato bene di fracassarsi.

Date le informazioni di cui sopra, voi valutereste davvero valutare l'opzione di toccarla ancora?
Da queste parti ce lo stiamo chiedendo. Al momento non abbiamo ancora trovato motivazioni valide/coraggio per farlo.

sabato, gennaio 13, 2007

I want to ride my bicycle*...(so, what's new?)

Facendo zapping sono incappata in un servizio del tg5 sul mercato delle biciclette rubate a Milano, credo.
Riprese "nascoste" (tipo), facce oscurate, considerazioni sparse.
Ora, chiunque viva a Bologna sa bene che il mercato delle biciclette rubate non solo è un dato di fatto che appartiene un po' al "colore" della vita universitaria, ma si svolge in strade centralissime della città, prima fra tutte via Zamboni, la via dell'università per antonomasia.
Le bici rubate vengono offerte a chiunque passi, in alternativa a vari tipi di droghe leggere.

La prima volta si resta straniti e ci si chiede se le bici non siano per caso un'alternativa all'hashish (quanto è strana questa città?!). Dopo un paio di settimane ci si fa l'abitudine e si risponde secondo preferenza. Nessuno si offende se dici "no, grazie". Magari facessero così pure quelli che cercano di venderti "Lotta comunista" (più o meno negli stessi luoghi), e sembrano avere l'abilità di farlo solo quando stai andando a fare un esame e sei di fretta.



* è una canzone dei Queen. Sì, lo so, dovrei smetterla con questi bizzarri criteri di titolazione dei post.

venerdì, gennaio 12, 2007

De-lurking...?!

C'è qualcosa di arcano nel fatto che io avessi scritto un post sulla rumorosa sveglia del mio vicino e cogliessi l'occasione per fare una (simpatica?) analogia, invitando chi legge questo blog a seguire l'esempio altrui e palesarsi per un saluto.
C'è qualcosa di arcano perchè è misteriosamente sparito, in effetti.
Quindi rimedio e mi avvalgo del diritto al fuso orario per dirvi che potete cominciare da adesso, se vi va! :-)

mercoledì, gennaio 10, 2007

Apple's Grinch is coming for you, iPhone!

Dopo l'immane attesa subìta in questi giorni da parte degli amici utentiApple (qualcuno è stato ampiamente preso in giro per aver usato l'espressione "nume in dolcevita nero"), il giorno è arrivato. Ieri dirette in Rete, via Twitter* e post in tutte le salse.
Avevo impegni per la serata quindi dalle otto di ieri sera in poi ho lasciato gli utentiApple al loro destino.

Ora, a me gli utentiApple fanno tenerezza, talvolta, perchè sono spesso persone intelligentissime (parlo di quelli che conosco, immagino ci siano utentiApple idioti come in tutti i gruppi umani) che a volte vanno in visibilio per delle cose di dubbia utilità. C'è un'amica che cerca di catechizzarmi ogni volta che nelle conversazioni capita di parlare incidentalmente di computer
A priori. Fede, ecco.
Ma ogni bella favola ha il suo Grinch e il Grinch di turno dettaglia (!) sempre le sue opinioni.
Il titolo promette bene e, al momento (ma non ho ancora finito di leggere i feed), è l'unico che provi a fare delle considerazioni di merito.
Leggeremo (anche nei commenti - ci sarà battaglia?).


N.B. Intanto io preannuncio che il primo che usa ancora a sproposito la parola "melomane" vince un pomeriggio con mia madre, professoressa, un po' avversa alle nuove tecnologie e melomane, davvero, lei. E, per una volta, io sarò dalla parte di mia madre! ;-)

domenica, gennaio 07, 2007

Gore Vidal

A "Che tempo che fa" Gore Vidal ne sta dicendo quattro al presidente della sua nazione - e ai suoi connazionali.
Niente di nuovo sul fronte occidentale, eh. Just for the record.

Extreme Resolution

xRez: esplorazione di paesaggi ad alta, altissima risoluzione.
Per ora i paesaggi sono quasi solo naturali.
Personalmente mi sto divertendo a rivedere Boston (unica città oltre a Ohau, Hawaii)...guardare da vicino la tartaruga fa un certo effetto (vero, Giorgia?)!!
Rivedere un posto tanto lontano e pensare a un periodo vicino e lontano allo stesso tempo e a quello che ha significato per me...grazie all'alta risoluzione, guarda un po'...

giovedì, gennaio 04, 2007

Talking flow

(non sapevo che titolo mettere, ovviamente!!)

Le tragedie sono sempre in agguato nelle sale di attesa dei medici.
Tipo quando devi dare i tuoi dati e la segretaria ti chiede dati anagrafici e professione.
Il.Buio.Nella.Mente.
Mi è venuta in mente una mezza dozzina di risposte, la metà delle quali inesatte e imprecise, l'altra metà delle quali avrebbe richiesto spiegazioni che non ero sicura di saper dare in tempi brevi. Così è andata a finire che ho risposto "studentessa" anche se mi sono laureata dieci mesi fa.

Il "riscatto" è avvenuto durante la visita. Il medico mi ha chiesto di cosa mi occupavo e ha incautamente nominato YouTube, facendomi un paio di domande. E così sono partita a snocciolare parole su blog, video, campagne elettorali, digital divide. Persino della "coda lunga", ho parlato.
Mia madre era stupita dalla mia performance: "Come fai? Ma non respiri mai quando parli?".
La velocità di esposizione deve essere stata supersonica.
Il dottore è stato ammirevole: ha continuato a sorridere e annuire con occasionali, appropriate osservazioni.
Poi dopo avrà chiamato un otorino, suppongo. O un neurologo. Son danni, talvolta.

Nemesis ;-)

C'è una cosa che si chiama ironia della sorte.
Io che analizzo e correggo i periodi involuti di frasi scritte da altri (dietro esplicita richiesta, si capisce), questo è un brillante esempio che voglio fissare per qualche istante nella mia mente

mercoledì, gennaio 03, 2007

Best of - per quel che mi ricordo (mica tantissimo)

Axell mi passa il classico Best of e io provo a fare del mio meglio (con la mia "memoria analitica" figuriamoci il peggio...)


Miglior momento: La laurea!!

Il momento più brutto: no, niente di particolarmente brutto - certo, qualche momento piuttosto problematico c'è stato, ma nulla di davvero grave

La più grande soddisfazione sul lavoro: la giornata finale di "Ad alta voce" - a conclusione di mesi di organizzazione

Miglior momento per la mia città: Andria o Bologna? Mah, ormai mi sento un'apolide...

Luogo del cuore: sono stata in alcune delle città più belle d'Italia, ma non può che essere Torino! (per quanto, tornare a Parigi...)

Miglior momento sportivo: miseria, io non ho visto nemmeno una partita dei mondiali di calcio (uhm, in realtà ne ho vista mezza, ma solo perchè non riuscivo ad alzarmi dal divano per la stanchezza)

Canzone dell'anno (e quella più emblematica per ricordi associati): I don't feel like dancing - Scissor Sisters

Momento musicale dell'anno: il concerto dei Muse a Bologna

Trasmissione televisiva dell’anno: non ne guardo quasi più, ma i dieci minuti della Littizzetto a "Che tempo che fa" non li perdo mai.

Film dell’anno: non è che sia andata molto a cinema quest'anno, niente che mi abbia "illuminato"

Serie TV (aka il contraltare): Studio 60 on the Sunset Strip - Dr. House (e The West Wing, che ho cominciato a guardare poco dopo la fine della serie - uhm, perchè devo scegliere?)

Libro dell’anno (letto nel 2006): Bestiario di Julio Cortàzar (l'accento è sbagliato ma non ho voglia di andare a cercare la lettera giusta - sì, sono pignola)

Applicazione Web 2.0 dell’anno: YouTube per il mondo. Personalmente ringrazio Mark Zuckerberg per aver creato Facebook

Blog rivelazione: quello di Federico, prima e dopo il "trasloco"

Miglior cibo etnico: thailandese mangiato a Parigi - non c'è un ristorante thai a Bologna? uffa!

Novità nella blogosfera italiana: BarCamp

Il mio gadget dell’anno: Gadget...gadget?! Vabbè che sono probabilmente più geek di un anno fa ma non (ancora?) così tanto...io possiedo e uso un computer e un iPod shuffle (vecchio modello) ed è il mio concetto di tecnologia.


Mah, direi che la catena la prende chi vuole. Così nessuno si sente in dovere e io non mi sento in colpa se per caso non ne prendo più nessuna in consegna... ;-)


A rileggere il tutto pare proprio che quest'anno sia stata molto assorbita da alcune questioni. Credo siano la laurea e la ricerca di un lavoro o qualcosa che ci assomigli. O altre che non mi vengono in mente, neanche a dirlo!

Oltre al fatto che non sono brava con le scansioni temporali e anche a ricordare quando ho fatto certe cose.

Vabbè, insomma, ecco.

Le cose migliori, va detto, non si possono racchiudere in un momento...

Tema: About life, experiences, blogging

Oggi guest blogging chez Andrea.

lunedì, gennaio 01, 2007

La mappa della blogosfera/2 - "Dipende un po' da che parte la guardi"

Le conversazioni degli ultimi giorni sulla mappa della blogosfera mi hanno fatto riflettere e ho trovato conferma, nell'ultimo post di Federico (con cui sto mi sto spesso confrontando sull'argomento) che integra alcune osservazioni ed esplicita alcuni punti a cui altri avevano accennato, parlando anche di scienza delle reti.

Io credo che, essendo questo un campo nuovo, bisogna ancora trovare tutte le definizioni e un metodo (o metodi?), ma è importante che vari approcci possano integrarsi perchè la specificità dell'oggetto di analisi non è un fattore secondario.
Quindi forse una disciplina va trovata. E non nel senso di sceglierla, ma di formarla (al momento non mi sento di avere niente più di questo "approccio laico").

Qui gli "addetti ai lavori" hanno un certa responsabilità nel mantenere saldo il loro approccio senza chiudersi agli altri, che siano o meno addetti ai lavori. Perchè, per come ha funzionato la Rete fino a questo momento, non mi meraviglierei affatto se nuovi approcci, intuizioni o suggerimenti arrivassero da persone "non istituzionalmente" deputate a farlo.
Proprio per questo, ma non solo per questo, spero che ci sia chiarezza nelle future spiegazioni (su carta o su blog che sia). Che siano, appunto, spiegazioni.


Tag: , , , ,

sabato, dicembre 30, 2006

La mappa della blogosfera - scienza a coscienza

"Quando si cerca di descrivere cosa sia esattamente un blog, si perde di vista quello che davvero ci interessa. Il blog non è altro che un insieme di forze che aggregano informazioni e gettano ponti."


La mappa della blogosfera non è la mappa della blogosfera.
Cioè può esserlo.
Cioè può averne la forma.

...ma allora?!


1. Approcci vagamente scientifici: la metodologia della ricerca sociale...
Ci sono due aspetti "scientifico-metodologici" della questione.
Intanto, intuitivamente, la mappa non corrisponde a tutta la blogosfera, così come indica Tony: i blog esaminati sono 2326 e basta pensare ai blog di Splinder per sapere che sono di più (poi ci sono gli altri, figuriamoci).

L'articolo pubblicato su Nova* ci dice quanti sono i blog, i link presi in esame, che si parte da un nucleo di un certo numero di blog (una cinquantina). Poi, se non ricordo male, c'è un passaggio dell'articolo in cui si dice che è "un campione rappresentativo della blogosfera italiana". Ora, stando ai miei ricordi dell'esame di Metodologia della ricerca sociale (che mi ha tolto la gioia di vivere per qualche mese, ma è indubbiamente utile in certi contesti - l'esame, non la perdita della gioia di vivere), questo non si può effettivamente definire "campione rappresentativo".

Quando si fa un campionamento ci sono un paio di incognite da considerare: il parametro oggetto di stima e la rappresentatività del campione. Il campione rappresentativo è quello in cui il parametro stimato coincide con quello vero della popolazione (per amore di precisione - e di noia - rimando alle pagine dove si parla di campionamento probabilistico e di campionamento non probabilistico).



2....ma anche no (e cioè, magari, la scienza delle reti)
Il presupposto di origine dell'analisi è importante: posto che, per il discorso di cui sopra, non si sta parlando di un campione rappresentativo, bisogna vedere se "prima rappresentazione" indica, ad esempio, "prima rappresentazione della forma e dei legami". Cioè, per dirla con Stefano Vitta, se le protagoniste sono le linee e non i punti.
La popolazione presa in esame è quella degli utenti (diciamo così) "consapevoli", vale a dire dotati di sufficiente dimestichezza e interesse da registrarsi a BlogBabel.
Alla base possono esserci varie motivazioni*: può esserci stata la convinzione che solo gli "utenti in qualche modo consapevoli", e dunque in grado di usare certi strumenti, siano influenti. Oppure che, non potendo avere a disposizione l'intera popolazione, studiare questo campione "casuale" potesse essere soddisfacente secondo parametri definiti.

Per dire, uno potrebbe dire che io sono "rappresentativa della gente che vive a Bologna" non su base demografica ma, magari, basandosi sul fatto che soddisfo dei parametri di rappresentatività variamente stabiliti e che sono specifici di quello che si vuole dimostrare e, magari, usando una disciplina specifica del settore su cui sto facendo ricerca? Questa sarebbe un'ipotesi di lavoro, ipotesi che, in questo caso, mi pare plausibile se, come credo (e come dice Luca De Biase), lo studio si basa sulla scienza delle reti - di cui so davvero poco, non abbastanza da dire quanto la rappresentatività di un campione abbia peso (però, a naso, almeno un po', no?).


3. A chi serve questa mappa
In ogni caso ritengo che forse andassero spiegati meglio alcuni aspetti del metodo che è alla base di questo studio.
Non perchè io mi aspetti titoli precisi al limite del puntiglioso (come suonerebbe un titolo tipo "questa-è-diciamo-la-mappa-della-blogosfera" oppure "abbiamo-usato-diciamo-criteri-scientifici-non-esattamente-metodologici-ecc"?) o articoli con linguaggio da addetti ai lavori. Più che altro perchè, se ci penso e mi chiedo chi legge Nova e a chi può interessare la mappa della blogosfera, mi vengono in mente due categorie di persone: chi è interessato per i motivi (non economici) più vari e chi è interessato per lavoro, ergo per i motivi economici che ho escluso nella prima categoria. Ora, della seconda categoria mi preoccupo ben poco: se hai soldi e fai investimenti senza avere conoscenze statistiche e metodologiche di questo genere, un po' te lo meriti, di fare investimenti sbagliati**.
Però, magari, la prima categoria è interessata e vorrebbe capire, ma non ha conoscenze nel campo, o ne ha di parziali. E sarebbe carino, per una volta, a maggior ragione in questa occasione, che le persone avessero gli strumenti per capire precisamente come è stato condotto questo studio.


4. "Il blogger non esiste, ma non è una leggenda metropolitana"
Non mi piace l'idea che vengano definiti blogger solo coloro che usano la Rete in un certo modo (diciamo "consapevole" perchè per ora non mi viene una parola più adatta) , nè d'altronde penso che i veri blogger siano gli adolescenti che scrivono su MySpace e hanno un approccio differente.
Insomma, io, 'ste classificazioni le rifuggo e trovo che spesso siano strumentalizzate per sostenere una tesi piuttosto che un'altra.
I blogger sono persone che hanno un blog. Certo, alcuni condividono degli approcci, delle idee, dei modi di scrivere, ma non molto diversamente da altri gruppi umani. Certo, fatta salva la specificità del mezzo - e senza nessuna pretesa di scientificità.
Io non mi sento rappresentata dalla parola "blogger", così come non mi sento rappresentata dall'espressione "laureata in Scienze della Comunicazione" (e lo sono, certo). Ecco, se si potesse smettere di scrivere cose del tipo "cose che un blogger non farebbe mai" o "tipico atteggiamento da blogger", io sarei contenta.
Facciamo che è un buon proposito collettivo del 2007?




5. Last, but not least: il dito, la luna e tutto quello che c'è in mezzo
"Il blog non è altro che un insieme di forze che aggregano informazioni e gettano ponti. Ma il cuore del medium è la conversazione, la discussione continua, il bisogno di comunicare. Non importa di che cosa sia fatto un blog, non importa se tizio è considerabile un blogger e caio no, e perché. Io credo che dovremmo concentrarci invece su ciò che queste tecnologie abilitanti™ ci permettono di migliorare".




*First (not exactly) disclosure: Tony ha fatto partire questo discorso e mi ha stressato affinchè scrivessi questo noioso post metodologico - fa anche bene, altrimenti poi mi scordo e mi metto a fare altro. Per una serie di motivi eminentemente pratici l'ho scritto senza avere sottomano l'articolo di Nova (che ho letto) citato, il che mi secca. Più avanti dovrei averlo a disposizione. Chiedo scusa per eventuali imprecisioni.

**Second (not exactly) disclosure: no, non sono la paladina dei manager aziendali, nè di altri e no, non ho alcun interesse economico o lavorativo nel settore. E quella di sopra è una battuta - abbastanza.


Tag:


How cyber can you get (if you're running for the White House)?

"How cyber can you get?"
Questa è la domanda che si pone Jeff Jarvis commentando l'annuncio della candidatura di John Edwards per le elezioni presidenziali 2008. Il giornalista si chiede se questo sia un punto di svolta nelle campagne elettorali o solo un tentativo di restare al passo coi tempi.

Ma non solo. Sally Greene (Chapel Hill Town Council) sostiene - traduco - che "un flusso continuo di email e video su YouTube non riuscirà a farcela da solo. C'è il problema di quale sia il suo messaggio, quello che sostiene, se gli crediamo (e anche il problema di raggiungere i milioni di persone che non sono su Internet)".
Sally spiega anche che c'è stata una conference call per blogger durante la quale Edwards ha detto questo (il grassetto è mio, si capisce):

"This will be a campaign built from the ground up, which means all of you are critical getting this message out. . . . We don’t want this to be a situation where everybody is listening to candidates make promises for two years, [with the hope] that someone will be elected who will bring change. . . . There's everything wrong with that. We shouldn’t wait. That’s what we’ve done in the past and change has not occurred. I want to help lead this grassroots movement to accomplish things starting right now. The idea that some politician is going to come along and save all of us is nonsense to begin with. We have to take charge."


Per ora sembra che Edwards tenga parecchio ai blogger e che i blogger lo ascoltino attentamente: pare infatti che, parlando di guerra in Iraq, il neocandidato abbia usato la parola "escalate" ("It is a mistake for America to escalate the war in Iraq."), il termine usato dai blogger, come fanno notare Kos* ed Ezra Klein, tra gli altri - ora io non so quanto questa cosa sia sintomatica, ma, ad ogni modo, molti blogger lo fanno notare.
Sempre Klein (che scrive per The American prospect), inoltre, sottolinea come l'enfasi dell'annuncio fosse sull'impegno del singolo piuttosto che su questioni eminentemente politiche, insomma "Edwards ha spiegato meglio perchè impegnarsi come volontari con lui [per le cause e i temi che sostiene,ndS] che non perchè si dovrebbe votare per lui".

Ecco, per la mia vita specifica, al momento io non ho bisogno di decidere se credergli o no. Però penso che seguirò questa campagna elettorale, specie perchè mi interessa vedere come si svilupperà, se manterrà le premesse (e le promesse) e soprattutto come verrà integrata con fattori più tradizionali delle elezioni politiche degli USA: i media e soprattutto le lobby.

Se intanto volete qualcosa più mainstream (la diatriba sull'autoreferenzialità è viva e lotta insieme a noi?!) qui c'è l'articolo di Jackie Calmes pubblicato dal Wall Street Journal in cui si parla del principale tema affrontato da Edwards nel suo messaggio: la povertà.
E, in ogni caso, ecco (via Bora Zivkovic) un elenco di blog che hanno parlato di questa prima campagna elettorale "ai tempi del web 2.0".



* Daily Kos, il più celebre blogger liberal degli USA, ospita anche sia il "diario" (riuscirà a essere davvero tale?) di Edwards che post critici sul candidato



Tag: , , , , , ,


venerdì, dicembre 29, 2006

John Edwards+ YouTube

La cosa incredibile dell'inizio di questa campagna elettorale (e di come viene utilizzato Youtube, certo) non è tanto che al candidato sia venuto in mente di mettere il proprio comizio in Iowa su YouTube e linkarlo nel suo sito, quanto che a qualcuno sia venuto in mente di realizzare un messaggio di "risposta" al suo annuncio di inizio campagna.
Questo, nella fattispecie, è quello di Brian Russell e Ruby Sinreich, attivisti del North Carolina (Edwards è stato, tra l'altro, senatore del NC) che ho conosciuto a Converge South 2005.

Tag: , , , , , ,

My own zeitgeist - un post da fine anno

Qui mi dicono che sia la fine dell'anno e dunque tempo di bilanci.
Stranamente quest'anno non mi viene proprio spontaneo (non è da me che solitamente sono la regina del regno dei bilanci), quindi, dopo aver abbondantemente ignorato lo zeitgeist 2006 di Google e i relativi commenti, ho pensato che poteva essere un'idea da post di fine anno.
Quindi io gioco d'anticipo e schiaffo qui le mie "dieci parole" del 2006, senza ordine particolare.

  • laurea
  • Torino
  • amici
  • partenze/ritorni
  • viaggi
  • prospettive
  • progetti
  • stanchezza
  • NYC
  • sociopatici


A guardarle bene, danno un'idea abbastanza fedele di quello che è stato il mio anno.

giovedì, dicembre 28, 2006

La campagna di John Edwards parte da YouTube (e da New Orleans)

Tempo di candidature per le prossime elezioni negli USA.
John Edwards si candida ufficialmente e lancia il tutto dalla Rete usando YouTube:




Leggo che il video è curato dai realizzatori di Rocketboom e che anche Robert Scoble è coinvolto (ieri aveva già accennato alla cosa), anche se fa subito "full disclosure" riguardo alla sua collaborazione.

La campagna, insomma, sembra preannunciarsi molto legata a Internet in ogni sua (nuova) forma.
Significativo, infine, che la campagna parta da New Orleans, una ferita aperta.
Staremo a vedere...

Update: Per l'appunto, l'intervista di Joanne Colan (Rocketboom) a Edwards


Tag: , , , , , ,




sabato, dicembre 23, 2006

Così lontano, così vicino (buon Natale!)

"You were right, you know..."
"About what?"
"We do live here now"
"Merry Christmas"
"Merry Christmas"


Qualcuno ha scritto "State vicini a qualunque cosa riteniate bella nei giorni a venire".
Sottoscrivo pienamente.
In questi giorni io, vicina alle cose belle, ci sono un bel po'. Ma non del tutto.
Dato che alcune delle cose belle della mia vita sono persone che non posso avere vicine in questi giorni, ma che probabilmente leggeranno, un augurio speciale va a loro, anche per ringraziare dell'aiuto ricevuto in questi ultimi tempi e, in generale, per essere parte della mia vita ogni giorno.
Buon Natale a tutti!

Il "moralmente giusto" non esiste, le leggi (magari) sì

In una società "il moralmente giusto" non esiste. Non è un assoluto universale.
Cambia da persona a persona e cambia nel tempo.
Per questo molte delle discussioni sul caso Welby, che nascono sulla scia emozionale (no, non è sbagliato, anche se sarebbe bello che non ci fosse bisogno del caso di cronaca), trascurano un fattore importante.
Che sarebbe: noi viviamo in una società, in uno Stato, regolato da leggi.
Che si basano su leggi che si basano su principi ecc. (e certe decisioni si basano su interpretazioni della legge. Un sistema perfettibile, certo, ma non eludibile se viviamo in una società).

Se manca una legge, allora va fatta. Compito di chi fa le leggi "intercettare" quello che è giusto, moralmente giusto, consono o la parola che vi pare.
Perchè la legge non è per un caso singolo, ma per regolare una situazione, e servirà a tutti.
Perchè forse è vero quello che diceva Prodi ieri sera nell'intervista a Tv7, che questo era un caso particolare che andava considerato nello specifico, ma è pure vero che ce ne sono e ce ne saranno altri, di casi, meno drammatici, forse, ma sempre sofferenza sarà.
E forse saranno persone meno istruite, non saranno attivisti, non richiameranno e/o non avranno l'attenzione dei media.
Per quelle persone di cui non sapremo niente, una legge serve. Per tutti.

Tag: , ,

Appunti sparsi/ De autoreferentialitate

Ora io volevo dire:
- i media sono autoreferenziali
- la politica è autoreferenziale
- l'ambiente universitario è autoreferenziale (per dire di una cosa che mi sta capitando di frequentare incidentalmente)

Non so perchè ci sia questo sbuffare e meravigliarsi in qualcosa di umano che avviene tra umani.
Cioè che tra gruppi di esseri umani ci sia una dose di autoreferenzialità mi pare scontato, anzi naturale. Persino nei gruppi di amici ci sono soprannomi, battute ricorrenti e riferimenti che possono essere un ostacolo iniziale all'integrazione di chi vi si avvicinasse per la prima volta.
Nel leggere i chilometrici (per sua stessa ammissione :-P) post che scrive Simone Morgagni mi ritrovo sempre perplessa a condividere diversi punti di merito ma non di metodo.

Spesso fa considerazioni ragionevoli, ma secondo me è sbagliato assolutizzare la visione. Apprezzo che parli di "noi" quando si riferisce ai blogger, ma io sono convinta che il blogger non esista tout court. Non nel modo in cui ne parla lui, a mo' di casta con obiettivi. Quindi "dovremmo aprire agli altri" va bene come proposito, non come obiettivo, se non del singolo, a mio parere. Perchè siamo tanti singoli che scelgono di aggregarsi (non uso il termine a caso), non un gruppo organizzato.
Quindi capisco le conclusioni che discendono dal suo discorso ma ritengo che le premesse siano sbagliate. Se parlassimo di grandi temi le definirei anche un pochino tendenti al populista, specie quando parla degli adolescenti. Non credo che siano meno blogger ma nemmeno più blogger di altri.

Per finire, no, i media non sono il male e l'agenda setting nemmeno. Però è un fatto che la prima pagina dei quotidiani ha le stesse notizie a cui spesso viene dato lo stesso spazio. E che certe notizie non proprio trascurabili vengono trascurate, ove non ignorate.
Ma nuovi e vecchi media non sono diversi solo per scala e numero.
L'accesso a un medium, la possibilità di divenire produttore di contenuti senza competenze (e potere economico!) sono una fondamentale differenza
.
Il che non vuol dire che da domani tutti avranno la stessa visibilità e che i temi di nicchia assurgeranno alla massima importanza. Ma la possibilità c'è.

Poi potrei fare altre considerazioni sparse, ma non riuscire a dare una forma compiuta. E, per quanto mi riguarda, il post definitivo sulla questione dell'autoreferenzialità è questo (e a seguire, commenti inclusi, naturalmente).

Tag: ,

venerdì, dicembre 15, 2006

Astio 2.0/3 inatteso e fuori programma

A quanto pare ho scritto gli ultimi due post su altrettanti post che non esistono: Scalfarotto ha cancellato il post di critica a Pandemia, o meglio al suo autore.
A parte il fatto che personalmente mi sembra un'autocritica solo di nome e a parte il fatto che sarebbe stato più corretto tenere il post, anche per rispetto a chi ha commentato...cosa volevo dire? Ah, già, ora che ci penso, grazie ai feed conservo traccia anche di quel post.

Come? Internet ha "la capacità incredibile [...] di creare una realtà virtuale nella quale i suoi utenti si proiettano anima e corpo, venendo totalmente inghiottiti dal bianco latteo dello schermo del computer e dimenticando completamente il resto del mondo dietro di sé mentre passano le loro vite seduti davanti al piccì"*?

Uhm, può essere, eh... :P

(Capisco che non abbia tempo, ma io inviterei il dott. Scalfarotto a cercare di capire le logiche dei mezzi che usa o almeno a farseli spiegare da consiglieri, spin doctor e affini - specie se ha intenzione di usarli per fare politica e/o comunicare con la gente. E qui non sono sarcastica, è proprio solo il consiglio di una persona qualunque.)


Update (the cache moment): Tony mi ha girato il post che era andato perso.



* Scalfarotto I., "La triste parabola di Pandemia" (post che non esiste più), 15/12/2006


Tag: Ivan Scalfarotto, Luca Conti, Pandemia

Astio 2.0/2 aka "Vuoi star zitto per favore?"

I feed sono una cosa meravigliosa, ai confini della realtà.
Uno legge una cosa sui feed, poi magari va a vedere il blog e non trova quello che cercava.

Sul blog di CrunchNotes c'è un post del 12 dicembre dal titolo "Dave doesn't retire".
E cioè: Dave Winer decide di smettere di bloggare entro l'anno, Michael Arrington scrive un post in cui gli chiede di ripensarci, Winer dice che continuerà fino ad aprile ed Arrington esprime soddisfazione. Dave doesn't retire, appunto.
Fin qui ok.

Sul mio lettore di feed però c'è un altro post prima di questo: "Le Web and Dave Winer". E fa così:

Friendly Advice to Dave: The solution to every problem is not Dave Winer. You’re piling on about a conference you didn’t attend, and saying the solution would have been to invite you to speak. The reason no one invites you to speak at events is because of posts like this, where you dig up old conversations and tell just one side of the story.

The many reports I am hearing first hand about Le Web are positive. The blog posts, not so much. But either way, you should be more careful about passing judgment when you weren’t even there.

Nessun problema, eh.
Sul lettore di feed vedo che ci sono commenti e "10 references" e mi viene la curiosità di andare a leggerli. E quello che vedo è questo. Niente. Apparentemente il post è stato rimosso senza alcun riferimento o spiegazione.
Io sono un po' curiosa, ecco.

Tag: Dave Winer, Michael Arrington, CrunchNotes, Loic Le Meur, Le Web 3

Astio 2.0/1 (the Scalfarotto edition)

"C’è una cosa che mi fa impazzire di internet. E’ la capacità incredibile dello strumento di creare una realtà virtuale nella quale i suoi utenti si proiettano anima e corpo, venendo totalmente inghiottiti dal bianco latteo dello schermo del computer e dimenticando completamente il resto del mondo dietro di sé mentre passano le loro vite seduti davanti al piccì."

Così comincia questo post di Ivan Scalfarotto.
Ho seguito con medio interesse - e curiosità, certo - il suo operato per le primarie dell'Unione, e l'ho fatto proprio via web nella fase del voto, dato che ero all'estero. Non so esattamente quale fosse la percezione che di lui aveva la gente. So però che molti in Rete erano dall'incuriosito all'entusiasta. Chi? Ah, i blogger, certo, i blogger.
Poi succede che oggi sul suo blog Scalfarotto scrive questa cosa lunga e davvero antipatica su Luca Conti aka Pandemia in risposta a (o meglio indispettito a causa di) un suo post di qualche settimana fa, in cui veniva fatto notare, la deriva del blog di Scalfarotto infestato da spam e si manifestava delusione (che vuol dire, aver dato credito alla persona, questo forse Scalfarotto non lo ha notato). La critica in sè è abbastanza vaga e a sè stante e quindi mi riesce incomprensibile capire la reazione spropositata che ne è seguita.

E poco elegante è il modo in cui la replica di Scalfarotto viene fatta. Non su quello che Luca Conti ha scritto in Rete e non (banalmente: il suo lavoro), ma sul suo CV che è linkato nel blog.
Scalfarotto fa il Direttore del Personale e quindi avrà magari una deformazione professionale nel valutare un curriculum. Ma il modo in cui lo fa in questo caso e in questa circostanza, poi...Voglio sperare che nel valutare i CV badi anche alle esperienze di chi lo presenta, ecco, poi magari sbaglio io.
Ora nessuno dice che il CV vada messo per forza in Rete, ma è senza dubbio segno che uno, come dire, ci mette la faccia. Scalfarotto non fa un lavoro legato alla Rete e non voglio nemmeno dire che il suo, di curriculum, debba metterlo in Rete solo perchè è stato l'elemento distintivo della sua strategia elettorale (strategia, capito?).
Però ecco tutto suona molto, immotivatamente, astioso e anche snob, detto da uno che scrive di essere (cito dal sito) di "direttore del personale di uno degli istituti finanziari più prestigiosi al mondo". E che, certo, parlerà inglese meglio di tutti noi messi insieme, ma non è da quello che si valuta una persona. O no?

"C’è una cosa che mi fa impazzire di internet. E’ la capacità incredibile dello strumento di creare una realtà virtuale nella quale i suoi utenti si proiettano anima e corpo, venendo totalmente inghiottiti dal bianco latteo dello schermo del computer e dimenticando completamente il resto del mondo dietro di sé mentre passano le loro vite seduti davanti al piccì."

Ecco, appunto.


Tag: Ivan Scalfarotto, Luca Conti, Pandemia

O holy night...on the Sunset Strip

Beh, da quando il solito pusher di serie tv ne ha parlato e io ho seguito il suo consiglio (la prima volta era successo con Lost, fate un po' voi), sono diventata una fan sfegatata di "Studio 60 on the Sunset Strip".

Scopro oggi che in giro c'è il file mp3 della versione da brivido di "O holy night" suonata dai musicisti di New Orleans nel finale dell'ultima puntata (natalizia!) trasmessa prima della pausa per le feste (quando ricominciano a trasmetterla?).
Mi sembra anche il caso di ricordare la Tipitina's Foundation, che ha riunito questi musicisti e che sta operando per recuperare la cultura musicale della città.

In questo dicembre di scarso spirito natalizio (detto anche: "ma siamo sicuri che non ci siamo fermati a novembre? 'sto Natale dove sarebbe?") questa è forse l'unica cosa che mi ha fatto davvero pensare al Natale come significato e forse anche come atmosfera.
Sul sito della NBC c'è anche il video della parte finale dell'episodio. Che è bello da vedere, e non solo per i fanatici come me, perchè c'è un momento clou della serie.
Certo, poi però vi rovinate la sorpresa.
Quindi guardatevele tutte di fila dall'inizio, che è meglio.


p.s. Risparmio una tiritera infinita sui motivi per cui è una serie strepitosa - tanto so di non essere la sola a pensarlo - anzi cito solo la dotta opinione del pusher di cui sopra su una delle puntate: "è bellissima, scritta da dio e ha fatto piangere come un vitello il comunista che c’è in me nella sesta puntata, il tutto senza retorica o effettacci".
E la cito perchè è chiara e sintetica e mi rappresenta, riferimento comunista a parte.
E poi perchè altrimenti comincerei a elencare i motivi per cui li amo tutti, attori, personaggi, regista, sceneggiatori ecc.
Ecco, un po' di tiritera entusiastica l'ho fatta lo stesso.


Tag: Studio 60 on the Sunset Strip, O holy night, Tipitina foundation, New Orleans

Repubblica, oggi

Dal momento che è insolito ai limiti dell'emozione avere il tempo di dare un'occhiata (e leggere pure qualcosa!) a un quotidiano - ma non ho tempo per un'analisi seria di contenuti, metterei in fila qualche osservazione peregrina.

1. "Un paese che avanza. In ordine sparso" - menzione speciale per il titolo del Venerdì di Repubblica di oggi.
2. Posso dire che fa un po' ridere che facciano un trafiletto sui Golden Globe con foto di Babel e poi mettano la foto di "The departed" alla pagine successiva in mezzo a un articolo sulle polemiche relative alla volgarità dei film di Natale (ah, vabbè, ce l'avevano...)
3. Gli articoli non sono ancora firmati (quasi tutti)? Non ho più seguito la vicenda...vanno avanti ad oltranza?
4. A me gli articoli sembrano più lunghi del solito
5. non c'è un punto 5, dato che avrei da fare considerazioni ancora più peregrine. Che in questo caso è un termine politically correct per "del tutto prive di utilità e interesse, ma era tanto che non avevo il tempo di sedermi a leggere un quotidiano. E mi sono emozionata. Scusate."

domenica, dicembre 10, 2006

Un giorno a Roma, anzi due

Termini, casino, metro, casino, le vestali o le vestaglie, girls talk, la sveglia presto, stra-te-gi-a, sabato mattina e niente gente, Newborn, Eur, architettura fascista e obbrobri commerciali, piazzale vuoto, valutazioni estetiche e non sinistroidi, laghetti dell'Eur, la cocciutaggine è di famiglia, la fiera dei libri, guide spirituali e non, i libri, incontri consueti, incontri inconsueti, gossip tra blogger, racconti sottovoce, chiamate in attesa, domande insolite, aspettative, saggi, assaggi, attese, righe, caffè, "te ne do atto", rivincite, punti di riferimento, procrastinazione, conversazioni, occhi che vagano altrove, pensieri che vagano altrove, tempo perso, tempo ben speso, potenzialità, una bimba bionda che corre tra le sedie, stupore, disorientamento, sorrisetti sardonici, lasagne fatte in casa, chiacchiere a non finire, "sii perfida", rispetto, corpo, mente, trasporti romani, "è perdendosi che si impara ad orientarsi", un incontro illuminante e un tuffo indietro di 12 anni, lettere, non ho ricordi di certe cose, piazza Navona e le bancarelle, "chissà che idea ti starai facendo di Roma", "alla fine ho davvero fatto il liceo linguistico", via del Corso nonsopiùquantevolte, incontri casuali, fa un caldo innaturale, anzi piove, anzi diluvia, compro un ombrello e smette di piovere, dannata legge di Murphy, piazza del Popolo, saltelli, tasselli di un puzzle geografico, Trastevere, battute geniali a sfondo matematico e perciò improbabili, risate, differenze, pancake trasteverini, pubblicità orribili, opinioni politiche n-e-t-t-e, molte risate.

martedì, dicembre 05, 2006

Deconstructing

“...è un microcosmo come gli altri.

Solo che hai la possibilità di cominciare come vuoi e con chi vuoi. Se vuoi”

(9/11/2004, riflessioni su un quadernetto nero di una che ancora non sapeva bene che avrebbe fatto una tesi sui blog – e non ne conosceva le conseguenze)


“Devo suggerire una cosa: per favore, aprite la blogosfera”

(Teo, un gatto. Almeno credo)


Sì, i pensieri sono quelli di...un gatto (beh, non esattamente un gatto), ispirati dal BarCamp di Torino. Il gatto dice che la blogosfera è virtualmente è aperta ma criptica per chi non sia nel sistema di blog e affini, per chi non ci lavora, per chi lo vede come uno strumento magari nuovo, magari strano. O anche: l'autoreferenzialità, questo troppo noto rischio.

Oggi ho letto di alcuni commenti al BarCamp su questo tema e per molti versi sento di condividere quello che dice Andrea.
Cioè, è vero che a volte si è autoreferenziali e che magari una discussione sul blogroll non interessa granchè a chi il blog lo usa per esprimere le proprie idee e magari non ci ragiona per lavoro o per passione. E forse è vero, in generale non si fa abbastanza per rendere l'oggetto-blog un oggetto. E certo, un mezzo che diventa fine è sempre fonte di problemi.

Ma è anche vero che nemmeno io conoscevo nessuno all'inizio e ora non è più così.
Vorrei parlare dell'estrema apertura e disponibilità ad aiutare la sottoscritta per la sua tesi con materiale, idee e consigli. E anche che nella mia esperienza non c'è solo la gentilezza di chi mi ha aiutato, ma anche di chi ha ascoltato i miei sfoghi, di chi mi ha parlato di sè, di persone che ora sono amici o comunque, in qualche modo, punti di riferimento. E che le relazioni umane e le amicizie si creano allo stesso modo.

Ecco, ieri mi sono ritrovata a parlare di digital divide e del timore della gente nell'usare uno strumento che non conosce, di un mondo che viene percepito come chiuso.
Appare al limite del tautologico dire che un gruppo di persone - la blogosfera, si diceva - si comporta come un gruppo di persone. E che in tutti i gruppi umani, dal primo giorno di scuola in poi, ci si trova in situazioni in cui sei l'ultimo arrivato e ti ritrovi in un luogo in cui tutti sembrano conoscersi (non è questa la motivazione dell'autoreferenzialità. E anche: ci sono persone che vedono questa come un'occasione per avere importanza e per darsela. E lo farebbero comunque).

Ci sono tanti modi in cui si crea fiducia e si creano legami che vanno oltre il senso del luogo. Forse è una delle spiegazioni di certa difficoltà a entrare in certi meccanismi.
Ma anche: questo non è un posto chiuso e di solito arriva prima la voce di tutto il resto. Prima le proprie idee, prima l'interazione con altre persone, poi tutto il resto.

Tempo fa un blogger diceva che avrebbe potuto fare a meno del proprio blog, ma non di quelli degli altri.
Oh, se lo capisco.



Tag:

domenica, dicembre 03, 2006

On the road (stavolta lo hanno chiamato "Tour delle capitali d'Italia")

Si riparte, si riparte!!

5-7 dicembre Torino - incidentalmente mi trovate qui e qui
7-9 dicembre Roma - l'otto dicembre sono a PiùLibri. Come? Si parla anche di blog? Uhm, prima volta che sento questa cosa

Sarò negli interstizi, cari miei, fatemi un saluto, se mi vedete

Welcome!

Abbiamo un nuovo arrivo a casa: una tartarughina che ci hanno regalato i genitori di Sara.
Per ora è sveglia. Credo.
Ma le tartarughe non vanno in letargo?

Comunque sia, sono bene accetti consigli per il nome.

Update: devo rivedere le mie convinzioni sulle tartarughe, questa sembra allenata per il mezzofondo.

Update #2: è un maschio

Vicino-watching

So che qualcuno dei miei piccoli (!) lettori è affezionato alle vicende del mio anomalo vicino di casa.
Fino alla scorsa estate niente di nuovo, a parte una conversazione cominciata in ascensore (!!) e terminata a piano terra con sua madre (sì, mi ha mollato a parlare con sua madre ed è andato in cantina) - ovviamente era una discussione non necessaria su problemi che non esistono se non in certe menti bacate.

Le ultime nuove sono:
- ha sostituito il nome sulla targhetta del campanello: dal semplice cognome al cognome preceduto da "Dott." (!?!)
- ha messo una ghirlanda natalizia fuori dal suo cancello rigorosamente chiuso. La ghirlanda recita "Buon Natale" (test.)

Le domande in questa casa sono:
- in cosa ha preso 'sta laurea e soprattutto come (con i punti del latte, dicono i maligni)
- come dovremmo interpretare una ghirlanda natalizia da parte di uno che non riceve visite e non saluta i suoi vicini? (o anche: "Ma Hitler lo festeggia, il Natale?" - copyright di Valentina)

Le responsabilità di Google

Di tutta la faccenda relativa a Google e al video relativo a un episodio di bullismo hanno parlato in tanti. E così anche delle reazioni del ministro Fioroni.
Ne hanno parlato in tanti, e meglio di quanto potrei fare io.
Sinteticamente il mio contributo si sintetizza in: Internet NON è la stampa. Ed è una frase semplice ma non così lapalissiana come può sembrare.
Per il resto, tutta la conoscenza che potevo aggiungere alla conversazione l'ha già messa insieme Laura Turini a pag.15 dello scorso numero di Nòva (qui ancora per qualche giorno, poi non so).

No, il nazionalpopolare, no!

(ranting casuale e non strutturato su Studio "la Novella 2000 dei telegiornali" Aperto - cosa che dovrei fare periodicamente ogni volta che mi capita di vedere un servizio - sono in fase pre-influenzale e post-concerto e le mie capacità di filtro e rielaborazione sono ridotte al lumicino)

Sta andando in onda su Studio Aperto un esempio da manuale di "servizio di parte".
Sulla manifestazione di sabato a Roma, ça va sans dire.
Ora dico, se uno volesse farla in modo meno palese potrebbe almeno evitare di far vedere persone che potrebbero essere padri di famiglia che gridano "Come si fa a non venire per Silvioooooo". Mi aspetto da un momento all'altro che inquadrino qualcuno che canti "Seven Nation Army - versione nazionalpopolare.

Ma poi, mi chiedo, mi dà più fastidio il nazionalpopolare spinto o la sua rappresentazione formato telegiornale o presunto tale?



N.B. Studio Aperto parla di manifestazione* civile di moderati (non tutti, pare, still...)...eh? Due milioni, dicono...ehi, ma la questura stavolta che dice?




*c'erano le ballerine brasiliane. Ok, la battuta è troppo facile davvero

venerdì, dicembre 01, 2006

Schiacciali quei sassi passa sopra a tutti i sassi

Vedere dal vivo una puntata di Caterpillar* è divertente quanto ascoltarla in radio.
Anzi, forse di più, perchè ti ritrovi a parlare con un sacco di altri ascoltatori e...perchè vedi con i tuoi occhi quello che in radio viene raccontato (e no, non esagerano nel racconto).

Devo dire che tutta la giornata fiorentina odierna (dal sole** al lampredotto al Festival della Creatività) mi ha messo molto di buonumore.



* oggi guest star: Bandabardò
**sto diventando metereopatica in modo preoccupante...

mercoledì, novembre 29, 2006

Festival della creatività, anyone?

Domani migrazione giornaliera a Firenze per il Festival della Creatività alla Fortezza da Basso.
Sarò in giro da quelle parti nel pomeriggio...se non prima, alle 18 io sarò in sala Spadolini a seguire la puntata di Caterpillar dal vivo.
Per incontrarmi - o evitarmi, perchè no - sapete come fare.

Ah, ovviamente è in preparazione il tour invernale, chè è un po' che non faccio un giro.
Aspetto una risolutiva telefonata e poi vi dico. Presto.

domenica, novembre 26, 2006

"Cosa faccio nella vita?"

Capita di trovarsi a cene o feste dove qualcuno prova a mettersi in mostra parlando del successo nel proprio lavoro, ostentando ricchezze familiari o auto potenti* ('sto rapporto degli uomini con le auto un giorno vorrò capirlo) .
Capita all'eccesso opposto di parlare con gente che vuol darsi arie da bohèmien**.
A volte però si esagera. Qualche giorno fa, alla domanda "Cosa fai nella vita?", ho sentito una risposta che suonava più o meno "Non faccio molto. Di giorno dormo. Di notte sogno. E vendo sogni. Qualcuno li compra, qualcuno no".
La fidanzata adorante, che confermava annuendo, è probabilmente la dimostrazione che tale atteggiamento paga in qualche modo.
Dopo circa sessanta secondi di questa tiritera mi sono sentita in dovere di incalzare con sguardo interrogativo e allora lui mi ha spiegato che studia cinema al DAMS.
Ho quasi sospirato: per tutti quei sessanta secondi mi ero chiesta, un pochino sgomenta, se il soggetto in questione stesse cercando un modo elegante di dirmi che era uno spacciatore o qualcosa del genere.



* la prima volta bene, la seconda mi dico che deve trattarsi dell'orgoglio di chi lavora. Al terzo riferimento in meno di cinque minuti mi verrebbe da direzionare il soggetto verso qualcuno che sia sensibile a questo tipo di cose - ce ne sono, lo so. Non sposerò mai un uomo ricco, pazienza.
** la prima volta bene, la seconda mi dico che deve trattarsi di uno spirito libero.
Al terzo riferimento in meno di cinque minuti mi verrebbe da direzionare il soggetto verso qualcuno che sia sensibile a questo tipo di cose - ce ne sono, lo so. Non sposerò mai un uomo che vuole farsi mantenere, pazienza.

mercoledì, novembre 22, 2006

Creatività, genio e tradimento

Antonio Sofi parla* di creatività e dell'omonimo Festival che avrà luogo a Firenze a partire dal 30 novembre (a proposito, qualcuno fa un giro?)

L'articolo ha anche un simpatico guizzo finale quando cita un articolo secondo cui gli uomini di genio sarebbero tendenzialmente traditori e cita esempi come Chaplin e Picasso.
Da queste parti (cioè tra le coinquiline) già si pensa a come utilizzare questa scoperta contro alcuni seccatori. Dire qualcosa tipo "Non può funzionare tra noi, sei un genio e non credo di farcela" potrebbe essere più gentile e meno problematico di "Ma come diavolo ti viene in mente?".
Poi, se uno è un genio dovrebbe capire che è un trucco, mi obiettano.
Ma uno è un genio solo in certi campi, mica in tutti, spero bene.



* potete recuperare il pezzo oggi su IlFirenze.it a pagina 6, da domani non so

martedì, novembre 21, 2006

Dovrei trovare un titolo ma questo articolo mi ha lasciato senza parole

L'articolo su David Milch (autore di Hill Street Blues, NYPD Blue e Deadwood) non sarebbe mai arrivato ai miei occhi se Sara non lo avesse segnalato. E Sara non lo avrebbe segnalato se non conoscesse una delle persone nominate nell'articolo.
O meglio:
"Writing is generally a silent, solitary pursuit. But not for David Milch, one of the most prolific and successful writers in television with a résumé that includes Emmys for work on “Hill Street Blues” and “NYPD Blue” and, most recently, critical plaudits for HBO’s darkly poetic “Deadwood.” He composes verbally, extemporaneously and in a crowd.
His method, and a bit of his madness, were on display here recently in front of a roomful of actors, writers, an ex-cop and a lip-reading deaf girl."


La ragazza sorda che legge le labbra si chiama Alex. Ed è una delle persone che lavora allo show su cui sta lavorando il personaggio protagonista dell'articolo.
Più avanti si dice in effetti che era venuta a lavorare al pilot del nuovo show di Milch, ma trovo offensivo e senza senso che venga identificata come "una ragazza sorda", nemmeno fosse stata presa a lavorare per quello o passasse di lì per caso (mentre lavora sul progetto da alcuni mesi e ha già lavorato come autrice nello stesso Deadwood, ad esempio).

Non pensare all'elefante (seminario di formazione e comunicazione politica, Forlì)

Il mio intervento di sabato a Forlì al seminario di Comunicazione politica organizzato dall'Istituto Gramsci è stato parte di un'esperienza emozionante e stimolante insieme.
Intanto perchè non avevo mai parlato di fronte a una platea.
Poi perchè la platea era fatta di persone di età e caratteristiche molto differenti, tutti accomunati da un grande interesse per i temi e senza nessuna paura di confrontarsi con argomenti nuovi come Internet e i blog.

Sì, effettivamente ho parlato di blog (uh, miss originalità! Ma io quello so, mica potevo parlare di fisica quantistica) e politica. Niente di molto specifico, un quadro generale, anche perchè c'erano molte persone che non avevano idea di cosa fosse un blog.
Ho fatto un'introduzione volutamente positiva sapendo che il mio intervento sarebbe stato spezzato in due parti e che avrei avuto come contraltare un altro blogger che mi è stato presentato come attivista, e sospettando che sarebbe stato lui il primo a puntualizzare gli aspetti critici del fenomeno.
Nella seconda parte del mio intervento ho parlato del rapporto con la politica e ho fatto anche un accenno al rapporto col giornalismo.

Sono stata molto colpita dall'interesse delle persone, da come persone dell'età dei miei genitori e dei miei nonni siano venuti a ringraziarmi per aver dato loro uno sguardo su cose di cui non avevano idea. E di come siano pronti a parlare e a cercare il confronto.
Un'esperienza che mi ha arricchito e che spero di ripetere al più presto, anche da spettatrice

lunedì, novembre 20, 2006

In aereo senza fili

Apprendo in questo momento - in tempo reale - che sui voli Lufthansa c'è il wireless.
Almeno su uno Monaco-New York che è in volo in questo momento.

giovedì, novembre 16, 2006

Un blog intorno al mondo

Lee e Sachi hanno deciso di trascorrere il 2006 in un viaggio intorno al mondo. Sono partiti nel dicembre 2005.
The world is not flat è il loro blog di viaggio.
Dopo Lisbona, la coppia si è fermata a Barcellona.

Per la cronaca, questa è la loro esperienza (anche fotografica) in Italia.

mercoledì, novembre 15, 2006

And some more "Amandawatching"

In molti si chiedevano cosa avrebbe fatto Amanda Congdon dopo la burrascosa separazione da Andrew Baron e Rocketboom.
Ed ecco le novità, annunciate da lei stessa sul suo attuale videoblog che l'ha accompagnata nel suo viaggio coast-to-coast: collaborazione con ABC news, sviluppo di un progetto per HBO e uno show sul suo blog personale. Chissà se la sua idea di fare da "ponte" tra le nuove e le vecchie tecnologie funzionerà...


n.b. Qui l'articolo di Business Week.

Tag:

Telco, tutor e altre storie

(post a uso e consumo degli amici che riescono a seguire la mia vita a distanza grazie a questo blog)

Proprio quando ero in fase decisionale circa la dipendenza da scegliere per distruggermi la vita (avendo tanto tempo libero - e Lost è pure sospeso fino a febbraio), sono arrivate un paio di buone notizie che danno una prospettiva positiva ai miei prossimi mesi.
More coming soon...

domenica, novembre 12, 2006

Stramilano

Strano sarà strano, ma tutte le volte che vado a Milano (ultimamente spesso in giornata), la città si premura di stupirmi e/o smentire i luoghi comuni che si sentono riguardo ad essa.
E così venerdì sole, temperatura ragionevole, eventi particolari che mi hanno portato a girare alcune delle zone più belle della città, oltre che a incontrare due care amiche.
Ah, e poi, sarò io, ma a me non pare proprio che i milanesi non vogliano camminare!!

Nuovo feed

Se tanto mi dà tanto, questo blog ha un nuovo feed:

http://feeds.feedburner.com/vassarstories

giovedì, novembre 09, 2006

Segnalazioni (impegnate e decisamente meno impegnate) per il weekend a Bologna

Ma c'è stato anche l'anno scorso questo Multimedia Labor Festival?

Non so, ma il programma mi pare interessante (ovviamente Ken Loach a palla, chevvelodicoafare) e devo anche dare un'occhiata a questo museo virtuale del lavoro.
In ogni caso, sabato sera sarò nei pressi della sala Mastroianni del cinema Lumière. Naturalmente a quel punto avrò già fatto plurime visite alle piazze che da oggi a domenica ospitano EuroChocolate.

mercoledì, novembre 08, 2006

Com.P.A. (?!)

A parte il piacere di vedere amici, colleghi e blogger dall'improbabile senso dell'orientamento, devo dire che il mio giro al ComPA non ha dato molti frutti. Anzi, ne sono rimasta piuttosto delusa per quanto riguarda l'esposizione.
Salvo rarissime eccezioni, gli stand non avevano materiale aggiornato e questo è abbastanza grave, specie quando si parla di stand dell'UE.
Inoltre, dall'ultima volta in cui ci sono stata, due anni fa, noto una quasi totale assenza di stand delle università (nemmeno quella di Bologna!); il che è piuttosto curiosoe assurdo, se si considera che ogni anno al Com.P.A. si tiene un incontro che coinvolge tutti i corsi di laurea di Scienze della Comunicazione.

Per quanto riguarda il programma degli incontri sulla carta mi è sembrato abbastanza interessante, anche se forse i grossi incontri legati a uno stesso tema dovrebbero tenersi a orari diversi e non in contemporanea.
Per finire riporto una osservazione che mi hanno fatto alcuni colleghi che hanno partecipato a più di un incontro su disparati temi: tutti parlano di quello che fanno e degli effetti positivi che hanno avuto. "Mentre a me" diceva un amico "interesserebbe sapere come hanno progettato questi interventi e innovazioni e i problemi che hanno incontrato nel realizzarli".
Insomma, più discussione e meno vetrina.
Spero ci sia qualcuno che abbia avuto un'esperienza positiva e che l'anno prossimo a pranzo parleremo ad esempio del convegno sull'open source e non del buffet che c'è stato alla fine (per dire dell'interesse).


Tag:

YouTube uber alles (the Mid-Terms edition)

A quanto pare, nelle elezioni di ieri negli Stati Uniti ci sono stati problemi col voto elettronico - e ti pareva?!). I blog politici di ogni appartenenza hanno coperto le elezioni, e questi problemi tecnici in particolare, senza colpo ferire:


Blogs of all political stripes spent most of yesterday detailing reports of voting machine malfunctions and ballot shortages, effectively becoming an online national clearinghouse of the polling problems that still face the election system.


A quanto si legge nell'articolo del NYT si registrano anche presunti casi di intimidazione ai danni di osservatori incaricati di verificare la regolarità del voto:


Erick Erickson, RedState’s chief blogger, also included a report of poll watcher intimidation in Philadelphia, along with a link to a video on YouTube that appeared to show a certified poll observer (armed with a video camera) being blocked from a polling station.


La novità è che le prove a supporto ora sono visive: video di YouTube, manco a dirlo.

martedì, novembre 07, 2006

Milano, venerdi

Venerdi sarò a Milano per motivi quasi indipendenti dalla mia volontà, ma anche no.
Assolte le motivazioni "istituzionali" gironzolerò per il centro da ora di pranzo a ora di aperitivo.
Se qualcuno volesse far due chiacchiere, prendere un caffè, fare un giro per negozi ecc, mi faccia sapere.
Dai, non fatemi pranzare da sola chè poi mangio troppo in fretta, lo so.
E poi mangiare da soli è triste.
E magari finisco in qualche bar triste, costoso e con panini plasticosi.
Insomma, ecco.

sabato, novembre 04, 2006

Il senno di poi (aka Frasi proprio così)

Io: "Perchè stai ridendo?"
Fratello: "Mi era venuta in mente una battuta"
Io: "Beh, allora dilla anche a noi"
Fratello: "Sì, volevo...solo che adesso non mi ricordo più perchè si doveva ridere"