sabato, settembre 10, 2005

La parola jetlag esiste

(citazione cinematografica)

I miei orari sono ancora del tutto sfasati, il mio ritmo alimentare pure. Sono in una poco aurea via di mezzo tra il fuso italiano e quello della East coast dove mi trovo (quindi come se fossi in mezzo all'oceano, per dire). Il che comporta, ad esempio, che mi svegli alle quattro e mezza del mattino e mangi cappuccino e un pezzo di torta a mezzogiorno. Non esattamente quello a cui uno pensa se si parla di vita, non dico sana, ma decente o quantomeno con un barlume di senso.

Ieri sono stata in giro con il professor Giusti del dipartimento di Italiano, lingua gettonatissima dagli studenti di Vassar, a quanto pare. Ora ho la mia ID card, cioe' la mia tessera (la foto e' prevedibilmente orrida) che mi permette di prendere da mangiare (tutto pagato da questa stimata istituzione), di accedere a biblioteca, palestra ecc. Ho anche la mia cassetta della posta e il mio indirizzo di posta elettronica. Manco a dirlo i computer sono ovunque e ci sono molte postazioni wireless. E, continuo a sottolinearlo, quasi tutti Mac!! Il che vuol dire che nella vita e' un bene essere possibilisti: cioe', nel mio caso, pensare che esiste la possibilita che in questi mesi io impari ad avere una dimestichezza accettabile con questa roba.

Per ora sono in una fase intermedia da ogni punto di vista per via del jetlag. Giovanni, il Language Fellow (una specie di lettore) di italiano che ho conosciuto ieri, dice che ci ha messo dieci giorni per smaltirlo. Bene!!
Tutto sommato me la cavo, considerando che comunico senza problemi. Devo abituarmi agli accenti e alla velocita' (devo farmi ripetere le cose, ma nessuno sembra considerarlo un problema)e devo uscire dalla fase intermedia linguistica: per intenderci, quella che mi fa dire cose che non sono ne' italiane ne' inglesi e mi fa sentire un po' svanita!
Fortunatamente ieri ho conosciuto solo Language fellow delle altre lingue studiate a Vassar: Eva, francese, una delle poche "PC girl" qui (e infatti e' europea) e Katia, russa, che adora l'italiano e trova fantastico il suono del mio nome (certo, insieme al suono di molte altre parole italiane, tipo "tagliatelle", ma fa niente).
Giovanni, studente a Siena, mi ha fatto da cicerone e mi ha spiegato un po' di cose. Ah, anche lui studia Comunicazione (fa una tesi sulla radio digitale) e - sorpresa sorpresa! - anche lui ha un blog.

Questo posto mi ci voleva: scoiattoli nel parco, una stanza bianca tutta mia, concert jazz tutti i venerdi'...ah, e qui nessuno mi guarda come se fossi un alieno quando dico che faccio una tesi sui blog. Son soddisfazioni, sappiatelo.

2 commenti:

Mawriter ha detto...

Ehm, la descrizione del tuo nuovo mondo liberal mi impone di fornirti quella del mio, ehm, monarchico. Ancora non sono nel Regno, ma come sai, ho già visto la mia nuova mini-camera. Mi dispiace che oggigiorno il termine "mini" sia associato ad un'auto fighetta e decisamente cool, perché, nel caso della camera, queste connotazioni sono decisamente fuori luogo. Ma anrò modo di spiegarmi meglio nel mio British-blog (e non dire che ti copio perché in realtà lo sappiamo tutte e due che stiamo copiando la tua amica Alessandra!!! E già avevo deciso di aprirlo. Tiè.). Obiettivo dei prossimi mesi: riuscire a rimanere più in contatto di quando ci separavano solo pochi metri. Quindi forza con quei polpastrelli, che tra mail e post non vada tralasciato nulla!!!!

Matthew Russian ha detto...

ecco lo sapevo. l'efficienza crucca e' proprio cosi'. uno arriva, c'e' il tipo che lo sta aspettando, ti aiutano, ti mostrano il sistema delle cose, ti spiegano e ripetano. qui (Roma,Italia) invece uno arriva, nessuno gli spiega, sei sempre tu che aspetti gli altri perche' ti dicono un orario e poi devi preventivare il jetleg
(non perche' roma e' grande ma perche' sono casinari) e a capire le cose ci vuole il sesto, settimo ed ottavo senso, per non parlare che per tutto devi avere la conoscenza,l'amicizia...