giovedì, settembre 25, 2008

Mangiar di stagione

Jill scrive un post con alcune riflessioni sulle scelte legate al mangiare frutta e verdura di stagione (poi sul "locally" devo capire bene...)

Sure, those reliant upon agricultural technology and trucking have no problem with eating asparagus from South America and English peas from California, but I do, especially when the name of this particular restaurant telegraphs seasonal and local. Not to mention that there is something wonderful about anticipating the arrival of spring asparagus or July apricots, and eating according to the seasons.

I also now have a problem with imported bananas, which I used to eat daily. Sure, I adore them, but shouldn’t they be a special treat rather than something I take for granted because the United States has the means — money and oil — to get them here as well as the demand? But then technically, I shouldn’t be drinking coffee every morning, should I? And the sugar in that coffee — well, I should be using maple syrup instead, right? And all those non-indigenous flavors I enjoy on a daily basis thanks to globalization — should I cut those out, too? Where do we draw the line?


Devo dire che è un tema che sento trattare sempre più spesso dai miei amici che vivono negli Stati Uniti. Credo che i problemi legati all'economia contribuiscano a riflessioni del genere.

Personalmente, mi rendo conto della differenza tra il mangiare prodotti di stagione o no, mi rendo conto della differenza di sapore tra cibi coltivati nelle serre e quelli coltivati nei campi (sono ancora abbastanza fortunata da poterlo fare, talvolta) ma, devo dire, non è che io abbia una particolare opinione su questo.
Anche: non riesco a capire quanto ci sia di "culturale" in queste posizioni: questa estate, ad esempio, ho letto articoli in cui il fattore culturale era portato a sostegno di posizioni tipo "non dovremmo mangiare kebab o altri cibi etnici perché non sono cibo tradizionale".
Non era chiaro se il problema culturale fosse dei paesi che "esportano" kebab o di noi che lo "importiamo".

Insomma, food for thought. Che è un modo carino di dire che mi son venuti un po' di pensieri sparsi a partire dal cibo, ma non ho ancora stabilito le eventuali linee da tracciare (se pure vanno tracciate).

Ricordo di David Foster Wallace (The New Yorker)

Deborah Treisman sul New Yorker:

Great literature, Wallace once said, made him feel “unalone—intellectually, emotionally, spiritually.” He was one of the few satirists able to avoid meanness; he was moral without being judgmental. He took on the absurdities of modern life in an attempt to understand or to parse them, not to mock them.
Debating the tone of the title of “Good People,” he noted, “My own terror of appearing sentimental is so strong that I’ve decided to fight against it, some; but the terror is still there. . . . Do you identify with a distaste/fear about sentimentality? Do you agree that, past a certain line, such distaste can turn everything arch and sneering and too ironic? Or do you have your own set of abstract questions to drive yourself nuts with?”
Gleefully compacted as his language could be, it was designed to be unwrapped—and there was always a gift inside for those who took the trouble.

mercoledì, settembre 24, 2008

Quando il presidente Bartlet incontra Obama

Aaron Sorkin (che da queste parti è abbastanza idolatrato*) ha scritto la fan-fiction definitiva su Obama, immaginandone l'incontro col miglior presidente USA della storia, Josiah Bartlet.
Un personaggio inventato da lui nella serie tv The West Wing, per chi non lo sapesse.
Il risultato è ospitato nella rubrica di Maureen Dowd sul New York Times ed è spettacolare.


Qui il post di Marta sul suo blog, dove viene riportato tutto il testo (per leggerlo sul NYT bisogna essere utenti registrati).
Qui Francesco Costa prova a tradurre il pezzo - una cosa davvero non semplice.


Marta, inoltre, ha scritto un bel pezzo su SpinDoc in cui racconta la vicenda e un po' di reazioni su alcuni blog, italiani e non.
"L'intervallo è finito" conclude Bartlet, riprendendo una celebre frase che diceva ai suoi collaboratori.
Break's over. Si torna al lavoro. Seriamente, insomma.



* dove "abbastanza" significa "in modo indegno e incontrollato". E idolatrato significa all'incirca...beh, idolatrato.

martedì, settembre 23, 2008

Girls Geek Dinner Roma


Sempre di fretta da queste parti, sempre in giro...ma alla fine se io non vado alla Girls Geek Dinner, è la GGD che viene da me!
Così venerdì prossimo, 26 settembre, alle 19 appuntamento da Maud per la prima GGD romana.
Rivedrò Tara, Amanda e...uhm, chi altro viene? :)

domenica, settembre 21, 2008

This is water - David Foster Wallace

David Foster Wallace, discorso a una classe di neo-laureati:


In the day-to-day trenches of adult life, there is no such thing as atheism. There is no such thing as not worshipping. Everybody worships. The only choice we get is what to worship. [...]

The insidious thing about these forms of worship is not that they're evil or sinful; it is that they are unconscious. They are default settings. They're the kind of worship you just gradually slip into, day after day, getting more and more selective about what you see and how you measure value without ever being fully aware that that's what you're doing. And the world will not discourage you from operating on your default settings, because the world of men and money and power hums along quite nicely on the fuel of fear and contempt and frustration and craving and the worship of self.[...]
The really important kind of freedom involves attention, and awareness, and discipline, and effort, and being able truly to care about other people and to sacrifice for them, over and over, in myriad petty little unsexy ways, every day. That is real freedom. The alternative is unconsciousness, the default setting, the "rat race" - the constant gnawing sense of having had and lost some infinite thing.


Niente di collegato alla religione, nessun insegnamento morale.
Niente che non si sia già sentito, lo dice anche lui.
E però leggere.

domenica, settembre 07, 2008

La città dei cittadini e il premio COM Lab award

So che qualcuno tra amici e lettori ha seguito e partecipato alle attività di Micromacchina e della Città dei cittadini, a partire dal CitizenCamp.
Vi aggiorno un po' con le ultime novità dell'edizione di quest'anno, che ha avuto un bel riscontro sia per il blog che per il premio nazionale "La città dei cittadini", ideato per individuare e premiare buone prassi sulla diffusione della cultura della cittadinanza attiva.

L'ultima novità de La città dei cittadini è la collaborazione con l'associazione Comunicazione Pubblica: con loro si è deciso di creare una sezione speciale del premio (dal nome "La città dei cittadini-COMLab Award") sarà attribuito ad una personalità che si sia particolarmente distinta in progetti e iniziative sulla cittadinanza democratica.
Questa categoria del premio può essere votata da tutti (basta inviare una e-mail a info@comunicatoriecomunicazione.it) fino al 28 settembre. La lista dei candidati è qui.

Nel frattempo la giuria (con Romano Prodi presidente onorario) sta valutando le segnalazioni (158!!) inviate dai partecipanti nelle 4 categorie: tesi di laurea, pubblica amministrazione, associazionismo, mezzi di comunicazione.
La premiazione si terrà il 7 ottobre a Bologna.

mercoledì, settembre 03, 2008

Secondo piano

Stasera conversazioni telefoniche con i miei fratelli. In particolare uno dei due ha praticamente subito una sorta di disamina di "politica estera", dal mio post su Sarah Palin ad Aaron Sorkin e ritorno (aka "di come Josiah Bartlet sia il presidente di molti"), oltre a ricevere una lunga serie di dettagli della mia vita blogosferica e non.

Una cosa che gli ho promesso è mettere qui il link del mio blog-scoperta del rientro dalle ferie, Secondo piano, blog sulla vita in una casa editrice, lieve, divertente e molto interessante. Menzione particolare per la rubrica "Soltanto oggi" che, sarò io, ma mi fa ghignare come poche cose. E ci vuole, di questi tempi.

Cristoforo!

Nel mio fare appunti pignoli ad alcuni articoli di Alessandra Farkas ho scoperto che, se è vero che io son pignola, è pure vero che non sono sola (vedi commenti).
Scopro in questi giorni che Matteo Bordone ha scritto un paio di divertenti post sulle "fantasmagoriche avventure di Ale, inviata a Nuova Iorc". Non so se Cristoforo! abbia già storia lunga o se continuerà, ma mi sento meno sola (nell'essere pignola?).

Appunti su presidenti e vicepresidenti - altrove

(le cose serie alla fine, se a qualcuno interessa)


Il rientro in ufficio è stato tanto intenso da ridurmi a straccetto e a non farmi seguire come avrei voluto la convention dei democratici a Denver - ho leggiucchiato un po' dei miei soliti blog di riferimento, ma nemmeno troppo, causa stanchezza.
Per i giornali italiani non ho avuto il coraggio di andare oltre i titoli.
Insomma, è finita che ho guardato il Daily Show e il Colbert Report, senza pentirmene. E comunque sono ancora lì che devo trovare tre quarti d'ora in condizioni decenti per guardarmi con calma il discorso di Obama (e poi deprimermi). Nel frattempo Antonio ha messo a disposizione un po' di risorse, come sempre varie ed interessanti.

La fine della convention, venerdì, ha portato all'atteso nome del candidato vicepresidente di McCain: Sarah Palin. Nessun altro personaggio avrebbe generato questa miriade di commenti. A parte forse Huckabee, amico di Chuck Norris (!) e con curiose opinioni sull'evoluzione della specie. O Ron Paul che sosteneva di essere stato rapito da un alieno (ricordo male?).

Comunque sia.
1. Facts:
- 44 anni
- governatore dell'alaska da due anni
- membro national rifle association (armi, yeah!)
- 5 figli, di cui uno down
- pro pena di morte
- contro i matrimoni gay

Sulla carta, una conservative Christian coi fiocchi.

2. Una falsa copertina su Vogue:
- pubblicata dai maggiori quotidiani italiani e in copertina su La Stampa
- opera di Photoshop
- livello qualitativo del Photoshop: una chiavica
- possibilità che un quattrenne ci cascasse: scarsine
Spiegazione: la signora è davvero andata su Vogue, in un servizio all'interno, non in copertina. Su tutta la questione Guia Soncini ha scritto un post definitivo . E poi un altro post ancora un po' più definitivo.

3. La figlia minorenne incinta (come una sorelladibritneyspears qualunque):
Bristol, 17 anni, non ha preso molto sul serio il concetto di abstinence-only ed è incinta di 5 mesi. Si sapeva? Non si sapeva? Verrà usato a scopo elettorale? (ah, ah, kidding!) E il ragazzo di Bristol sarà contento del doverla sposare entro i prossimi cinque nanosecondi?
Interpellato sulla gravidanza della ragazza, Obama ha dato una gran bella risposta, secondo me.

4. Nel mentre...
- pettegolezzi di ogni genere
- foto vere o false a go-go
- commentatori conservatori che sono a metà tra il perplesso e il "facciamo di necessità virtù". Tipo Bill "il mio nome è coerenza" Kristol.
- quelli di Fox News sono i migliori: sono arrivati a dire che i suoi 20 mesi da governatrice contano come maggiore esperienza in politica estera per via della posizione geografica dell'Alaska


Sarah Palin è una miniera in tutti i sensi, una roba da morire dal ridere, se non fosse che corre il rischio di diventare vicepresidente degli USA.
Insomma questa è una che si proclama femminista ed è contro il principio di "equal pay for equal work", per dirne una. Come John McCain, del resto.
Il che suona strano se la si vede come una scelta per cercare di acchiappare i voti delle sostenitrici deluse di Hillary. Dove con "se" intendo: è quello che ha detto lei nel suo primo discorso pubblico.

Dunque, io in teoria mi rifiuto di credere che un democratico voti repubblicano perché la candidata è una donna. Ne ho brevemente parlato con Sara, femminista, sostenitrice di Hillary (ha pure fatto la volontaria per lei in Pennsylvania) e lei mi ha detto che è d'accordo con me, ma anche che questa cosa non verrà detta nelle prossime settimane perché (cito):
The media is in love with the narrative of the angry Clinton supporter who is out for revenge at any cost, voting against their own interests to make a point.

Altre persone che conosco ritengono che McCain si senta tanto sicuro da permettersi di fare una scelta azzardata del genere. Io non so cosa pensare ma per ora, finché ancora se ne può ridere, aspetterò il pettegolezzo di domani. E le nuove puntata di Daily Show e Colbert Report.

martedì, settembre 02, 2008

L'esempio di Ségolène

Ségolène Royal alla Festa Democratica di Firenze:

Sabato, dopo essersi girata a piedi tutti gli stand della festa sotto il sole del pomeriggio fiorentino, Segoléne Royal è rimasta a firmare una dopo l'altra tutte le copie del suo libro (in francese) che gli avventori della libreria si sono comprati apposta per farseli firmare da una donna candidata all'Eliseo.
Una scena surreale ha visto Segolène seduta su una poltrona e una fila di persone di tutte le età aspettare il proprio turno per potersi sedere due minuti vicino a lei, dirle quanto la ammiravano, farsi fare la dedica e salutarla con la luce negli occhi. E prima di mettersi ad autografare, Segolène a fine presentazione ha chiesto più volte domande dal pubblico, domande che un pubblico non abituato a sentirsi coinvolgere da un politico lì per lì non sapeva fare (ma poi ce ne sono state).

Una lezione, un bell'esempio.
E le inevitabili, amare conclusioni di Diego che era lì.

domenica, agosto 31, 2008

Bill (flip-flops?) Kristol

Bill Kristol sul New York Times, 24 agosto 2008 (quando in pratica consigliava il ticket McCain-Lieberman):

with Biden’s foreign policy experience as a contrast, could McCain assure voters that the young Pawlenty is ready to take over, if need be, as commander in chief? Also, Biden is a strong and experienced debater. Pawlenty is unproven.
[]
how about a woman, whose selection would presumably appeal to the aforementioned anguished Hillary supporters? It’s awfully tempting for the McCain camp to revisit the possibility of tapping Meg Whitman, the former eBay C.E.O., Secretary of State Condoleezza Rice, or Gov. Sarah Palin of Alaska. But the first two have never run for office, and Palin has been governor for less than two years.


Bill Kristol sul prossimo numero di The Weekly Standard:

Palin is potentially a huge asset to McCain. He took the gamble–wisely, we think–of putting her on the ticket.

A key moment for Palin will be the vice presidential debate, to be held at Washington University in St. Louis on October 2. … And if Palin holds her own against Biden, as she is fully capable of doing?
(via un infervorato Andrew Sullivan e The Tin Man)

martedì, agosto 26, 2008

When Aaron Sorkin meets Facebook

Guia Soncini (una di noi, vedo) scopre Facebook.
Via Aaron Sorkin:

  • Il gruppo che mi somiglia di più dev’essere per forza I want Aaron Sorkin to script reality
  • Quello che somiglia di più alla mia vita sentimentale You’re the Joshua Malina to my Aaron Sorkin
  • Assai condivisibili What if Aaron Sorkin was the Messiah? e Aaron Sorkin is a god
  • Notevoli seppur esecrabili Aaron Sorkin needs to start doing coke again e Give Aaron Sorkin more crack
  • Modello aspirazionale: I speak sorkinese
  • Nemesi di chi si rifuta di vedere le ultiem tre stagioni di WW: John Wells is a flaming pile of poo. An he writes like one, too [questo l'ho aperto; highlight: The Complete Series boxset is so pretty, but what am I supposed to do with 3 seasons of crap?]
  • Solo per intenditori assai fanatici e di buona memoria: Knock knock. Who’s there? Sam and his prostitute friend!
  • Miglior risposta intrinseca alla prematura fine: Studio 60 is too smart for your candyass network
  • Miglior risposta a chi vi chiede cosa sia Sports Night: It’s about sports. The same way Charlie’s Angels was about law enforcement
  • E, ovviamente: Barack Obama is a character created by Aaron Sorkin

E dopo "Paris, je t'aime" ecco "New York, I love you" (no, dai, davvero)

Non
Fatemi
Questo



(e per piacere togliete tutti questi attori di torno!)

venerdì, agosto 15, 2008

Famiglia Cristiana, baluardo estivo dell'opposizione (?!)

In un'estate senza intercettazioni, senza gossip, senza delitti estivi, insomma senza inchiostro in cui inzuppare la penna (metafora - e pure old fashion, bleah) la cosa più interessante di simil politica interna cui si legge sui quotidiani pare essere la polemica tra governo e Famiglia Cristiana, che, a legger gli articoli pare stia facendo dell'opposizione, circa.
In realtà ho idea che le accuse di criptocomunismo e fascismo (!!) arrivate alla rivista da esponenti del governo derivino da semplici critiche e opinioni discordanti, cosa che dovrebbe essere ancora possibile, che mi risulti.

Proprio ieri mi chiedevo se gli organi ufficiali del Vaticano avrebbero fatto dichiarazioni in merito e il genitore calmava i miei bollenti spiriti dicendo che è un bene che (una volta tanto, aggiungo io) la Chiesa non esprima opinioni che alimenterebbero polemiche.
La saggia opinione è stata smentita oggi dalle dichiarazioni del direttore della sala stampa del Vaticano che dice che Famiglia Cristiana "è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana".
Ora, questo è formalmente corretto e banale, perché gli organi ufficiali sono rispettivamente L'Osservatore Romano e Avvenire. Dato che questa è cosa nota, però, l'idea è che il Vaticano abbia voluto esplicitamente prendere le distanze da chi esprime critiche all'azione di governo.
Insomma, un'altra occasione persa dal Vaticano per tacere.

(Del resto pare che i politici dell'opposizione non abbiano niente da dire, ultimamente. Stai a vedere che l'opposizione la fa davvero Famiglia Cristiana)

mercoledì, agosto 13, 2008

Obama popstar e l'umorismo di David Letterman (capito?)

Chi segue il David Letterman Show sa che la top ten è una rubrica umoristica, talvolta improbabile. Per piacere, qualcuno mi dica che Alessandra Farkas si è solo dimenticata di spiegarlo nel suo articolo:

A dare una mano a McCain ci si sono messi anche i comici della notte, che non perdono occasione per sbeffeggiare Obama.
Riprendendo un articolo di fuoco apparso sul Washington Post che accusava Obama, al rientro dal suo «giro del mondo in stile presidenziale», di «darsi le arie da capo di Stato anche in patria», il caustico David Letterman si è chiesto se il candidato democratico alla Casa Bianca non appaia «un pò troppo presuntuoso nel comportarsi già da vincitore». Tra «i primi dieci segnali che Obama ha troppa fiducia di vincere», ha indicato Letterman nel suo show, ci sarebbe una fantomatica proposta del senatore di ribattezzare lo stato dell' Oklahoma in «Oklobama» e di essersi fatto misurare la testa per Mount Rushmore.


(la mia personale opinione è che, messo così in quel tipo di articolo, l'aneddoto si presti al fraintedimento ma vabbè, sarò fissata io)

martedì, agosto 12, 2008

Lucania Film Festival

Quando si va in un posto nuovo, pieno di vita e di gente interessante, e lo si deve raccontare, il timore è di non fare abbastanza, di non essere efficaci, di non rendere giustizia a quella realtà che ti affascina. A me sta succedendo così in questi giorni a Pisticci, al festival di cortometraggi Lucania Film Festival.

Il racconto è sul blog di Kublai e una cosa che mi ha fatto molto piacere è stato sentire da chi ci lavora che ho colto lo spirito del festival. Spero abbastanza da convincere almeno qualcuno di quelli che lo leggeranno a venire qui l'anno prossimo (e a proporre il vostro lavoro, se siete filmaker), ne vale la pena.
Vado a godermi la mia ultima oretta di festival e a salutare tutti - oltre che a prenotare una stanza per l'anno prossimo qui, nella grande casa bianca che è il cuore di tutto (errore: il cuore son queste persone qui, detto senza retorica, ma non ho tempo di scriverlo meglio di così).

Noel in Cina - e ritorno!!

I found out — from Twitter! — that my friend and colleague Noel Hidalgo, who was in China covering the Olympics as a citizen journalist, was deported for livestreaming a protest in Tiananmen Square. He’s safe at home now, but wow what a journey.

Così, leggendo il blog di Josh, cinque minuti fa ho scoperto che Noel (un tipo eccezionale, provare per credere) era in Cina e che da lì è stato espulso per aver filmato e trasmesso una protesta in piazza Tienanmen.
Qui un articolo in merito pubblicato su The Huffington Post.
E qui le foto di Noel in Cina su Flickr.

Il resto quando torno dalle vacanze.

mercoledì, luglio 30, 2008

Vacaaaanza!

Allora, io domani levo le tende dall'Urbe e vado a sud.
Sarò un po' itinerante ed è probabile che io sia qui tra il 10 e il 12 agosto (e voi andateci, ché ne vale la pena).
Per buona parte delle ferie comunque dovrei essere sul Gargano, in un posto piccino picciò dove non esiste wi-fi e c'è il mare a duecento metri da casa mia - tanto per fare una distinzione tra priorità.
Quindi se passate, vi va di venire a trovarmi o di sentire la mia vocina simpatica e petulante ecc fatemi una telefonata, ché mi sa che il computer lo vedrò pochino. Anche, in caso contrario temo che mia madre mi cioncherebbe le mani di netto, quindi... ;-)

Buone vacanze!

O anche: la sindrome da prima della classe

“E’ pericoloso focalizzarsi semplicemente sul fare le cose al meglio, e’ più importante scegliere le cose giuste da fare e poi farle adeguatamente”


Randy Pausch (via la pupa)

martedì, luglio 29, 2008

Consigli per l'estate/edizione estero

(meno male che ci sono gli amici ché io ho da fare e poca ispirazione. Sentiatevi liberi di contribuire)


Viaggi: Kurtz va in vacanza ad Amsterdam - e scrive pure gli indirizzi dei posti dove è stato (qui le foto, tra cui quella di cui sopra)

Cibo: Sara prepara il chili

Rocketboom @Netroots nation

Il resoconto di Rocketboom a Netroots Nation, conferenza liberal di tech-politics (nata da Daily Kos):




Interviste:
- Markos Moulitsas di Daily Kos,
- Jay Rosen, professore a NYU,
- Karl Frisch di Media Matters,
- Erwin Tang, author of Gook . Gook è una parola razzista per indicare i vietnamiti. Il libro, ça va sans dire, è su John McCain



(grazie a kekkoz per la segnalazione)

lunedì, luglio 28, 2008

F-ego

Senza una particolare ragione.
Ma condividere un piccolo flash molto saggio di Feba vale sempre la pena (e chissà che a un certo punto non torni anche utile):

L’ego ha un funzionamento inversamente proporzionale rispetto a una bottiglia di vino, e’ praticamente sempre pieno. Ogni tanto pero’ bisogna allenarsi e svuotarlo un po’, perche’ questa sua pericolosa tendenza di farci vedere il mondo in maniera distorta ci impedisce di sforzarci ad essere diversi e a fare sul serio la differenza.

venerdì, luglio 25, 2008

Non dipendenza ma una certa pervasività

Passare davanti a una scritta su un muro che dice "Odia le persone false".

Ecco, io ieri ho trascorso i quindici secondi successivi a chiedermi come mai a qualcuno venga in mente di scrivere sui muri in terza persona.

(sì, ho poi realizzato che era un imperativo e che i quindici secondi precedenti erano una chiara evidenza dell'influenza di twitter nella mia vita)

lunedì, luglio 21, 2008

Enorme e refrattario ad ogni contabilità

Ecco alcune riflessioni di Marco Formento sul valore della Rete (come da titolo) in rapporto alle reti mobili. Qui in particolare sull'editoria:

Prendiamo il caso degli annunci economici e dell'impatto che, ad esempio Craig's List ha avuto nell'area della Baia: decine di milioni di dollari svaniti, che non torneranno più nelle casse dei quotidiani, che li usavano tradizionalmente per finanziare la loro indipendenza editoriale. Conseguenza diretta, licenziamenti e un'enorme ricchezza che si concentra nella piccola azienda di Craig.
Su una rete mobile non sarebbe successo, il valore si sarebbe conservato o addirittura accresciuto
. E lo stesso motivo per cui ciò è possibile -c'è un proprietario che mette in rete quello che vuole al prezzo che vuole rendendo di fatto tutto controllato e a pagamento- rende così poveri i servizi su rete mobile, quando in realtà potrebbero avere mille motivi di interesse, magari corroborati da devices e infrastrutture adeguati.

domenica, luglio 20, 2008

"Signori, Kublai!"

Siamo lontani, sparsi per l’Italia, facciamo cose diverse, abbiamo percorsi diversi e mentalità differenti. Non saremmo stati insieme se non fosse per Kublai. E’ una scommessa: crediamo che insieme possiamo fare qualcosa di meglio e divertirci facendolo.


Kublai sta riempiendo le mie giornate, non solo dal punto di vista lavorativo: è un progetto bello e vivo, me ne accorgo dalla frequenza con cui mi ritrovo a parlarne quando chiacchiero con amici e dall'entusiasmo che suscita anche solo il mio racconto, per forza di cose incompleto.

Da quando le attività sono iniziate abbiamo fatto strada, incontrato persone, parlato, conosciuto realtà nuove e imparato tutti, moltissimo: il gruppo di persone è cresciuto, le idee e il fermento creativo aumentati a dismisura, collaborazioni tra persone lontanissime sono nate quasi magicamente (e invece no, non è magia, ma è bello che sembri tale).
Quello che facciamo però è difficile da comunicare e anche da spiegare a chi non ci sia dentro, ci abbiamo provato qui. Questa, a dire il vero, è una delle sfide, a maggior ragione adesso che sono partite le attività di coaching, un supporto ai primi progetti proposti.

Recentemente Giuseppe ha scritto un bel post (da cui è tratta la frase all'inizio) che fa da "manuale del kublaiano consapevole", come lo definisce lui:
Ecco, il kublaiano sa questo. Sa che fare rete è importante quanto essere bravo. Il Kublaiano non è kublaiano perché è iscritto al ning e forse ha un’idea. E’ kublaiano perché sa che facendo rete: per definizione fa rete per sé e per gli altri, e gli altri fanno rete per lui. E si scoprono i campi dietro le colline. Il kublaiano è attento alle persone del network, ci parla anche se apparentemente lavorano in campi diversi (proprio perché senza i flussi di cassa nemmeno il fabbro sarebbe fabbro, se non per pura fortuna con la C maiuscola). Il kublaiano costruisce fiducia, per sè e per gli altri. Perché se funziona la rete, se siamo attenti, aumentano le opportunità per tutti.

Lo spirito è questo, insomma.
Vi va di fare un giro?

Ode al quartiere

Io ho questo problema qui, dell'innamoramento facile per i luoghi in cui vado e, soprattutto, per quelli in cui vivo. Mi ambiento in fretta e ho questa tendenza a mettere radici in qualche modo: anche se so che ci resto poco mi piace da matti capire come funziona il quartiere, conoscere la gente che ci vive, esplorare i luoghi più interessanti.

Ci sono quartieri che hanno un'anima visibile, molto più di altri, lo so bene. Altri, magari, mostrano l'anima solo a chi ci abita. Ma l'innamoramento è possibile, sempre e comunque, naturalmente, in quanto altamente soggettivo. Oggi mi ha fatto molto piacere leggere il post di Alberto sul quartiere di Milano in cui vive mi ha colpito e mi ha fatto sorridere e ripensare al quartiere Porto e a Morningside Heights.
Mi piacerebbe se ce ne fossero di più, di racconti, di momenti in cui ci si prende il tempo per mettere a fuoco il mondo che abbiamo intorno ogni giorno.

Come imparai a non preoccuparmi e ad amare il fagiano

A volte ci si ritrova in situazioni che non si possono prevedere, situazioni in cui ti trovi a disagio e non sai come cavartela.
Tipo quella volta che in treno eravamo io e tre esperti di sviluppo locale e non sapevo cosa dire (sembra una barzelletta). E così tocca affidarsi, come da famosa citazione, a "fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione”.

Genio? Mh, più che altro un certo talento nel buttarla in vacca. Ecco qui, la storia del fagiano e di Kublai, as we know it.

Che ha avuto evoluzioni inaspettate, nemmeno a dirlo.


(fagiano, courtesy of suzukimaruti)

giovedì, luglio 17, 2008

19 luglio 1992

Il 1992 è il primo anno di cui ho "memoria storica", per così dire, il primo anno di cui ricordi qualche avvenimento nazionale.
Non avevo ancora 11 anni il 23 maggio di quell'anno, il giorno di Capaci. L'improvvisa sensazione di una cosa grande, troppo grande, un po' come svegliarsi e scoprire che c'è il mondo intorno e che è un po' più vasto e complicato di quello che ti è sembrato fino a quel momento.
Ricordo i funerali, il dolore delle mogli, della gente comune. Poi non tanto altro, se non che cominciai a leggere molto, moltissimo, qualunque cosa riguardasse quella strage, la figura di Falcone, quelle persone. E Paolo Borsellino, che in molte foto era con Falcone, in una, forse in posa, schiena contro schiena, una specie di simbolo di quello che era, di quello che sarebbe stato, di quello che si diceva già, che il prossimo era lui, inevitabilmente.
Beh, io no, non ci ho creduto, anzi mi pareva una garanzia del contrario: voglio dire, se lo pensano, se lo sanno, sapranno come proteggerlo. Loro, quella cosa indistinta che ancora non chiamavo Stato, ma che mi pareva una sufficiente sicurezza.

Il 19 luglio era domenica, riesco a ricordarlo per una serie di piccole cose, consuetudini familiari tipiche di quel giorno della settimana. Non ricordo l'ora, forse pomeriggio, potrei sbagliare, mi pare ci fosse ancora luce quando mi sono ritrovata in piedi davanti al televisore a guardare via d'Amelio, incredula, senza parole. Sono andata in camera dei miei, mi sono seduta ai piedi del letto, dal lato di mia madre, quello più lontano dalla porta, come avevo fatto in quei giorni, mentre i grandi parlavano in soggiorno, rileggendo uno di quegli articoli, quello con la loro foto, schiena contro schiena. Non erano passati ancora due mesi, non era possibile.
Tradita, probabilmente non l'ho pensata, questa parola, ma era quello che sentivo. Era come se i grandi mi avessero detto una bugia. Lo sapevano, lo avevano scritto sui giornali, lo avevo letto io, persino io, che lui era il prossimo. E questo era una garanzia che non gli sarebbe successo niente, non poteva che essere così, avrebbero fatto qualcosa per impedirlo. Loro, quella cosa indistinta che ancora non chiamavo Stato, ma che mi pareva una sufficiente sicurezza.

Lo avevo creduto e il mondo dei grandi mi ha deluso allora, per la prima volta.

Non so davvero perché mi sia presa questo evento tanto a cuore, non so perché a distanza di sedici anni mi ricordo i due anniversari ogni anno e controllo se se lo ricordano anche gli altri, almeno sui giornali. Mi è tutt'ora incomprensibile il motivo per cui ogni volta che vedo delle immagini o ne sento parlare mi prende un groppo in gola e mi resta lì per un po', come stamattina, quando ho rivisto lo speciale de La storia siamo noi - e sarà minimo la terza volta.

Non so nemmeno perché queste cose mi girino in testa da una settimana, quando ho partecipato al primo incontro della scuola di formazione politica "Antonino Caponnetto". Sabato scorso, nel consueto caldo tropicale di Bologna d'estate, ho ascoltato le parole intense di persone diverse tra loro, ma tutte attente, appassionate. Appassionate. Come le parole di quel magistrato esile che dice "è tutto finito", con il dolore e lo sgomento tanto più consapevoli ma forse non così diversi dai miei quel giorno.
Quel signore che a me pareva vecchissimo ma che avrebbe vissuto ancora dieci anni portando la sua esperienza e la sua testimonianza e dando motivazione a tante persone, non ultime quelle che hanno deciso di dare il suo nome a questa iniziativa.
Alcune frasi di Caponnetto sono state lette sabato. Lucide, forti. Di quelle che ti fanno pensare che non è tutto finito, che ora puoi fare qualcosa, anche a modo tuo, anche se ti senti tradito, anche se i grandi ti hanno detto una bugia.
(Ora che sono grande anch'io)

Conversazioni su timide prove di pubblicazione

1.
Papà: Ma allora dove lo pubblichi l'articolo sulla conferenza di New York?
Io: Sul Manifesto.
Papà: Ah, l'altro giorno ho visto Sansonetti in tv...ma è lui il direttore del Manifesto?
Io: No, papà, lui è direttore di Liberazione

2.
Io: Zio, devi fare una cosa che non ti piacerà, devi comprare il Manifesto sabato, ci sarà un mio articolo! Ti tocca, ti tocca!
Zio (un bel po' di destra): Ma proprio lì? Ma mica posso fare queste cose, io!
Io: Ma dai, ziiiiiiiiooooooo, la tua unica nipoteeee...è un quotidiano nazionale, daiiii!!
Zio: Vabbè...mh, magari mando qualcuno a comprarlo

3.
Zio (a mia madre): E no, dai, quel giornale no. Portami una fotocopia, su.

4.
Io: Oggi è sabato, ti ricordi che esce il mio articolo?
Papà: Ah, già. Quante copie compro? Tuo zio di sicuro non ne vuole una...
Io: Boh, vedi tu, dai
Papà: Ok, allora adesso esco e vado a comprare Liberazione
Io: Papà!! il Manifesto!!
Papà: Scusa, ma Sansonetti dove fa il direttore?
Io: Su Liberazione. Ma il mio articolo è sul Manifesto!

(la prossima volta fotocopie, davvero, mi sa)


Aftermath
Amico: Pensa che ho comprato il Manifesto con il tuo articolo.
Io: E l'hai letto? Che ne pensi?
Amico: Beh, certo, potevi dirmelo che era nel supplemento, quello che tutti buttano!
Io: E...tu...mica l'hai buttato?

mercoledì, luglio 16, 2008

Questione di stile

Personalmente resto dell'idea che si possa cazzeggiare ed essere seri a seconda dei contesti, una cosa non esclude l'altra, ma a volte si può sbagliare.

A questo punto una definizione gioverebbe

A me una volta hanno spiegato che l'accanimento terapeutico è considerato un peccato, come l'eutanasia.

martedì, luglio 15, 2008

L'iPhone che *non* cambia il mondo

Every time Apple launches a new marketing blitz we endure an exhausting parade of claims that the new product will "change the world." There's no doubt that the new iPhone and, more importantly, the 2.0 software update, is very, very cool, and it does represent an evolution in mobile computing. But I'm confused about why so many of my fellow geeks find it necessary to describe this new product in terms typically reserved for advocacy campaigns or political slogans.

Il post di Josh è del genere che avrei potuto scrivere io. Se non fossi tanto poco interessata all'iPhone, intendo.

lunedì, luglio 14, 2008

Il dio delle agende

La divinità che controlla le agende è un'invenzione di un amico quando ci trovavamo a rimandare un caffè da prendere insieme o un cinema per settimane perché i reciproci impegni non coincidevano mai o per improbabili imprevisti dell'ultimo minuto. Questo pur vivendo nella stessa città, a 20 minuti di distanza.
Il dio delle agende questo weekend l'ho fregato a colpi di organizzazione e di pressione stabile - ché il caldo torrido di Bologna a luglio lo capite solo se ci andate.
Ci sarebbero molte cose da dire, di gente appena conosciuta, di gente che sembra cambiata, di chi non vedevo da un anno e però sembrava solo una settimana, di una lunga mattina a sentir parlare di politica, ad ascoltare discorsi intensi e sentiti e a provare a credere e sperare un po' di più.

Il dio delle agende l'ho fregato trovando il tempo di una chiacchierata lunga e meno contorta del solito, quella in cui i ruoli sono confortevolmente sempre gli stessi e tu senti di conoscere la persona tua interlocutrice a memoria, anche quando ti dice cose che non sai e che non potevi sospettare. E poi, inaspettatamente, quando ti ricorda che persino i momenti in cui facevi la buffona hanno avuto senso - voglio dire, avevano un senso, io lo sapevo.
Faccio ancora così del resto, me ne rendo conto, incluso dare opinioni in modo poco delicato - ma solo a pochi (discutibilmente fortunati) eletti.

(stai a vedere che devo arrivare fino a Bologna in pieno luglio per rendermi conto di quanto poco io sia cambiata)

L'audience si è dimessa @UniBo

In queste ore Sara si laurea a Bologna con una tesi dal titolo "L'audience si è dimessa" - l'argomento è abbastanza facile da indovinare.
Dopo alcuni mesi di mail e di lettura del work in progress, l'ho conosciuta sabato sera, l'ho stordita a forza di chiacchiere e spero di averla tranquillizzata un po' per la giornata odierna.

Sara ha fatto un gran bel lavoro e mi ha fatto piacere poterle dare una mano nel mio piccolo.
Auguri e complimenti!!

venerdì, luglio 04, 2008

Tutti i barcamp portano a Roma (edizione 2008)

Il fatto è che, quando finisce la giornata di un barcamp che hai organizzato, di solito sei così stanco che la sola idea di rifarlo di nuovo ti fa stramazzare. E così io, a ottobre, avevo detto “Nooo, mai più”.
Poi sono passati mesi, di barcamp ce ne sono stati altri e un po' c'è stato un giro di boa: ci si è chiesti se il tempo del barcamp fosse finito, se si dovesse provare a reinventarlo in modo diverso...e così via.
Così, quando Nicola mi ha detto “e se organizzassimo un barcamp a Roma?” ho alzato lo sguardo dallo schermo e l'ho guardato perplessa, convinta che fosse una battuta. Quando mi ha detto che l'idea era nata da una chiacchierata tra lui e Vincenzo e poi mi ha mostrato il wiki, ho appurato che non era così e...insomma, non avevo detto “Mai più?”, io?? :P


Scherzi a parte, è una buona occasione anche per dare corso a un po' di conversazioni sul tema, così magari non restano ferme in un post o in qualche chiacchierata. Il fatto di pensare a un barcamp con così tanto anticipo (a fine novembre) dà infatti la possibilità di riflettere con calma e provare a ipotizzare delle modalità organizzative e – perché no – formule nuove.
Qualche mese fa, ad esempio, Giovanni ha realizzato una serie di interviste sul tema e ha elaborato alcune riflessioni, suddivise in due post che invito a leggere. Ne ho quindi approfittato per rileggere quello che gli avevo risposto io e per confrontarlo con le diverse opinioni date dagli altri intervistati.

Se ci penso, di domande me ne vengono già parecchie e pian piano voglio provare a pensarci e a sentire un po' di opinioni. La prima cosa è sicuramente il “l'eterno dilemma”: barcamp generalista o tematico?

Personalmente ho esperienza organizzativa solo della seconda opzione e mi è sembrato che questo si prestasse bene a far avvicinare anche persone non espertissime di tecnologia. Il punto a sfavore è, naturalmente, che il tema può essere o meno di interesse e questo lascia fuori un certo numero di persone.
Si può pensare a una modalità ibrida o comunque diversa? Per esempio, come si vede dal wiki, sono previsti momenti collettivi che sicuramente faranno da raccordo...voi come li utilizzereste?

Ultima nota per ora: sul wiki vedo i primi iscritti e alcuni scrivono che i due giorni (due! :) ) dovrebbero essere i due giorni del weekend, come abbiamo previsto: una buona idea o sarebbe meglio un venerdì/sabato?

Io comincio a pensarci - confortata dalla presenza di una decina di volontari (!!) e, tanto per fare le cose per bene, vi chiedo di usare il tag romecamp2008 per i post e quello #rc08 per Twitter.

Aspetto opinioni, ne riparliamo presto!
Ovviamente tenetevi liberi per il 29-30 novembre e...iscrivetevi, chevvelodicoaffare?!




Tag: RomeCamp2008

mercoledì, luglio 02, 2008

PDF 2008 - Lawrence Lessig: The declaration for independence

La presentazione di Lawrence Lessig al Personal Democracy Forum vale la visione, non solo per il tema importante, la lotta alla corruzione del Congresso USA, ma anche per l'esposizione in sè.




Ecco qui, datemi un po' voi una stima di quanto ci avrà messo a prepararla.
Ad ogni modo mi ha colpito moltissimo per la sicurezza e la convinzione.
Il paradosso è che è esattamente una di quelle cose per cui si potrebbe dire "eh, niente di nuovo", ma poi alla fine nessuno lo dice mai, o comunque mai in modo serio e attivo.

martedì, luglio 01, 2008

PDF, intervista a Radio Città del Capo

Oggi Marco Boscolo mi ha intervistato per pigreco Party, un programma di Radio Città del Capo- radio Metropolitana.
Argomento: il Personal Democracy Forum.

Devo dire che mi sono divertita un bel po', il file della chiacchierata è qui.

Interstizi @Personal Democracy Forum


Tipsy doctor, originally uploaded by Sergio Maistrello.
(sì, qui mi bevo una birra - la prima, nonostante il titolo - con John e Barack. Yes, presidential dudes! :P)

Ci sarebbe molto da dire e da scrivere sulla conferenza e lo sto facendo - e lo farò. Qui intanto metto un po' di note "altre".
Una delle cose più curiose è stato conoscere persone interessanti, alcune delle quali mie "letture" quotidiane da mesi, e chiacchierarci di cose serie e anche molto meno serie, magari dopo una lunga giornata di conferenze davanti a una birra.
E così con Sarah Stirland di Wired parliamo di Italia, della situazione politica e tecnologica (e di come spiegare alle rispettive madri il lavoro che facciamo), con Colin Delany (un caciarone simpaticissimo!) ci perdiamo nel Rose Hall prima di raggiungere gli altri al bar mentre lui, quando scopre che sono italiana, mi dice che ha avuto un trackback da un post in italiano e quindi non riusciva a leggerlo e io gli spiego che il post l'ho scritto io su SpinDoc.
C'è Daniel di MoveOn.org che per imperscrutabili motivi parla un italiano perfetto e Leslie, che tiene fede al cognome Bradshaw con un look molto stiloso e che mi racconta delle sue molteplici attività, dal design alla tecnologia.
Poi ci sarebbero ancora altre cose ma se comincio qui non vado a dormire e il jetlag non mi passa più quindi per ora chiudo qui e a domani.


Comunque gli interstizi sono sempre una gran cosa, a tutte le latitudini, per dire.

venerdì, giugno 27, 2008

Strand

La mia personale versione del paradiso esiste, l'ho trovata oggi.
Si chiama Strand ed e' tra la 12th Street e la Broadway.
Per spiegare la situazione basta il sottotitolo: "18 miglia di libri".
(non imperverso ma sono sicura che ne parlero' ancora)

Add: il giorno dopo ho mangiato (questo!) con un'amica da Max Brenner, a distanza di un isolato da Strand: un posto talmente votato alla cioccolata da aver scritto sul muro "Willy Wonka is alive!".

(la foto è di Yuan2003)

"Ok, spiegami ancora una volta perché ho deciso di prendere l'aereo per tornare in Italia. Piano, però."

mercoledì, giugno 25, 2008

PDF e l'investimento nelle idee

(mi scuso per la mancanza di accenti. Da' piu' fastidio a me che scrivo che non a chi legge, ve lo assicuro. Ah, riporto alcuni di questi pensieri anche su Kublai, mi pare pertinente)


Alcuni appunti in fretta perche' il sonno e' tiranno and jetlag is a bitch.
I primi giorni a New York sono stati piu' che intensi. Il weekend e' passato tra arrivo, giri per Harlem, pranzo BBQ (yuuum!), e l'ultima visione del mio musical del cuore (e' ufficiale, lo so tutto).
Gli ultimi due giorni invece li ho trascorsi al Personal Democracy Forum, tra speaker interessanti, incontri ancora piu' interessanti, suggestioni, idee su come la tecnologia sta cambiando la politica e l'impegno civico.
Tutto ancora a spasso nella mia mente e nella mia agenda: sprovvista di computer, infatti, ho messo gli appunti su un molto tradizionale cartaceo quaderno. Sergio e Antonio hanno egregiamente provveduto a scrivere impressioni e commenti live.
Un po' di cose, immagini, persone sono nella mia testa, il che vuol dire che devo sbrigarmi a scriverne, altrimenti qualcosa mi sfuggira'. La buona notizia - ne parlavamo oggi con Sergio - e' che non siamo poi molto indietro, o meglio, gli americani non sono molto piu' avanti in termini di risultati*.

La cattiva notizia per noi, se vogliamo, e' esattamente la stessa: cioe' in America non hanno niente piu' di noi, hanno completato un primo passaggio che noi faticosamente stiamo intraprendendo (consapevolezza delle possibilita' del mezzo, tentativi di mettere in pratica tali possibilita' etc) ma ancora si stanno chiedendo "What's next?", anche se con ottimismo e la certezza che molto si potra' fare e che le cose stanno per cambiare, ad ogni modo.
E per noi e' una cattiva notizia perche' il fatto che le nostre iniziative siano poche e non connesse vuol dire che non c'e' ottimismo, ne' voglia di fare se non ci sono risultati a breve termine.
Non c'e' tanta attenzione a come si svolgono i processi, ne' voglia di rischiare, non c'e' investimento. E non parlo di soldi, cosa di cui spesso ci si lamenta (ed e' un altro discorso ancora), parlo di idee. E se non siamo disposti a investire tempo, impegno, passione...di cosa parliamo quando parliamo di idee?



*e anzi, a livello governativo, non sfruttano appieno alcuni strumenti che gia' hanno (un esempio su tutti: il Freedom of Information Act. Ne parlero' in modo piu' esteso)

venerdì, giugno 20, 2008

Menouno/ You go, girl

Allora:
- ho stampato il biglietto aereo (e continuo a fare periodiche preghiere che non succeda nulla fino a domani - Alitalia, you know...)
- di là ho avvisato
- i biglietti per Rent ce li ho
- anche oggi ho assillato Sergio con le mie ansie pre-viaggio - e anche oggi lui non mi ha mandato a quel paese
- ho trovato l'elenco dei bar di New York che trasmettono le partite degli Europei - sono un tour operator da applausi ;)
- ho trovato un'ora per andare dal parrucchiere
- ho ritirato i dollari - con peripezie che...chevvelodicoafare...
- ho rincontrollato ottomila volte il programma del Personal democracy forum: dire denso è un eufemismo
- ho trovato ulteriori motivi di ansia
- ho segnato i numeri di telefono e l'indirizzo di Sara

(ho sbirciato un po' di assemblea nazionale del PD...e ho pure comprato il Riformista, pensa le cose che si fanno, alle volte)

...direi che ci siamo...mh, anzi, facciamo che almeno comincio ad aprire la valigia, eh.
Aggiornamenti da quell'altro lato dell'Atlantico, a un certo punto!

mercoledì, giugno 18, 2008

Menotre/ Il giorno in cui si ringrazia Josh (e si pubblica in inglese!!)

Di Josh Levy e di TechPresident ho già parlato un sacco di volte, così come dell'ammirazione e dell'entusiasmo verso quello che fanno, non ultimo il Personal Democracy Forum, a cui parteciperò la prossima settimana in compagnia di Sergio e Antonio, che qui spiega brevemente di cosa si parlerà.

Per me quindi è come la realizzazione di un piccolo sogno essere riuscita a scrivere un post in inglese su TechPresident per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore, il progetto 10domande (qui una sintesi dell'esperienza).

E alla fine eccolo qui, il post!

Nelle ultime 24 ore Josh, oltre ad aver trovato il tempo di leggere e sistemare le mie due pagine in inglese, mi ha anche dato una mano al volo a risolvere un piccolo problema pratico per reperire i biglietti per andare a vedere Rent - una ossessione della sottoscritta, in case you're wondering - con una tempistica del genere "detto fatto": dalla manifestazione del problema alla sua risoluzione in quindici minuti (tralasciamo l'immagine della sottoscritta zompettante per l'ufficio).

Avendo passato le ultime 24 ore a ringraziare Josh, mi pare giusto concludere la giornata con un post, approfittando per segnalare la sua prossima avventura lavorativa, davvero molto interessante.

lunedì, giugno 16, 2008

Menocinque / Le case degli altri

Confesso: anche oggi ho guardato Apartment Therapy e sbirciato le case di New York in cui non vivrò mai.
Confesso: anche oggi ho assillato un paio di amici via mail e via IM sull'eventuale modo di riuscire a ovviare all'assunto di cui sopra.

(per la cronaca uno mi ha risposto seriamente, l'altro ha ripiegato su un evergreen: "sposa un uomo ricco")

La giornata fa registrare anche:
- ordinazione di dollari presso la banca
- invito a cena di amica giornalista gastronomica
- promessa di giro in quartiere di Brooklyn da parte di autoctoni
- i miei compagni di viaggio che mi danno carta bianca sull'organizzazione dei loro cinque giorni scarsi a New York. Per la serie "I made a huuuuuge mistake" (chi capisce la citazione vince regalo).

Di terapie d'urto e del rimettersi in piedi

"...e una volta di più mi è stato chiaro come la terapia d'urto serva sempre, anche e soprattutto su se stessi, che ricrescere è cosa diversa dal non cadere."

E di prima mattina, o quasi, di questi tempi, fa bene leggere una cosa come questa (10.11), tanto per ricordarselo ogni tanto, male non fa, anzi.
Grazie ad Anita (e a suo padre).

domenica, giugno 15, 2008

Appunti di viaggio per Kublai

Preparandomi per il mio fatidico viaggio (menosei!!) ho messo ordine tra alcuni appunti sui viaggi fatti con Kublai - e su quello che verrà prossimamente!

giovedì, giugno 12, 2008

Menonove/ 545.600 minuti (conto alla rovescia)

"L'estate scorsa lo hai fatto due volte di fila, sicura di non voler cambiare?"
"Cioè secondo te...è l'ultimissima occasione che ho *nella vita* e dovrei rinunciare?"
"Sei de coccio"
"Me lo hanno già detto oggi, sai"
"Quantifica in migliaia di volte"

mercoledì, giugno 11, 2008

Menodieci / La sprovveduta

Una giornalista dopo vent'anni passati a fare la corrispondente in posti un bel po' pericolosi tipo Rwanda, Cecenia e Sudan si trasferisce a New York (da Mosca, tra l'altro). E dato che l'esperienza è un optional, lei, che evidentemente ancora non ha capito come si riconosce un posto pericoloso, fa una performance da genio mondiale e compra una casa a West Harlem. Ovviamente compra a caso e non si informa, di lì a scoprire che "quartiere pericoloso" è un gentile eufemismo il passo è breve.
Ma insomma non solo lei sopravvive ma riesce pure a ristrutturare casa. E ci scrive un libro.

Io vorrei guardarla in faccia, Judith Matloff, quando presenterà il libro alla mia ex-libreria sotto casa. Comunque mi sa che il libro lo compro (è pure uno di quei rari casi in cui la copertina mi prende al primo sguardo, dannata Random House!)


("Cara, ricordi che c'è una regola che dice che tu, una carta di credito e una libreria formate una peeeessima combinazione?")

martedì, giugno 10, 2008

Menoundici / Spostamenti



Spostamenti/1
Dear MTA New York City Transit,
vediamo quanto mi fai divertire in questa settimana! :)

Spostamenti/2

Io: Ehi, il 21 vengo a New York per una settimana!!
M: Eh, ma io adesso non vivo più lì, sono a Madrid e il 22 torno in Italia.

lunedì, giugno 09, 2008

Menododici / Il candidato



Obama vince la nomination delle primarie più lunghe di sempre. Il tempo di tirare il fiato e via con le presidenziali vere (come se fino ad ora...), ne parleremo al Personal Democracy Forum.
Intanto, per chi fosse interessato, un po' di pensieri della sottoscritta pubblicati su Apogeonline sull'intelligente campagna online di Obama. Se avete osservazioni o commenti fatemi sapere.


Nota: sto leggendo "Mousepads, shoe leather and hope", raccolta di saggi di consulenti e attivisti della campagna di Howard Dean.
Nonostante sia consapevole che quella sia una loro storia, un altro contesto ecc non posso fare a meno di entusiasmarmi man mano che leggo e, in qualche modo, ascolto le voci di chi c'era. Tutti più o meno inconsapevoli di quello che stavano facendo, e questa è parte della bellezza della cosa.

domenica, giugno 08, 2008

Menotredici / Come John Steinbeck

New York è una citta brutta e sporca. Il suo clima è insopportabile, la sua politica serve solo a mettere paura ai bambini, il suo traffico è pazzesco, i suoi ritmi competitivi micidiali. Bisogna però dire una cosa: quando si è vissuti a New York per un certo periodo e la città è diventata un po' casa vostra, non si trova più un posto che sembri altrettanto bello.
Qui c'è tutto, gente, teatro, letteratura, editoria, import, affari, omicidi, aggressioni, ricchezza e povertà. Tutto di tutto. La città è instancabile e la sua aria è carica di energia. Non mi capita mai altrove di lavorare così a lungo e con tanto impegno senza provare fatica.


John Steinbeck, 1953
(in "I segreti di New York", C. Augias)

mercoledì, giugno 04, 2008

"We love you - ma a piccole dosi"

(del mio essere iperattiva e di quanto questo venga apprezzato dagli amici)


Da un oroscopo passatomi oggi:

I hereby proclaim June to be Scorpio Pride Month -- a time to celebrate your winning qualities, especially your unparalleled skill at helping to activate the dormant potentials of people you care about. Promise me you'll do that even more intensely than usual.

La reazione di un'amica a cui l'ho mostrato: "Oh, mio Dio, speriamo di no"

lunedì, maggio 26, 2008

Agendina della settimana girovaga che verrà

Domani si parte per una settimana in giro a sud.

Domattina si va in quel di Cosenza per il progetto Kublai (mi riconoscerete: sono quella senza una laurea in economia).
Mercoledì 28 cominciamo anche con il ciclo di conferenze su Second Life: il primo caso è quello del Fuori Orario. Io assisterò dalla casa genitoriale, presumibilmente con accanto la genitrice che proprio ieri mi ha chiesto che le mostri come funziona Second Life (uno dei segni dell'Apocalisse, mi pare giusto comunicarlo a chi legge).
Infine sabato 31 sarò al B Creative Camp a Bari.


Impegni mondani nella penisola (per me, per voi, per chi c'è):
- 28 maggio: la così ribattezzata Daje night alla libreria Flexi a Roma (cosa sarebbe la Fondazione Daje? Beh, intanto c'è il gruppo qui. Cronache circa quasi quotidiane qui)
- 1 giugno, Conversano: BlogBeer Puglia


Per buona parte della settimana stazionerò in quel di Andria, lavoricchiando, facendomi nutrire e coccolare dai genitori e dedicandomi ad occasionali spese risolute e risolutive (leggi: costume da bagno). Questo per gli amici che volessero intercettarmi, altrimenti poi mi sento dire "Come, eri ad Andria e non hai avvisatooooo?". Non è mancanza di volontà, solo narcolessi, sia chiaro.
Rientro previsto a Roma: 2 giugno - dico previsto, appunto, perché la possibilità di addormentarmi da qualche parte c'è tutta, non si sa mai.
Tornerò più bella, rilassata e sorridente che pria, magari pure un pochino abbronzata, se riesco.


(se serve contattemi per telefono, è più sicuro)

martedì, maggio 20, 2008

Chasing pavements

(o anche - va detto prima - una solenne, gratuita e peregrina vagonata di fatti miei)


Ieri, in giorno frenetico di settimana frenetica di mese frenetico, è successa una cosa piuttosto strana. Mi sono fermata (e già questo!) in cucina davanti a un enorme piatto di ciliege messo lì dalla coinquilina. Per motivi ignoti mi è tornato in mente un preciso momento di ormai otto anni fa, quando con alcune compagne di classe – il “gruppo stretto” cosiddetto – abbiamo deciso di pranzare insieme prima di rientrare a scuola nel pomeriggio per delle lezioni integrative (destino di ogni classe prossima agli esami di maturità è che i programmi non siano mai terminati in tempo).

È finita che ci siamo ritrovate in cinque su una panchina con un recipiente pieno di ciliegie, cinque persone diverse, una incinta di otto mesi, a cercare di capire cosa sarebbe successo dopo. A dire il vero non ricordo se ce lo siamo esplicitamente chiesto ma insomma era così, il momento era quel che era e che le cose sarebbero cambiate in poche settimane era un dato di fatto (e non solo per la pancia ormai enorme di Ale).

Però alla fine, tra le domande e le risate, la cosa che mi ricordo era che eravamo cinque diciottenni che pensavano a cose molto grandi e sconosciute e intanto facevano a gara a chi sputava più lontano i noccioli di ciliege. Tranne me, va detto, che in quella circostanza ho scoperto di essere del tutto incapace di sputare, nonostante ripetuti tentativi di insegnamento di tecniche assortite.


Siamo rimaste in contatto in questi anni, abbiam vissuto all'estero, ci siam sposate (e anche no), fatto figli, divorziato, affrontato malattie e una serie di altri problemi più o meno grossi. Otto anni e penso che nessuna di noi sia diventata quello che pensava di diventare – se pure qualcuno credeva di averne idea. E credo che nessuna sia pentita che le strade che sembravano grandi e dritte non abbiano portato in nessun posto, l'ho pensato mentre parlavo con Eleonora, che ieri ho chiamato quasi d'impulso in questo giro di pensieri che non va da nessuna parte.

Anzi sì, volevo dire.

A guardarmi intorno mi sembra che ci siano ottimi motivi per fare il contrario, per sedermi tranquilla e aspettare che succeda qualcosa e magari lamentarmi delle cose che cambiano e non dovrebbero o che stanno ferme invece di muoversi.

E invece mi sono accorta che non è molto sano, forse, ma mi sa che io non ho perso l'entusiasmo.


domenica, maggio 18, 2008

Berkman Center ora, allora - e in futuro (un po' di link)

(n.b. alto tasso di link interessanti. Parole mie pochissime. Questo dovrebbe garantire un buon livello qualitativo)


In Rete ci sono diversi resoconti delle conferenze che si sono tenute in questi giorni per celebrare i dieci anni di attività del Berkman Center for Internet & Society (che non farà più parte della facoltà di legge di Harvard e diventerà un dipartimento inter-facoltà).

Purtroppo da queste parti tempo di scriverne per ora non c'è, però metto qualcosa qui, anche come appunti miei.

Qualche spunto di Ari Melber su The Nation.

Poi il video della sessione “Transparency e government” guidata da Micah Sifry ed Ellen Miller.

E lo studio uscito ad aprile sulla blogosfera iraniana – perché troppo spesso ci si dimentica di quello che la Rete sta facendo per le persone che si trovano in posti dove “libertà di espressione” sono semplicemente tre parole che sembrano messe lì a caso tanto poco è il senso che hanno (nota personale: io, a quelli di Global Voices – nato grazie al Berkman Center – darei un bacio in fronte tutte le mattine).

E saltando di palo in frasca, ma nemmeno troppo, il post di Ethan Zuckerman dal titolo "Homophily, serendipity, xenophilia", tradotto in italiano sul numero di Internazionale della scorsa settimana (sì, scorsa settimana...lo so sono in ritardo su tutto!!)

sabato, maggio 17, 2008

Adjusting

Alla fin fine mi rendo conto che il blog e altri strumenti correlati servono a tenermi in contatto con tutti gli amici sparsi, e allora due cose le scrivo, anche per scusarmi perché non riesco a rispondere alle mail in tempi inferiori alle ere geologiche.

Kublai mi assorbe moltissimo e mi fa conoscere posti e persone nuove (anzi, spero che chi legge qui dia un'occhiata e lo trovi interessante). Nonostante i viaggi e il movimento, però, ho come l'impressione di non muovermi. Forse solo perché il lavoro è tanto e non riesco a concentrarmi come vorrei sulle cose. Meno che mai su cose "altre", meno che mai scriverne, e mi pesa.

Funziona così, è la vita lavorativa, dicono. Sono fasi, per tutti, come la manciata di amici che si laurea e non sa cosa farà. Come chi si sposa, finalmente. Come chi cambia lavoro o città e si guarda attorno. Come chi mi racconta dell'emozione di diventare padre. Come chi si chiede come sarà il prossimo salto nel buio. Come chi smette di avere paura.
Devo dire che in qualche modo tutto questo è molto rilassante, vedere che il movimento c'è e in qualche modo ne fai parte, senza sentire il bisogno di fare cambiamenti capitali, contenta del tuo "giorno per giorno", anche alla fine di una settimana pesante come questa.
Parlo meno e scrivo pochissimo. Ma ascolto molto, però, davvero, e mi fa bene.

Periodo strano e molto impegnativo. Generica e crescente sfiducia in quello che si potrebbe definire "il prossimo", sebbene impropriamente. Molte conversazioni con persone in situazioni di stallo. Un po' meno ottimismo - ma per il pessimismo non sono ancora pronta.
Molto lavoro e stanchezza, poco altro, pensieri sparsi e peregrini, non tutti piacevoli, quasi tutti privi di fondamento.
Bisogno di vacanza, di qualcosa che smuova le acque e dia forma a questo magma.
Ieri mi sono iscritta al Personal Democracy Forum. Per dire.

Il Berkman Center compie dieci anni e rilancia con Publius

Il Berkman Center for Internet and Society festeggia dieci anni di attività (in cui sono nati progetti importanti come Global Voices) con incontri e conferenze. E rilancia con vari progetti tra cui Publius, raccolta di saggi che puntano a creare un dialogo pubblico continuato e una base condivisa su come le regole della Rete si stanno costituendo e su quale sia il loro potenziale impatto:

Working from the premise that there are constitution-making moments occurring in quiet corners of the net all the time, we are asking the denizens of this space (and some outside of it) to describe the most significant of these moments, and what they are likely to be in the future.


Anche la struttura è particolare: alcuni dei brevi saggi cercheranno di creare una discussione sui temi e alcuni altri autori scriveranno saggi in risposta per rispondere, sostenere, confutare o sviluppare i temi trattati dal primo autore.

I saggi verranno quindi pubblicati progressivamente e in gruppi, sia online (con licenza Creative Commons e la possibilità di commentare) che in forma cartacea.

mercoledì, maggio 07, 2008

L'Indiana e il cambio di fuso orario

Stanotte altre primarie - probabilmente non decisive - per Clinton e Obama nel (my beloved) North Carolina e in Indiana, uno degli stati più conservatori, a detta di Nancy Nall Dellinger del Washington Post.
Tanto che pare si dica: "In Indiana, we wait until it's broken, falling down and lying on the ground rusting. Then we fix it". Forse, aggiunge la giornalista.

Le battute più ricorrenti sull'Indiana sono quelle relative al Daylight Saving Zone: in pratica l'Indiana ha il fuso orario di New York in autunno e inverno e quello di Chicago in primavera ed estate. Non ho potuto fare a meno di ricordarmi di una scena assolutamente esilarante di The West Wing, in cui Josh, Donna e Toby hanno qualche "problemino" col cambio di orario:

venerdì, maggio 02, 2008

MateraCamp!!

Oggi e domani al MateraCamp (e finalmente in Basilicata!).
Dopo due linee locali e un taxi sono all'albergo Le Monacelle - e ho idea che la mia stanza si affacci su uno degli spazi del barcamp.
Tra un po' gita ai Sassi!

Domani io e Marco parleremo di Kublai (progetto in beta...presentazione pure! ;-) )
Ci vediamo qui?

lunedì, aprile 28, 2008

I can't help it

...mi piace come scrive quest'uomo.
E poi l'osservazione è notevole.
Non posso quindi esimermi dal pubblicarlo.

mercoledì, aprile 23, 2008

Note a margine sul Salerno-Roma

Annotazioni sconnesse nel viaggio di ritorno da Salerno, prima trasferta del progetto Kublai (ne parlerò presto).

Napoli
Guardare i container verdi con su scritto "China shipping". Niente da fare, per associazione di idee penso all'incipit di Gomorra. Non solo pensarci, quasi vederlo, tanta è la potenza dell'immagine, anche se su carta.

Sono come me ma si sentono meglio
Questa settimana è trascorsa chiedendosi "Che fare adesso?" e parlando (e mangiando) molto, nel tentativo di capire chi li ha votati, gli altri.
Più che del risultato generale, sono giorni che non mi capacito di quello della Lega in particolare, non lo capisco, non mi ci sento a mio agio. Per dire, venerdì per lavoro ho pranzato con un avvocato che mi ha parlato di leggi e procedimenti (capendoci il giusto, io). Il resto della giornata l'ho passato a fare riunioni in un contesto in cui nella stanza c'eravamo io e cinque economisti, per dire. Nonostante il senso di inferiorità roteante e incalzante non sono mai arrivata a sentirmi a disagio in questi contesti anomali.
Pensare alla Lega a quelle percentuali sì, parrà ridicolo, ma tant'è.
Non sono nemmeno abituata a sentirmi così.

Una vita laterale
Oggi lunga chiacchierata con una persona che ama il suo lavoro, e non è banale.
Poi parlando di hobby e passioni mi ha detto sorridendo: "Bisogna costruirsi una vita laterale oltre al lavoro, fare cose che ci piacciono. Una vita sola non basta"
La stessa cosa mi verrà ripetuta a distanza di poche ore da un'altra persona, del tutto diversa.
Ci sto pensando, ancora.

domenica, aprile 20, 2008

Trieste, con comodo


Dal castello di Miramare, originally uploaded by farenheit_81.

Finalmente ho recuperato il cavo per scaricare le foto della macchina fotografica!
Così, bonus domenicale, qualche foto di Trieste.

Primo viaggio nell'(ex) impero austroungarico - troppo poco, tocca tornarci!

Foto scattate nei giorni in cui il mio piccolo fratello-armadio decise di avventurarsi al nord per fare l'interprete e io lo accompagnai nell'avventura (settembre scorso).

No alarms, no surprises

Trovo piuttosto curioso che in un articolo in cui si parla del non strumentalizzare gli episodi di violenza, Repubblica faccia diventare un omicidio la violenza a una studentessa americana avvenuta ieri a Milano.
Beh, in fondo è solo il secondo articolo in homepage in questo momento.
A corredo del primo, invece, c'è l'imprescindibile mappa interattiva (googlemap) della stazione di Roma dove è avvenuto un altro episodio di violenza.
Coerente, niente da dire, eh.

venerdì, aprile 18, 2008

Via di Villa Albani

Oggi, tra una riunione e un'altra (e un'altra!) mi sono ritrovata a fare avanti e indietro per via Nizza quando ho girato lo sguardo in una delle traverse vedendo in fondo una villa antica con una grossa statua davanti al portone di ingresso, abbandonata.
Molto incuriosita mi sono avvicinata, già piuttosto intristita dalla strada sporca e piena di macchine, i muri imbrattati. Avvicinandomi ho scoperto che sul lato sinistro c'era un parcheggio coperto e nulla più. La facciata della villa era imponente ma trascurata, la statua grande e rovinata, il cancello chiuso arrugginito, il cortile e il giardino deserti.
Un posto che doveva essere stato molto bello, ora lasciato a se stesso, chissà come mai, al massimo meta di qualche curioso che lo nota per caso.
Sono rimasta qualche istante a guardarmi intorno, quella strada, quella villa che potrebbe essere ancora bellissima, in una specie di silenzio irreale, con la strada a poche decine di metri e un intenso profumo di fiori bianchi, di cui cercavo invano di ricordare il nome.
Una serie di sensazioni, senza nome anche quelle, che ho spesso in questi giorni, specie quando provo a mettere insieme un po' di pensieri e mi accorgo che non ci riesco.

Aggiornamenti dalla Fonte Politica Occulta/2

"...comunque, visto che Capezzone non esiste più politicamente, ho eletto a mio nuovo punchingball politico Filippo Facci"

Aggiornamenti dalla Fonte Politica Occulta/1

"Hanno tolto il segreto di Stato sul caso Moro... uno degli ultimi atti di Romano Prodi... che io personalmente AMO"

mercoledì, aprile 16, 2008

Sintesi aka Poi dicono che non imparo parole utili

Dopo avermi insegnato la parola "clusterfuck", e conoscendo abbastanza la politica italiana, la mia amica Sara apprende dell'esito delle elezioni di ieri e mi dice:

See, yes. That *is* the appropriate use of the word clusterfuck

lunedì, aprile 07, 2008

E no, non famo er viral

Chi ha la fortuna estrema (estrema come in "sport estremi") di frequentarmi o di parlare con me recentemente, sa bene che negli ultimi giorni sto prendendo particolarmente male questa campagna elettorale, per una serie di motivi. Uno di questi, meno importante di altri, è che guardo con particolare attenzione a quello che le persone fanno con la Rete in campagna elettorale.

Di video, in particolare, si è parlato molto. Ho diligentemente letto quel che se ne diceva in giro e più diligentemente ancora - perchè faticosamente - guardato i video. Rimanendo regolarmente sconfortata nell'osservare che il massimo dell'idea espressa è stato sempre e comunque una copia di qualcosa che è stato fatto altrove.

Ok, mi si dirà, tu guardi agli USA, dove la diffusione, l'utilizzo, il ruolo di Internet eccetera e in fin dei conti è la terza elezione che eccetera e c'era pure più tempo eccetera (e millemila obiezioni giuste e ragionevoli e ci ho pensato e ne parliamo un'altra volta, zitti, per piacere, sto cercando di parlare!!).

La cosa che mi lascia sconcertata è la totale, totale mancanza di ironia, anche in prodotti che come ironici si presentano. Ma che in realtà sono "simpatici".
Simpatici come "io adesso faccio una cosa divertente e tutti ridono e la fanno girare".
Simpatici come "adesso doso tutti gli ingredienti giusti e politically correct e non può che andar bene". E qui il bianco e nero che fa tanto chic e intellettuale. E qui la famiglia col bambino. E qui l'anziano. E il call center. E il giovane col computer.
Simpatici insomma come il concetto di "famo er viral". Una cosa di un antipatico mostruoso che in me ha suscitato fastidio punto.

Certo, uno parla e non fa. E per questo ha torto? O ha ragione perchè almeno evita di fare rumore a tutti i costi? Non so, però io ho continuato a pensare che non dovesse essere così complicato e stamattina ne ho avuto la conferma:



(ora via alla sequela di avvertenze di prammatica: che Diego è un amico eccetera, che conosco pure altre due persone che compaiono in questo video eccetera e sì, il video comunque si rifa alla citazione di una citazione...e uffa, io starei anche cercando di parlare! L'ho già detto che queste elezioni mi rendono nervosa? No, ecco...)

Il punto è che la differenza è evidente, e non è niente che non avrebbero potuto fare tutti quelli che hanno realizzato i video di cui si è parlato nelle ultime settimane.
Il punto è che era semplice, non facile forse, ma semplice.
Io non dico che chi ha fatto i vari video non si sia eventualmente divertito a girarli, nè che non credesse in quello che diceva. Solo, più banalmente, forse, che quello sopra è il primo video in cui non ho la sensazione che abbiano provato a fregarmi "mischiando bene gli ingredienti".



...e poi, certo, sbrigamose ad annà a votà che nun je la faccio più (cit.). Davvero, eh.

Clay Shirky al Colbert Report

Clay Shirky presenta il suo libro "Here comes everybody" al Colbert Report e riesce incredibilmente a presentare il suo libro mentre tiene testa a Stephen Colbert.
E non è cosa da poco.



Qui la recensione del Guardian.
(poi c'era pure un'intervista interessante a Shirky ma ora non la trovo, poi rimedio, casomai)

domenica, aprile 06, 2008

See, clusterfuck

"Quando leggo i tuoi post imparo sempre parole nuove"
"Beh, forse non è proprio esatto chiamarle parole (cmq Jon Stewart lo usa per riferirsi alla guerra in Iraq)"


Clusterfuck (da Urban Dictionary):

1. Military term for an operation in which multiple things have gone wrong. Related to "SNAFU" (Situation Normal, All Fucked Up") and "FUBAR" (Fucked Up Beyond All Repair).
In radio communication or polite conversation (i.e. with a very senior officer with whom you have no prior experience) the term "clusterfuck" will often be replaced by the NATO phonetic acronym "Charlie Foxtrot.

2.Traditionally/originally of military origin.
Today, however, "clusterfuck" is commonly used to descriptively generalize any situation with a large scale of disarray.
possibly synonyms: mess, disaster

3. Large quantity of confused people in a disorganized manner.

4. A combination of things going extremely wrong in a short period of time within the same general activity -- caused by stupidity and/or ineptitude.
A polite term using the same initials would be compound fiasco.

5. Marine slang -- A clusterfuck was any group of Marines big enough to draw enemy fire, or several Marines close enough together to be wounded by the same incoming round. More generically, a clusterfuck was something that was all screwed up. Whenever three or more CAP Marines gathered in the open, talking or working on something, somebody was sure to call out "clusterfuck!" and one or more guys would walk away.

6. A situation that is totally fucked up, especially as a result of managerial incompetence.
Originally of military origin; a double play on the word "cluster," both evoking multiple fuckups, as used in the term "cluster bomb," and evoking the oak leaf or star "cluster" insignia of the REMF who did the fucking.

7. When events spiral out of control; when two or more events occur at the same time.

L'impresa sociale degli abitanti di Coin Street

Sul blog della Città dei Cittadini si parla di un bell'esperimento (che, incredibile a dirsi, va avanti da più di trent'anni): la riqualificazione di un'area di Londra, quella intorno a Coin Street.

L'iniziativa è particolarmente degna di nota perchè sviluppata grazie alla comunità di residenti locali che ha realizzato un progetto mirato a dotare il quartiere di aree verdi e iniziative culturali:

L’esperienza di Coin Street ha fatto parlare di sè nel mondo: un gruppo di abitanti è riuscito ad opporsi alla realizzazione di un progetto per la trasformazione del proprio neighborhood, fronteggiando developers ambiziosi che vantano, almeno inizialmente, l’appoggio delle istituzioni. Il gruppo, agendo prima tramite supporti legali ed ottenendo poi l’appoggio dell’amministrazione, non solo ottiene modifiche consistenti al progetto, ma fonda una vera e propria “impresa sociale”. Coin Street Community Builders intraprende un percorso di auto-organizzazione che porta, nel tempo, alla sostenibilità economica dell’operazione di riqualificazione promossa “dal basso”. Giocano a favore del processo diversi fattori, tuttavia pare importante sottolineare come la scelta di resistenza degli abitanti , apparentemente dettata da semplice attaccamento ai propri luoghi di vita, si dimostri lungimirante anche dal punto di vista urbanistico.

[...]

Gli obiettivi, ad oggi, pur proseguendo la ricerca di una riqualificazione sempre attenta ai bisogni del quartiere e dei suoi abitanti, si concentrano sulla sperimentazione di nuove forme di cooperazione per gestire le fasi di manutenzione degli interventi e di collaborazione con altre realtà economiche per garantire la predisposizione di sussidi e agevolazioni ai residenti.


Qui tutta la descrizione dello sviluppo del progetto.