martedì, maggio 26, 2009

Manuel Castells e il modello Obama in Europa

Oggi a Barcellona Manuel Castells ha tenuto un seminario su "politica e internet al tempo di Obama". Trovate qui alcuni appunti.

Alla domanda "Why cannot Obama’s model be extrapolated to Europe? Aren’t we seeing “politics 2.0″ in Europe?", Castells ha così risposto:

About transporting Obama’s model to Europe: it’s true that there is an Obamization of politics, and that there are shy approaches towards Web 2.0, but they are mainly technological, not conceptual. Everything remains under the control of the party machines, including the leaders — especially because there are no presidentialist elections. Power must be taken from political parties. And this will only happen under a sever catastrophic crisis of politics and political parties.

Il primo battito d’ali di Angeli per Viaggiatori

Angeli per Viaggiatori è la storia di un progetto nato grazie alla partecipazione positiva di tutti voi!
Tante delle scelte che abbiamo fatto sono state profondamente condizionate dalle considerazioni che abbiamo raccolto. In diversi casi di fronte ad un problema la soluzione è stata: vediamo cosa ne dicono gli amici di Kublai!
Questa esperienza è stata molto stimolante e sono stato costretto a mettere in discussione tanti preconcetti. [...] Su Kublai ho capito che i vantaggi della condivisione sono superiori ai rischi dell’imitazione. Attraverso la condivisione riesci a raccogliere tantissime indicazioni, informazioni, punti di vista e critiche che ti consentono di accelerare il processo di evoluzione del progetto in modo incredibile. La condivisione ti spinge a correre perché capisci che i rischi di essere copiato sono tali solo se ti fermi. Se continui rapidamente a fare passi avanti accumuli conoscenze e sviluppi competenze e tieni lontano i potenziali concorrenti.



Il racconto di Stefano Consiglio, creatore di Angeli per viaggiatori, progetto nato e cresciuto su Kublai. Che ora comincia a camminare online.

lunedì, maggio 25, 2009

If anything goes wrong, PDF will be my constant

Dopo l'edizione 2007 e quella 2008 e, giuro, mille peripezie...

si torna al Personal Democracy Forum - edizione 2009!!!

Cosa è PDF? La più importante conferenza che si occupa del rapporto tra tecnologia e politica.

Cioè?
Beh, fatevi un'idea da quello che è successo lo scorso anno:



(...ah, quando? 29 e 30 giugno)

Video ritardi/ 2 - Critical City vince il Tech Garage 2009

Critical City ha vinto il Tech Garage 2009, e alla grande (leggete il post di Marco)!
Qui sotto il cosiddetto elevator pitch, in inglese.

CriticalCity - TechGarage Pitch from Staff CriticalCity on Vimeo.



...ne sentiremo parlare ancora, molto presto. Complimenti!!

sabato, maggio 23, 2009

Video ritardi/ 1

Si dovrebbe diffondere e parlar bene di ogni singolo video di Diego, certo.
A me piacciono particolarmente i video in cui riesce a parlare (o anche a non parlare) e ad affrontare temi particolarmente delicati, dove è difficile non sbagliare.
E lui non sbaglia, neanche stavolta (il tema è l'immigrazione):



(sì, sono in ritardo, nel frattempo ne ha fatto un altro...e allora?)

giovedì, maggio 14, 2009

Non Zero: il nuovo ciclo di conferenze al Porto dei Creativi

Kublai deve fare cultura, deve sollecitare discussioni sui temi dell’impresa creativa, dello sviluppo del territorio e delle reti. Non ci sono alternative. Lo dobbiamo fare perché queste discussioni servono ai creativi kublaiani per crescere; e perché servono a noi, per confrontarci con le migliori esperienze del mondo e, nel confronto, crescere in quanto community.

Dice bene Alberto presentando il nuovo ciclo di conferenze al Porto dei Creativi.

E allora, nel mio piccolo, rilancio anche io:

  • 20 maggio, ore 21.30: Anne Daubrée, la27eregion.fr - Cambiare il cambiamento. Quando designer ed altri creativi invitono cittadini e poteri pubblici ad inventare i territori di domani (in italiano)
  • 4 giugno, ore 21.30: Reggie Prim (con Pete Tidemann) - Community organizing and civic engagement in the arts (in inglese)
  • 18 giugno, ore 21.30: Ruggero Rossi - I social network supportano l’innovazione? Metriche e riflessioni dalla network analysis di Kublai
Sono sicura che molti le troveranno interessanti - anzi, ve lo garantisco, diverse cose nuove sono in movimento....

mercoledì, maggio 13, 2009

Quando la frase più frequente è "in questo periodo la mia vita è complicata"

Uno dice Che succede?
Un altro aggiunge Ma dove vivi esattamente, mi son perso dei passaggi?
Un terzo rimprovera Possibile che le cose io le dabba sapere da Facebook?
Poi c'è chi scrive e non riceve risposta, chi mi chiede le cose e io le dimentico eccetera.

Per la serie "aggiornamenti esistenziali" (o anche: un pugnetto di fatti miei, ma senza esagerare): ho un nuovo lavoro, molto bello, vario e impegnativo. A Roma (sì, vivo sempre a Roma).
Sì, ancora per un mese faccio lezione una volta a settimana ai bambini di scuola elementare. Ad Andria.
Sono due luoghi diversi e vagamente distanti? Esatto, è il motivo per cui ogni settimana viaggio tra le due città, per la gioia di Trenitalia - e un po' anche dei miei genitori, che mi vedono più spesso, sebbene in modalità rimbambita, alle volte.
Per non farci mancare nulla traslocherò all'inizio del mese prossimo e - ho dimenticato qualcosa? - ah, dovrei andare una manciata di giorni a New York per il Personal Democracy Forum (anyone?).

Che altro in più? Ho una camera piena di vestiti che non sarà mai in ordine per i prossimi quindici giorni, scadenze, alimentazione disordinata, articoli scritti a metà, letture che meriterebbero maggior riflessione, email a cui prima o poi risponderò, amici che non curo come dovrei ma di cui non potrei fare a meno (e lo sanno, certo che sì).


Nel frattempo matrimoni, trasferimenti e gravidanze altrui.
Nel frattempo un weekend a Milano di quelli che ci voleva.
Nel frattempo sono sempre di fretta, con la valigia sempre aperta, in debito di tempo e di sonno, con la memoria che fa strani scherzi, ma ci sono, da qualche parte.
Raccontatemi le cose che non vi chiedo, chiedetemi quelle che non vi racconto.
Gestire spazio e tempo è complicato per me, ultimamente (e non è detto che non sia una vendetta storica), ma ci sono e sto bene.

A scuola, dall'alto di un ruolo

Per vari impegni di lavoro non ho continuato con costanza - mea culpa - a raccontare delle mie lezioni a scuola elementare.

Ho continuato a fare una o due lezioni a settimana e cercherò pian piano di raccontare gli elementi più importanti.
Una cosa però mi ha colpito nella lezione di giovedì scorso. Tra i vari blog ho mostrato ai bambini quello di Visioni Binarie, lasciando che esplorassero le pagine (avevamo fatto un piccolo gioco-esperimento di cui poi parlerò).
Una bambina è rimasta colpita da questa in cui si parla di Roberto, un ragazzo che non riesce a fare accettare la propria omosessualità ai genitori. "Ma che succede se lo leggono i genitori? O i suoi amici? O qualcuno che lo prende in giro?" mi ha chiesto "Forse non avrebbero dovuto scriverlo in un blog".
Ho provato a chiederle se secondo lei si trattasse di una storia vera, pensando che il problema fosse la riservatezza, la privacy, temi di cui abbiamo parlato. Invece la ragazzina era preoccupata del fatto che Roberto potesse avere problemi perché era stato scritto che era omosessuale. L'ho rassicurata, aggiungendo che l'errore non è di chi lo dice pubblicamente, ma di chi prende in giro (mi ha fatto sorridere questo riconducimento alla pratica scolastica del "prendere in giro" per qualsivoglia motivo).
Non abbiamo continuato a parlarne, eravamo a fine lezione, ma si è abbastanza tranquillizzata.

Però sono andata a casa con un paio di interrogativi. Il primo è che non sono riuscita a capire se il timore fosse collegato a una percezione dell'omosessualità come effettivamente "sbagliata".
Il secondo è: se così fosse stato io cosa avrei fatto?
Sicuramente non avrei detto qualcosa che non penso, ma sarebbe stato giusto farlo? In fin dei conti in questi aspetti quello che i bambini pensano deriva quasi sicuramente direttamente da quanto detto in famiglia, e io non sono nemmeno una maestra, poi, anche se i bambini mi vedono come tale.

Qualche giorno fa raccontavo a un'amica delle lezioni e del rapporto con i ragazzi e che loro mi sembrano, anzi sono, estremamente più svegli, non solo sul piano personale ma in generale quanto a conoscenza - o, meglio, percezione - del mondo che hanno intorno.
E questo è positivo, certo, ma anche critico e destabilizzante per chi deve avere a che fare con loro. O almeno, questa la sensazione che ho avuto in quei cinque minuti in cui ho avuto la possibilità di dire qualcosa "dall'alto" di un ruolo.

martedì, aprile 28, 2009

Studio 60 on the Sunset strip - stasera, davvero

La notizia mi ha reso così contenta - e poi, certo, sono anche rimbambita - che l'avevo annunciato già la settimana scorsa. Ma ci siamo, da stasera Studio 60 on the sunset strip viene trasmesso in italiano (non in chiaro, ma su Sky, RED tv, canale 890).

Di che si tratta?
La guida tv recita:
Serie tv americana in 22 episodi creata dal genio di Aaron Sorkin.
Racconto della vita quotidiana e delle infinite complicazioni del dietro le quinte di uno show televisivo che va in onda in diretta, Studio 60 è interpretato dalle star Matthew Perry (Friends) e Bradley Whitford (West Wing) e ispirato al leggendario Saturday Night Live.

Ora, tranne articoli e preposizioni, all'incirca ognuna di queste parole è a priori un valido motivo per vedere Studio 60 on the sunset strip.
Se non fosse che io la serie l'ho vista tutta e quindi posso dirvi che ognuna di queste parole è *anche a posteriori* un validissimo motivo per vedere Studio 60.
Quindi, a questo giro niente scuse tipo "non so l'inglese" (in effetti non è semplice da capire in lingua originale e non ho idea di come verranno rese molte cose).
Ne parleremo, e molto.




[per i piccoli lettori di questo blog: sì, ne ho già parlato molto, ma vi farò la cortesia di non linkare i pezzi precedenti. Tanto, tempo che arrivi la puntata ambientata a Natale e avrò già sbrodolato ancora e ancora e ancora. Ma son piccole soddisfazioni di una persona apparentemente seria, lasciatemele e abbiate pazienza]

martedì, aprile 14, 2009

Fundraising for dummies - conferenza online con Pete Tidemann

Quando si parla di imprese e progetti innovativi spesso il problema è...il vil denaro!

Scherzi a parte, il fundraising è cruciale e spesso si lamenta la mancanza di venture capitalist e altre iniziative che possono aiutare in questo senso. In Kublai abbiamo molto a cuore questo tema tanto da ripartire proprio da lì con un ciclo di conferenze che si terranno sulla nostra isola in Second Life (adesso è anche attivo il gruppo su Facebook).

L'ospite sarà Pete Tidemann, fondatore di Linear Velocity, che illustrerà qualche idea semplice, che si è formato organizzando molti progetti creativi, soprattutto nei campi della musica e dell’audiosivivo, sia negli USA che in terreni più difficili come l’Africa.

Appuntamento il 16 Aprile alle 21, all’auditorium del Porto dei Creativi. Tutte le informazioni pratiche sono sul blog di Kublai. L’incontro verrà mandato in streaming sia sul blog che nel canale di 2lifecast.


p.s. Pete parlerà in inglese (non sa l’italiano), ma qualcuno di noi sarà presente per tradurre.

martedì, aprile 07, 2009

Earthquake and social media

Ieri mattina mi sono svegliata verso le sette e mezza, dopo una notte agitata, quasi insonne.
No, ero a Bologna, non ho sentito nulla del terremoto, ricevendone notizia appena acceso il cellulare.
Ho fatto colazione con mio fratello in silenzio, guardando il tg.
Ho preso un caffè con un amico e poi il treno per tornare a Roma rispondendo a email di amici americani preoccupatissimi, e cercando di saperne di più (intento, il secondo, abbastanza frustrato dal fatto che sia quasi impossibile usare il telefono quando si attraversa la Toscana).

La giornata è andata avanti tra varie incombenze, leggendo, parlando, cercando di capire.
In serata mi è venuto in mente di scrivera una piccola sintesi su come tante persone abbiano vissuto questa cosa usando i social network. Molti ne hanno ben scritto sui loro blog o sui giornali, io ho pensato di provare a farlo in inglese per Personal Democracy, che si occupa del rapporto tra tecnologia e politica.
Il risultato è qui: "In Italy, an earthquake tests social media". Spero lo troviate interessante.

domenica, aprile 05, 2009

Il ruolo del web nella candidatura di Debora Serracchiani: riflessioni "laiche" sul potenziale altrui

Oggi pomeriggio ho seguito e partecipato a una conversazione su friendfeed* sul ruolo del web nella candidatura di Debora Serracchiani alle Europee nel PD.

Riassunto delle puntate precedenti: Debora Serracchiani è segretario provinciale consigliere provinciale** del PD di Udine. Qualche settimana fa, all'incontro nazionale dei circoli del PD, ha fatto un intervento piuttosto sentito rivolgendosi al segretario nazionale Franceschini lì presente (qui il video e il testo dell'intervento). Il video del suo intervento ha avuto una certa risonanza in Rete, i giornali ne hanno parlato e nel giro di poco tempo la Serracchiani ha guadagnato l'attenzione dei media e del suo partito, al punto da essere candidata alle prossime elezioni europee. L'annuncio è stato fatto dallo stesso Franceschini in anticipo rispetto alla lista definitiva dei candidati (l'incontro con le decisioni finali si svolgerà il prossimo 21 aprile secondo le parole del segretario del PD).

L'assunto di partenza era: "secondo me, nella vicenda che ha portato alla candidatura di Debora Serracchiani, il web ha pesato circa zero".
Premessa: non ho intenzione di parlare della questione "giovani e politica/blogger che aspirano a ruoli rilevanti nel giornalismo o nella politica eccetera/varianti sul tema". Lo specifico perché nella conversazione da cui sono nate queste riflessioni si è deviato più volte in questa direzione ed è un argomento che non mi interessa dibattere.

Secondo me, più che di un peso del web, si può parlare di un ruolo del web, ma in più nell'ottica di cambiamenti nei processi del fare informazione che non di fattore che detta l'agenda politica o, addirittura, un candidato.

1. No, Debora Serracchiani non è un candidato del web [nessuno lo ha sostenuto nella conversazione, va specificato]. Si tratta di un segretario provinciale di partito, che fa politica da anni e che era a Roma per il ruolo che ricopre nel partito e nella sua comunità di riferimento (il Friuli). Certo, fa gioco a Franceschini dire "la star del web", non fosse altro che per identificarne una differente provenienza rispetto ai consueti meccanismi. I consueti meccanismi ci sono, sia chiaro (le liste non vengono fatte attraverso meccanismi elettivi tipo primarie, del resto) e probabilmente ha avuto più influenza il fatto che, giorni dopo, anche i media se ne siano accorti. E allora il web che ruolo ha?

2. Il web ha fatto da passaparola. Ma non solo. Qualcuno ha detto che allora è semplicemente un mezzo come gli altri, che il passaparola si può fare in tanti modi, telefono incluso. Allora il web è come il telefono? No. No, perché il telefono fa passare la voce ma non ti permette di verificare la fonte, ti permette di dire che l'intervento di D.S. (abbrevio il nome) è stato bello e interessante ma non dà al tuo interlocutore modo di vedere l'interventoNo, perché il telefono non mi dà modo di farlo vedere ad altri, se ne voglio parlare e via dicendo (certo, sottilizzando, uno potrebbe dire che sul cellulare si possono vedere dei video, ma il punto non è questo, chiaramente). No, perché il telefono è unidirezionale, mentre se io lo scrivo sul web può arrivare anche a persone a cui non avevo pensato di dirlo. Nicchia? Certo, nicchia. On steroids, direbbero gli americani. O, più modestamente, una nicchia con più potenziale.

3. Una videocamera non fa primavera. Qualcuno ha detto provocatoriamente: "Il fatto che il video passasse su internet dipende innanzitutto dal fatto che il discorso l'ha fatto in un contesto in cui non c'erano le telecamere di verissimo ma quelle di youdem, è come dire che l'attentato alle twin towers è un fenomeno mediatico legato a internet giacché la nbc non fece in tempo a piazzare una telecamera ma i videoamatori sì".
Non sono d'accordo e per due motivi:
  • il fatto che le telecamere di Verissimo e del Tg non ci fossero indicano una scelta di coprire o meno l'evento. C'era una tv di partito che viene vista (poco?) sul web, e i videoamatori, se così li vogliamo chiamare. Ma se non ci fossero stati noi non avremmo avuto il video dell'intervento e avremmo dovuto "fidarci" di chi ci diceva che l'intervento era molto buono, nuovo eccetera. Non è una sorta di cambio di paradigma questo?
  • il paragone con le Twin Towers, provocatorio, l'ho detto, è proprio sbagliato. Nel merito. La tv è arrivata dopo, rispetto ai videoamatori, ma in tempo per l'esplosione del secondo aereo, vista in diretta. E quelle immagini ci resteranno negli occhi perché le abbiamo viste in tv. I video amatoriali hanno permesso di vedere la cosa da angolazioni e in momenti in cui la tv non c'era. Momento mediatico di Internet? Non mi pare che nessuno lo abbia sostenuto, non per questi motivi, almeno. Il contributo dei video amatoriali è stato irrilevante? No, non direi. Nicchia? Informazione in angoli lasciati "scoperti" dai media tradizionali? Ecco, ci stiamo avvicinando al punto.

4. La Rete è una fonte, malgrado tutto il resto. Qualcuno ha interloquito sull'eventualità che la scelta di Franceschini sia stata dettata più da un articolo di Maria Laura Rodotà (nel senso: la stampa che conta) rispetto a quanto il video abbia avuto una visibilità nel web. Ora, io non ho affatto dubbi sul fatto che i politici guardino più le pagine di politica dei giornali che il web, così come non ho affatto dubbi che chi vota guardi le pagine di politica dei quotidiani molto meno di giornalisti e politici.
Che sia un bene o un male, lascio ad altri il giudizio (poi dicono: ah, l'autoreferenzialità...ehm).
Che sia un cambiamento nell'ecosistema informativo mi pare rilevante.
Probabilmente è ancora una cosa "strumentale" nei quotidiani o nelle tv.
Non ho mai lavorato nella redazione di un quotidiano e non ne conosco le logiche. Non so quali siano i processi di monitoraggio delle fonti.
Paradossalmente: forse al Corriere c'è un omino - considerato più sfigato di altri, certo- che monitora le cose di cui si parla in Rete e riferisce, cosicchè i giornalisti scrivano il pezzo di attualità o più spesso di costume? Se anche così fosse sarebbe un cambiamento nella considerazione della Rete come fonte, a volte unica fonte di certi contenuti.
O, messa in modo diverso e meno paradossale, Maria Laura Rodotà ha scritto il suo pezzo cinque giorni dopo l'intervento di Debora Serracchiani. Se non se ne fosse mai parlato in Rete, ma solo tra gli addetti ai lavori, siamo sicuri che lei (e altri) ne avrebbe scritto?

5. I media tradizionali dettano l'agenda. Ish. Nella suddetta conversazione si è a tratti tornato al blogger vs. giornalisti di cui si disquisiva cinque o sei anni fa nella blogosfera statunitense. Io ho seguito la questione per interesse e motivi di studio e non ho molta voglia di avventurarmi nella versione nostrana della faccenda (di cui si parla comunque da anni, faccio notare). L'equivoco che troppo spesso si evidenzia è l'equazione per cui il web avrebbe rilevanza solo se raggiungesse gli stessi risultati dei media tradizionali. Quindi solo se esprimesse, che so, un candidato o del giornalismo di qualità in competizione con quello tradizionale. Cosa che nel primo caso è concettualmente sbagliata e nel secondo possibile ma con modi e tempi specifici (qualcuno ha detto di nuovo "nicchie"? Beh, sì, ma non solo.
La Rete non è semplicemente uno strumento, ma una fonte, e un modo di fare informazione e di farla circolare. Il che, ancora, non è esclusivo rispetto alla carta stampata, o alla tv eccetera, ma complementare.
Uno dei "miti di fondazione" dell'impatto della Rete, e dei blogger, sì, negli Stati Uniti, sono le dimissioni del senatore repubblicano Trent Lott dopo delle dichiarazioni apertamente razziste, trascurate o ignorate dalla stampa tradizionale.
In quel caso alcuni blog portarono alla ribalta una notizia, poi ripresa da giornali, poi ripresa dalla tv, fino ad arrivare al mondo politico e alla presa di distanza dell'allora presidente Bush, seguita da dimissioni del senatore. Per chi fosse interessato qui c'è un'ottima sintesi di Jay Rosen.

Lott si sarebbe dimesso solo per quello che dicevano i blog? Sicuramente no.
La notizia sarebbe arrivata dove è arrivata senza i blog? Non direi.
I blog sono stati il motivo decisivo? No. Rilevanti? Beh...

E allora ritorniamo al punto.
Qual è stato il peso, o se vogliamo, il ruolo del web nella candidatura di Debora Serracchiani?
Non c'è un'equazione o una bilancia che lo definisca.
Semplicemente perché il video circolava su web? Certo che no.
Ma è interessante chiedersi se una sua candidatura ci sarebbe stata comunque in assenza della Rete.

Ripartiamo da qui.





*dal link si può risalire solo a parte della conversazione: alcuni partecipanti hanno un feed privato, visibile solo ad alcune persone (croce e delizia dei social network, che dire)
** ringrazio Andrea Buoso che mi ha corretto nei commenti, aggiungendo che il segretario provinciale del PD di Udine si chiama Cristiano Shaurli. Debora Serracchiani è coordinatrice di un circolo e consigliere provinciale da due legislature
.

mercoledì, aprile 01, 2009

Seconda lezione e mani sul blog!

Seconda lezione.
Armati di una casella di posta nuova di zecca e di relativo accesso a un blog i miei piccoli alunni si mettono di buona lena a scrivere il loro post di presentazione.
Complessivamente.
Nel senso che quando non mettono salvaschermi coi calciatori preferiti o i cantanti di X Factor, quando non chiacchierano con gli amici, quando non giocano col cellulare, i ragazzini fanno anche ciò che chiedo loro. Anzi, il più delle volte lo fanno contemporaneamente.

Uno dei problemi pratici principali è che, contrariamente a quanto mi era stato detto, ci sono altri corsi che hanno bisogno dell'unica aula multimediale e quindi devo inventarmi qualcosa da fare per una parte del tempo in un'aula priva di computer.
Nella scorsa lezione ho preso spunto da alcune domande per chiacchierare su come comportarsi in Internet, argomento che ha raccolto mani alzate e molta partecipazione (sono molto più consapevoli di tanti adulti)...e, per me, l'ebbrezza di scrivere alla lavagna da insegnante!
Non sono mancate le domande su quello che si può e non si può scrivere. "Maestra posso scrivere che Berlusconi e la Gelmini fanno schifo?" mi chiede D.
Uhm, respiro.
Provo a dire che forse è meglio argomentare il dissenso (essere voltata verso la lavagna mi ha dato qualche secondo in più per controllare l'istintiva risposta) e subito ricevo risposte positive e motivate sull'affermazione iniziale. "In effetti se uno scrive che faccio schifo e non dice perché non è molto giusto, secondo me" conclude D., non prima di avermi spiegato perché PresDelCons e Ministro dell'Istruzione non gli vanno proprio giù.


Alla seconda lezione posso dire che le tre ore con una ventina di undicenni stancano fisicamente, ma danno grandi soddisfazioni.
Sono svegli, divertenti, molto presi da quello che facciamo ed evidentemente ancora non in "fase scuola media" (cioè non fanno gli stronzetti).
Mi rendo conto che "insegnare" loro qualcosa è solo la metà del lavoro: l'altra metà è tenerli attenti, spiegare le cose a più velocità, non far annoiare i più vivaci, non lasciare indietro i più timidi.
E gestire lo stupore quando, più veloci della luce, alla richiesta di prendere appunti qualcuno tira fuori il cellulare e dice "Non ce n'è bisogno, faccio una foto a quello che hai scritto alla lavagna".
Lo facesse con strafottenza, almeno. Invece no, assoluto candore.

[ripetersi "Non ridere, tu sei un'insegnante. Saresti un'insegnante. Ok, non ridere e basta. Dai, non troppo, almeno". Comunque la prossima volta usano tutti quaderno e penna, lo hanno promesso.]

martedì, marzo 31, 2009

Kublai e l'endorsement istituzionale: prova su strada per Critical City

Chi ha seguito Kublai e il KublaiCamp lo scorso gennaio sa che uno dei momenti più emozionanti è stata la consegna del Kublai Award, un premio al progetto migliore - dopo un percorso di assistenza e preparazione svolto all'interno di Kublai.

Il premio è stato vinto da Critical City.

La vittoria del Kublai Award portava con sé alcuni premi importanti:
  • l’endorsement da parte del DPS del progetto vincitore: un'attività dei ministeriali alla ricerca di risorse e alleanze
  • la comunicazione della vittoria attraverso i canali di Kublai
  • un budget di 5.000 € da utilizzare per una consulenza di alto profilo nel campo specifico del progetto vincitore
Ovviamente tutto questo non ha precedenti e forse è difficile anche da immaginare.
E così sul blog di Kublai Augusto, uno dei creatori di Critical City, spiega come ha "usufruito" del Kublai Award, raccontando nel dettaglio due giorni densi di incontri con istituzioni e potenziali finanziatori del progetto.

Voglia di entrare in Kublai? ;-)

PlayShop: CITIES incontra Critical City a Modena

Una delle forze di Kublai, spesso oltre le aspettative di chi ci lavora, è di generare contatti e relazioni e nuove idee.
Dopo il KublaiCamp c'è stata una nuova iniezione di forze, idee e progetti e i risultati si vedono già adesso, così come racconta Alberto:

Questa settimana due progetti kublaiani molto diversi mettono in campo una collaborazione concreta.

Con il progetto CITIES, il Comune di Modena e altre città europee si chiedono come utilizzare la forza trasformativa delle imprese creative per intervenire sul territorio urbano. Per mercoledì 1 e giovedì 2 Ludovica e Elisa hanno organizzato un primo seminario, a cui parteciperanno anche i partners europei di CITIES. Su proposta di Marco e mia, hanno coinvolto CriticalCity per trasformare il seminario da workshop in PLAYshop. Si giocherà a squadre (quattro, ciascuna contraddistinta da spillette di colore diverso, in perfetto stile kublaiano), a Modena in presenza ma anche in remoto via Twitter. Quindi siete tutti invitati a partecipare! Oltre alle persone citate e a Augusto e Matteo in rappresentanza di CriticalCity, saranno a Modena vari altri kublaiani, tra cui Jesse, coinvolto come esperto.

venerdì, marzo 27, 2009

Prima lezione a scuola elementare

Il corso di media literacy è cominciato ieri e devo dire che mi sono divertita.
I bambini sono sveglissimi e ovviamente espertissimi: usano Google, YouTube, le chat e sbirciano gli account di Facebook dei fratelli maggiori.
Quasi tutti sanno cosa è un blog e tutti si sono illuminati all'idea di crearne uno - anzi, son rimasti quasi delusi sapendo che ne realizzeremo uno di classe e non uno a testa.

Purtroppo l'aula multimediale non è stata disponibile per tutte le tre ore del corso, ma solo per poco più di un'ora così mi sono ritrovata a dover parlare di Rete...senza nemmeno un computer a disposizione! Fortunatamente la fase di presentazione e conoscenza è andata senza problemi e sono riuscita anche a sfruttare la sola presenza dei quaderni per far scrivere loro una presentazione e fargli vedere la differenza con le possibilità di arricchimento del testo online.

Il blog è stato creato e penso di mettere qui un link dopo la prossima lezione.
Devo dire che sono rimasta stupita da un certo timore dei bambini nel rendere pubblico quello che scriveranno: il pericolo temuto, però, non era qualcuno che poteva far loro del male in quanto bambini, ma in quanto portatori di un'opinione diversa.
L'uomo nero, insomma, era per loro "un terrorista" o "qualcuno a cui non piace quello che scrivo e mi viene a picchiare". Devo dire che è un punto che mi ha fatto riflettere.

Nota: dalle loro presentazioni ho scoperto che, ecco, sono un pochino arretrata sui gusti musicali ma sullo sport reggo ancora bene e questo fa una certa impressione soprattutto sui bambini. Quando ho mostrato di conoscere Yannick Noah, il trio di piccoli tennisti che ho in classe mi ha guardato spalancando gli occhi. "Maestra, tu mi stupisci" ha detto ammirato il più vivace di loro. Come si suol dire, cose che non hanno prezzo.

giovedì, marzo 26, 2009

Politicamente Scorretto il 29 marzo a Bologna (e sul web)



Ho già scritto di Politicamente Scorretto, una rassegna promossa dal Comune di Casalecchio di Reno - Bologna (con cui ho collaborato per diversi anni) che si concentra in particolare sulla lotta alle mafie.
Anche quest'anno la rassegna si svolgerà a fine novembre ma in più ci sarà un'anticipazione il prossimo 29 marzo con una giornata dal titolo "L'etica libera la bellezza", in gemellaggio con la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa dall’associazione Libera di don Ciotti a Napoli.

Per tutta la giornata di domenica 29 ci saranno cerimonie, proiezioni, performances artistiche, reading, laboratori didattici per i più piccoli, esposizioni. Tutto sarà trasmesso in diretta sul sito di Politicamente Scorretto.
Trovate qui il programma....e se foste in zona e vi andasse di assistere di persona ecco le indicazioni per raggiungere la sede dell'evento.

mercoledì, marzo 25, 2009

Media literacy a scuola elementare

Dal prossimo giovedì inizierò un progetto lavorativo in una scuola elementare di Andria. Si tratta di un corso di scrittura per la Rete e della creazione di un blog di classe.

La media literacy è un tema che mi ha sempre appassionato sia in teoria che in pratica, a partire dalla mia tesi di laurea. Ho tenuto corsi a studenti delle superiori e a persone adulte, e sono davvero curiosa di fare un'esperienza del genere con bambini tanto piccoli (venti bambini di quinta elementare).

Proverò anche a raccontare le attività che svolgerò, sia qui che sul blog di Micromacchina.
Sicuramente farò tesoro dell'esperienza di Alessandra e, ovviamente, di chi mi vorrà dare consigli.
Domani sarà il mio primo giorno...di scuola, sarà interessante!

mercoledì, marzo 18, 2009

Il giornalismo finanziato dagli utenti: Spot Us da San Francisco...in poi!

Spot us è un progetto non profit che si propone di aiutare i giornalisti a trovare fondi per i propri articoli attraverso contributi di piccola entità da parte dei cittadini. Nel corso di questi mesi Spot us è riuscito a finanziare numerose inchieste e, cosa forse ancora più importante, a costruire una community nella Bay Area.

David Cohn, il giornalista fondatore (e un amico), ricorda che il codice di Spot us è interamente open source e spiega passo per passo come si può realizzare la versione locale nella propria città o anche in un'altra nazione (le richieste si stanno moltiplicando e provengono da varie parti dell'America e del mondo).
Dave spiega un po' di cose sul progetto, incluso che il 90-95% dei costi è stato assorbito nel giro di alcuni mesi e segnala l'articolo che il San Francisco Chronicle ha dedicato a Spot Us.

Questo può essere una buona ipotesi per il futuro del giornalismo? Chissà...se però vi piace l'idea di uno Spot Us italiano fatemelo sapere!

martedì, marzo 17, 2009

Trasparenza al Congresso: gli archivi video di Metavid

«Il processo di democratizzazione può sempre essere misurato con questo criterio essenziale: la partecipazione e l’accesso a un archivio, la sua costituzione e la sua rappresentazione».

Questa frase di Jacques Derrida descrive bene le motivazioni dietro alla nascita di Metavid, iniziativa indipendente che vuole creare una raccolta di video dell'attività del Congresso USA, chiedendo agli utenti una partecipazione nell'operazione di contestualizzazione. Ne ho scritto su Apogeonline, provando a spiegare anche la controversia con il canale C-SPAN, che per tre decenni aveva avuto l'effettiva esclusiva sulla trasmissione delle sedute parlamentari e i diritti sulle stesse.


E per vedere le dirette parlamentari italiane?

Entrambi i rami del nostro Parlamento hanno un proprio canale satellitare sulla piattaforma Sky (canale 555 per la Camera e 525 per il Senato). Nessuno dei due ha però un palinsesto a eccezione delle dirette delle sedute; nel caso del Senato tra una seduta e l'altra, anzi, compare semplicemente una schermata rossa con l'indicazione della seduta successiva.
Nei rispettivi siti web i filmati delle dirette parlamentari sono disponibili in formato Real Player e Windows Media Player e non sono scaricabili.

Il sito del Senato mette a disposizione la diretta del giorno(tra l'altro definendo la pagina “web tv”) e gli archivi a partire dal 2005 con relativo ordine del giorno in formato testuale e in pdf.
Le sedute della Camera, in più, sono suddivise per interventi dei singoli parlamentari e ricercabili per numero della seduta, gruppo, oratore e argomento.
La Camera ha inoltre recentemente inaugurato un proprio canale su YouTube; al momento però i video inseriti sono di rappresentanza o di presentazione di vicepresidenti e capigruppo. Nessuna traccia di attività in aula se non, curiosamente, la sintesi di una scherzosa seduta speciale in cui i giornalisti sono stati ammessi in aula e hanno fatto “gli onorevoli per un giorno”.

giovedì, marzo 05, 2009

La regolamentazione della Rete: il video della tavola rotonda all'Espresso (e una bella iniziativa di Apogeonline)

Dopo una settimana di post e conversazioni interessanti sul tema è online il video della tavola rotonda sulla regolamentazione della Rete a cui ho partecipato lo scorso giovedì - ho provato a riassumere le posizioni qui.

Non è possibile inserirlo qui sul blog quindi vi rimando al blog di Alessandro Gilioli, dove trovate il video in versione integrale e suddiviso in quattro parti (la durata complessiva è di circa un paio d'ore) e una breve sintesi delle posizioni - le trattazioni approfondite le trovate in ciò che è stato scritto in questa ultima settimana e che ho segnalato nel post precedente a questo.

Approfitto per segnalare anche una bella iniziativa di Apogeonline: "A che punto sono le "leggi" di Internet?", una pagina in costante aggiornamento che raccoglie informazioni e analisi su tutte le leggi, i disegni di legge e gli emendamenti su questo tema. Complimenti a Sergio Maistrello e ad Elvira Berlingieri.

martedì, marzo 03, 2009

La regolamentazione della Rete tra tecnofobia e "contenimento" (e qualche utile esperimento).

(note: due link di aggiornamento in fondo al post)


Come annunciato, giovedì ho preso parte all'incontro sulla regolamentazione della Rete organizzato dall'Espresso. Alessandro Gilioli, moderatore dell'incontro, ha ben sintetizzato i punti chiave emersi.

Particolare oggetto di attenzione è stato l'emendamento 50-bis, all'interno del disegno di legge 773 sulla sicurezza pubblica, che si propone di reprimere l’utilizzo di Internet per commettere reati di opinione (apologia di reato, istigazione a delinquere) oscurando i contenuti incriminati.

È opinione condivisa – in Rete e non solo – che queste disposizioni non solo non risolvano il problema per cui sono state proposte ma ne creino di ulteriori, con il rischio effettivo di oscurare interi siti e social network. Per una trattazione completa e circostanziata rimando, come ho già fatto, a quanto ha scritto Elvira Berlingieri su Apogeonline).


Peggio l'ignoranza o la volontà repressiva?
Premessa: l'emendamento 50-bis proposto dal senatore D'Alia è stato presentato all'interno del pacchetto sicurezza che viene discusso in Commissione Giustizia. Il primo punto è dunque che non sia stata svolta una discussione in una commissione specifica, a fronte di una disposizione con effetti potenzialmente molto rilevanti.
Quello che sorprende, però – e lo abbiamo appreso tutti giovedì grazie a una segnalazione di Antonio di Pietro – è che l'emendamento D'Alia è stato inserito “fuori sacco” (per usare le parole di Di Pietro), cioè senza essere oggetto di discussione, di fatto sull'onda emotiva di notizie circa la presenza di gruppi Facebook che inneggiano alla mafia e altre aberrazioni.

Buona parte della nostra discussione ha riguardato l'ignoranza del contesto, sia per quanto riguarda la tecnologia che le dinamiche sociali peculiari della Rete, rilevanti in questo caso anche per quanto riguarda la circolazione e diffusione dei contenuti (spero di aver argomentato questo punto con sufficiente chiarezza durante il dibattito).

Antonio ne parla nel suo post e Sergio commenta:

L’ignoranza è il contesto che rende questi casi possibili. Ma il particolare che a me spaventa di più è il “fuori sacco”. Mi sembra un punto d’ombra nel sistema, anche quando - come in questo caso - resta ancora un passaggio parlamentare per sistemare le cose. Vuol dire che nelle stesse fortunose circostanze di D’Alia possono passare interi pezzi di legislazione su qualunque cosa come se niente fosse, senza alcun confronto, senza essere espressione di alcun ragionamento preparatorio che non sia l’indignazione di un singolo davanti alla tv. Significa che ci sono 945 persone, in genere divise su tutto, di cui in questi momenti di stupefacente efficienza dell’assemblea dobbiamo tenere ogni ansia, ogni puntiglio, ogni idiosincrasia.


Vittorio Zambardino propende per un'altra ipotesi:

A mio parere l’attacco che, confusamente, la politica di maggioranza e opposizione (ebbene sì, come dimostrerebbe un esame storico di quindici anni di legiferazione e proposte in materia) porta alla rete non è affatto il prodotto di una feroce ignoranza tecnofobica.

C’è anche questa componente: ma ci sono altre due spinte determinanti. Una è la corrente di pensiero internazionale - radicata, tanto per dire, nel Labour britannico e nel governo francese, certo non omologhi sul piano politico - a normare in senso autoritario e limitante le forme di nuova espressione maturate in rete (e nel conto ci metto anche le leggi sul p2p).

Seconda spinta: si tende a normare la rete perché sia allineata, nella visione dell’establishment italiano, alla forte azione di contenimento - andiamoci di understatement, che è meglio - di tutto l’ambiente dei media.


Fa più paura l'ignoranza o il dolo nel far passare delle leggi che “imbavagliano” la libertà di espressione? E qual è l'ipotesi più credibile in questo caso?


Proposte?

Va precisato che, di fatto, la regolamentazione di certi aspetti della Rete già esiste e i reati commessi in Rete sono perseguibili: esistono già strumenti cautelari e la magistratura ha già il potere di richiedere la rimozione dei contenuti (e la lista non finisce qui: segnalo il puntuale fact-check di Elvira).
Ci sono state alcune ipotesi fatte giovedì, da una legge quadro sulla Rete alla formulazione di principi generali che siano da guida nel legiferare su argomenti sensibili. I politici hanno detto la loro ma qualcuno ha già fatto un passo in più.

Una delle persone che ho conosciuto giovedì all'incontro è stato Guido Scorza, avvocato esperto di questi temi e membro del Consiglio direttivo dell'Istituto per le Politiche dell'innovazione. Proprio Scorza, sul sito dell'istituto lancia un esperimento, una pagina wiki con la proposta di emendamento fatta dal deputato Roberto Cassinelli (che ancora non è stata discussa e votata) per modificare l'emendamento D'Alia.

La proposta è stata prontamente rilanciata anche dallo stesso Cassinelli sul suo blog (dove – ho notato con piacere – cerca di discutere con i propri lettori su temi e proposte di legge che lo vedono impegnato in prima persona.

Scorza precisa giustamente:

Nessuno intende riscrivere le regole della democrazia rappresentativa ma, ad un tempo, utilizzare il web e la condivisione di idee, esperienze e competenze per far approdare in parlamento leggi migliori di quelle che, sin qui - almeno con riferimento alla realtà digitale e telematica - si son viste credo sia, per i più, un obiettivo auspicabile.


Può essere un primo piccolo, utile esperimento per iniziare a tracciare delle possibili modalità di collaborazione su questi temi.
In attesa di formare una lobby (come chiede Zambardino)?
Chissà.


Update: Antonio ha appena aggiunto delle considerazioni.

Elvira scrive in modo approfondito della proposta Cassinelli

lunedì, marzo 02, 2009

Ah, certo, e poi c'era il matrimonio non-organizzato

Beh, devo dire che è stata una settimana divertente sul blog di Grazia, a parlare di cose che non so, tipo i matrimoni, e a chiedere consigli su cose che non so, tipo l'abbigliamento più adatto (ne ho ricevuto di ottimi, devo dire)

Per la cronaca dopo il secondo post mi è arrivata email della genitrice con precise indicazioni sulla possibile mise per il matrimonio in questione (ho nel guardaroba già due articoli su quattro, sempre per la cronaca).

Beh, non potevo che chiudere in bellezza raccontando...di un matrimonio, l'unico, magnifico matrimonio a cui io sia mai stata.

mercoledì, febbraio 25, 2009

Confronto sulla regolamentazione della Rete [e voi avete domande?]

Domattina parteciperò a una tavola rotonda sulla regolamentazione della Rete presso la sede de L’espresso.
Si parlerà di argomenti molto discussi in questi giorni, dall'emendamento D’Alia alla proposta Cassinelli (e non solo), e in generale si discuterà sull’opportunità o meno di regolamentare la rete - ed eventualmente come.

I partecipanti saranno i parlamentari Antonio Di Pietro, Antonio Palmieri e Roberto Cassinelli, alcuni blogger* di mia e vostra conoscenza (Diego Bianchi, Antonio Sofi, Alessio Jacona, Nicola Mattina) e il prof. Guido Scorza, avvocato ed esperto di informatica giuridica.
L'incontro verrà moderato da Alessandro Gilioli e Vittorio Zambardino.

Vista l'opportunità se qualcuno di voi ha delle domande da porre o delle osservazioni le scriva qui e proverò a farmene tramite, se posso.
Se invece l'argomento vi interessa e pensate di non saperne abbastanza non posso che segnalare gli ottimi e dettagliati articoli che Elvira Berlingieri sta scrivendo in questi giorni per Apogeonline.



*ovviamente non serve fare una tiritera sulla definizione di blogger e la discussione che spesso ne segue: dal tipo di incontro e dai nomi delle persone coinvolte si vede che si tratta di persone competenti ed esperte che possono portare punti di vista diversi da quelli a cui hanno accesso i politici. Speriamo sia un confronto proficuo.
N.B. ad ogni modo tutte le persone sopracitate hanno un blog (ora son di fretta, non riesco a mettere tutti i link)

Giocare fuori casa aka un matrimonio a Milano

Mi ha detto - e ci avrei scommesso - che il suo sarà un matrimonio semplice.
Ci avrei scommesso perché la conosco da dieci anni, perché mi somiglia, perché andavamo a far spese e finivamo invariabilmente da H&M, perché una volta abbiamo passato un'ora e mezza in un negozio perché doveva comprare una gonna e in realtà non ne voleva assolutamente sapere (ché le gonne non le son mai piaciute troppo).

In effetti mi fa un certo effetto pensare che la vedrò in abito da sposa.
Solo che lei il vestito l'ha già trovato, io no.

Vediamo se sul blog di Grazia sanno darmi una mano...
(sì, Ale, te l'avevo detto, ecco il post dedicato a te!)

lunedì, febbraio 23, 2009

Matrimoni e altre catastrofi

Mi chiamo Antonella, ho 27 anni e ho un problema.
“Ciao Antonella” dirà qualcuno.

Il mio controverso rapporto coi matrimoni (altrui) e imbranataggini assortite sul blog di Grazia.
E sì, sono ospite tutta la settimana.
Consigli bene accetti ;-)

venerdì, febbraio 20, 2009

Gioia, speranza e separazione dei poteri - ci vediamo alla manifestazione per il testamento biologico

È di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori.

La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.
La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo.

e poi:

[...] ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro .



Queste parole risalgono al 1965 (si sa, la separazione dei poteri è un tema che non passa mai di moda). Certo, saranno mica delle strane pretese, quelle di questo tal Paolo VI?
[il testo fa parte dell' enciclica Gaudium et spes, paragrafi 76 e 36]


Io domani pomeriggio alle 15 sarò alla manifestazione per il testamento biologico in piazza Farnese. Sarò con i ragazzi di Fammi scegliere. Ci vediamo lì, spero.

N. B. A me piace molto anche

giovedì, febbraio 19, 2009

Non è un paese per elettori/2

Non so se sabato sarà effettivamente l'otto settembre del PD, personalmente oscillo tra la rassegnazione e un barlume di speranza di qualche scelta coraggiosa, diversa, di questa benedetta assemblea costituente del PD.

Su questo tema il ragionamento di Francesco Cundari pubblicato oggi su LeftWing merita la lettura:

Perché le cose sono due: o ha ragione Veltroni, quando nell’assumersi ogni responsabilità fa capire chiaramente che a lui non ne spetterebbe nessuna, che la colpa è solo e sempre di quegli altri, quelli che la sua linea politica avrebbero instancabilmente sabotato, e allora non si capisce come quegli altri possano applaudire il suo “bel gesto” e appoggiare il suo vice; oppure Veltroni ha torto, perché è la sua linea che ha portato al disastro, e allora, com’è possibile che sia il suo vice a “voltare pagina”?
Sabato, all’assemblea costituente che sarà chiamata a ratificare – ancora una volta – questo bell’accrocchio, si pone dunque un’alternativa secca: o Franceschini si presenta dicendo tutto l’esatto contrario di quello che ha detto Veltroni in conferenza stampa, riconoscendo che il problema non è di persone né di personalismi, ma di linea politica, e che è quella linea che dev’essere cambiata, perché era radicalmente sbagliata; oppure, e ci riesce difficile nascondere la nostra intima preferenza per questa seconda ipotesi, i delegati dell’assemblea costituente, che sono stati eletti per costituirlo, questo benedetto partito, e non per ratificare una volta all’anno decisioni prese da altri – se lo riprendono, votano contro, bocciano Franceschini e bocciano soprattutto l’accordo, rispediscono al mittente la generosa offerta del gruppo dirigente e aprono, con questo semplice gesto, stavolta sì, per davvero, una fase nuova.
E’ un salto nel buio? Senza dubbio. E’ rischioso? Certamente. Le conseguenze sono imprevidibili? Proprio così. E’ questo il bello. E poi, sinceramente, non è che sia rimasto molto da perdere.

Non è un paese per elettori/1

Quando ho letto questo post di Diego ho pensato che questo era il perfetto editoriale dell'elettore del PD.
Insomma, quello che non leggerete sui giornali di oggi:

Come si fa ad essere contenti? [...]
Se la colpa di Veltroni è stata quella di creare un partito più loro che nostro, oggi che lui si defila il vero riformismo forse sarebbe decretare fallito partito e progetto, ma a farlo si passerebbe per nostalgici passatisti, per gente che pensa alla provenienza e non alla destinazione, e tutto sommato, allo stato delle cose forse è vero che le scialuppe per tornare indietro non ci sono più.
E che allora sia Democratico sto partito, e che sia Partito sto partito, e magari sia anche di sinistra come la maggior parte dei suoi elettori vorrebbe che fosse, e che sia soprattutto di questo secolo sto partito, come forse anche tanti elettori con la coscienza libera e non tradizionalmente di sinistra amerebbero che fosse. E che decida di essere tutte queste cose, sto partito.
E a questo punto, alla vigilia dell'Assemblea Costituente di sabato, è bene che sia veramente Assemblea sto partito, nel senso più collegiale e caciarone del termine.
[...]
Perché se deve essere quell'Assemblea sconclusionata, depotenziata e demotivata che fin qui ha fatto solo da comparsa a doversi prendere carico di reggere il reggente designato, se è quell'assemblea di qualche migliaio di persone talmente divise in correnti politiche e geografiche più naturalmente incline all'anarchia assoluta che a ristabilire l'ordine a dover dare un segnale di discontinuità, allora è a quell'Assemblea che bisogna puntare, per indire subito nuove e vere primarie di quel che resta del popolo. Far curare il malato a chi fin qui gli ha voluto più bene di tutti, poter sperare di avere ancora, in tempi umani, un partito di sinistra da votare, magari non grande come un tempo, ma almeno decente, dignitoso e significativo.
Questo sarebbe bello avvenisse sabato. Domenica potrebbe non esserci più niente da fare.


(poi leggetelo tutto...)

martedì, febbraio 10, 2009

Reality check: un po' di opinioni di buon senso

Ieri Sergio ha scritto un post molto bello in cui spiegava il concetto di reality check e faceva una serie di considerazioni che vale la pena leggere e di cui riporto un pezzetto:

Viviamo una realtà spesso costruita su certezze di terza o quarta mano, abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà. Non saltuarie, ma costanti e distribuite. A cui ciascuno di noi è chiamato contribuire secondo le proprie competenze. Oggi abbiamo la voce pubblica per farlo, abbiamo il canale per mettere a disposizione quanto sappiamo. E penso che il prossimo ciclo politico sarà gestito dalla prima coalizione di volonterosi in grado di raccogliere competenze ed esercitarle in modo rigoroso per allontanarsi dall’attuale arena di eccessi e menzogne.


In tutto questo rumore - rumore, perché spesso fatto a sproposito - segnalo allora alcune cose interessanti che ho letto in questi giorni:

"...la nostra legge garantisce la possibilità di rifiutare ogni trattamento, anche di semplice sostegno, come le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale; abolire questo dritto sarebbe un atto molto grave, che minaccia alle radici il principio di libertà individuale, base irrinunciabile delle democrazie moderne. Voglio pertanto fare un appello alla ragione e alla coscienza di tutti noi e di tutti voi, in quanti membri del Senato, vale a dire di questa Camera alta, di questa istituzione a cui la gente guarda come un punto fermo nella confusione dei momenti di crisi: il nostro ruolo è di analizzare le situazioni più difficili con lucidità e saggezza e dare pareri obiettivi e lungimiranti. Ecco, credo sia nostro dovere, come senatori, guardare più in là dell’oggi e anche del domani e pensare anche alle conseguenze future delle nostre decisioni."


Secondo il mio modestissimo parere, mi pare siano contributi utili per "tornare alla realtà".

domenica, febbraio 08, 2009

Girl Geek Dinner a Bologna!




Ecco, dato il mio noto tempismo non dovrebbe essere del tutto stupefacente che io stia collaborando all'organizzazione della prima Girl Geek Dinner Bologna proprio ora che non ci vivo più! :D

Ebbene sì, la GGD arriva anche a Bologna e io sono contenta di farne parte e di avere incontrato un gruppo molto attivo ed entusiasta - dato che quando vivevo lì spesso lamentavo la mancanza di persone così.

Ah, la cosa più importante: la data è fissata al 21 marzo. Venite, vero?


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sabato, febbraio 07, 2009

Stasera, davanti a Palazzo Chigi

Ho deciso che scrivo adesso, ché la serata non è ancora finita e in circolo ho ancora un po' dell'incazzatura di oggi. Altrimenti magari adesso vado a dormire, mi rigiro nel letto per un paio d'ore e domani sarò più tranquilla e forse meno arrabbiata (ma su questo non ci giurerei).

C'è che io non ho parole, solo rabbia, nel vedere che stanno calpestando tutto quello in cui credo o, alla meno peggio, non fanno assolutamente niente per difenderlo.

C'è che oggi hanno fatto uno, due, tre passi ancora, a gamba tesa per distruggere le istituzioni, strumentalizzare la sofferenza delle persone, sfruttare, sfruttare, sfruttare per scopi che nemmeno capisco più nel dettaglio, che sembrano quasi non avere logica se non nel delirio di onnipotenza e nella progettata (pianificata?) demolizione di Costituzione, prassi istituzionali, senso civico, democrazia.


C'è che tra ieri e oggi si sono sentite tante di quelle bestialità che persino a me è venuta voglia di prendere a schiaffi Berlusconi, Binetti, Movimento per la Vita e via dicendo, una lista lunga quanto il Parlamento e oltre, anzi quanti sono i giorni di sofferenza di una ragazza (e della sua famiglia) che è diventata un simbolo di troppe cose suo malgrado.

C'è che oggi quando alle cinque del pomeriggio ho sentito che qualcuno si riuniva davanti a palazzo Chigi è stato quasi un istinto: ho comunicato la cosa a tutte le persone possibili, mi son messa le scarpe e sono andata a prendere la metro. Non perché pensassi di fare chissà cosa, e, per una volta, senza preoccuparmi di come un gruppo che protesta potesse essere strumentalizzato (stasera non guarderò Matrix né Porta a Porta ad ogni buon conto).

C'è che mentre ero in metro quasi tremavo e a un certo punto ho seriamente temuto di mettermi a piangere. No, non è emozione del momento, l'ho detto. È che – l'ho già detto – da tanto, troppo tempo mi stanno calpestando, rovinando, stracciando in mille pezzi quello in cui credo. Lo stato, la democrazia, quelle cose per cui i miei nonni non hanno avuto una giovinezza, per cui mio nonno ha passato gli anni di ventenne lontano da casa sua, in guerra, e mia nonna ha visto morire le amiche sotto i bombardamenti (retorica is the new black, passatemi le ultime tre righe).

E poi la fede, che è una cosa che fa parte della mia vita, che qui diventa religione che diventa Chiesa cattolica che diventa semplicemente un altro governo, un'altra gerarchia che dice di parlare di fede e invece proprio di fede non parla da troppo tempo per interferire con un altro governo, per perseguire un fine che è semplicemente quello di tutte le organizzazioni, perpetuarsi.

C'è che un po' mi sono rincuorata a vedere chi, per venire davanti a Palazzo Chigi, si è infilato la prima cosa che aveva a portata di mano, chi ha mollato una riunione importante, chi è arrivato trascinandosi tutti i colleghi, chi era sceso in piazza solo per gli scudetti della Roma, chi ha detto “non potevo essere altrove”.

C'è che è stato bello vedere lì i miei amici e sentirmi meno sola nell'essere incazzata (“indignata” si dice ancora? È già così fuori moda?”).


Stasera a cena una persona che stimo molto diceva una cosa tipo che nei regimi, prima che si instaurino, la vita era normale, poi c'è stato un cambiamento progressivo, graduale, crescente (sintetizzo in modo becero, sia chiaro). Insomma, ci deve essere stato un momento in cui è scattato qualcosa. Io a questa cosa penso da un po' e non so dire quale possa essere il punto di svolta, in questi mesi in cui ogni giorno viene manifestato disprezzo per le istituzioni e per i diritti dei cittadini in mille modi diversi, nel silenzio generale, nel timore di prendere una posizione. Cosa sarà questa volta? La schedatura dei clochard? La possibilità per i medici di denunciare i clandestini? La legalizzazione delle cosiddette “ronde padane”? Dire che Eluana Englaro può fare figli? Dribblare le istituzioni per fare un atto puramente rappresentativo e di facciata (perché a rigor di legge non c'è modo di fare una legge in tempi tanto brevi)?


C'è che oggi, davanti a Palazzo Chigi ho passato tre ore. Nel momento di maggiore calca saremo stati forse 300 (ma non sono molto brava con queste stime), all'inizio solo radicali e UAAR, poi varie forme di partiti di sinistra, poi persino qualche bandiera del PD. Cori, molte chiacchierate, fotografi e telecamere, sarei curiosa di sapere cosa è stato raccontato, e come.

Eravamo pochi, era una manifestazione improvvisata – e non programmata con mesi di anticipo – e non si è chiesto né ottenuto niente ma sono stata contenta, in qualche modo.

Ecco, c'è che io non so se ho fatto qualcosa di buono o di utile oggi ma sentivo di non poter fare altro, di non poter essere altrove.


lunedì, febbraio 02, 2009

La mia foto più vista su Flickr


Luca, Mucio e Gioxx, originally uploaded by farenheit_81.

Con un po' di tempo libero in questa tarda serata stavo guardando qualche foto su Flickr e l'occhio mi è caduto sulla pagina delle statistiche.
Premessa, non sono certo una brava fotografa. Ma dopo aver girato un po' di Stati Uniti ed Europa tutto mi aspettavo tranne che la foto più vista (1853 volte!) fosse quella qui sopra! :D
La foto ritrae Luca, Mucio e Gioxx ed è stata scattata a Bologna, nel marzo di due anni fa, alla prima TwitterBeer, giusto qualche giorno dopo il CitizenCamp, durante il quale avevo conosciuto i loschi figuri di cui sopra - e molte altre persone ancora.
Mi ha fatto ricordare un bel po' di cose, bei momenti e tante cose successe da allora. E mi ha fatto sorridere e forse per questo, più di tutto, ho messo qui questa foto.
'notte.

lunedì, gennaio 26, 2009

L'energia del KublaiCamp (e tutte le parole che non riesco a trovare)

Sono passati un paio di giorni dal KublaiCamp e ancora ho difficoltà a mettere in fila i pensieri su tutto quello che è stata la giornata di sabato e su cosa ha rappresentato questo momento di incontro dopo un anno di Kublai, un progetto entusiasmante e difficile, pieno di sfide.




Ormai ho una certa esperienza di organizzazione di barcamp ma questo è stato in qualche modo diverso dagli altri: dopo molti mesi di gestione della community di Kublai, persone, storie, progetti, idee, è stato importante e molto bello vedere conoscersi di persona, chiacchierare, raccontare, mostrare pezzi del proprio progetto (il gruppo di Frame ha predisposto dei pannelli di grande impatto, Nino Galante ha portato le foto e le formine da pasticceria del Caffè Galante in Sicilia...e deliziosi dolci alla mandorla!).
Insomma è stato un incontro, una festa fatta da e con tutti i partecipanti, un modo per stare insieme e vedere come ripartire.



Cose da raccontare ce ne sarebbero, moltissime: dall'atmosfera, al bellissimo premio creato da Fabio, agli occhi curiosi di chi è arrivato da tutte le parti d'Italia e non sa cosa sia un barcamp, fino a Tito e Marco, che hanno vissuto questo anno di Kublai dal punto di vista del Ministero dello Sviluppo economico (loro sono economisti esperti di sviluppo locale) - e ora sono praticamente dei fan del progetto.

Su un aspetto in particolare però mi fermo. Il Kublai Award, il premio al miglior progetto creativo di Kublai, è stato assegnato a Critical City, scelto tra cinque finalisti. Io, devo dire, non sapevo come sarebbe stata presa la premiazione: in fin dei conti non è un premio in denaro ed è di qualità ma è un aiuto per crescere, se te lo sai giocare, non di quelli che ti risolve la vita (in pieno spirito di Kublai, devo dire).
E invece c'è stata partecipazione, attesa e anche emozione, da parte di tutti. Al momento della proclamazione, quando ho visto i tre ragazzi di CC saltare in piedi e abbracciarsi, sentito l'applauso sincero di tutti, con gli altri finalisti in prima fila...beh, ho pensato che persino all'ultimo momento sono riuscita a stupirmi e a imparare qualcosa in più. E a sentirmi davvero un bel po' fiera di aver fatto parte di tutto questo.

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E poi, ovvio o meno che sia, grazie a tutti i partecipanti e allo staff di Kublai.

venerdì, gennaio 23, 2009

La Costituzione a fumetti in mostra a Bologna

Lo scorso weekend a Bologna ho visitato "La Costituzione illustrata", una mostra in cui alcuni bravissimi fumettisti italiani hanno illustrato alcuni articoli della Costituzione.
I fumettisti: Lorenzo Mattotti, Tanino Liberatore, Vittorio Giardino, Giuseppe Palumbo, Carlo Ambrosini, Davide Fabbri, Guido Scarabottolo, Paolo Bacilieri, Gabriella Giandelli, Alberto Pagliaro, Michele Benevento, Sergio Ponchione, Daniele Caluri e Marco Corona.

L'esposizione è all'interno della Sala Borsa, in piazza Re Enzo fino al 26 gennaio, è piccola e molto interessante (poco pubblicizzata purtroppo).

Complimenti alle associazioni Krazy Kat e Comma 22 per l'iniziativa che probabilmente avrà un seguito. Nel frattempo, se potete, andate a dare un'occhiata.

Whitehouse.gov, il nuovo sito della Casa Bianca

Uno dei primi cambiamenti visibili dell'amministrazione Obama è il nuovo sito della Casa Bianca.
Il lavoro svolto dallo staff di Obama in campagna elettorale e nel periodo di transizione è stato innovativo e farà scuola.
Ma, date le premesse e l'impegno alla trasparenza promosso dal neo-presidente, questo nuovo sito è davvero così all'avanguardia o si poteva fare di più?


Su Apogeonline ho provato a fare un po' di analisi e una sintesi di autorevoli opinioni del primo impatto di Whitehouse.gov. Spero abbiate modo di dare un'occhiata e dirmi cosa ne pensate.

giovedì, gennaio 22, 2009

Kublai, Glamour e il social network fai-da-te


Su Glamour di febbraio c'è un articolo di Aurora su come creare social network su piattaforme e community esistenti. L'articolo è curioso e interessante: molto spazio ha Critical City, un bel progetto che unisce gioco e spazi cittadini (nella fattispecie, quelli di Milano). Critical City, tra l'altro, fa parte di Kublai ed è tra i finalisti del premio che verrà assegnato sabato prossimo 24 gennaio durante il KublaiCamp (a proposito, chi viene?).
E Kublai è anche presente nell'articolo sotto forma di intervista alla sottoscritta sull'uso che abbiamo fatto della piattaforma Ning per costruire la nostra community.

Grazie ad Aurora, ottimo tempismo! :)

Inauguration special su Current TV

A uso e consumo di parenti e amici, ecco qui il video della mia partecipazione allo speciale di Current TV sull'insediamento di Barack Obama (a partire dal minuto 11).
Si è chiacchierato di presidenti USA nella fiction "The West Wing" e mi sono divertita molto.



Tutto lo speciale, composto da quattro video, è qui.
Grazie a Enrico, Giorgio e Giovanni!

mercoledì, gennaio 21, 2009

Obama e The West Wing live su Current

Come preannunciato, ieri ho preso parte alla trasmissione su Current TV condotta da Enrico Sola e Giorgio Valletta in occasione della cerimonia di insediamento di Obama. Come al solito è stato divertente chiacchierare con loro, specie perché l'argomento era sì, Obama, ma anche le serie tv, e in particolare la mai troppo citata The West Wing.

La serie tv ha anticipato e trattato molti temi politici attuali e ha reso popolare la figura di un presidente carismatico e amato, Jed Bartlet.
Obama, inoltre, è stato diretta e dichiarata ispirazione per gli sceneggiatori che hanno creato il personaggio di Matt Santos, candidato alla presidenza, latino, giovane, outsider e con poca esperienza.
Anticipazione? Product placement, come mi diceva ieri scherzosamente Mafe?

Ecco qui un po' di materiale su quello che ho detto:
Enrico mi ha infine chiesto cosa ci potrebbe riservare il futuro tra serie tv e presidenziali. Così di getto mi è venuto da dire, quasi da chiedere: un presidente donna? In fin dei conti, anche se con meno successo, hanno fatto una serie tv già anche su quello...

martedì, gennaio 20, 2009

Ora che è presidente

Mi ha fatto uno strano effetto vederlo lì a Washington, Barack Obama, in un posto che conosco, che ho percorso non moltissimo tempo fa.
Mi ha fatto uno strano effetto vederlo presidente dopo che per due anni ho seguito praticamente tutto quello che ha fatto, da outsider a vincitore, confrontandomi con amici italiani che hanno studiato la sua campagna e amici americani che l'hanno vissuta.

Ho opposto resistenza, non mi ha conquistato subito, Obama, proprio perché era troppo bello per essere vero: la sua storia, la sua sicurezza, il non sbagliare un colpo in un contesto dove è sin troppo facile farsi rovinare da qualunque cosa. E poi il carisma, dannazione, ché qui non ci siamo mica abituati.
Insomma, quello che rappresentava: il sogno.

Ho opposto resistenza, non sono di facili entusiasmi. E se non avesse abbastanza esperienza? E questo movimento quasi di fede sarà un buon segno.
Io ora so che è un buon segno lui, so che è un buon segno che la gente non si vergogni di essere americana (ne ho, di amiche che si fingevano canadesi, eh), che abbia speranza, qualunque cosa voglia dire. Non so se sarà un buon presidente, se manterrà la promessa di cambiamento.
Penso che cambiamento sia una parola che si presta alle interpretazioni e sarà sin troppo facile accusarlo di averci illuso, illuso anche noi. Deludere ci deluderà, lo metto in conto. A volte lo farà per convenienza, a volte perché è più realista e pragmatico di noi.

Ma di questi tempi non è nemmeno banale farci pensare che le cose miglioreranno, chissà, magari iniziamo a crederci. Quella io non la chiamo illusione. Speranza, chissà?
Da domani si inizia a fare sul serio. Si può dire "in bocca al lupo" a un presidente?

lunedì, gennaio 19, 2009

Domani la cerimonia di insediamento di Obama: un po' di risorse e materiali

Sembrava non dovesse arrivare mai e invece è domani, tra poche ore. Dopo una campagna elettorale di quasi due anni domani Barack Obama diventerà ufficialmente presidente degli Stati Uniti.
Sul significato politico e sulle possibili implicazioni e scenari futuri le parole si sono già sprecate e molte si sprecheranno.
Io segnalo per ora un po' di cose interessanti sull'evento in chiave multimediale:

Domani Current TV realizzerà uno speciale "Obama inauguration" condotto da Enrico Sola e Giorgio Valletta e apertissimo all'interazione di tutti. Il programma andrà in onda dalle 17 alle 21 (ne parla Giovanni) e sarà pieno di ospiti e interventi (a un certo punto anche il mio).

Per chi è a Roma, domani alle 16 ci sarà la presentazione del libro "Come cambia l'America" nella sede della Provincia di Roma, in replica mercoledi sera alla libreria Flexi (e il 22 a Bologna al MondoInfoShop di via Mascarella).


E poi si comincerà a fare sul serio...

venerdì, gennaio 09, 2009

KublaiCamp, un barcamp su creatività e sviluppo coming soon (24 gennaio!)



Gennaio è spesso il mese in cui si comincia qualcosa di nuovo o si ricomincia quello che già si faceva, quasi mai il momento di tirare le somme e rilanciare. Questo, tutto insieme, è quello che invece faremo il prossimo 24 gennaio con Kublai, iniziativa del Dipartimento di Politiche per lo Sviluppo partita lo scorso marzo (qui tutte le informazioni in sintesi).

Come? Con il KublaiCamp, un barcamp su creatività e sviluppo del territorio: sarà allo stesso tempo un modo per conoscerci (la community di Kublai è sparsa in tutta Italia) e far conoscere Kublai anche a chi non vi ha preso parte ma è interessato al tema.

Sul wiki ci sono 13 interventi sul wiki, su vari tipi di iniziative e idee provenienti da tutta Italia.
Mi piace molto quello che ha scritto Antonio Pavolini a questo proposito: "appare evidente il tentativo di coniugare l’impalpabile universo dei nuovi media con l’indiscussa ricchezza - e il probabile futuro - del nostro paese, quella che qualcuno chiama “cultura”, se non addirittura “economia della conoscenza” e che piu’ banalmente potremmo definire “la capacità di un popolo di creare cose belle o che ci fanno stare meglio”.

Grazie a Kublai in questi dieci mesi posso dire di aver conosciuto davvero molte persone che hanno voglia e capacità di creare cose belle per la loro terra: averle in un unico luogo nello stesso momento è una ricchezza, oltre che una cosa che mi rende personalmente molto contenta.

Sarà un incontro, uno scambio di idee, una festa...quindi che aspettate? Iscrivetevi subito!

Tutte le informazioni sono qui:
Ulteriori novità in arrivo molto presto!

venerdì, gennaio 02, 2009

Tiny kitchen: sperimentazioni culinarie dal NYT magazine


tiny kitchen, originally uploaded by r.i.c.h..

Jill Santopietro fa un invidiabile mestiere: è una cuoca, scrive di cibo e fa la recipe tester per il New York Times Magazine: in pratica parte del suo lavoro è andare nei ristoranti, assaggiare dei piatti particolari e rielaborarli in ricette da proporre sulla rivista del NYT.
Da qualche tempo Jill scrive anche su The Moment, il blog del magazine su moda, cibo ecc e lì può sperimentare e rendere un po' diverso il suo lavoro solito.

Questa estate sono andata a trovarla in redazione e ho visto come funziona il suo lavoro per il blog. Il New York Times non ha una cucina e quindi Jill deve cucinare tutto nella minuscola cucina del suo appartamento e portarlo in redazione e nello studio dove avvengono le sessioni fotografiche: già, una fetta di torta alla pesca diventa "una modella" con luci e sfondi e scelta delle foto migliori che andranno sulla rivista (inutile dire che alla fine la torta è stata mangiata con grande gusto).

Da fine novembre Jill ha deciso di mostrare qualcuno degli esperimenti culinari che fa quotidianamente e di riprenderli in video proprio nella sua minuscola cucina. La serie, inutile dirlo, si chiama Tiny Kitchen e la trovate sul sito del New York Times.

Ecco i primi video:

Qui, inoltre, ci sono tutti i post di Jill su The Moment. Enjoy!

Jackson Heights: un pacifico sud-est asiatico


Shopping in Jackson Heights, originally uploaded by Zach K.

In giorni di festa ma anche di guerra fa piacere leggere questo articolo sulla convivenza tra popoli normalmente in conflitto: il posto è Jackson Heights, quartiere di New York abitato (oltre che da moltissimi latinos) da gruppi provenienti da varie nazioni del sud-est asiatico, popoli con differenti tradizioni e religioni.

Ma le differenze si ammorbidiscono in un contesto diverso e multietnico, anche se il naturalmente i problemi ci sono, nella vita di tutti i giorni: come spesso accade, anche vivendo lontani, si viene giudicati in base a quello che accade nel proprio Paese, anche se non ci si riconosce affatto nel proprio governo. Pakistani e indiani in particolare non hanno un buon rapporto e i recenti attacchi di Mumbai hanno creato tensione.


"Political scientist Aushutosh Varshney concluded in an essay that, the more Hindu and Muslim Indians share communal space, the less likely they are to be violent toward each other" si spiega nell'articolo.

La vicinanza non sempre vuol dire dialogo e la collaborazione pacifica è anche legata al fatto che le questioni all'ordine del giorno siano soprattutto pratiche. Motivi utilitaristici, se vogliamo.
Magari, però, condividere uno spazio porta anche a un diverso modo di esprimere i propri bisogni e le proprie ragioni.