mercoledì, marzo 31, 2010

Considera l'aragosta

"Le persone e gli animali hanno una zona del cervello che fa sentire il dolore, e questa zona il cervello delle aragoste non ce l'ha".
A prescindere dal fatto che questo è errato in nove modi diversi, il motivo principale per cui l'affermazione di Dick è interessante è che la sua tesi è più o meno echeggiata dalla stessa dichiarazione degli organizzatori del Festival delle aragoste e il dolore, parte di un quiz intitolato Testate il Qi della vostra aragosta che compare nel programma del Fam del 2003 per gentile concessione del Consiglio per la promozione dell'aragosta del Maine.

Non c'è un motivo particolare per questa citazione, se non che sto leggendo "Considera l'aragosta" e mi sto divertendo come non mi succedeva da tempo, leggendo un libro.

sabato, marzo 27, 2010

La politica, le bugie che fanno male e il voto, nonostante tutto.

Un paio di giorni fa, durante una sosta in una stazione, ho trovato un libro che volevo leggere da tempo, una raccolta di saggi di David Foster Wallace, intitolata "Considera l'aragosta".
Dopo una rapida occhiata agli argomenti dei saggi (e molto prevedibilmente, per chi mi conosce) ho aperto a metà libro e ho iniziato a leggere "Forza, Simba", che racconta una settimana di campagna elettorale di John McCain nel 2000, ai tempi delle primarie repubblicane contro George Bush.
La grandezza e la miseria di una campagna elettorale on the road sono forse (anche) tutte lì, così come la figura fuori dagli schemi di McCain, di cui abbiamo sentito parlare a distanza di otto anni nella sua campagna elettorale contro Obama.

Ma non è solo questo che mi ha colpito: molti passaggi particolarmente interessanti sono dedicati alla motivazione che McCain dà ai giovani americani, a chi non ha mai votato, ponendosi in modo del tutto nuovo rispetto al resto della politica, in modo nuovo e onesto - e, paradossalmente, molti passaggi riecheggiano quello che otto anni dopo sarebbe stato scritto di Obama, sebbene in altri contesti e modalità.

La politica che mente, che ci toglie speranza e che ci fa pensare che forse sarebbe meglio mollare tutto, cose che ci suonano familiari oggi, dieci anni dopo e in un altro Paese.
E soprattutto, quasi ingenuamente, il male che ci fanno queste bugie (non è l'effetto di tutte le bugie, poi?):

Perché ci hanno mentito, ci hanno mentito tanto, e sentire che ci hanno mentito fa male. in definitiva non è più complicato di così: fa male. [...] per anni continuiamo a imparare dalla cruda esperienza che le bugie fanno male. che ti sviliscono, ti privano del rispetto per te stesso, per chi mente, per il mondo. Specie se le bugie sono croniche, sistemiche, se l'esperienza sembra insegnare che tutto ciò in cui teoricamente dovresti credere altro non è che un grande gioco basato sulle bugie. 
[...] è doloroso sapere che i sedicenti "rappresentanti del popolo" tra i quali si è costretti a scegliere sono tutti impostori la cui unica vera preoccupazione è la propria sopravvivenza e la sussistenza, e che sono disposti a mentire in modo così scandaloso e con una faccia così impassibile da farti capire che devono essere assolutamente convinti che tu sia un idiota. E quindi chi non sbadiglierebbe e non prenderebbe le distanze? Chi non sceglierebbe l'apatia e il cinismo a posto del dolore che provoca il sentirsi trattati con condiscendenza? E chi non si entusiasmerebbe per un politico importante che dia l'impressione di rivolgersi davvero a te come se fossi una persona, un adulto intelligente e degno di rispetto?

E però, nonostante tutto, e anche senza una figura che ci ispiri, penso che andare a votare sia importante, estremamente. Non è mia intenzione farne un trattato, né penso di portare argomentazioni incredibilmente nuove, però credo che conti ancora, che valga.
E domani andrò a votare, contenta di poterlo fare e, pur senza il candidato ideale o perfetto, convinta di chi sceglierò.

martedì, marzo 23, 2010

Imbrigliare l'imprevisto - o forse no: quello che Kublai ci ha insegnato

Alberto e Tito hanno parlato di Kublai sullo European Journal of ePractice. Il titolo è "Harnessing the unexpected", cioè imbrigliare l'imprevisto. Il titolo è spiegato da Alberto sul blog di Kublai:
Dopo due anni di Kublai, forse la cosa più importante che abbiamo imparato è che sul web 2.0 è impossibile prevedere e controllare tutto: tanto vale insegnarsi a non provarci nemmeno, e cercare invece di usare a vantaggio del progetto le molte cose inaspettate che la comunità si inventa.
Lettura consigliatissima (in inglese).

giovedì, marzo 18, 2010

Un kublaiano a South by Southwest

Marco Colarossi è a Austin (Texas) e, con mia grande invidia, sta prendendo parte a South by Southwest, dieci giorni di eventi tra tecnologia, cinema e musica, una manifestazione unica nel suo genere.

Qui c'è il suo racconto, sintetizzato in dieci parole chiave.
Roba da farti venir voglia di prenotare subito per l'anno prossimo.

venerdì, marzo 12, 2010

Lessig alla Camera/ 3 - Avvertenze sui facili entusiasmi


Occhio però che lasciare parlare il Guru in parlamento non significa che il sistema economico-produttivo di questo paese ha capito cosa sta cambiando. Lo si vede per esempio dall'assenza dei tavoli che contano di esponenti economici delle imprese della Rete o chi della cultura della Rete si occupa.

Giovanni Boccia Artieri (qui)

Lessig alla Camera/ 2 - Un dibattito sulla Rete, se c'è

L'incontro con Lessig è stato l'inizio di un dibattito o un'occasione persa?
Per approfondire:
Quello che mi viene in mente è che forse ormai abbiamo idee diverse anche su cosa sia un dibattito su questi temi: per alcuni c'è se se ne parla in Rete, per altri lo è solo se arriva sui media tradizionali (e pare di no, per ora).
Ciò che alcuni suggeriscono è tenere viva l'attenzione, non dimenticare gli stimoli positivi che ci sono arrivati e rendere questo incontro un primo passo.
Vediamo in quanti saranno d'accordo.

Lessig alla Camera/ 1 - La "difesa" della Rete

Prima della lectio di Lessig alla Camera, ho letto di sfuggita una frase di Giovanni Boccia Artieri, piuttosto perplesso sulla scelta di #difenderelarete come etichetta di riferimento del dibattito di ieri: "Perché difendere la Rete?" (e non puntare a *diffonderla*, come poi si è detto?).

 "La Rete va difesa quando ci sono leggi assurde che la negano" scrive Luca Rossi in questo thread molto interessante.
A me sembra ci sia un equivoco di fondo: il momento storico è esattamente quello. E di più: l'idea che si fa passare è che la Rete sia responsabile di comportamenti negativi o criminali che lì non nascono (mi pare lo dicesse ieri anche Gentiloni).
L'idea che si fa passare è che invece di capire ed educare le prossime generazioni (e anche questa, a dire il vero) sia meglio passare per la via più facile, da tabula rasa: chiudere, condannare, persino censurare in modo preventivo, come faceva balenare ancora una volta il viceministro Romani ieri, in modo francamente ridicolo ( con una frase tipo "non trovo il porno su youtube, vuol dire che attuano censura preventiva, no?").

No, la Rete non è "sotto attacco" come in altri posti, ma dare questo taglio a un dibattito del genere in Parlamento non mi pare affatto una idea sbagliata. Questo incontro sarà stato solo una scossa in un dibattito agli inizi? E va bene, allora scuotiamolo, questo dibattito, no?

Internet is Freedom: Lawrence Lessig alla Camera

La lectio magistralis di Lawrence Lessig alla Camera dei Deputati (voce e slide):

La festa scolastica che non è per tutti

Probabilmente, se ci fosse stato un prom, io non ci sarei andata.
Probabilmente sarei stata di quelle che avrebbe preso in giro tutta la frenesia intorno, la scelta di vestiti improbabili, chi invita chi eccetera.
Probabilmente lo avrei trovato ridicolo ma sarei stata dispostissima ad andarci, se solo quello lì mi avesse invitato.
Quello che so è che persino a sedici anni, e senza essere parta in causa, una storia così mi avrebbe fatto incazzare, pur essendo "solo" il divieto di andare a un prom.
Tutta questa gente piena di paura di nonsisabenecosa, e che magari si riempie la bocca di parole come "dannazione", dovrebbe pensarci, all'eventualità di avere ragione. Metti che l'inferno esista davvero, chissà se si divertirebbero alle feste esclusive.

giovedì, marzo 11, 2010

Note terminologiche sulla società dell'informazione/2

Il concetto di autorità come "avere la prima parola" (non l'ultima) - sempre secondo David Weinberger:
there are some aspects of it that I like. 1 I do think that we are moving away in some areas from thinking that we have to settle issues; we are finding much value in the unsettling of ideas, for that allows for more nuance, more complexity, and more recognition that our ability to know our world is quite limited. 2 And I do think that there is a type of expertise that has value as the first word — think about some of your favorite bloggers who throw an idea out into the world so the world can plumb it for meaning, veracity, and relevance. 3 Finally, I do think that insisting on having the last word — and thus closing the conversation — often will be seen as counter-productive and arrogant.
(qui la prima parte)

lunedì, marzo 08, 2010

I limiti di Rahm Emanuel e quelli della politica as we know it

Ho letto d'un fiato il lunghissimo e bell'articolo del New York Times su Rahm Emanuel e il difficile compito che gli compete. Molti i temi, dal rapporto tra chief of staff e presidente alle difficoltà di governare, in un contesto complesso e tra mille, contrastanti necessità di politica e politiche.

Il fascino di un lavoro, il contrasto, la ruvidità, anche: il racconto vale la pena di essere letto.

Molte sarebbero le cose da dire, e alcune le ha già scritte Francesco qui.
Io mi limito a rimuginare un po' di riflessioni personali e - ma la cosa non è affatto correlata - vado a iniziare "The audacity to win", che è sul comodino già da un po'.

domenica, marzo 07, 2010

Via Riva di Reno, quando c'era il Reno

Ho abitato per anni nei pressi del luogo in cui è stata scattata questa foto e per anni, nei milioni di volte in cui l'ho percorsa, mi sono chiesta com'era via Riva di Reno quando ancora il Reno era visibile.

Grazie a Roberta per avermelo mostrato.
(la foto è del 1955)

martedì, marzo 02, 2010

La blogosfera politica europea: venti consigli di lettura

Per chi fosse interessato a saperne di più di Europa, delle sue istituzioni e anche dell'aspetto "tecnologia e politica" (a me molto caro), segnalo il blog di Julien Frisch, uno dei miei punti di riferimento.

Qualche giorno fa Julien ha pubblicato un post in cui segnala venti donne e relativi blog della "Euro-blogosfera"- un termine orrendo a leggersi, ma, insomma, avete capito di che si tratta: parlamentari, giornaliste, lobbiste, impegnate nella discussione politica a livello europeo, in varie lingue e contesti.
(molto generosamente, è inclusa anche la sottoscritta, ma non fateci troppo caso)

Direi che si tratta di ottime indicazioni, se vi interessa il tema e allargare un po' l'orizzonte delle letture.

Il giornalismo come ecosistema

Il giornalismo come ecosistema in costante cambiamento, nelle parole di Dan Gillmor:

The regular people who capture important videos and pictures — or who blog authortitatively what they’ve seen, etc. etc. etc. — are not journalists. But they have committed acts of journalism, profoundly important acts of journalism. That is their role — or more accurately one of their roles — in the ecosystem, and it’s becoming at least as important as any other role including the one played by the people who do it for a living or for a few freelance dollars.

Just as reporter shield laws (assuming we should have them) should protect journalism, not the people who are accredited or licensed to be journalists, in these awards — and in everyday life — it is the act of journalism we should be celebrating.

Note terminologiche sulla società dell'informazione

Secondo David Weinberger (che così saluta la cosiddetta Società dell'informazione):

Over the past decade, we’ve gone from talking about social circles to social networks. A circle draws a line around us. Networks draw lines among us.

lunedì, marzo 01, 2010

Internet freedom?

Un lungo pezzo di Ethan Zuckerman, a partire da una provocazione:

I strongly believe that we need strong, anonymized and useable censorship circumvention tools. But I also believe that we need lots more than censorship circumvention tools, and I fear that both funders and technologists may overfocus on this one particular aspect of internet freedom at the expense of other avenues. I wonder whether we’re looking closely enough at the fundamental limitations of circumvention as a strategy and asking ourselves what we’re hoping internet freedom will do for users in closed societies.

So here’s a provocation: We can’t circumvent our way around internet censorship.

venerdì, febbraio 26, 2010

Il mago Pidiello per la campagna PD

Apprezzo molto il lavoro di Proforma, agenzia di creativi pugliesi che negli ultimi anni ha firmato anche ottimi lavori in ambito politico (e ho avuto anche la fortuna di conoscere qualcuno che ci lavora o ci ha lavorato).

Non mi è particolarmente piaciuta l'ultima campagna di affissioni realizzata per il PD (anche se, sospetto, la responsabilità non è interamente loro) e, in generale, mediamente preferisco le campagne che hanno fatto in Puglia, rispetto al nazionale.

L'ultimo spot, sempre per il PD, invece, mi ha molto divertito e lo ripropongo qui, chiedendovi un'opinione:



(Un amico, guardandolo ha commentato: "Ci ho creduto, quindi è fatto bene. Forse troppo.")

La condanna a Google - e cercare di capirci qualcosa /2

Dopo il post di ieri, altri contributi per orientarsi meglio, tutti a firma Elvira Berlingieri, una delle persone più esperte nel settore:

Buona lettura.

giovedì, febbraio 25, 2010

La condanna a Google - e cercare di capirci qualcosa

If Italy becomes the venue where online offenses that originate anywhere in the world can be prosecuted, you can begin to imagine how that plays out.

Così Nancy conclude il suo pezzo sulla condanna di alcuni dirigenti di Google per il caso Vividown.
Ma è così? Personalmente, sto leggendo un po' di cose per cercare di orientarmi.

Molto interessante leggere Jeff Jarvis e la discussione nei commenti al suo post (tra gli italiani, Stefano Quintarelli).

Qui anche Google Italia.

mercoledì, febbraio 24, 2010

Quote of the week (Margaret Mead)

Never doubt that a small group of thoughtful, committed citizens can change the world. Indeed, it is the only thing that ever has.

- Margaret Mead, American anthropologist


(via Eurosocialiste)

venerdì, febbraio 19, 2010

mercoledì, febbraio 17, 2010

The Europe roundup: tecnologia e politica in Europa

Da oggi e per tre giorni a settimana, curerò una rubrica sul blog PDF Europe.
Si chiama The Europe roundup e raccoglierà le notizie più interessanti sul fronte tecnologia e politica in Europa.
Spero la troviate interessante e utile... Ovviamente suggerimenti e indicazioni sono bene accette!

N.B. PDF Europe è anche su twitter ;)

lunedì, febbraio 15, 2010

La parodia inglese va veloce

Il partito conservatore inglese non fa in tempo a presentare una nuova campagna per le elezioni di maggio (il suggestivo "Non avevo mai votato per loro, ma...") che quei furboni di MyDavidCameron - già autori di questo - ne fanno una parodia.



I risultati? Questo, ad esempio. E il relativo hashtag #ivenevervotedtory fa già furore su twitter.

(via The New Statesman)


Edit 16/12: Il Guardian nota che modificare i manifesti era talmente facile che forse i conservatori avevano già previsto che sarebbe successo. Nel dubbio, però, pubblica anche i manifesti più riusciti.

GGD Bologna - edizione numero 6


desk, originally uploaded by girlgeekdinnersbologna.

Dopo quasi una settimana in giro, ci sono un sacco di cose da raccontare.
Iniziamo dalla fine, dalla bella serata della GGD Bologna di sabato, dalle tante persone conosciute e sconosciute, dal piacere di rivedere (sempre troppo poco) Linda, Cecilia, Simona, Daniela, Enza e Mariella.

Grazie a tutti, spero vi siate divertiti quanto me.


(qui un po' di foto)

lunedì, febbraio 08, 2010

GGD Bologna #6

Sempre a proposito di appuntamenti, è di nuovo tempo di Girl Geek Dinner!
L'appuntamento è a Bologna per il 13 febbraio e non si poteva che parlare di amore, in Rete e per la Rete! ;)
Il locale che ci ospita si preannuncia elegantissimo, i ricchi premi e cotillons altrettanto, e... non vi siete ancora iscritte?

Io e le altre ragazze del team bolognese vi aspettiamo!!
Ci vediamo sabato sera.

e-participation: esperienze e prospettive (Milano, 10 febbraio)

Mercoledì 10 febbraio sarò a Milano per prendere parte al seminario "e-participation: esperienze e prospettive", secondo di un ciclo di incontri organizzati dal Laboratorio di Informatica Civica dell'università di Milano.


Durante il workshop saranno presentate diverse esperienz.e di e-participation in Italia e all’estero: dalle iniziative di e-participatory budgeting in Brasile alle esperienze di e-participation finlandesi e quelle italiane promosse in Piemonte, Lombardia e Puglia Tra questi, anche Bollenti spiriti, esperienza pugliese che conosco bene e che ha appena concluso un grosso evento di due giorni (e speriamo continui).

Il titolo del mio intervento sarà "Partecipazione e trasparenza: la politica dialoga con i cittadini?" e parlerò dell'argomento anche a partire dall'esperienza del Personal Democracy Forum negli USA e in Europa.


[La partecipazione al workshop è gratuita.
Per iscriversi basta inviare una email a: workshop10febbraio@rcm.inet.it indicando il proprio nome nell’oggetto del messaggio]

giovedì, gennaio 28, 2010

Obama allo State of the Union: we don't quit

Mattia Diletti commenta il discorso di Obama su Aspenia Online.

To tweet or not to tweet (that’s the question for Cameron)

Twitter, "the next best thing", anche nella politica inglese?
Forse.
Durante una conferenza stampa a David Cameron, il leader conservatore inglese, viene chiesto come mai non ha ancora iniziato a utilizzare twitter per comunicare coi suoi numerosi sostenitori, anche considerando il successo degli account di Downing Street e di Sarah Brown, attuale first lady inglese.
Tory Radio (a cui rubo il titolo del post) ha dei dubbi sul fatto che sia una buona idea. Ma, nel dubbio, pubblica l'elenco dei più influenti nella twittersfera conservatrice inglese.

martedì, gennaio 26, 2010

I problemi interpretativi del decreto Romani

Il decreto Romani analizzato da Elvira Berlingieri su Apogeonline (riporto un pezzo qui sotto):

In un contesto europeo dove la televisione via internet è maggiormente diffusa e popolare simili definizioni scongiurerebbero i problemi interpretativi che stiamo per illustrare. In Italia sono stati fatti grossi investimenti per la tecnologia satellitare ma non per la tv via internet, con l’effetto di lasciare l’interprete di fronte alla perplessità di adeguare una disciplina destinata a dettare regole a una realtà di mercato che nel nostro paese non è ancora strutturata, ma che deve essere considerata settore emergente. La questione è quindi capire come e in che misura le regole si applicheranno a un mercato in fieri e se e in quale misura potrebbero influire anche sulla produzione di contenuto audiovisivo user generated in Internet già, invece, esistente.


Vi consiglio di leggerlo tutto e faccio i complimenti a Elvira, sempre brava e puntuale.

giovedì, gennaio 21, 2010

KublaiCamp2010: il 30 gennaio a Roma

Lavorare come community manager di Kublai è stata una delle esperienze più piene e impegnative che abbia fatto fino ad ora. E, anche se nel 2009 non ho collaborato attivamente al progetto, il legame non è venuto meno, proprio perché Kublai non è mai stato "solo" un lavoro.

E allora rieccoci qui, a gennaio al KublaiCamp2010!



L'appuntamento è a Roma, il prossimo 30 gennaio, all'ISA (Istituto Superiori Antincendi - zona Ostiense). Come l'anno scorso, sarà l'occasione per incontrare di persona i membri della community, per approfondire argomenti e per condividere idee.
Ci sarà lo spazio barcamp, ma anche incontri sugli aspetti organizzativi e creativi di un progetto: il programma - cosa più unica che rara - è stato creato dalla community stessa.
E poi, naturalmente, il Kublai Award (date un'occhiata ai sei finalisti)!

Il KublaiCamp, però, non è un evento solo per la community, anzi. Lo scorso anno diversi osservatori "esterni" sono venuti e si sono trovati molto bene: è stato un modo per far incontrare gruppi e approcci diversi e penso che gli effetti siano stati molto positivi (e poi c'è ancora qualcuno che ricorda i dolci siciliani portati da Pico! ;-) ).

Insomma, l'appuntamento per tutti è sabato 30 gennaio, spero di vedervi lì!
(tutte le informazioni utili sono sul wiki)


p.s. Vedete il video qui sopra? é un trailer del KublaiCamp, realizzato dalla bravissima Chantal Dumont a tempo di record. Fatelo girare!!

p.s. 2 Se avete voglia di dare una mano, fatevi avanti.

martedì, gennaio 19, 2010

P.A. 2.0: in Gran Bretagna più fumo che arrosto. Ma occhio alla social innovation...

Il futuro della Pubblica Amministrazione è nella social innovation.

Lo spiega Dominic Campbell, fondatore di FutureGov, una delle più interessanti organizzazioni del settore, nella parte finale di una bella (e critica) intervista, di cui consiglio la lettura:

Most important and interesting of all is how these building blocks can be used to support public service users to make decisions for themselves, working with government to design and deliver public services that better meet the needs of the end user in which the user plays a key role.

Projects such as Southwark Circle, School of Everything and even some FutureGov projects like Enabled by Design that are leading the way in this field, working with or without government to demonstrate how the world could look in a logical progression of web 2.0 and citizen co-production. The idea that government needs to shift to act very much as an enabler of social change and action, not sole public service provider.

This will require a huge shift in mindset with a significant change management challenge ahead. It will require the government to learn to trust the people it is there to serve and work with them to redesign services to be far more co-produced and personalised. This is not about data, not about websites even. It’s about vision, brave leadership, and effective management, creating a government that is willing to prototype new approaches to public service delivery. So not much to ask then! ;-)

Gran Bretagna in campagna elettorale: si riparte dal web

Lo dicevamo a Barcellona, lo scorso novembre: la Gran Bretagna è il prossimo "campo di battaglia" da tenere d'occhio.
Le prossime elezioni politiche si svolgeranno a maggio e, secondo molti, porteranno a un cambio di governo con la vittoria dei conservatori.

Altrettanto interessante, però, è lo scenario che si sta sviluppando tra la crescita della blogosfera politica (anche qui i siti più rilevanti sono conservatori: che sia l'effetto dello stare all'opposizione?) e una serie di esperimenti in campagna elettorale - vedi manifesto "taroccato" qui a fianco - che passano, curiosamente, dalla Rete ai partiti.

Qualche spunto e annotazione li ho scritti oggi su Spindoc: che ne pensate?

lunedì, gennaio 18, 2010

Il rapporto tra politici ed elettori: saltare il blog, puntare al social

Un inedito post in inglese su Spindoc illustra l'intervento che Antonio ha fatto alla conferenza PDF Europe, lo scorso novembre.
La tesi è che, nel creare rapporto coi cittadini, i politici abbiano "saltato il blog" e siano arrivati al social: in pratica, con l'avvento di Facebook e altri social network, i politici e i loro staff utilizzano strumenti che implicano un rapporto più rapido, diretto e - forse - più superficiale, dato il tipo di contenuti che vengono veicolati.

La presentazione è davvero interessante e merita approfondimento e riflessione.
Provo a buttar giù qualche annotazione.

Ricordo che una delle obiezioni fatte ad Antonio durante la conferenza è stata: e quale sarebbe la differenza, in fin dei conti? Non è pur sempre una modalità di comunicazione con i propri elettori?
La risposta che Antonio diede - e che mi trovò molto d'accordo - è che il periodo iniziale di sviluppo della blogosfera, in cui il blog era praticamente uno strumento di comunicazione unico nel suo genere, ha anche permesso la nascita di fiducia e reputazione, basate su quel che si scriveva, sui link, sulla verifica delle fonti. Insomma, qualcosa di progressivo, basato sulla costruzione di un rapporto graduale e di capacità sempre maggiori di orientamento in un contesto sconosciuto e su cui non avevamo parametri.

Mia considerazione finale: Certo, questo non può necessariamente avvenire nel momento in cui leggiamo il blog di un politico, o di un sindaco, o di altre analoghe figure pubbliche: diversi sono obiettivi e punti di partenza.
Tuttavia, fatte le dovute eccezioni, non sarebbe male se si concepisse più spesso la comunicazione (stavo per scrivere "dialogo", ma ho pensato fosse meglio non esagerare) coi cittadini non solo come messaggio - ed eventuale ricezione di commenti - ma come spazio più ampio di argomentazione, con rimando a fonti che non siano il proprio sito, con discussione di fonti diverse dal proprio sito.
Forse un "respiro più ampio" risulterebbe anacronistico?

domenica, gennaio 17, 2010

Ok, ci risiamo


Anche quest'anno è gennaio, anche quest'anno sono uscite le date della prossima edizione di PDF, anche quest'anno inizio a programmare il mio viaggio estivo a New York con mooooolto anticipo.
Le date sono 3 e 4 giugno 2010 e il 5 è prevista una unconference (qui alcuni speaker).

Who's in? ;-)

giovedì, gennaio 14, 2010

Laura, i libri e l'ebook reader

Laura Sicolo, geek veneta, ha partecipato alla Girl geek dinner bolognese dello scorso ottobre e ha vinto il primo premio in palio, piccolo, bianco e leggero: un lettore di ebook.

Sul blog GGD Bologna, Laura racconta i suoi primi mesi col nuovo arrivo tecnologico, in un post carino e pieno di foto.
Buona lettura!

mercoledì, dicembre 30, 2009

Un ministeriale "grigio ma non troppo"

Ho avuto il piacere di conoscere e lavorare con Tito Bianchi per il progetto Kublai, lo scorso anno.
Avere a che fare con economisti dello sviluppo, anzi "grigi ministeriali", come si definivano scherzosamente (?) lui e Marco, è stata una grande esperienza.
Difficilmente capita di poter entrare in un mondo tanto diverso e "ingessato" rispetto al tuo e portare il tuo contributo, venendo trattata da pari e ascoltata con interesse e voglia di imparare.

Durante un viaggio di Kublai verso la Calabria, tra le tante cose, si era parlato di blog e ho finito per fargli la fatidica domanda: "Perché non apri un blog anche tu?". "Ci sto pensando" mi ha risposto, lasciandomi sorpresa, ma non troppo.

Ci è voluto un po' di tempo, ma eccolo qui, il blog di Tito: si chiama "Sotto gli occhi di tutti" e ha una pagina molto carina sulle parole vietate, quelle da non usare.
Benvenuto, quindi, e buon divertimento!


p.s. Tra l'altro, l'idea della parole vietate mi piace particolarmente, sia per un mio fanatismo su certi usi della lingua italiana, sia perché mi pare dicano qualcosa sulla persona che compone la lista.
E voi? Quali sono le vostre parole vietate, quelle che non usereste mai e poi mai? :)

martedì, dicembre 22, 2009

Cosa resterà dopo COP15

La speranza non è cieca, e a Copenaghen in questi giorni, non lo è mai stata: certo, potrebbe essere stata una serie di coincidenze, ma parlando con le persone, per strada o nei luoghi di incontro, col passare dei giorni ho notato pareri progressivamente meno fiduciosi, più pessimisti.

Così cominciano le mie riflessioni finali sulla conferenza di Copenaghen (le trovate integralmente su A voi Comunicare.

In questi giorni ho ricevuto molti commenti e domande sulla mia esperienza, ovviamente spero ce ne siano ancora.
Ad ogni modo, per chi me lo ha chiesto, ecco qui tutti i post e le interviste realizzate per A voi comunicare.

Colgo l'occasione per ringraziare Veronica e Roberto di Hagakure (e Marco Massarotto, naturalmente), Telecom e Angelo Albertini, che mi ha accompagnato nella mia avventura danese: grazie a voi, mi sono divertita moltissimo e ho visto un mondo un po' più grande.

lunedì, dicembre 21, 2009

Déjà new

Mafe spiega quello che lei ha chiamato "déjà new" in una recente presentazione:

A me piace pensare che qualunque innovazione - tecnologica e non - sia un grande piccolo dèjà vu per chi ne coglie al volo l'importanza: mi piace chiamarla dèjà new, qualcosa che vedi per la prima volta ma riconosci lo stesso. Non è un caso che le vere grandi innovazioni non abbiano bisogno di un manuale di istruzioni: tu vedi una ruota e capisci che per farla "funzionare" devi appoggiarla di taglio, non di piatto, tocchi un iPhone e da quel momento in poi qualunque schermo non risponda al tatto ti sembrerà "sbagliato". Che bisogno c'è di spiegare a cosa serve uno strumento che aumenta a dismisura le tue possibilità di comunicare con altri esseri umani? [...]

Internet non è un cambiamento di percorso, è un passo avanti sullo stessa traiettoria: come tutte le nuove forme di comunicazione viene accettata al volo dagli esseri umani e combattuta dal potere.

Come ho raccontato di recente alla presentazione della seconda edizione di Anteprima, un po' intimidita dalla presenza di Manuel Castells, chi rifiuta uno strumento che aumenta a dismisura le nostre possibilità dirette di accesso ai contenuti e ai nostri pari non sta rifiutando il "computer", la "tecnologia", ma sta dicendo no alla collaborazione, alla socialità, all'impegno, alla libera espressione.

lunedì, dicembre 14, 2009

Quando le persone guidano i leader


Quando le persone guidano, i leader seguono”. Suona così lo slogan di Hopenaghen, movimento indipendente che ha promosso alcuni dei principali eventi collaterali al summit COP15.
Tra questi, il Countdown to Copenhagen mi ha particolarmente colpito per intensità e partecipazione emotiva.

Qui il racconto di ieri e le foto scattate da me e Angelo.

(nella foto gli Outlandish cantano con Desmond Tutu)

Il Global Day of Action da lì fuori (e da dentro)


Dopo le prime considerazioni, ecco qui il mio racconto della manifestazione di sabato a Copenaghen.

Qui un'intervista che ho fatto ad alcuni studenti di una scuola internazionale danese - perdonate l'aspetto da elfo (il freddo, capite anche voi).

(foto di Angelo Albertini)

[Cronache da Copenaghen] Il cambiamento che arriva da noi, ma soprattutto da loro

Una delle primissime cose che ho fatto a Copenaghen è stato... andare a cena!
Ho infatti partecipato a una cena tipica con prodotti biologici in un'atmosfera molto divertente, ne ho parlato qui.

A margine, ho intervistato Trine, una simpatica e spigliata volontaria dell'evento:



C'è una cosa che Trine dice verso la fine dell'intervista: "We need a global vision". E, nelle sue parole, devono essere i politici a fare qualcosa. La cosa mi ha quasi stupito, in un contesto in cui gli sforzi dal basso sono tantissimi e la partecipazione fa sentire così importante l'impatto che ognuno ha venendo qui e partecipando.
Serve un impegno dall'alto, qualcuno che spieghi problemi e soluzioni, che agisca e lo faccia in fretta, perché si tratta di un'emergenza. Qualcuno che non so se sta davvero ascoltando, posso solo sperarlo. E, forse, lo sapremo alla fine di COP15.

domenica, dicembre 13, 2009

Countdown to Copenaghen

C'è stato un momento, oggi, in cui centinaia di persone si sono riunite in piazza, a Copenaghen, per il Countdown to Copenaghen, per celebrare la raccolta di firme per sensibilizzare i grandi della Terra.
C'è stato un momento in cui, a zero gradi, la gente si è entusiasmata e ha applaudito a lungo un arcivescovo sudafricano che invocava la partecipazione e l'unione delle persone, che invocava Dio e spiegava l'urgenza di una soluzione imminente al problema di cui si sta discutendo in questi giorni.
C'è stato un momento in cui sul palco sono saliti gli Outlandish, un gruppo danese di nascita, ma non di origini, e hanno cantato e ballato con Desmond Tutu in una versione hip hop di questa canzone, coinvolgendo l'intera piazza:





C'è stato un momento, oggi, al Countdown to Copenaghen, in cui ho pensato che ogni tanto ti rendi conto che quelle non sono affatto le cose che fai di solito, ma che il cinismo lo rimetti in borsa almeno per un po' e te la godi così come viene. Tanto, a riprenderlo, c'è sempre tempo.
Facciamo tra una settimana, via.

Il Global Day of Action e la cronaca di tafferugli annunciati

L'opportunità di essere a Copenaghen è importantissima e preziosa: "essere al centro del mondo", come dicevo nel post precedente, è un'occasione speciale e non posso che ringraziare chi me l'ha data.

Oggi, però, la gratitudine è un po' più grande perché mi ha permesso di vedere un grosso avvenimento pubblico con i miei occhi e le mie gambe e non basandomi sui racconti dei media tradizionali.




Il risultato è stato positivo per l'avvenimento, ma piuttosto deludente per la mia (già un po' cinica) visione di giornali e tv.
Le foto qui sopra sono state scattate da me e da Angelo (ecco, invece, la mia cronaca su twitter). Questo è un'anticipazione del mio racconto della manifestazione Global Day of Action, svoltasi oggi:

Colori, musica, un’atmosfera quasi hippie. Il Global Day of Action è una manifestazione allegra, piena di persone sorridenti, nonostante l’intento sia protestare contro politica e politici che parlano ma non fanno abbastanza per trovare un accordo e mettere a frutto questo summit.
Lo spazio è alla fantasia, alle rappresentazioni di animali (moltissimi gli orsi polari), ai carri polemici e spiritosi, ai cartelli in tante lingue, ai volti disegnati, ai bambini anche piccolissimi che guardano il corteo curiosi.
Gli slogan riecheggiano e così la musica, l’atmosfera è quella di un pomeriggio in compagnia, anche se la motivazione è forte, lo si sente guardando i manifestanti e parlandoci.

Fa una certa impressione tornare a casa, leggere i quotidiani italiani e scoprire che è stato dato spazio a disordini di alcuni infiltrati, scontri che quasi tutti i manifestanti non hanno visto né sentito. E dispiace, soprattutto, perché per le persone arrivate a Copenaghen, magari dopo 20 ore di treno, non hanno vissuto né messo in pratica una protesta violenta e sarebbe un peccato che così venissero rappresentati.

Oggi scriverò qualcosa di più dettagliato, ma vedo che già questa breve cronaca ha suscitato commenti e reazioni.
Spero di sentire quel che ne pensate.

sabato, dicembre 12, 2009

Per qualche giorno al centro del mondo.

Il titolo del post prende spunto da una frase che mi ha detto ieri una persona con cui ho parlato, specificando che sì, la Danimarca in questi giorni sembra essere al centro del mondo, ma in generale si parla più di quanto si agisca, persino qui (non è tutto oro quello che luccica, nemmeno in Danimarca? Vedremo, ne scriverò in modo più approfondito).

Ebbene sì, sono a Copenaghen, un po' stordita dal vento freddo - vabbè, mi sono abituata a Roma, ma credo non faccia più freddo che nel nord Italia - e sommersa dalle mille cose interessanti da fare e da vedere.
Ieri sera ho familiarizzato con alcuni dei luoghi principali tra quelli gestiti dalle organizzazioni indipendenti: dalla City Hall Square, completamente verde e fluorescente grazie a Hopenhagen, la sede del KlimaForum, dove tutte le ONG si riuniscono in un ambiente vitale, pieno di energia e fermento, con mostre, incontri e musica. Posti che sono anch'essi il cuore di questo COP15 e che tornerò a visitare.

Ieri sera abbiamo (e con noi intendo anche Angelo, il videomaker che mi assiste nella parte video) partecipato a una cena tipica e fatto alcune interviste, il risultato lo vedrete su A voi comunicare.

Intanto, il primo post lo trovate qui (e presto ne arrivano altri).
E ora vado a prepararmi: oggi c'è il Global Day of Action!

giovedì, dicembre 10, 2009

Un'inviata a Copenaghen: il COP15 per A voi comunicare

Una delle cose che mi ha sempre appassionato da quando mi occupo di Rete è la capacità che le nuove tecnologie danno di scambiare informazioni, aggregare persone e trovare modi, anche imprevisti, di avere impatto su pezzi grandi e piccoli della società.
Questo è quello che studio da alcuni anni e di cui mi occupo anche per lavoro, con Micromacchina e La città dei cittadini e, in modo diverso, anche con il blog di PDF Europe.

Per questo motivo già da un po' guardavo con interesse alle varie iniziative legate a COP15, il summit internazionale sul cambiamento climatico, in cui - si auspica - verranno prese decisioni importanti (e vincolanti) legate al futuro del pianeta.
E per questo sono stata molto contenta della proposta di diventare l'inviata a Copenaghen per A voi comunicare, il blog di Telecom Italia che si occupa di ambiente e sostenibilità e che sta già seguendo a distanza il summit.

Da domani, dunque, sarò a Copenaghen, dove seguirò un po' di eventi interessanti e li racconterò con parole e video. Qui sotto tutti i modi per seguire le mie "cronache danesi":

Ho individuato una serie di mostre e incontri da seguire, ma - naturalmente - se ci sono iniziative o persone che ritenete particolarmente interessanti segnalateli qui.
Ci risentiamo da Copenaghen!

Saltare il caimano (più o meno consapevolmente)

Francesco Cundari sul Foglio di martedì 8 dicembre:

Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani dovrebbero dunque rendersi conto di quanto il sinistro scampanio del “No-B Day” risuoni per loro, e per tutti e due in egual misura. In nome della lotta alla “partitocrazia”, alla corruzione e allo strapotere della “casta”, nel corso di questi quindici anni, si è abbattuto un intero sistema di pesi e contrappesi politico-istituzionali: nel partito personale, moderno e leggero, in cui le correnti sono messe al bando e non è prevista alcuna forma di democrazia interna, nessuno può legittimamente mettere in discussione il leader.

In nome della governabilità e del bipolarismo si è raccontato agli italiani che con il loro voto avevano il diritto di scegliere non già il Parlamento, ma direttamente il governo, e pure il presidente del Consiglio (il cui nome è stato proditoriamente inserito sulla scheda elettorale, ad alimentare quella falsa convinzione). La decadenza e l’emarginazione del Parlamento che ora tanti lamentano è frutto di queste scelte, che a sinistra molti ancora rivendicano. Il Parlamento è stato di fatto sottomesso al governo, e il governo al presidente del Consiglio. E lo stesso è accaduto dentro i partiti, ormai quasi tutti ridotti a proprietà personale di leader inamovibili.
F. Cundari, Il salto del caimano

L'articolo intero è qui.

Da PDF Europe a PDF 2010 (riassunto per il futuro)

Andrew Rasiej parla di PDF Europe a NextGenWeb: com'è andata la conferenza, le differenze anche culturali tra USA e Europa e cosa aspettarci dal 2010 e dalla prossima conferenza di New York:



(l'appuntamento è per giugno 2010)

martedì, dicembre 08, 2009

Dopo PDF Europe: riflessioni in ritardo e punti di (ri)partenza

Mi rendo conto che sono passate più di due settimane dallo svolgimento di PDF Europe e io non ho scritto praticamente nulla (o quasi).
Ho avuto ruoli differenti, da moderatrice di un panel a parte dello staff, secondo necessità: per me è stata un'esperienza personale e professionale molto importante e significativa, e non solo perché di PDF sono stata una fan per tre anni prima di collaborare con loro.

La cosa paradossale è che l'evento è stato analizzato da me in lungo e in largo prima con gli organizzatori e gli speaker, poi con gli altri amici presenti, sia a Barcellona che al ritorno in Italia.
Provo quindi a mettere insieme qualche riflessione.
Come punto di partenza segnalo i post riassuntivi (e pieni di link interessanti) di Antonio Sofi su Spindoc e di Micah Sifry su Personal Democracy.

1. Il primo obiettivo di questa conferenza era porre le basi per la creazione di un gruppo europeo di gente interessata a questi argomenti, far conoscere persone, dare la possibilità di un punto di incontro e discussione - e chissà cosa ne nascerà.
Una cosa piuttosto interessante è stata vedere l'interazione - a volte piuttosto circospetta - tra persone che lavorano nello stesso settore ma da "lati" e prospettive diverse: alla conferenza hanno preso parte politici, spindoctor, giornalisti, attivisti e molte altre categorie ancora.
Jon Worth ha provato a tracciarne una personale e semiseria schematizzazione, vale la pena dare un'occhiata.

2. Uno degli interrogativi più ripetuti riguardava l'esistenza e l'eventuale creazione di un dibattito su temi di portata europea: l'Europa è un nuovo campo di azione, politica e governo, presto o tardi dovremo rendercene conto.
Ma, se in Italia ne abbiamo appena una vaga percezione (magari dovuta alle recenti elezioni e a qualche decisione che ha fatto scalpore), ci sono nazioni che invece fanno da pionieri nel creare un nuovo tipo di sfera pubblica. Ne dà testimonianza la mappa sulla blogosfera europea che Anthony Hamelle (Linkfluence) ha presentato a PDF Europe. In realtà le nazioni studiate sono quattro: Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia. Le informazioni su come sia stata svolta la ricerca saranno disponibili dall'inizio del 2010, vale la pena tenere gli occhi aperti. [Nell'attesa segnalo l'articolo di Raffale Mastrolonardo su Corriere.it]

3. A che punto è l'Europa? Ho provato a raccogliere un po' di spunti in un pezzo pubblicato su Spindoc.
Come è facile aspettarsi, le prospettive nazionali sono varie e controverse e un'identità europea ancora non c'è e chissà se ci sarà mai. Ma forse è meno importante rispetto alla consapevolezza che molte decisioni si prendono a livello europeo e che occorre una sempre maggiore attenzione e informazione. E capacità di divulgazione presso i propri lettori.
I blogger europei - per quanto possa suonare paradossale la definizione - esistono e "lottano insieme a noi". Parlano di argomenti difficili e hanno punti di riferimento che ci sono ignoti. Ma vale la pena provare a leggerli e ascoltarli. E capire che parlano di cose molto più vicine di quanto pensiamo.



Per finire ( e su un piano del tutto personale).
Un grazie enorme va a Marc, Maria, Andrew e Micah, che mi hanno dato questa opportunità e che mi hanno insegnato molto. E grazie, davvero, anche a Ikuska, Anthony, Nancy, Clément, Gemma, Joakim, Edgar e tutti gli altri ragazzi dello staff: è stato impegnativo, moltissimo, e altrettanto divertente.
In più ho avuto la fortuna della presenza di un piccolo contingente italiano che non ha fatto mancare interventi, idee, suggerimenti e riflessioni - oltre che sorrisi e sostegno morale vario mentre correvo da un lato all'altro o mi agitavo prima del mio panel.
Barcellona "treated me well", come si suol dire, con un tempo meraviglioso, gente incredibile e persino una giornata di decompressione a spasso per il Barrio Gòtico e in visita (e lo desideravo tanto) alla Sagrada Familia.
Appuntamento all'anno prossimo!

giovedì, dicembre 03, 2009

Manuel Castells e il Nobel a Internet

Grazie all'invito di Reti, ieri ho avuto modo di assistere a un intervento di Manuel Castells su comunicazione e potere (anche titolo del suo ultimo saggio).
Per me è stato molto interessante e anche emozionante, pensando a quanto mi sono serviti i suoi libri per i miei primi studi sulla società dell'informazione e per la mia tesi di laurea.

Spero di avere tempo per mettere insieme un po' di appunti e riflessioni sul suo intervento - o magari lo farò più avanti, quando avrò terminato la lettura del libro.

Vorrei cogliere l'occasione, però, per dare conto di una risposta di Castells a una delle domande che gli sono state fatte: a fine intervento Arturo Di Corinto ha chiesto al professore se fosse d'accordo con l'iniziativa che vuole assegnare il Nobel per la pace a Internet.
Ho notato che ieri qualcuno ha dato conto della risposta in modo riduttivo e impreciso e vorrei precisare un po' meglio, perché è stata abbastanza simile alla mia reazione a questa campagna mediatica degli ultimi giorni.
Castells ha detto che ci sono molte iniziative che davvero operano per la pace nel mondo e che quel premio (che è "un bene scarso", parole sue) andrebbe dato a una di queste organizzazioni, anche per dare loro spazio o visibilità che normalmente non hanno.
"Poi, certo, non sono contrario a questa campagna" ha precisato "ma chi andrebbe a ritirare fisicamente il premio? Se così fosse mi piacerebbe che fosse Tim Berners-Lee, che ha davvero fatto qualcosa che ha cambiato il mondo".

martedì, novembre 24, 2009

Il presidente Obambi?

Dopo averlo definito Obambi in campagna elettorale, Maureen Dowd non è per niente tenera nel giudicare il recente comportamento di Obama da presidente:

People need to understand what the president is thinking as he maneuvers the treacherous terrain of a lopsided economic recovery and two depleting wars.

Like Reagan, Obama is a detached loner with a strong, savvy wife. But unlike Reagan, he doesn’t have the acting skills to project concern about what’s happening to people.

Obama showed a flair for the theatrical during his campaign, and a talent for narrative in his memoir, but he has yet to translate those skills to governing.

As with the debates, he seems resistant to the idea that perception, as well as substance, matters. Obama so values pragmatism, and is so immersed in the thorny details of legislative compromises, that he may be undervaluing the connective bonds of simpler truths.

All'inizio del pezzo aveva già approfittato del gran parlare attorno al libro di Sarah Palin per un paragone (strumentale) tra il presidente e la - spesso ridicolizzata - ex candidata del partito repubblicano.
L'espediente serve anche per sottolineare il mancato seguito dato al movimento grassroots che ha sostenuto il candidato Obama, ma che ora appare spesso dimenticato dal presidente Obama:

It’s time for the president to reinvent this formula and convey a more three-dimensional person.

Palin can be stupefyingly simplistic, but she seems dynamic. Obama is impressively complex but he seems static.

She nurtures her grass roots while he neglects his.

Certo, non è tutto qui, l'analisi non è precisa e articolata.
Però devo dire che ha un certo riscontro con una serie di discorsi che ho sentito in questi giorni da parte di amici americani presenti a PDF Europe e molto coinvolti nel mondo della politica.
La sensazione di staticità su alcuni argomenti (Afghanistan?*) e le promesse non mantenute (soprattutto per i diritti della comunità LGBT, ora piuttosto arrabbiata) sono argomenti molto discussi tra chi ha creduto in Obama, lo ha sostenuto e votato e ora non sa più quale sia la sua agenda politica - almeno questa è la mia impressione, ascoltando.

Poi c'è un'altra questione, particolarmente cara a chi si è occupato di comunicazione online, di gestione del movimento grassroots, del successo che è stato legato alla Rete, più o meno a proposito: il mancato spazio al movimento che lo ha sostenuto, a partire da alcune nomine (i posti chiave nell'amministrazione non sono andati a chi ricopriva i corrispettivi ruoli nello staff della campagna elettorale) fino all'assenza di importanza data a quelle istanze, a quelle persone.

Certo, Obama governa da meno di un anno ed è comunque molto impegnato in una battaglia, quella sulla riforma sanitaria, che potrebbe essere determinante su molti fronti.
Forse ha ragione Paolo, i movimenti entrano in sonno quando raggiungono il loro scopo. Il mio dubbio è che non si siano addormentati loro, ma che piuttosto si siano ritrovati senza la direzione e l'importanza che avevano in campagna elettorale - ma su questo vorrei approfondire e sentire opinioni.

Il rischio è che alzare così tanto - e volontariamente - le aspettative gli si ritorca contro in modo ben più pesante di quanto accaduto fino ad ora.
Il tempo da candidato "inspirational" è finito, vediamo come se la caverà, piuttosto, il pragmatico presidente Obama.


Aggiornamento ore 20.50: ho trovato un articolo di Jeffrey D. Sachs sulla paralisi politica americana, dal titolo "Obama in chains"

*una decisione è annunciata per i prossimi giorni

giovedì, novembre 19, 2009

Personal Democracy Europe a Barcellona (20-21 novembre)

Domani e sabato a Barcellona si terrà la prima edizione europea del Personal Democracy Forum.
Sono molto contenta che questo appuntamento - che seguo da tre anni negli USA - sia arrivato anche qui, con l'obiettivo di analizzare il rapporto tra tecnologia e politica e, in prospettiva, anche contribuire a creare una comunità permanente di persone che lavorano nel settore e riflettono su questi temi. E sono molto contenta che ci siano diversi italiani in programma (giorno 1, giorno 2) a discutere su questi temi in una prospettiva più ampia di quella di casa nostra, ne verranno fuori riflessioni interessanti.

La conferenza non è trasmessa in streaming ma tutto verrà registrato e messo online nei giorni successivi. Se però siete interessati potete seguire quello che verrà detto su Twitter col tag #pdfeu

Oltre a dare una mano all'organizzazione, venerdì sarò moderatrice di un panel intitolato "How Blogs are Transforming Politics". Sarà utile confrontare il processo avvenuto negli Stati Uniti con quello che sta accadendo in Europa, grazie agli speaker John Aravosis (USA), Heidi Nordby Lunde (Norvegia), Mick Fealty (Irlanda del Nord) e Nicolas Vanbremeersch (Francia).

Penso che tra i punti più interessanti ci siano alcune domande:
- come le "blogosfere politiche" nazionali si sono formate e se ci siano opinion leader che hanno creato contatti e relazioni con i media
- se c'è un interesse per questioni non solo nazionali ma a livello europeo
- le sfide che i blogger pongono ai mainstream media, se c'è collaborazione o conflitto, e come questo rapporto si articola.

Mi rendo conto che sembra fantascienza pensando a quello che (non) succede in Italia, ma dai primi scambi di opinioni con gli speaker sono emerse considerazioni inaspettate e spero accadrà altrettanto nel confronto col pubblico.
Non credo potrò fare una cronaca in tempo reale, ma se ci sono osservazioni mi piacerebbe portarle nel dibattito, e di sicuro ne scriverò la prossima settimana, al mio rientro in Italia.

Saluti da Barcellona! :)

martedì, novembre 17, 2009

Troppo giovani per esistere: Capitale Digitale under 21

Un biglietto di auguri ricevuto per il mio ultimo compleanno diceva "sei ancora troppo giovane per esistere" (frase che mi ripete spesso un'amica e, ormai, anche molti altri).

La frase mi è tornata in mente leggendo l'invito a "Under 21 - nativi digitali", un evento organizzato da Capitale Digitale, che coinvolgerà giovanissimi già molto brillanti.
Purtroppo non sarò presente, ma devo dire che sarei stata curiosa di ascoltarli: un approccio nuovo, forse ingenuo, chissà, di sicuro un po' di "aria fresca".

Un paio di loro li ho già incrociati: Nicola Greco in particolare a Venice Sessions, dove è stato un oratore incredbilmente spigliato, e Marco De Rossi un paio d'anni fa al Festival della Creatività (dove stavo praticamente per chiedergli la carta d'identità perché 17 anni erano troppo pochi per tutto quello che aveva già fatto).
L'impressione che ho avuto in entrambi i casi è di persone intraprendenti e capaci, determinate e per niente spaventate dal mondo "dei grandi". I quali "grandi" faranno bene a dar loro opportunità senza mettere pressione, ché il cinismo si fa sempre troppo in fretta a impararlo e fa atrofizzare l'entusiasmo.

Poi mi verrebbe di dire qualcosa a loro, ma fa quasi impressione pensare di dare consigli a gente che ha 10-12 anni meno di te (quando tu hai un po' di esperienza, ma non così tanta più di loro, a quanto pare) e lavora, di fatto, nel tuo settore.
Allora, alla fine, direi loro quello che dico spesso a me stessa: di non perdere l'entusiasmo, di trovare stimoli nel proprio lavoro e di avere il senso delle cose, del contesto, dell'età. Di avere un po' di fretta, ma di non confonderla con l'ansia.
E poi, beh...in bocca al lupo!

venerdì, novembre 06, 2009

Un souvenir qu'on va chérir

C'è stata una sera, ormai un paio d'anni fa, in cui sono tornata a casa riflettendo su alcune cose e dicendomi "adesso appena torno a casa le scrivo sul blog".
Beh, era un periodo particolare, in cui questo blog era molto più una specie di diario, dove molto più spesso raccontavo le cose che facevo e la mia vita quotidiana, anche perché abbastanza fuori dal comune, in quei mesi.
Ma più di tutto ho pensato che volevo farlo per ricordarmi alcune cose precise, perché sapevo che molto più probabilmente le avrei rilette, ripercorrendo quei mesi attraverso le cose scritte qui. E così è stato.

Stasera sono tornata a casa pensando più o meno la stessa cosa, ma non a seguito di particolari riflessioni (cosa che sembra non riuscirmi ultimamente), ma della semplice constazione che oggi - o ieri, o due giorni fa, non so con precisione - ho raggiunto un traguardo. Non so se dovrei definirlo sogno oppure obiettivo, fatto sta che è lì, era un desiderio forte e ce l'ho fatta a realizzarlo.

Me ne sono resa conto oggi, tra il lavoro e l'acquazzone che mi sono presa, tra un incontro in libreria e un panino mangiato al volo, e non ho nemmeno davvero esultato, pur sentendomi davvero soddisfatta.
Ho pensato che forse ormai è così, che a meno di un lavoro per cui vinci campionati (o elezioni? mh), il momento in cui raggiungi qualcosa a cui tieni arriva di solito in un marasma di impegni, piccole incombenze quotidiane, progetti di vario tipo e forme assortite di "fare andare avanti la baracca". Hai appena il tempo di guardarti intorno, chiederti se l'hai davvero fatto tu, e come, e quando, e se è merito tuo o hai avuto fortuna.
Ma molto in fretta, mentre guardi alle cose che hai in mano e sbirci un pochino avanti, mentre cerchi parole per le cose che fai, mentre accumuli libri da leggere e fogli con appunti per cose che un giorno forse scriverai. Mentre ti chiedi se ci sono altre cose che vuoi, altri obiettivi, e ti accorgi che non hai il tempo di fermarti a pensare nemmeno più a quello.
E che questo è difficile da capire e forse più ancora da accettare, che la vita sia fatta sempre meno di grandi momenti, e prepararsi per qualcosa, prepararsi a qualcosa, è semplicemente quello che facciamo per la maggior parte del tempo, spesso senza rendercene conto, assorbendo la provvisorietà che è in quasi tutto e tenendoci stretto quel poco che - per incredibile fortuna o bravura - precario non è.

giovedì, novembre 05, 2009

Prove di SuperFlash

Da qualche anno mi capita (!) di avere uno stipendio e di dovermelo gestire da sola. Ovviamente la prima necessità (oltre ad averlo, lo stipendio) è di semplicità massima.
In questo senso la principale rivoluzione è quella chiamata home banking: poter gestire le operazioni dal computer, a casa mia, senza file chilometriche in banca.
Devo dire che in questo senso non mi posso lamentare di quella che da un paio d'anni è la mia banca, Intesa San Paolo: pago affitti e bollette, ricariche, controllo gli accrediti, il sistema è piuttosto semplice. Insomma, niente cose superflue in questa gestione dell'economia della sottoscritta, altrimenti mi incasino.

Però da diverse settimane continuavo a vedere la pubblicità della carta SuperFlash sulla homepage del sito della banca ogni volta che lo aprivo e mi ero incuriosita. Solo che poi l'idea di una fila in banca per chiedere informazioni mi faceva desistere.
Per una curiosa combinazione (ché non è un argomento di cui capita di parlare di solito) qualche mese fa sono stata contattata da Banca Intesa per provare la carta e usarla un po', e quindi mi sono decisa.

Sono diligentemente andata in una filiale vicino casa mia (dove *non* ho fatto la fila) e un gentile impiegato mi ha spiegato tutte le funzionalità per filo e per segno.
Devo dire che, quando ho avuto in mano la carta, la prima cosa che ho pensato è stata "ehi, ora ho due carte di credito!" - effetto deleterio di troppi film americani (poi ovviamente subito dopo mi son detta "scema, ma i soldi sono sempre quelli!*").
La carta superflash, in effetti, funziona sia come carta di credito che come bancomat, in modo assolutamente analogo. In più però funziona come un conto, sia perché alla carta è associato un IBAN (dove farsi accreditare il fatidico stipendio di cui sopra), sia perché puoi gestire tutte le operazioni anche da Internet, nella modalità home banking di cui sopra.
All'atto della consegna della carta mi è stata infatti data anche la o-key (che conoscevo bene, essendo già cliente Intesa), un dispositivo elettronico che fornisce un codice numerico a ogni accesso e operazione, per rendere più sicuro il tutto.

Insomma, ho fatto normalmente le operazioni che faccio di solito: prelievo, pagamento, una prova di accredito. Ecco, tutto molto semplice, la cosa per me fondamentale, anzi quasi quasi la consiglio a quegli scapestrati dei miei fratelli all'università (così almeno ogni mese non stiamo col timore che prosciughino il conto di famiglia).

Un appunto frivolo?
Beh, l''effetto che fa usare due carte di credito! ;-) A dirla tutta questa cosa mi è anche servita una volta: all'ennesimo acquisto dell'ultimo minuto di biglietti del treno al call center di Trenitalia decidono misteriosamente che la mia carta solita non va bene:
"Ma come, è una MasterCard"
"No, non me la prende, signorina"
"Ma ci ho pagato una cosa ieri"
"Mi dice che la carta non è valida...ma non ne ha un'altra?"

E lì, sentendomi eroina di romanzi femminili, dico "ehi, sì!" e agguanto la superflash, portando a termine l'acquisto.
Ora, però, l'unico problema è che ora mi sarò pure abituata all'idea di avere due carte, ma...ho sempre uno stipendio solo!


*sulla carta erano caricati 100 euro con cui ho fatto qualche piccola spesa

lunedì, novembre 02, 2009

I sondaggi pre-elettorali spiegati ai cittadini (ok, del New Jersey, ma comunque)

Nate Silver di FiveThirtyEight propone una sintesi dei sondaggi pre-elettorali sull'elezione del governatore del New Jersey.

In un'elezione dal risultato ancora in gioco (alcuni sondaggi danno i due candidati alla pari), trovo piuttosto interessante una spiegazione di questo tipo.
Purtroppo non ho la competenza necessaria per essere d'accordo o contestare quanto viene detto, ma mi piacerebbe davvero molto che i risultati dei sondaggi venissero esposti in modo così articolato anche ai "comuni mortali": magari smetteremmo di farci prendere dall'ansia dei numeri, magari verrebbe sparato a caso qualche numero in meno, magari avremmo qualche elemento in più per orientarci nella giungla di cifre.
O magari no, eh, ma se non altro qualcuno dovrebbe sforzarsi un altro po'.

Ovviamente se qualcuno ha cognizione di causa su queste cose mi farebbe piacere saperne di più.

Factcheck.it: un percorso di ricerca per raccontare la realtà. Partendo dai fatti.

Raccontare la realtà partendo dai fatti: sembra quasi banale dirlo, ma banale non è, lo sa bene chiunque fruisca dell'informazione con un minimo di senso critico.
Lo spiega bene Sergio Maistrello:

Da tempo ragiono sul fatto che forse il factchecking potrebbe essere una dignitosa via d’uscita dalla pericolosa fase di involuzione della vita democratica italiana, dove chi parte per la tangente detta le regole del gioco e si porta dietro tutti, invece di essere energicamente richiamato all’ordine.

Noi tutti crediamo di partecipare attivamente alla ricerca della verità e del bene comune indignandoci per i fatti che ci vengono riportati, alimentando passaparola spesso isterici e confezionati in modo ideologico, aggiungendo furore a dettagli incompleti e imprecisi. Facciamo, in realtà, proprio quello spesso ci si aspetta da noi: confondere ulteriormente la realtà. Crediamo di ergerci a protagonisti della nostra storia, invece siamo solo il coro greco sullo sfondo della tragedia di una civiltà.



Ed è appunto qui che FactCheck.it prova a fare qualcosa di diverso, nella sua normalità: "un osservatorio spontaneo, nato per studiare le tecniche e dare visibilità a chi si impegna sulla via della riscoperta dei fatti. In questa fase si propone l’unico scopo di tenere traccia degli esperimenti e segnalare risorse a tema. È aperto alle riflessioni e alle segnalazioni di tutti.".

Buon lavoro, allora. E grazie.

domenica, ottobre 18, 2009

Venice Sessions 4: "Il futuro dei media nell'era digitale"

Giorni di viaggi e di impegni su vari fronti: venerdì a Bologna l'incontro su giovani e partecipazione (ne scriverò presto), weekend a Milano e domani a Venezia dove martedì si svolgerà il quarto appuntamento di Venice Sessions con tema "The future of media in a Digital Age":
Il lavoro di ricerca continua e la Digital Age disegna ogni giorno nuovi scenari di cambiamento.
Di fronte alle trasformazioni epocali che stanno stravolgendo il modo con cui oggi si fa informazione e comunicazione, proviamo a ipotizzare punti di arrivo.

Come sarà l'informazione tra dieci anni?
E quale scenario mediatico si va definendo sotto il nostro sguardo
?



L'evento verrà trasmesso in diretta.
Qui trovate elenco degli speaker e programma della giornata.

mercoledì, ottobre 14, 2009

La città dei cittadini 2009: dibattiti sulla partecipazione

La quinta edizione de La città dei cittadini è in partenza con tre giorni ricchi di eventi:


Nell'ambito di quest'ultimo incontro sarò relatrice per parlare di nuove tecnologie e cittadinanza, e sono davvero curiosa di come sarà parlarne a dei ragazzi di scuola superiore.

E le iniziative della Città dei cittadini non si fermano qui...

sabato, ottobre 10, 2009

Google fellowship per PDF Europe

Le iscrizioni al Personal Democracy Forum Europe sono aperte e la lista di speaker è davvero impressionante (e non è ancora finita qui)!

Vi aggiorno con una novità davvero interessante. Google, sin dall'inizio uno degli sponsor di PDF, offre venti fellowship, una sorta di "borsa di studio" che copre i costi di alloggio e iscrizione.
Ecco qui un po' di informazioni a riguardo:


Are you an entrepreneur, policy maker or developer making public sector
information and the political process more accessible?

Google and Personal Democracy Forum are teaming up to offer registration fellowships that cover the full forum registration costs, plus two days lodging, in order to enable twenty well-qualified, creative public sector entrepreneurs to attend PdF's first conference in Europe, at the Torre Agbar in Barcelona, November 20-21.

Fellows will be chosen based on evidence of how you've turned ideas into action and into new applications of technology in the political or civic arena.



Cosa fare per partecipare? Leggere e compilare qui.
E siate veloci: la scadenza è il 21 ottobre!
Ci vediamo a Barcellona!

giovedì, ottobre 08, 2009

Il sacrificio del diritto al potere politico

(via M.Elena)

Durante il corso della modernità abbiamo troppo sacrificato il diritto all’ombra
pesante del potere politico, lo abbiamo ridotto a una misura che non gli è
congeniale, si è dimenticato troppo la sua inabdicabile socialità e lo si è
fatto specchio dello Stato, ossia di un apparato di potere. Oggi che lo
statalismo moderno è in crisi profonda; oggi che la dimensione economica sta
prendendo il sopravvento su quella politica e che sempre più siamo chiamati a
considerare un orizzonte globale; oggi che, come giuristi, stiamo contemplando
l’erosione ogni giorno più squassante del massiccio sistema delle fonti
edificato con pietra forte dai nostri padri ma simile ormai a un castello di
sabbia; oggi, noi dobbiamo prendere coscienza che è giunta l’ora di un recupero
che restituisca il diritto alla storia, ossia al movimento e al mutamento,
rendèndolo dimensione di una civiltà in cammino e toglièndogli quella
separatezza e quel distacco conferìtigli dal marchio a fuoco del potere.


—Paolo Grossi, Uno storico del diritto alla ricerca di se stesso




[Paolo Grossi è uno dei giudici costituzionali che ieri ha deciso sul Lodo Alfano]

giovedì, ottobre 01, 2009

The videino moment is back

Ebbene sì, Tolleranza Zoro è tornato sui vostri schermi (sul blog di Diego e ogni settimana a "Parla con me").



Tra mele, congressi e ricerca del paese...beh, provate a dire che non vi era mancato!

Nuova influenza: i medici di base fanno chiarezza

Si sente spesso parlare di influenza H1N1, virus A, vaccini e cose collaterali, da mesi e in toni francamente allarmisti.

Abbiamo passato l'estate pensando che Londra e New York fossero preda di una pandemia e la gente andasse in giro con mascherine e guanti sterili - e no, non era vero.

Abbiam trascorso mesi col timore di essere invasi, aspettando il primo morto, i primi dati catastrofici.

Le ultime settimane sono piene di racconti di provvedimenti che vietano baci e strette di mano, probabilmente ad alcuni di noi è capitato che conoscenti si pulissero le mani dopo averci salutato o che addirittura mantenessero le distanze.

Senza voler sottovalutare l'influenza dell'anno segnalo un'utile iniziativa dei medici di base della provincia Barletta-Andria-Trani.
Si tratta di alcune norme per fare chiarezza sulla nuova influenza. Vi invito a leggere i punti, partendo dal primo, che afferma che "il virus A (H1N1) è un normale virus influenzale".
Il resto delle indicazioni sono, come dire, improntate al buon senso.
Parola di medico.

lunedì, settembre 28, 2009

I manifesti di "Berlusconi l'Intoccabile" colpiscono ancora - a Londra

Un paio di settimane fa sul blog di PDF Europe ho analizzato l'impatto delle culture partecipative sull'opinione pubblica, partendo da alcune esperienze americane e confrontandole con quelle nostrane. Le mie riflessioni sono state poi riprese e ottimamente ampliate da Antonio su Spindoc.

Uno dei casi più curiosi (forse anche perché "misteriosi") è l'affissione di manifesti di Berlusconi nel manifesto del film "Gli Intoccabili", notate sia a Milano che a New York, senza che nessuno se ne attribuisse la paternità.
Alcuni giorni fa capita una cosa inattesa: gli autori dei manifesti, i ragazzi della Younger Meat Production mi scrivono per ringraziarmi dopo aver letto il mio articolo in inglese.
E, in più, mi spediscono queste:




Sono le foto dei ben noti manifesti. A Londra, stavolta (trovate anche alcune indicazioni geografiche per localizzarli).
La Younger Meat Production invita a far circolare le foto e a scriverne, se vi va.
Ho pubblicato le foto sul mio account di Flickr, ma potete farne quel che volete (c'è pure la licenza Creative Commons).

La promessa della YMP è che queste azioni continueranno. Occhi aperti, quindi (io naturalmente sono curiosissima)!!!

venerdì, settembre 04, 2009

Amnesty International sugli attacchi omofobici in Italia

Sara mi gira questo comunicato di Amnesty International:

3 September 2009
Homophobic attacks on the rise in Italy
In the wake of three serious homophobic attacks in Rome over last 10 days, Amnesty International is concerned by mounting evidence pointing to the rise of intolerance towards lesbian, gay, bisexual and transgender people in Italy and calls for effective investigations and preventive measures.

On 22 August 2009, a gay couple were reportedly assaulted by a far-right activist nicknamed “little swastika” after leaving a nightclub in Rome, and being observed kissing in public. One of the victims was allegedly stabbed with a knife and required life-saving surgery. The alleged assailant was initially released on bail, before taken back into custody pending trial.
On 29 August 2009, another nightclub in Rome which organises a well-known weekly gay night was subject to an attempted arson attack, when a window was
broken and inflammable liquid ignited. Nobody was hurt, as the building was closed for refurbishment at the time and the flames were rapidly extinguished by
the fire-brigade.
On 2 September 2009, two large fire-crackers were thrown by two skin-heads into a crowd of passers-by on San Giovanni in Laterano Street in Rome. The street is well-known for being popular with Rome’s lesbian, gay, bisexual and transgender community. Fortunately, only one person was slightly injured. The two attackers were able to escape and a police investigation has been opened. Several other homophobic attacks have been reported in the last few weeks in Rome and other towns across Italy.

No official statistics on hate crimes targeting lesbian, gay, bisexual and transgender people are retained. However, Arcigay, Italy’s leading gay rights
organization, which documents homophobic incidents, has recorded as many reported incidents in the first eight months of 2009 as in the whole of 2008.

Against this background, Amnesty International calls on the Italian authorities to ensure that crimes targeting individuals on the basis of their sexual orientation or gender identity are effectively investigated and that anyone reasonably identified as responsible to be brought to justice. The Italian authorities should also place greater emphasis on combating homophobic attitudes and ensuring greater security for lesbian, gay, bi-sexual and transgender people.



Vediamo cosa (e se) risponderanno le autorità italiane...

mercoledì, settembre 02, 2009

Personal Democracy Forum Europe: come la tecnologia cambia la politica (Barcellona, 20-21 novembre)

Chi legge questo blog e chi mi conosce sa che da tre anni sono una grande fan di Personal Democracy Forum, la conferenza americana che esplora il rapporto tra tecnologia e politica.
Il lavoro di PDF, questo l'acronimo, è stato ed è importante nell'analizzare lo scenario (anche con il blog TechPresident), nel creare un gruppo di persone interessate e attive, nel realizzare progetti innovativi. Insomma, una di quelle cose che “ah, se l'avessimo anche noi”.


In Europa il contesto non è altrettanto sviluppato e di sicuro è differente e molto più variegato, ma ecco, PDF arriva anche qui: il prossimo 20 e 21 novembre a Barcellona si terrà la prima edizione del Personal Democracy Forum. L'organizzazione è affidata a Marc Lopez Plana, Javier Majàn e Maria Jesùs Rojo, creatori di Nuestra Causa.
Il gruppo di lavoro è però ampio e comprende persone di varie nazioni europee. Ne faccio parte anche io, con l'ulteriore incarico di scrivere per il blog PDF Europe (integrato in quello americano ma con una sua categoria). L'obiettivo - ambizioso e non semplice - è cercare di costruire qualcosa di simile anche in Europa, una cosa complicata, ma molto affascinante e piena di potenziale.

Naturalmente idee e consigli per eventuali argomenti da trattare, speaker e tutto quello che vi viene in mente - per il programma il tempo è più ridotto, cercheremo di chiuderlo quanto prima - sono graditissimi.
L'invito per tutti è di iniziare a leggere e partecipare...e di venire alla conferenza, ovviamente!

Ci vediamo a Barcellona?